
Originalmente inviato da
Lithium
Quando mi riferivo alla collusione, intendevo riferirmi solo alla sua accezione "negativa". Non uno questo termine come costrutto psicoanalitico (analogamente a quanto già accennavo a proposito dei processi inconsci). Facevo riferimento ad errori di valutazione della situazione, a forme di autoinganno condiviso che portano ad agire in una direzione non corretta nel corso dell'intervento psicologico, andando impropriamente a rafforzare nella persona atteggiamenti, abitudini e convinzioni che non l'aiutano, ma anzi la ostacolano, nella gestione delle sue difficoltà, o nella consapevolezza della situazione che sta vivendo (benché la persona stessa possa, in un primo tempo almeno, pensare di agire in modo efficace). Il rischio di collusione va monitorato e gestito dallo psicologo stesso, momento per momento, nella misura in cui è possibile.
Ma è chiaro che, se invece si concepisce la collusione come costrutto psicoanalitico, anche il dispositivo per gestirla (anzi, analizzarla...) sarà, prevedibilmente di tipo psicoanalitico.