
Originalmente inviato da
giulietta.o
PS: giulietta, ma che fai? paventi un'entrata in politica di Char_Lie??
Benedetta, peggio di così...
Scusa, non volevo darti l’impressione di polemizzare né di intrufolarmi in uno scambio tra te e Willy, è che le questioni che sollevavi sono importanti e interessanti, oltre che parte dell’esperienza analitica personale e della riflessione che da parte mia ha accompagnato questo percorso da un certo punto in poi.
In verità, per il tipo di lavoro che svolgo, avrei dovuto premettere che mi sento molto coinvolta dal tema del maestro, e che tra l’altro è una questione molto “calda” per me in questo momento.
A essere onesti, e con il senno di poi e a distanza di qualche giorno dai miei interventi (e grazie ai tuoi) è bene che chiarisca che ho un coinvolgimento personale sulla questione e quindi, forse, uno sguardo non molto trasparente.
In molti mestieri la figura del maestro è centrale, nel percorso accademico inevitabile direi; così come gli allontanamenti successivi e che solitamente costruiscono le basi di un’autonomia e di una identità personale più definita; allontanamenti che in alcuni casi avvengono anche attraverso rotture violente.
Quindi, come dicevo, è molto probabile che da parte mia vi siano dei contenuti personali irrisolti su questo tema e che si incrociano con ciò di cui andavamo discutendo, finendo per banalizzare o ridurre di proposito un tema che sicuramente non può e non deve essere liquidato come io invece probabilmente mi sono trovata a fare.
Nella mia analisi non l’ho mai sentito questo tema, forse perchè non faccio lo stesso mestiere del mio analista e certi meccanismi non si attivano, o forse perchè da anni impegnata comunque su temi come l’etica - e che nel mio lavoro progettuale ha una parte importantissima - o l’insegnamento; temi e ruoli sui quali ci si trova a ragionare senza sosta e con poche, anzi pochissime, certezze a riguardo. Può darsi che voglia lasciare fuori dalla stanza certe questioni, per stanchezza o per difesa non so.
Quel che posso dire però è che non ho mai percepito l’analista come un maestro di vita, piuttosto come un compagno di viaggio e che, come dicevo, ha compiuto questo viaggio prima di me (e continua a compierlo) e che, attraverso l’interpretazione, ogni tanto ti da una bottarella per tenerti in carreggiata. La tua careggiata, cioè quella che mano a mano scegli tu, ogni seduta.
Ma certo rifletterò sulla cosa.
G