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  1. #16
    Partecipante Esperto L'avatar di r.chavo74
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    03-02-2009
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    318

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da marchitiello Visualizza messaggio
    In cinque anni non ho avuto la possibilità di fare attività formative pratiche valide;
    non ho avuto modo di appurare una reale meritocrazia, dal momento che agli esami "a crocette" passava meglio solo chi sapeva copiare o chi aveva culo;
    non ho provato soddisfazione nella stesura della tesi, grazie alla mia inutile relatrice;
    non ho avuto una guida cui rivolgermi nel corso degli studi e in uscita, me la sono sempre cavata da solo;
    non c'è un vago anello do congiunzione fra l'università e il mondo del lavoro;
    non c'è una pluralità di informazioni, dato che a Firenze impera solo il paradigma cognitivo-comportamentale e TUTTO il resto della Psicologia non viene neppure lontanamente sfiorato;
    fino a poco tempo fa (quando appunto studiavo io) non c'era una borsa di studio per merito, che un seppur minimo incentivo allo studio lo darebbe;
    Tutto ciò per scrivere sinteticamente le lacune della sola università...non parliamo di quanto l'Ordine faccia per i neo-iscritti (se non attendere con ansia il versamento della tassa d'iscrizione); idem le scuole di psicoterapia...
    Col senno del poi, se avessi studiato in una facoltà più formativa e valida per il mercato del lavoro, e nel frattempo avessi studiato per conto mio testi di psicologia, lavorerei e avrei un bagaglio culturale migliore....
    Sconsiglio sempre a tutti l'iscrizione in questa facoltà...
    In effetti Tu hai "qualche" ragione per prendertela con la tua facoltà.
    e sono d'accordo con il fatto che tutto ciò non ha "giovato" alla tua motivazione...ma non credi che il fatto che sei riuscito lo stesso a laurearti significa che forse più di altri (che invece hanno avuto condizioni migliori alla facoltà) hai dovuto lavorare sulle tue potenzialità e risorse per automotivarti? In qualche modo l'università ti ha dato la "possibilità" di attivare la tua motivazione la tua determinazione (che conosci solo tu) ad ampliare le tue conoscienze, l'esperienza (la creatività) e alla fine concludere i tuoi studi. Non tutti i mali vengono per nuocere....
    Adesso comunque hai il mondo d'avanti a te e in genere quelli che hanno già dovuto fare uno sforzo in più riescono meglio a raggiungere le loro mete...

  2. #17
    Partecipante Figo L'avatar di Blooby gosh
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    25-08-2009
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    974

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Studi recenti hanno dimostrato che terapie molte diverse tra loro hanno pari potenzialità di cura e sai perchè? Perchè ci sono fattori comuni a tutti e la grande differenza lo fa il professionista. Io non farei una guerra di parrocchie, ma neanche professerei la diversità ad ogni costo. Buon senso, umiltà, predisposizione, studio. Quando leggo che la gente si butta su cose strane, bio di qua e integrazioni di là, mi chiedo sempre qual'è il senso di tutta questa originalità a tutti i costi. In fondo i bisogni dell'uomo sono semplici e universali: un buon ascolto è già tanta parte del lavoro.
    Nasciamo tutti incendiari e moriamo pompieri

  3. #18
    Partecipante Figo L'avatar di marchitiello
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    05-05-2006
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    Milano (ma sono fuggito da Foggia)
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    986

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da r.chavo74 Visualizza messaggio
    In effetti Tu hai "qualche" ragione per prendertela con la tua facoltà.
    e sono d'accordo con il fatto che tutto ciò non ha "giovato" alla tua motivazione...ma non credi che il fatto che sei riuscito lo stesso a laurearti significa che forse più di altri (che invece hanno avuto condizioni migliori alla facoltà) hai dovuto lavorare sulle tue potenzialità e risorse per automotivarti? In qualche modo l'università ti ha dato la "possibilità" di attivare la tua motivazione la tua determinazione (che conosci solo tu) ad ampliare le tue conoscienze, l'esperienza (la creatività) e alla fine concludere i tuoi studi. Non tutti i mali vengono per nuocere....
    Adesso comunque hai il mondo d'avanti a te e in genere quelli che hanno già dovuto fare uno sforzo in più riescono meglio a raggiungere le loro mete...
    Mi ha fatto davvero immensamente piacere leggere il tuo post... Mi scuso se uso toni eccessivi, ma da buon meridionale è inevitabile. E' verissimo tutto quello che hai scritto, e ti ringrazio molto. Questa è, diciamo, la visione positiva della "faccenda" università. Io adesso, da neoabilitato, sto cercando lavoro (non solo da psicologo, qualsiasi cosa...) e sto pagando per tutti i deficit che mi ha lasciato l'università. Questa è la visione negativa... Spero sempre che non tutti i mali vengano per nuocere, altrimenti non potrei fare alto che prendere atto di aver fatto un ulteriore investimento sbagliato nella mia vita (e per adesso non voglio farlo!!!). Mi consolo evitando di pensare alle energie che ci ho investito, considero l'università un capitolo chiuso e basta, e cercherò da me di colmare le lacune (molte) residue, leggendo molto, informandomi e confrontandomi con chi la pensa in maniera diversa da me... Speriamo sia sufficiente...
    In bocca al lupo per tutto!!!
    La psicologia è quella cosa con la quale o senza la quale si vive tale e quale!

  4. #19
    Partecipante Esperto L'avatar di r.chavo74
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    03-02-2009
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    318

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    [QUOTE=marchitiello;2432780] Mi scuso se uso toni eccessivi, ma da buon meridionale è inevitabile. /QUOTE]

    Tutti hanno diritto ad esprimersi e non ho trovato il tuo tono eccessivo
    Sono felice di essere riuscito almeno afarti "vedere" l'aspetto positivio della "cosa".
    In bocca a lupo anche a te per il tuo futuro.

  5. #20

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da marchitiello Visualizza messaggio
    Mi ha fatto davvero immensamente piacere leggere il tuo post... Mi scuso se uso toni eccessivi, ma da buon meridionale è inevitabile.
    E da quando è inevitabile usare toni eccessivi se si è dei "buoni meridionali"? Te lo chiede un meridionale, peraltro pugliese come te.

    Tornando in topic, direi che il caro rodolfopv avrebbe fatto meglio a spendere diversamente i suoi soldi invece di flagellarsi e continuare a studiare materie che non si avvicinavano neanche lontanamente alla sua nobile idea di psicologia.

    Condivido pienamente quanto scritto da Blobby gosh:

    Citazione Originalmente inviato da Blooby gosh Visualizza messaggio
    Perchè ci sono fattori comuni a tutti e la grande differenza lo fa il professionista. Io non farei una guerra di parrocchie, ma neanche professerei la diversità ad ogni costo. Buon senso, umiltà, predisposizione, studio. Quando leggo che la gente si butta su cose strane, bio di qua e integrazioni di là, mi chiedo sempre qual'è il senso di tutta questa originalità a tutti i costi. In fondo i bisogni dell'uomo sono semplici e universali: un buon ascolto è già tanta parte del lavoro.
    "And all my armour falling down, in a pile at my feet
    And my winter giving way to warm, as I'm singing him to sleep"

  6. #21
    Partecipante
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    29-04-2007
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    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da DreamOfSheep Visualizza messaggio
    Tornando in topic, direi che il caro rodolfopv avrebbe fatto meglio a spendere diversamente i suoi soldi invece di flagellarsi e continuare a studiare materie che non si avvicinavano neanche lontanamente alla sua nobile idea di psicologia.
    Il mio messaggio fondamentale, che voleva servire da input, è questo: l'insegnamento della psicologia come relazione d'aiuto andrebbe rivisto totalmente. Chi porta a termine un corso di studi ed ottiene una laurea magistrale in psicologia, in Italia, non può ammettere di avere interiorizzato nessuna dinamica di aiuto a livello relazionale o comunicativo. Ovviamente questo avviene nel caso lo studente abbia fatto affidamento esclusivamente sulla preparazione universitaria (ovvero un mucchio di esami disposti abbastanza casualmente nel corso di 3 o 5 anni). Se invece fosse mosso da un forte interesse personale è chiaro che porterebbe avanti una preparazione individuale stabile oltre a quella di "facciata" universitaria.
    Un altro punto: molto spesso chi decide di frequentare psicologia lo fa per la classica "sindrome da medico mancato" e dunque alcune persone, totalmente prive della sensibilità e dello spirito di osservazione del vero psicologo, si rifugiano dietro una miscela di scientismo e reti conversazionali che stanno, purtroppo, inaridendo l'animo di centinaia di studenti.

    Riassumendo: è necessario eliminare la psicologia dalle università italiane per il semplice fatto che risulta incompatibile con le modalità di insegnamento che tale disciplina richiede. Gli psicologi andrebbero formati esclusivamente tramite scuole in cui:
    - il numero degli allievi è ridottissimo
    - si entra solo dopo una selezione esclusivamente attitudinale e motivazionale
    - dopo un primo nucleo teorico, la formazione è esclusivamente esperienziale
    - è presente una vera relazione maestro - allievo

    Negli Stati Uniti chi desidera esercitare la professione di psicologo clinico diventa automaticamente psicoterapeuta, terminando uno PsyD o Ph.D. Non esiste la strana e assurda suddivisione che abbiamo qua in Italia. E soprattutto è possibile intraprendere quel percorso dopo il bachelor's degree (circa 3 anni di studio).

    Chiudo facendo un altro appunto: vi sono miriadi di dibattiti su psicoterapeuti, counselors, psicologi, psichiatri, consulenti filosofici ecc. Allo stato attuale NESSUNO può vantare una preparazione superiore, nell'ambito della relazione d'aiuto, proprio per i motivi di cui abbiamo discusso.
    Alcuni tra i migliori allievi di Freud provenivano, infatti, da ambiti culturali opposti a quello della medicina ma sono stati eccellenti psicanalisti.

    In questo momento chi sa di cosa sto parlando probabilmente sorriderà e non sentirà il bisogno di attaccarmi selvaggiamente..

    Un saluto
    Ultima modifica di rodolfopv : 26-01-2011 alle ore 13.14.16

  7. #22
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da rodolfopv Visualizza messaggio
    Ciao a tutti.

    Premetto che questo è un piccolo post di sfogo scritto di getto, un appello alla coscienza di ognuno.

    Un carattere particolarmente introverso (non nel senso emotivo del termine ma nell'accezione osservativa), una forte curiosità per CHI o COSA sono, il desiderio di capire cosa fosse "la mente", mi hanno sempre spinto, sin dai miei 14 anni (ne ho 25), a rivolgermi alla psicologia ed alle filosofie orientali.

    Divorai, letteralmente, libri su libri in questi ambiti anche se la mia mente si trovava più in sintonia con le filosofie orientali (advaita, dzogchen, zen soprattutto) in quanto offrivano l'aspetto dell'esperienza diretta o esperienza fenomenologica, abbastanza trascurato dalla maggior parte degli indirizzi della psicologia. La psicologia tenta, con titubanza, di indagare, in maniera un pò goffa, di sintetizzare un qualcosa di soggettivo (l'esperienza) con un'esposizione empirica di carattere "scientifico".

    Per fortuna menti come Jung, lo stesso Freud, Assagioli, R.D. Laing, Rogers, Reich ecc hanno tentato, con coraggio, una fusione più decisa tra psicologia occidentale ed orientale. Questo mi ha sempre convinto a non abbandonare mai totalmente la "nostra" psicologia.

    5 anni fa mi iscrissi all'università, non avevo bisogno della laurea per lavorare grazie al cielo e neppure ne ho bisogno ora; mi sono iscritto per "passione".

    In 5 anni di studi non ho mai fatto un'esame di Psicologia. Eppure sono iscritto a psicologia, che curioso. Potrei dire di aver studiato "scienze statistiche per la psicologia" per 6 anni.

    Esami con teorie puramente fini a sè stesse, rivolte solo alla ricerca di una validità scientifica che MAI potrà esistere, psicologi che si contraddicevano con teorie ognuna contrapposta ad un'altra, persone fredde e prive di "passione" o entusiasmo. Traspariva perennemente un' "invidia di scientificità" che portava lo psicologo di turno a trasformare lo studio dell'animo umano in una serie di X= comportamento quindi 2x= rabbia, per guadagnare il posto all'interno di una scientificità che, come ho scritto, non potrà mai esistere proprio perchè, nel voler oggettivare l'esperienza si perde quel dato sensibile, spontaneo e misterioso che si ha solo nel vissuto soggettivo.

    Tutto ciò che ho studiato all'università escludeva i grandi nomi che ho citato poco sopra, escludeva gli aspetti più interessanti della clinica, escludeva gli studi più coraggiosi della psicologia transpersonale od umanistica.

    Esami proposti a caso, senza ordine o filo logico....per 5 anni. Ho voluto dare una chance all'università ma alla fine non ce l'ha fatta a persuadermi; mi ha fatto solo sorridere.

    La maggior parte dei nostri "colleghi", ahimè, non avendo una base di "passioni" si sono fatti intortare, e così hanno creduto di studiare una psicologia che di psicologico ha ben poco; non riescono dunque a percepire il problema e la gravità di ciò che viene fatto nelle università relativamente a questa povera materia bistrattata.

    Dal greco psyché (ψυχή) = anima e da logos (λόγος)= raccontare, dialogare, studiare. Possiamo dire che esista ancora uno "studio dell'anima"?

    Ecco il mio sfogo, disperato quanto probabilmente fine a sè stesso.

    Incito tutti voi a non considerare l'università come una divinità incontestabile o limitante; comprate libri, informatevi, studiate voi stessi, create i vostri piani di studio a prescindere da qualunque "libretto universitario"....non lasciatevi illudere da ciò che si studia nelle classi, che, come ho scritto già, di psicologico ha ben poco.

    Saluti a tutti
    Rodolfo
    ciao!
    se hai studiato appassionatamente per 5 anni, saprai bene che ciò che distingue la SCIENZA dalla NON SICENZA è il METODO, non l'oggetto.
    La Psicologia è sicenza poiché si propone di studiare l'oggetto "psiche" con il metodo scientifico-sperimentale. Scrivo "psiche" tra virgolette perché questo termine può assumere significati diversi (processi cognitivi, processi emotivi, influenza sociale, atteggiamenti, declino cognitivo, inconscio, ecc...).

    All'interno della psicologia esistono poi tante scuole diverse, che sono complementari, proprio perché si focalizzano su aspetti differenti: da un lato abbiamo gli approcci come il comportamentismo e il cognitivismo, che sono rigirosamente scientifici (l'oggetto di studio sono argomenti quali la memoria, l'attenzione, la percezione, i comportamenti...che si prestano perfettamente ad essere sottoposti ad esperimenti empirici), al lato opposto abbiamo approcci più inclini alla filosofia, quali l'approccio fenomenologico o umanistico, in cui è più difficile "documentare" tutto in modo scientifico perché l'oggetto è più impalpabile (l'inconscio). Anzi in questi ultimi approcci proprio dal punto di vista epistemologico la scientificità spesso è vista come un limite perché l'individuo non è una macchina, ma un individuo dotato di volontà e autonomia.
    Ultima modifica di Johnny : 26-01-2011 alle ore 14.14.01

  8. #23
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    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    ciao!
    La Psicologia è sicenza poiché si propone di studiare l'oggetto "psiche" con il metodo scientifico-sperimentale. Scrivo "psiche" tra virgolette perché questo termine può assumere significati diversi (processi cognitivi, processi emotivi, influenza sociale, atteggiamenti, declino cognitivo, inconscio, ecc...).
    Ognuno di questi aspetti che hai elencato costituisce, prendendo in prestito il termine da uno psicologo costruttivista, una "rete conversazionale": sono "oggetti" o "costrutti" osservabili solamente nella misura in cui se ne crea l'esistenza tramite il linguaggio. Ed è proprio questo la svista fondamentale dello scientismo psicologico. Ti faccio un esempio concreto: ti chiedo ora, a livello esperienziale, dove si trova la mente? Non parlo delle attivazioni neurofisiologiche corrispondenti ma di ciò che chiamiamo mente....se preferisci; dove si trova un pensiero? Di cosa è fatto? Chi lo sta osservando? Ed un'immagine mentale? La nostra scienza tralascia questi interrogativi e non può neppure essere in grado di rispondere perchè è in questo senso che esperienze soggettive NON possono essere compatibili con descrizioni oggettive.

    ...digressione....
    Ebbene le filosofie orientali (in particolare Advaita, Yogacara, Dzogchen) ci danno una risposta: sono "fantasmi" che esistono solamente quando non gli rivolgiamo l'attenzione direttamente. Una volta che li osserviamo scompaiono, non sono dotati di esistenza. Questo approccio consapevole è stato adottato nell'ultimo decennio dall'approccio "Mindfullness" (nelle scuole cognitivo-comportamentali) ed ora sta avendo un successo enorme vista anche la quantità di studi che confermano il beneficio di tale approccio. Trovo importante sottolineare come questo strumento sia esattamente la pratica buddhista chiamata "vipassana" ovvero una consapevolezza NON biografica rivolta a tutti i nostri processi mentali.
    Soltanto dopo 100 anni ci stiamo rivolgendo timidamente a tradizioni che hanno più di 2000 anni di esperienza nell'ambito dell'animo umano.

    Quindi riassumendo la psicologia non può essere scienza e desiderare che lo sia significa non comprenderne la vera essenza. La psicologia deve accettare di essere disperatamente dipendente dall'esperienza soggettiva del singolo e la possiamo utilizzare in maniera oggettiva solamente suggerendo al paziente o cliente le scoperte che abbiamo fatto su di noi. Possiamo rifugiarci dietro grandi e protettivi termini scientifici quali relazione terapeutica, psicodiagnostica, psicopatologia ecc ma tutto si basa su questo "indicare al paziente un approccio consapevole basandoci su esperienze soggettive". Chi tenterà di suggerire approcci senza averli sperimentati farà fiasco perchè, come disse qualcuno, un cieco non può condurre un altro cieco. All'università potranno continuare a divertirsi a creare "reti conversazionali" come processi cognitivi, atteggiamenti o influenze sociali ma finchè non si imparerà ad osservare in silenzio ciò che tanto pretendiamo di studiare, invece di descriverlo ossessivamente, la psicologia universitaria rimarrà un mero esercizio intellettuale.
    Ultima modifica di rodolfopv : 26-01-2011 alle ore 16.57.53

  9. #24
    Partecipante Esperto L'avatar di Empowered
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    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da rodolfopv Visualizza messaggio
    Ognuno di questi aspetti che hai elencato costituisce, prendendo in prestito il termine da uno psicologo costruttivista, una "rete conversazionale": sono "oggetti" o "costrutti" osservabili solamente nella misura in cui se ne crea l'esistenza tramite il linguaggio. Ed è proprio questo la svista fondamentale dello scientismo psicologico. Ti faccio un esempio concreto: ti chiedo ora, a livello esperienziale, dove si trova la mente? Non parlo delle attivazioni neurofisiologiche corrispondenti ma di ciò che chiamiamo mente....se preferisci; dove si trova un pensiero? Di cosa è fatto? Chi lo sta osservando? Ed un'immagine mentale? La nostra scienza tralascia questi interrogativi e non può neppure essere in grado di rispondere perchè è in questo senso che esperienze soggettive NON possono essere compatibili con descrizioni oggettive.

    ...digressione....
    Ebbene le filosofie orientali (in particolare Advaita, Yogacara, Dzogchen) ci danno una risposta: sono "fantasmi" che esistono solamente quando non gli rivolgiamo l'attenzione direttamente. Una volta che li osserviamo scompaiono, non sono dotati di esistenza. Questo approccio consapevole è stato adottato nell'ultimo decennio dall'approccio "Mindfullness" (nelle scuole cognitivo-comportamentali) ed ora sta avendo un successo enorme vista anche la quantità di studi che confermano il beneficio di tale approccio. Trovo importante sottolineare come questo strumento sia esattamente la pratica buddhista chiamata "vipassana" ovvero una consapevolezza NON biografica rivolta a tutti i nostri processi mentali.
    Soltanto dopo 100 anni ci stiamo rivolgendo timidamente a tradizioni che hanno più di 2000 anni di esperienza nell'ambito dell'animo umano.

    Quindi riassumendo la psicologia non può essere scienza e desiderare che lo sia significa non comprenderne la vera essenza. La psicologia deve accettare di essere disperatamente dipendente dall'esperienza soggettiva del singolo e la possiamo utilizzare in maniera oggettiva solamente suggerendo al paziente o cliente le scoperte che abbiamo fatto su di noi. Possiamo rifugiarci dietro grandi e protettivi termini scientifici quali relazione terapeutica, psicodiagnostica, psicopatologia ecc ma tutto si basa su questo "indicare al paziente un approccio consapevole basandoci su esperienze soggettive". Chi tenterà di suggerire approcci senza averli sperimentati farà fiasco perchè, come disse qualcuno, un cieco non può condurre un altro cieco. All'università potranno continuare a divertirsi a creare "reti conversazionali" come processi cognitivi, atteggiamenti o influenze sociali ma finchè non si imparerà ad osservare in silenzio ciò che tanto pretendiamo di studiare, invece di descriverlo ossessivamente, la psicologia universitaria rimarrà un mero esercizio intellettuale.
    Beh, però se permetti gli psicologi sono consapevoli che si tratta di costrutti... . . E non ho mai sentito persone parlare di uno studio diretto dalla mente...è sempre mediato dal linguaggio o dalle categorie che uno si crea...
    E volendo essere radicali anche "fantasmi che esistono solo quando gli rivolgi l'attenzione" è un costrutto... Non vedo dov'è il saltus...
    In altri casi ciò che si analizza si vede...Tipo in termini di comportamento.
    La psicologia universitaria rimarrà un mero esercizio intellettuale?
    D'accordo che c'è poca pratica, d'accordo che ci sono anche dei fissati, d'accordo che ci siano alcune persone senza passione...ma innanzitutto non generalizzerei...Qui a Padova ho visto solo professionisti innamorati della propria materia e diversi laboratori pratici...
    Bah secondo me esageri nel senso che ci sono tantissimi studi validissimi e di un' utilità ecologica non indifferente. Si pensi a tutto il linguaggio del corpo oppure alle raffinatissime tecniche di codifica dei muscoli facciali di Ekman e colleghi...
    Ormai non credo ci sia qualcuno che dice di studiare direttametne la mente...o che si faccia uno studio scientifico della mente senza mediatori...
    E' vero il costrutto fa la differenza ...e faticherei a trovare qualche universitario serio che afferma il contrario, ma non per questo è un esercizio intellettuale fine a se stesso.
    Secondo me un uso sapiente della scienza psicologica oggi si può fare, certo...d'accordo con te... senza affermare verità assolute quando si trova un indice significativo...ma ciò non significa che sia un esercizio intellettuale...ma che c'è sempre una sorta di debolezza nei risultati quando rileviamo dati con strumenti non del tutto precisi.

  10. #25
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da rodolfopv Visualizza messaggio
    Ognuno di questi aspetti che hai elencato costituisce, prendendo in prestito il termine da uno psicologo costruttivista, una "rete conversazionale": sono "oggetti" o "costrutti" osservabili solamente nella misura in cui se ne crea l'esistenza tramite il linguaggio. Ed è proprio questo la svista fondamentale dello scientismo psicologico. Ti faccio un esempio concreto: ti chiedo ora, a livello esperienziale, dove si trova la mente? Non parlo delle attivazioni neurofisiologiche corrispondenti ma di ciò che chiamiamo mente....se preferisci; dove si trova un pensiero? Di cosa è fatto? Chi lo sta osservando? Ed un'immagine mentale? La nostra scienza tralascia questi interrogativi e non può neppure essere in grado di rispondere perchè è in questo senso che esperienze soggettive NON possono essere compatibili con descrizioni oggettive.

    ...digressione....
    Ebbene le filosofie orientali (in particolare Advaita, Yogacara, Dzogchen) ci danno una risposta: sono "fantasmi" che esistono solamente quando non gli rivolgiamo l'attenzione direttamente. Una volta che li osserviamo scompaiono, non sono dotati di esistenza. Questo approccio consapevole è stato adottato nell'ultimo decennio dall'approccio "Mindfullness" (nelle scuole cognitivo-comportamentali) ed ora sta avendo un successo enorme vista anche la quantità di studi che confermano il beneficio di tale approccio. Trovo importante sottolineare come questo strumento sia esattamente la pratica buddhista chiamata "vipassana" ovvero una consapevolezza NON biografica rivolta a tutti i nostri processi mentali.
    Soltanto dopo 100 anni ci stiamo rivolgendo timidamente a tradizioni che hanno più di 2000 anni di esperienza nell'ambito dell'animo umano.

    Quindi riassumendo la psicologia non può essere scienza e desiderare che lo sia significa non comprenderne la vera essenza. La psicologia deve accettare di essere disperatamente dipendente dall'esperienza soggettiva del singolo e la possiamo utilizzare in maniera oggettiva solamente suggerendo al paziente o cliente le scoperte che abbiamo fatto su di noi. Possiamo rifugiarci dietro grandi e protettivi termini scientifici quali relazione terapeutica, psicodiagnostica, psicopatologia ecc ma tutto si basa su questo "indicare al paziente un approccio consapevole basandoci su esperienze soggettive". Chi tenterà di suggerire approcci senza averli sperimentati farà fiasco perchè, come disse qualcuno, un cieco non può condurre un altro cieco. All'università potranno continuare a divertirsi a creare "reti conversazionali" come processi cognitivi, atteggiamenti o influenze sociali ma finchè non si imparerà ad osservare in silenzio ciò che tanto pretendiamo di studiare, invece di descriverlo ossessivamente, la psicologia universitaria rimarrà un mero esercizio intellettuale.
    se fai un test sulla memoria a breve termine, come il digit span, a una paziente con Alzheimer noterai che ha una memoria a breve termine peggiore di uno che non ha l'Alzheimer. Non vedo "costruzioni" in tutto ciò.

    Quello che tu esponi è l'approccio teorico del Costruttivismo, che però può essere applicato a qualunque sceinza: ad esempio in BIOLOGIA il Costruttivismo è portato avanti da Maturana. Perciò anche le cellule e i mitocondri possono essere considerati nel modo che hai detto: le cellule e i mitocondri "esistono" perché c'è una comunità scientifica che ne parla. Ne sto parlando anche io in questo momento, tu stai leggendo, perciò la loro esistenza si sta via via consolidando sempre di più. Siccome oltre a me e te questo post sarà letto da qualche centinaia di utenti, "cellule e mitocondri" assumono una costistenza sempre maggiore....
    Ultima modifica di Johnny : 26-01-2011 alle ore 19.48.02

  11. #26

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da rodolfopv Visualizza messaggio
    Riassumendo: è necessario eliminare la psicologia dalle università italiane per il semplice fatto che risulta incompatibile con le modalità di insegnamento che tale disciplina richiede. Gli psicologi andrebbero formati esclusivamente tramite scuole in cui:
    - il numero degli allievi è ridottissimo
    - si entra solo dopo una selezione esclusivamente attitudinale e motivazionale
    - dopo un primo nucleo teorico, la formazione è esclusivamente esperienziale
    - è presente una vera relazione maestro - allievo
    Quello che tu descrivi e' un percorso di formazione per guru. Tu immagini lo psicologo clinico come un guru. E infatti affermi nel tuo ultimo messaggio che la psicologia non e' una scienza. Forse la consideri un'applicazione della filosofia.

    Questa non e' una critica, io sono d'accordo che la gente abbia bisogno di guru e io stesso ne sono un consumatore.

    Detto questo penso che oltre a questo tipo di approccio ne esiste uno scientifico. Questa psicologia essenzialmente costruisce modelli teorici che possono offrire una spiegazione e una guida per il trattamento delle varie forme di psicopatologia.
    Questo tipo di psicologia puo' essere agevolmente insegnata all'universita'.

  12. #27
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    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    se fai un test sulla memoria a breve termine, come il digit span, a una paziente con Alzheimer noterai che ha una memoria a breve termine peggiore di uno che non ha l'Alzheimer. Non vedo "costruzioni" in tutto ciò.
    Sì. Critico, infatti, un eccessivo scientismo ma è chiaro che l'ambito neuropsicologico necessita assolutamente del metodo scientifico poichè l'obiettivo stesso è la correlazione tra stimolo e risposta neurofisiologica dunque parliamo di interesse nell'osservare soprattutto il corpo, il sistema nervoso in particolare.

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    Quello che tu esponi è l'approccio teorico del Costruttivismo, che però può essere applicato a qualunque sceinza: ad esempio in BIOLOGIA il Costruttivismo è portato avanti da Maturana.
    Sono un grande ammiratore del suo allievo Varela, in effetti. Ma, pur non desiderando entrare in digressioni filosofiche, è necessario comunque tenere ben presente il costruttivismo psicologico poichè è la base stessa dell'attività mentale! La psicopatologia puramente mentale è interamente un prodotto del linguaggio; faccio un esempio concreto:
    un paziente/cliente ha dei normalissimi sbalzi d'umore, chiacchierando con amici finisce nella prima "rete conversazionale" ("Attento eh potrebbe essere depressione!!")---> si genera un pattern di pensiero negativo compulsivo e patologizzante e decide di chiedere aiuto ad un analista --> l'analista, dopo un paio di sedute, può intrappolarlo nella seconda rete ("sig.rossi i sintomi di cui parla potrebbero far pensare a disturbo bipolare ecc")--> le credenze e le aspettative che il paziente ha verso l'analista, sommate alle due reti lo costringono ad entrare nel pattern depressivo (che potrebbe essere risolto in ogni momento con un approccio non biografico). A questo proposito vi consiglio due libri di famosi psichiatri facenti parte del movimento anti-psichiatria: Thomas Szasz "Il mito della malattia mentale" e R.D. Laing "Follia e normalità nella famiglia" (in cui parla per l'appunto di famiglie in cui sono presenti reti conversazionali o pattern che costringono alcuni membri a credere di essere malati).

    Citazione Originalmente inviato da Postman Pat Visualizza messaggio
    Quello che tu descrivi e' un percorso di formazione per guru. Tu immagini lo psicologo clinico come un guru. E infatti affermi nel tuo ultimo messaggio che la psicologia non e' una scienza. Forse la consideri un'applicazione della filosofia.

    Questa non e' una critica, io sono d'accordo che la gente abbia bisogno di guru e io stesso ne sono un consumatore.

    Detto questo penso che oltre a questo tipo di approccio ne esiste uno scientifico. Questa psicologia essenzialmente costruisce modelli teorici che possono offrire una spiegazione e una guida per il trattamento delle varie forme di psicopatologia.
    Questo tipo di psicologia puo' essere agevolmente insegnata all'universita'.
    Sì hai ragione. E' un approccio che potrebbe somigliare alla relazione presente in oriente tra guru e sadhaka. Il motivo per cui spesso fallisce da noi è che il guru-psicologo non sempre ha attraversato processi di consapevolezza.
    Ultima modifica di rodolfopv : 26-01-2011 alle ore 21.32.41

  13. #28

    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da rodolfopv Visualizza messaggio
    La psicopatologia puramente mentale è interamente un prodotto del linguaggio;
    Trovo questa sintesi del tuo punto di vista particolarmente chiara anche se non so se tutti i costruttivisti si sentirebbero di sottoscriverla.
    Io la trovo difficilmente condivisibile. Credo che il punto di fondo su cui non mi trovo d'accordo sia la posizione speciale che nella tua visione viene attribuita al linguaggio e poi al pensiero verbale. Di fatto la tua e' un'ontologia dualista con da una parte la materia e dall'altra il pensiero. O al massimo puoi rifuggiarti in una posizione radicale e ridurre tutto al pensiero.
    Francamente mi sembrano posizioni buone per chi vuole fare il guru ma non per chi fa scienza.
    Ultima modifica di Postman Pat : 27-01-2011 alle ore 00.32.33

  14. #29
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    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Citazione Originalmente inviato da Postman Pat Visualizza messaggio
    Trovo questa sintesi del tuo punto di vista particolarmente chiara anche se non so se tutti i costruttivisti si sentirebbero di sottoscriverla.
    Io la trovo difficilmente condivisibile. Credo che il punto di fondo su cui non mi trovo d'accordo sia la posizione speciale che nella tua visione viene attribuita al linguaggio e poi al pensiero verbale. Di fatto la tua e' un'ontologia dualista con da una parte la materia e dall'altra il pensiero. O al massimo puoi rifuggiarti in una posizione radicale e ridurre tutto al pensiero.
    Francamente mi sembrano posizioni buone per chi vuole fare il guru ma non per chi fa scienza.
    Assolutamente no Postman, lungi da me dal voler cadere nel dualismo mente e corpo! Ciò che evidenzio è che ogni psicopatologia ha origine proprio in pattern di pensiero patologizzanti e nella reiterazione compulsiva di essi. Successivamente è chiaro che ci saranno modificazioni ormonali, neurologiche ecc proprio perchè ogni atteggiamento mentale provoca tale risposta; una risata, un comportamento depresso, ecc

    Se il terapeuta non è in grado di accorgersi dell'atto patologizzante che il suo ruolo potrebbe avere allora non sarà più uno psicologo che lavora per il benessere altrui ma per quello monetario, proprio. Forse mi sono chiarito meglio con quest ultima frase.

    Esemplifico nella figura del ragazzo appena iscritto all'università in piena fase di "desiderio ossessivo di termini scientifici". Li riconoscerai dal fatto che dopo i primi 2-3 mesi dal corso cominceranno ad evidenziare a destra e a manca, in genitori, figli, fratelli, amici ecc le più svariate psicopatologie prese fresche fresche dal DSM e potrebbero diagnosticarle anche in formiche o sassi.
    Ora non sei d'accordo con me che noi saremmo in grado di generare in un paziente dalla più lieve alla più grave psicopatologia? Io ne sono assolutamente convinto. Qui oltre a Thomas Szasz e Laing mi viene in aiuto l'ormai abusata ricerca che evidenziava come non fosse la psicoterapia ma la persona stessa a fare la differenza nella terapia.

    L'80% dei laureati in psicologia probabilmente manco si sarà mai lontanamente avvicinato a questioni simili ma io ho avuto modo di constatare che il solo illustrare ad un paziente il ruolo ipnotico e patologizzante del linguaggio e, quindi, di pattern mentali negativi è in grado di liberarli a volte provocando una risata euforica e liberatoria!

    Parlo quindi di un approccio totalmente atemporale opposto a quello biografico della maggior parte delle psicoterapie. Sto parlando di un'estremizzazione degli approcci cognitivo-comportamentali che potrebbe ledere la nostra categoria a livello economico ma liberare il mondo dal pensiero di avere una "psicopatologia".
    Ultima modifica di rodolfopv : 27-01-2011 alle ore 10.29.52

  15. #30
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    Riferimento: Psicologia nelle università italiane...una risata

    Io credo che se proprio vogliamo parlare di abuso terminologico nella psicologia come scienza, dobbiamo parlare del termine "misurazione", usato come dice Marradi per parlare di processi anche molto diversi tra di loro come la classificazione, l'ordinamento seriale, il conteggio.
    In realtà perché ci sia misurazione ci deve essere un' unità di misura stabile...
    E non possiamo verificare niente in questo senso... Le risposte a un questionario sono a intervalli equivalenti? La motivazione è discreta o continua? Gli strumenti di rilevazioni (questionari, colloqui etc)...sono adeguati? Rilevano quello che vogliono rilevare?
    Possiamo fare solo inferenza... Per tutto il resto la psicologia è una scienza, e i risultati sebbene poco precisi in alcuni casi ci danno delle buone indicazioni...
    Se proprio vogliamo discutere di scientificità a me sembrano molto più assurde le pretese e l'abuso di scientificità che fanno altre sottodiscipline come la pnl che a tratti si definisce scienza...e da alcuni addirittura neuroscienza.
    Ora esiste il dipartimento di scienze giuridiche, scienze filosofiche e perché no...scienze religiose o della pace... Leggevo ieri al bar che la Illy fa "scienza e arte del caffé"
    La realtà è che oggi il termine scienza è usato più del solito e tra tutti gli abusi mi sembra che la psicologia tra tutte le scienze soft sia quella messa meglio in termini di coerenza... A parte quella inesattezza della misurazione non vedo tanto...
    Magari non si misurano atteggiamenti...si rilevano...ma ci sono così tanti risultati portati dalla scienza psicologica di cui personalmente ne trovo un' immediata efficacia che mi sembra difficile pensare ad una sua totale fallacia in termini di scientificità...

    Anche questo forum perché funziona meglio di altri?... Le variabili psicologiche contano!
    1. Riprova sociale: è pieno di utenti
    2. Credibilità: banner e articoli trattanti scuole specialistiche e il fatto che promuova corsi online presuppone expertise
    3. Status: la ricerca sui forum afferma che il desiderio di rispondere a un forum non è dovuto solo alla reciprocità (altra variabile psico-antropologica) ma anche per incrementare quello che Lampel e Bhalla nel 2007 chiamano digital status...Simboleggiato da quelle scale verdi che trovate sotto il vostro avatar

    Le realtà saranno pure del tutto costruite ma poi ci sono variabili, come la reciprocità che funzionano dall'homo erectus, c'è la ricerca di status che è efficace in gran parte dei forum, c'è il linguaggio del corpo e alcuni fenomeni sottoscritti anche da argomentazioni neurofisiologiche che ci danno delle risposte.
    Ora io non affermo che la psicologia sia una scienza hard, ma perché arrendersi di fronte a questi evidenti risultati e dire che sono fantasmi che scompaiono appena non gli rivolgiamo l'attenzione?

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