
Originalmente inviato da
Megiston Matema
E' da qualche giorno che vado distribuendo puntini nei forum come commento, banalmente volevo raffigurare in questo contesto virtuale il silenzio, una presenza silente per preparare la strada ad un ricordo sul transfert che mi è sorto da qualche giorno e che scrivo qui di seguito.
Alcuni di voi si sono chiesti il motivo di questi puntini, altri non tollerando il vuoto si sono dati una risposta (una qualunque), altri ancora mi hanno domandato che senso avessero in privato; ecco, transfert è semplicemente il dire qualcosa a qualcuno (o anche pensare o fare qualcosa per qualcuno). Questo cambia radicalmente la prospettiva rispetto al transfert classico, perché mentre in quello il "qualcuno" è intercambiabile a causa di un equivoco (il falso nesso), in questo caso il qualcuno determina ciò che verrà detto, pensato o fatto, non si può non tenerne conto. L'analista con tutta la sua presenza è li, e avere un analista piuttosto che un altro fa molta differenza, il percorso sarà differente. Può essere spaesante per certi versi in tempi in cui ciò che sembra interessarci è la funzione, il servizio (se vado in posta per una raccomandata mi interessa sapere se arriverà correttamente al destinatario, non se il funzionario allo sportello è simpatico e che si chiama Giovanni); ma è confortante sapere che da qualche parte (in analisi) che tu ti chiami Giovanni o Matteo non è la stessa cosa e che l'Analista si chiami Aldo o Giacomo non è la stessa cosa: l'analisi non è prêt-à-porter.
Molti anni fa, giovane studente in psicologia a Padova, fu annunciato ad un certo punto di un corso una Lectio magistralis del chiarissimo professor Tal de’ Tali sul transfert; il nome era noto, di chiara fama, di quelli che attirano uditori. Il giorno prestabilito la Sala dei giganti al Liviano era gremita di gente, eravamo andati in aula molto prima per prendere posto, ma ad un’ora prima dell’inizio della lezione tutti i posti a sedere erano già occupati e continuava ad arrivare gente.
Il professore arrivò accompagnato dal docente del corso che seguivamo (da cui aveva ricevuto l’invito) e da altre persone, venne brevemente presentato, poi con molta naturalezza iniziò un lungo silenzio.
Ci fu qualche brusio sommesso, ci guardavamo stupiti l’uno con l’altro, col passare dei minuti qualche temerario (4 0 5) cercarono di guadagnare coraggiosamente l’uscita; il coraggiosamente ci sta tutto, perché dovevano farsi strada in mezzo ad una marea di gente appoggiata ai muri, seduta per terra e sui gradini, che ostruiva persino le porte d’ingresso.
Per il resto trascorremmo un’ora e mezza in totale, assoluto, completo, attonito silenzio; solo alla fine, negli ultimi minuti, il professore profferì parola, per che niente di ciò che avrebbe potuto dire ci avrebbe fatto toccare con mano il transfert come il comprendere i motivi per cui ciascuno di noi fosse rimasto li un’ora e mezza.
Perché mai, appunto, un giovane di poco più di vent’anni (ma vale per chiunque) debba trascorrere un’ora e mezza del suo tempo a chiedersi perché questo Tizio non ci dice nulla sul transfert, ha sicuramente a che fare con ciò che in psicoanalisi viene definito transfert.