
Originalmente inviato da
misamisa
per melita. tempo fa mi avevi chiesto qualcosa sullo sviluppo morale e bandura ti scrivo qualcosa ora, scusa per il ritardo ma la maggiorparte delle volte mi connetto con il cellulare ed è complicato scrivere messaggi lunghi.
Nell’ambito del comportamentismo lo sviluppo morale è stato studiato, in primo luogo, come un aspetto dell’apprendimento: l’individuo impara le norme di comportamento morale attraverso la sequenza delle esperienze in cui alcuni atti sono soggetti a rinforzi positivi, mentre altri sono soggetti a punizioni.
In questo campo di ricerca, comunque, è stato utilizzato un quadro teorico più composito dove gli assunti comportamentismi sono una componente che si fonde con quelle a carattere sociale, cognitivo, ecc.( v. Bandura, 1991 ).
Fra i diversi orientamenti di ispirazione comportamentista che si sono occupati più estesamente dello sviluppo morale, il principale è rappresentato dal Social Learning. In questa impostazione , si ritiene che i bambini inizialmente apprendano i comportamenti moralmente rilevanti attraverso l’osservazione e l’imitazione di modelli appropriati; questi comportamenti aumentano di frequenza se sono opportunamente rinforzati.
• Il disimpegno dei controlli morali.
Bandura (1991), assumendo una prospettiva di interazionismo cognitivo-sociale, ha contestato a Kohlberg la concezione di una gerarchia precostituita di forme di moralità, pur riconoscendo l’esistenza di forme di ragionamento morale universali.
La prospettiva teorica di Bandura considera lo sviluppo morale all’interno di un processo interattivo globale, dove entrano fattori individuali-personali e ambientali-sociali.
In questa teoria è stata data un’attenzione specifica all’organizzazione dei controlli interni, considerata come parte integrante della moralità: di essa fanno parte le auto-sanzioni, che possono assumere carattere anticipatorio e prevenire comportamenti contrari ai propri modelli.
Bandura ha approfondito i meccanismi e le condizioni che nel corso della socializzazione determinano l’attivazione e la disattivazione dei controlli morali interni, agendo così come cause del comportamento immorale da parte di persone e gruppi pur capaci delle più elevate forme di ragionamento morale. Egli ha individuato alcuni di questi meccanismi:
-la giustificazione morale, attraverso la quale comportamenti socialmente deleteri vengono resi accettabili personalmente e socialmente attraverso una loro ricostruzione cognitiva o forme di ideologizzazione;
-la dislocazione della responsabilità, nella quale opera un processo di attribuzione causale delle responsabilità di un atto a persone o a circostanze, per es., facendo riferimento all’autorità di superiori gerarchici, depositari del potere decisionale;
-la diffusione della responsabilità, dove le decisioni del gruppo o le esigenze del sistema frammentano o oscurano le responsabilità individuali, in modo che tutti sono colpevoli e nessuno lo è
-la non considerazione o distorsione delle conseguenze, nella quale opera una minimizzazione o una selezione strumentale nella rappresentazione delle conseguenze positive o negative dell’atto;
-la svalutazione, realizzata attraverso il biasimo o la negazione di caratteristiche umane di altre persone.
Questi processi di disattivazione o disimpegno dei controlli morali non agiscono insieme e subitaneamente, ma in diversi modi e a seconda delle circostanze: vi è così una graduale diminuzione delle autosanzioni, che può portare a un progressivo allentamento delle capacità inibitorie.
Sulle base delle concezioni teoriche di Bandura, con una ricerca svolta in Italia, Caprara et al ( 1995) hanno messo a punto uno strumento standardizzato ( Scala di Disimpegno Morale ) atto misurare i meccanismi cognitivi del disimpegno morale in bambini della scuola elementare e preadolescenti