dal libro "Dai mondi invisibili" edizione Mediterranee
La paura
Avete mai pensato a quante sfumature di paura conosce l’uomo? Da quelle più violente, a quelle lievi lievi, quasi inavvertibili, ma che tanto peso hanno nelle sue decisioni.
Non esiste l’uomo a cui sia sconosciuta la paura; vi sono uomini che bene o male riescono a nasconderlo o a dominarlo, ma tutti la conoscono perché essa viene dalle nostre origine. Infatti alle origini l’individuo conosce la paura perché gli è necessario; rappresenta un mezzo che lo conduce alla riflessione. Se non vi fosse stato il timore di soccombere, gli individui si sarebbero distrutti gli uni gli altri, e non un superstite vi sarebbe stato.
Ma non solo per la conservazione della specie la paura è necessaria, bensì anche per l’acquisizione di una prima larvata moralità. Il fanciullo, timoroso del castigo materni, si astiene dai giochi proibiti; il goloso avendo paura per la sua salute, riduce la sua incontinenza; il religioso, temendo il castigo di Dio…beh, pecca egualmente, però fa penitenza.
I primi uomini che apparvero sulla terra, conoscevano la paura per eredità del regno animale dal quale provenivano; esse sorgeva in loro, di fronte al pericolo, dettata dall’istinto di conservazione. È strano questo istinto: a volte allontana l’individuo dal pericolo, altre lo spinge in perigliose avventure, proprio perché possa sopravvivere. Ed infatti, se fosse diversamente, l’istinto di conservazione si potrebbe identificare con la paura, mentre questi possono esistere indipendentemente l’uno dall’altro.
La paura – dando una definizione – potrebbe essere quello smarrimento, quella titubanza che l’individuo prova in un avvenimento, in considerazione che questo potrebbe, o può, procuragli un danno.
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