Questa idea è strana, da un lato tu dici che è importante riappropriarsi di parti di sé dall’altro tendi a disconoscere comunque la parte di noi che non vuol saperne della sofferenza e la poni all’esterno e al di fuori di noi stessi come se fosse una specie di demone da esorcizzare o cacciar via. Anche questa parte come tutte le altre chiede di essere riconosciuta, ed è comunque nostra.Originalmente inviato da Megiston Matema
Per me queste sono tutte quante parti di noi, siamo noi stessi l’unità di questi pezzi, anche l’"inezia della carne", come la chiami tu, è una parte di noi (almeno io sento comunque il suo contributo che in me forse è più importante che in altri). La si dovrebbe disconoscere?
Forse sono più "presente a me stesso" anche di te.
Vedi con la metafora delle parti io ti posso dire, proprio riguardo a me stesso, che c’è una parte di me che vorrebbe guadagnare, far soldi, ricevere riconoscimenti e cose del genere e questo lo so, l'ho sempre ammesso che certe cose le desidero. Però so anche che per far questo è necessario mettersi a faticare seriamente ed affrontare quindi tutta una serie di frustrazioni crescenti, rotture di scatole, appuntamenti rigidissimi con scadenze e roba del genere (cose di cui ho avuto esperienza diretta)... Ed il successo, in più, non è nemmeno garantito…
Poi chi glielo va a raccontare all’altra parte (sempre di me) che preferisce starsene su un divano a guardare la tv e mangiar patatine tranquilla o che desidera aver tempo per andare a farsi una passeggiata e ciondolare per strada, guardare un film e riuscire a seguirlo, scrivere in un forum o coltivare certi interessi e relazioni liberamente?
Se si lavora e affronta la sofferenza in certi termini, non sarà più possibile fare queste altre cose, comunque importanti per me, con quella placida tranquillità che secondo me è necessaria per poter far bene queste cose. Si risolve un problema (diciamo che si riconosce una parte), però spostando risorse se ne creano altri di problemi spesso più gravi altrove (insomma se ne disconoscono altre dieci di parti di sé)... A cosa serve agire così? Io non lo so...
Io scherzo ovviamente parlando di parti (prendendo a prestito la metafora che hai usato), per me le parti sono solo motivazioni e desideri che diventano contrapposti e difficilmente soddisfacibili ad un certo esame della realtà, ma sono tutti comunque miei e non certo di qualcun altro con la a minuscola o maiuscola. Cosa dovrei presentificare ancora a me stesso?
Se si potesse guadagnare qualcosa stando sul divano o andandosene a passeggio, allora sì che le si potrebbe accontentare tutte ‘ste parti senza mutilare niente (insomma poter soddisfare davvero tutti i propri bisogni in gioco) invece poi capita spesso che qualsiasi cosa si fa si finisce col mutilare qualcosa di sé.
A me è capitato che anche là dove non ho “rinunciato” a qualcosa e l’ho ottenuta con vari sforzi, alla fine tutto questo mi ha fatto stare molto male a causa di quel che ho dovuto passare e a causa di tutto quello a cui ho dovuto rinunciare per ottenerla.
A te forse dà piacere ottenere qualcosa con sforzo, andando incontro a rinunce e sofferenze varie, facendo questo tu ottieni una specie di compenso morale che ti fa restare in equilibrio, ma per me e altre persone simili a me non è detto che tutto questo debba avere un qualche valore in sé. L'etica è qualcosa di personale, l'etica stoica forse funziona con te perché tu l'hai abbracciata e ti ci ritrovi.
Beh da non esperto direi che spetta all'analista capire cosa è successo e far qualcosa per cercare di intervenire per ristabilire un certo equilibrio.Originalmente inviato da complicata
Saluti








Rispondi citando



