Non offeso, solo perplesso.
La facoltà di giudizio (da un punto di vista filosofico) è qualcosa di prettamente umano. Probabilmente ho dato per scontate troppe cose, nei miei brevi interventi. C'è un libro, interessante, di Hannah Arendt: "Juger. Sur la philosophie politique de Kant", uscito (ormai tanti anni fa) per le edizioni "Il melangolo" con il titolo "Critica della facoltà di giudizio". È esaurito anche presso l'editore, ma lo si può trovare presso qualche biblioteca.
Quanto al "separare" o all'essere due entità in una persona, beh, io penso che dentro ogni persona (me compreso) ci sia un mondo di identità diverse. Il willy61 studente di psicologia, il Guglielmo compagno di vita di Lucia, il papà di Gaia, il figlio di Maria, il sindacalista della CGIL, l'uomo curioso e affascinato dalla conoscenza, il bambino spaventato... e non so ancora cos'altro siamo tutti la stessa "persona", ma siamo, nondimeno, diversi.
E penso che accada anche ad altri, e che (almeno fino ad un certo punto) non sia affatto negativo.
Penso anche che il giudizio scientifico e quello politico NON siano la stessa cosa. In matematica 2+2 fa quattro indipendentemente dall'appartenenza politica di chi calcola. In fisica, l'equazione e=hv, che lega frequenza ed energia di una particella, è vera sotto qualunque regime politico. In psicologia, le caratteristiche che "misuriamo" nei test non possiedono queste proprietà, a mio parere. Infatti, assumono valori differenti a seconda dello strumento con il quale vengono valutate e, in funzione della corrente teorica di riferimento, possono anche non venire affatto rilevate (prova a parlare di "meccanismi di difesa" ad uno psicoterapeuta cognitivo-evoluzionista e mi saprai dire).

Saluti cordiali e grazie per gli stimoli.