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  1. #1891
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Dire: "Vorrei spegnere l'ansia, vorrei staccare questa tristezza, vorrei eliminare il sintomo ... " è come spegnere un allarme antincendio senza spegnere l'incendio e tornare a dormire. Buonanotte
    Non è la tristezza che vorrei togliere ma i motivi oggettivi per cui sono triste. Io non sento la tristezza come il problema, ma quel che mi fa esser triste. La morte e la malattia mi rattristano, e rattristano anche tante altre persone.
    E' proprio perché ci sentiamo in opposizione a tali eventi che siamo tristi e qualcuno cerca irragionevolmente invece di amarli addirittura di combatterli senza sapere se questa lotta la si vincerà.
    Io è l'incendio proprio che vorrei spegnere, forse non ci siamo capiti, tu invece quando senti di non essere capace di spegnerlo l'incendio suggerisci di amarlo addirittura questo incendio. Se qualcuno stesse morendo di fame e se io volessi aiutarlo davvero, non gli direi su non esser triste la fame è necessaria e tu dovresti amarla... Io gli darei da mangiare.
    Puoi dimostrarmi che l'incendio è necessario nell'economia globale dell'esistenza ma io comunque mi sento opposto ad un'incendio che mi uccide e mi fa soffrire.
    Non sento di accettare tanti eventi della vita, tante situazioni, e non credo che la soluzione consista nell'accettarle. Per me non sono certo i sintomi il problema, è l'esistenza oggettiva spesso che è problematica.

    Saluti

  2. #1892
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Ti rattrista l'idea della morte tua, della morte altrui, della morte in generale come in evento o altro?
    E se uno muore di fame, ti rattrista l'idea che muoia, o che soffra per la fame prima di morirne?
    O ti rattrista che esista l'ingiustizia per cui uno si trova a dover morire di fame.
    Così, per curiosità.

  3. #1893
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ti rattrista l'idea della morte tua, della morte altrui, della morte in generale come in evento o altro?
    E se uno muore di fame, ti rattrista l'idea che muoia, o che soffra per la fame prima di morirne?
    O ti rattrista che esista l'ingiustizia per cui uno si trova a dover morire di fame.
    Così, per curiosità.
    A me personalmente rattrista la morte delle persone che mi sono molto care. Forse più la morte delle persone a me care che la mia. Poi sì, se muore di fame un mio amico o amica, mi rattrista l'idea che subisca questa privazione. Se non volessi far soffrire nessuno al livello di sensazione o sintomo e fosse questo il problema potrei risolvere tutto compiendo una strage o istigando un po' tutti al suicidio.

    E' proprio nell'intervento soggettivo sul sintomo che non credo, in cui si inizia a voler controllare la sensazione della sofferenza e del dolore tramite una forma di imperativo morale come "tu devi sopportare" spostando il problema verso il controllo soggettivo di queste cose (che per me hanno la piena leggittimità di esserci), ma in cui poi non si modifica oggettivamente nulla.

    Se hai male ad una gamba per me la soluzione è trovare le cause oggettive e rimettere a posto le cose, si arriverà ad un'assenza di dolore alla fine del processo (se è possibile mettere in atto questo processo) ma come soluzione questa è diversa da quella di spingere le persone a sopportare le situazioni che causano dolore.

    Io l'intollerabilità nei confronti di certe situazioni credo che sia più giusto lasciarla tale, altra cosa è l'uso di antidolorifici che non implicano un impegno soggettivo nel tollerare il male in cui si finisce con lo spaccare la volontà delle persone in due provocando altri danni collaterali.

    Io non credo in un'etica del "tu devi sopportare quel che trovi insopportabile" tutto qui. Per me le persone vengono rafforzate non quando le si aiuta a tollerare il dolore ma quando imparano o le si aiuta oggettivamente a sfuggire alle cause di questo dolore velocemente ed agilmente. Non è che un animale esce rafforzato da un allenamento alla sopportazione del dolore provocato dalle ustioni, un animale è più forte davvero per me quando in caso di incedio riesce o a spegnere il fuoco senza provocare altri danni gravi alla propria salute o a ridurre al minimo le ustioni fuggendo via ed evitando le fiamme.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-11-2010 alle ore 13.46.43

  4. #1894
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    E' possibile che uno passi la propria esistenza a scappare dal dolore?

    La visione orientale ti dice che il dolore è una cosa ineluttabile e che va accettato e l'accettarlo ti comporta ridurre al minimo gli effetti ( la morte un giorno viene, è un'amica che ti prenderà per mano, non la sfuggire, accoglila)

    La visione tipicamente occidentale, materialistica, tecnologica, ti dice che il dolore e la morte sono evitabili, basta affrontarli con le tecniche giuste.

    Nel mezzo a questi due estremi, ci sono mille sfaccettature, forse.

    Meglio accettare il dolore con serenità o sforzarsi al massimo per eliminare le cause, con il rischio di accelerare, forse la tua distruzione.

    Ma non è vera nè l'una nè l'altra cosa!

    Subire il dolore rende più sensibili al dolore, ci sono ferite che non guariscono mai, hai voglia di farti curare la gamba, e sono proprio quelle dell'anima, quindi..

    Sarà un compromesso, la soluzione, legato al proprio carattere...

  5. #1895
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    La visione orientale ti dice che il dolore è una cosa ineluttabile e che va accettato e l'accettarlo ti comporta ridurre al minimo gli effetti
    Beh io al massimo posso subirlo, non mi si chieda di arrivare ad amare ciò che non amo rinnegando la parte di me che mi fa sentire questo, l'accetto nel senso che so che c'è, non ne nego l'effettualità e il suo esserci, ma non lo posso di certo accettare così come accetterei, per capirci, il bacio di una bella ragazza .

    Se nella vita si accettasse tutto i problemi non esisterebbero proprio più e staremmo tutti già bene.

    Star meglio per me significa ridurre le cause del dolore, e non sopportarlo: sono due operazioni diverse. Quel che ci spinge a tentare di ridurre le cause con qualche sistema è proprio il fatto che non lo si sopporti il dolore. Un'altra semi-soluzione è far uso di forme di antidolorifici, se si vede che non si riesce a far nulla di utile ed efficace riguardo alle cause, ma è una cosa diversa comunque da un'etica del "sopporta" in cui si incitano le persone a riposizionare le etichette dei propri valori in modo fittizio di tutto quello con cui non si sentono affatto in pace. La pace va cercata nella propria idea di bene, una pace imposta tramite un'etica del dovere per me non è più pace. Devo essere per forza in pace con tutto l'esistente? Essere in pace è qualcosa che si avverte e non un qualcosa che si ordina con la volontà o con varie forme di coercizione. Qualcosa si sente di amarla o si sente di non amarla, non esiste un qualche amore che la necessità può imporre per me. Sentirsi in dovere di amare la vita così com'è, costringersi ad amare tutti i suoi aspetti non è una soluzione, non risolve nulla.

    Se un bambino che impara a camminare sopportasse ogni sorta di dolore non imparerebbe a camminare correttamente. Se per istinto non tendesse ad evitare di posizionare gli arti e tutto il resto in certi modi quando il dolore tende a superare certe soglie di insopportabilità e fosse educato a sopportare il dolore crescente non credo che la cosa sia tanto salutare.

    La soglia del sopportabile già ce l'ha data la natura, non è che ci dobbiamo allenare per sopportare quel che sentiamo come insopportabile, è un non senso. A vivere così io personalmente vivo molto peggio, perciò questa forma di etica non è così generale perché non fa per me.

    L'istinto mi fa sentire e giudicare certi eventi come dei mali, l'etica e certe forme di cultura ed educazione (malsane per me) a sopportarli ed accettarli, io di queste forme di etica mi fido di meno, è il mio istinto che mi indica davvero cosa voglio e desidero. Tra la forza della cultura circostante e la forza di quel che sento io in prima persona come giusto, per me vince la seconda forza, è la prima che è subordinata a questo tipo di forze che non seguono logica alcuna. La passione mi fa muovere o non muovere e decidere qualcosa, non certo un'etica soggettiva del dovere che vuol mettersi a liberarmi dalle mie emozioni e sensazioni e quel che sento come giusto o ingiusto, bene o male, che mi fa paura o no o dal mio odio per certi eventi.

    Il "tu devi" di una forma di etica se non lo sento davvero e non è supportato realmente da quel che avverto io, può andare a farsi benedire e non riuscirà mai a conquistarmi se non è stato già a monte conquistato dalle mie passioni e desideri.

    L'etica dovrebbe essere uno strumento al servizio delle nostre passioni per me, un'etica dell'igiene che volesse "liberarci" da queste passioni o a controllarle o a reprimerle o a rimuoverle come soggetti o spiriti o altro (costruendo una distinzione tra sé e non sé interna fittizia), è a monte sbagliata, almeno per tipi come me . Io sento che per istinto mi oppongo e giudico male certe cose, questo giudizio lo riconosco come mio, devo far finta che non ci sia? Che io sia felice che accadano certe cose o che io accetti certi eventi perché sono necessari? Non li sopporto e sono proprio io a non sopportarli. E' un'etica questa del "Sia fatta la volontà di Dio" e non fa per me perché se a questa volontà di Dio mi sento opposto, l'opposizione per me resta anche se effettivamente non potrò oppormi, a meno che non ci si voglia sforzare di rimuoverla e non riconoscere questa tendenza che appartiene comunque a noi.

    Del malcontento esistenziale di molte persone chi se ne occuperà davvero? Un'etica che ordini un po' a tutti "su diventa soggetto, sopporta!"? Non è l'etica che fa per me e per molti altri. Solo un'etica della soddisfazione che è al servizio di quello che sento io può rappresentarmi.

    Non dico che sia sbagliata in generale questa forma di etica, ma non credo vada bene per tutti, può rappresentare un altro strumento di coercizione per produrre un malcontento ancora più grave e devastante.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 29-11-2010 alle ore 10.26.02

  6. #1896
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Io non credo in un'etica del "tu devi sopportare quel che trovi insopportabile" tutto qui.
    Non è questa l'etica della psicoanalisi, ad ogni modo.

  7. #1897
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Non è questa l'etica della psicoanalisi, ad ogni modo.
    Oh, Ikaro, tu fai parte degli "psico" non basta dire cosa non è l'etica, per quello abbiamo già Char_lie , tu divresti dire cos'è
    Un saluto

  8. #1898
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Oh, Ikaro, tu fai parte degli "psico" non basta dire cosa non è l'etica, per quello abbiamo già Char_lie
    E' che di etica per non ce n'è una sola, sono state prodotte forme di etica basate su principi contrastanti, perché in fondo ogni forma di etica deve essere guidata da una qualche idea di bene. Io so di sicuro di sentirmi in contrasto con quella stoica che tu sostieni. Quella dello stoicismo è un'etica della sopportazione e della resistenza, tanto è vero che "stoicamente" è un avverbio che in italiano significa (citando un vocabolario che possiedo) "con esemplare o addirittura eroica resistenza al dolore".

    Saluti

  9. #1899
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Per quanto mi riguarda, l'unico atto di "eroismo" che richiede una psicoterapia o un'analisi è, paradossalmente, concedersi di chiedere aiuto e, tutt'al più, lasciarsi andare alle libere associazioni e vedere che succede.

    Saluti
    gieko

  10. #1900
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Oh, Ikaro, tu fai parte degli "psico" non basta dire cosa non è l'etica, per quello abbiamo già Char_lie , tu divresti dire cos'è
    Sì, ma l'ho già detto, e mi sono pure stufato di scrivere sempre le stesse cose, non sono stoico, mi spiace...

  11. #1901
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    Beh uno psy trova sempre qualcosa di nuovo da scrivere!

    Un creativo, si spera!

  12. #1902
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Sì, magari trova anche nuovi luoghi! ;-)

  13. #1903
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    io sono molto abitudinaria, invece, quando mi affeziono a un luogo, o a un ambientenon ne cerco granchè altri, sarà che non sono creativa, e neanche nomade, sono sedentaria e refrattaria ai cambiamenti))))

  14. #1904
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sì, ma l'ho già detto, e mi sono pure stufato di scrivere sempre le stesse cose, non sono stoico, mi spiace...
    Caro Ikaro,
    l'analisi da parte dell'analista (ma è così anche per il paziente) insegna che se una cosa non è passata, è come non averla detta; allora, bisognerà tornare a ridirla dopo aver verificato il fatto che torna a convincerci ancora (perché potrebbe anche darsi che non sia passata perché insignificante, non soltanto perché prematura). Talvolta passi un'intera analisi a girare attorno ad un'unica dinamica e dunque a ripetere sempre le stesse cose finché non tocchi qualcosa di vivo.
    Tutti a cercare nuovi luoghi, nuove persone magari, quando non si è ancora nemmeno sfiorata la complessità, la molteplicità e la gamma infinita di possibilità dei luoghi vecchi: se io mi pongo in maniera nuova, stimolo l'ambiente intorno a me verso un rapporto di tipo diverso. Mi viene da riflettere sul fatto che proponiamo ai nostri pazienti analisi che durano nel tempo; e se questi dopo qualche mese cominciassero a dire: "Mi sono stufato di dire sempre le stesse cose e di vedere sempre la sua faccia (o il suo soffitto, in caso di lettino )"??
    Un saluto

  15. #1905
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Oh, Ikaro, tu fai parte degli "psico" non basta dire cosa non è l'etica, per quello abbiamo già Char_lie , tu divresti dire cos'è
    Un saluto
    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sì, ma l'ho già detto, e mi sono pure stufato di scrivere sempre le stesse cose, non sono stoico, mi spiace...
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Beh uno psy trova sempre qualcosa di nuovo da scrivere!

    Un creativo, si spera!
    "Lalingua è il concetto che vuol dire che il significante serve al godimento"
    (J.-A. Miller, Pezzi staccati, p.24)
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

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