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Discussione: Dentro i libri

  1. #1096
    Partecipante Leggendario L'avatar di crimson981
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Scendendo le scale, udii Bill che cantava: << Ironia e Pietà. Quando ti senti... Oh, dà loro l'ironia e dà loro la Pieta. Oh, dà loro l'Ironia. Quando ti sentono... Solo un po' di Ironia. Solo un po' di Pietà... >>. Continuò a cantare finchè non venne da basso. Sull'aria di The bells are ringing for me and my gal. Io stavo leggendo il giornale spagnolo vecchio di una settimana.
    <<Cos'è tutta questa ironia e pietà?>>
    <<Come? Non sai niente di Ironia e Pietà?>>
    <<No. Chi l'ha tirata fuori?>>
    <<Tutti a New York ne vanno matti. Come una volta per i Fratelini.>>
    Entrò la ragazza con caffè e toast imburrati. Più esattamente con pane tostato e imburrato.
    <<Chiedile se ha marmellata>> disse Bill. << Sii ironico con lei.>>
    <<Avete marmellata?>>
    <<Questo non è ironico. Oh, come vorrei parlare spagnolo.>>
    Il caffè era buono e ce lo servirono in grandi scodelle. La ragazza portò marmellata di lamponi in piatti di vetro.
    <<Grazie.>>
    <<Hei! Non è così che si fa>> disse Bill. <<Dille qualcosa d'ironico. Qualche battuta spiritosa su Primo de Rivera.>>
    <<Potrei chiederle che marmellata pensano sia successa nel Rif.>>
    <<Mediocre>> disse Bill. <<Molto mediocre. Non ci sai fare. E' chiaro. Non capisci l'ironia. Non hai pietà. Di' qualcosa di pietoso.>>
    <<Rober Cohn.>>
    <<Non è tanto male. Stai migliorando. Ma perchè Robert Cohn è pietoso? Sii ironico.>>
    Inghiottì una lunga sorsata di caffè.
    <<Oh, al diavolo>> dissi, <<E' troppo presto.>>
    <<Ecco come sei. E per di più pretendi di fare lo scritore. Non sei che un giornalista. Un giornalista espatriato. Dovresti essere ironico fin da quando scendi dal letto. Dovresti svegliarti con la bocca piena di pietà.>> "

    ***

    "Pedro Romero aveva la grandezza. Amava toreare e penso che amasse i tori e penso che amasse Brett. Tutto ciò che era in grado di controllare lo fece quel pomeriggio davanti a lei. Mai una volta alzò il capo. In tal modo rese più forte la sua esibizione, e lo fece per sè, anche, oltre che per lei. Poichè non alzava mai il capo per chiedere se era piaciuto [i movimenti di cappa e le giravolte intorno al toro, ndr], faceva tutto interiormente per sè, e questo gli dava forza, eppure lo faceva anche per lei. Ma non lo fece per lei a scapito di se stesso. Grazie a questo vinse tutto il pomeriggio."


    Hemingway, "Fiesta"
    John Coltrane-"Acknowledgement" (A Love Supreme part 1)
    http://www.youtube.com/watch?v=pcG7Vk_rzcA

    Andrew Hill-"Refuge":
    http://www.youtube.com/watch?v=cJSdceL1qA4

    Andrew Hill-"Subterfuge":
    http://www.youtube.com/watch?v=ssVVhb0ILcM

  2. #1097
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    Riferimento: Dentro i libri

    Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.
    (Oceano mare - A. Baricco)

  3. #1098
    Riccioli di Cioccolato L'avatar di nadirinha
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    Riferimento: Dentro i libri

    Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente.

    Lewis Carroll - Alice nel paese delle meraviglie

  4. #1099
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    Riferimento: Dentro i libri

    Citazione Originalmente inviato da nadir81@ Visualizza messaggio
    Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente.

    Lewis Carroll - Alice nel paese delle meraviglie
    Bella citazione, mi ci ritrovo molto...

  5. #1100
    Riccioli di Cioccolato L'avatar di nadirinha
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    Riferimento: Dentro i libri

    "In quei momenti mi sembra di aver donato tutta la mia anima a qualcuno che la tratta come se fosse un fiore da mettere all'occhiello, una piccola decorazione per soddisfare la sua vanità, l'argomento di un giorno d'estate..."

    Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde

  6. #1101
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    Riferimento: Dentro i libri

    In un mondo che comprendo di rado, i venti del destino soffiano quando meno ce lo aspettiamo.
    A volte hanno la furia di un uragano, altre sono lievi come brezze. Ma non si possono negare, perchè spesso portano un futuro impossibile da ignorare. Tu sei il vento che non mi aspettavo, il vento che ha soffiato più forte di quanto potessi immaginare... tu sei il mio destino...


    (Nicholas Sparks "Le parole che non ti ho detto")

  7. #1102
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    Riferimento: Dentro i libri

    Temiamo il domani solo perchè non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perchè domani finisce sempre per diventare oggi.
    (Muriel Barbery - L'eleganza del riccio)

  8. #1103
    Riccioli di Cioccolato L'avatar di nadirinha
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    Riferimento: Dentro i libri

    So che l'amore è come le dighe: se lasci una breccia dove possa infiltrarsi un filo d'acqua, a poco a poco questo fa saltare le barriere.
    E arriva un momento in cui nessuno riesce più a controllare la forza delle barriere.
    Se le barriere crollano, l'amore si impossessa di tutto.
    E non importa più cio' che è possibile o impossibile, non importa se possiamo continuare ad avere la persona amata accanto a noi: amare significa perdere il controllo.

    Va a prendere le tue cose...
    I sogni richiedono fatica.


    Paulo Coelho - Sulla Sponda del Fiume Piedra

  9. #1104
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    Riferimento: Dentro i libri

    Citazione Originalmente inviato da Hermes Ankh Visualizza messaggio
    Temiamo il domani solo perchè non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perchè domani finisce sempre per diventare oggi.
    (Muriel Barbery - L'eleganza del riccio)
    Bella...

  10. #1105
    Giuseppina83
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    Riferimento: Dentro i libri

    [...] conclusero che i guai vengono bensì spesso perchè ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore [...]
    Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi
    Ultima modifica di Giuseppina83 : 11-12-2010 alle ore 22.00.32

  11. #1106
    Riccioli di Cioccolato L'avatar di nadirinha
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    Riferimento: Dentro i libri

    "E cosa c'è di bello nella coppia scusa?"
    "La complicità, il senso di appartenenza. A me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria"
    "Come ti piace conoscere una persona a memoria? E la routine? La monotonia? Che cos'hanno de bello?"
    "No, non parlo di routine o monotonia, ma di sapere a memoria una persona. Non so come spiegartelo, è come quando studi le poesie a scuola, in quel senso intendo a memoria"
    "Questa non l'ho capita"
    "Ma si dai, come una poesia. Sai come si dice in inglese studiare a memoria? By heart, col cuore. Anche in francese si dice par coeur... ecco, in questo senso intendo. Conoscere una persona a memoria, significa, come quando ripeti una poesia, prendere anche un po' di quel ritmo che le appartiene. Una poesia, come una persona, ha dei tempi suoi. Per cui conoscere una persona a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. Ecco, questo mi piace. Mi piace stare con una persona intimamente perché vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da se stessi. Alterarsi un po'. Perché non è essere se stessi che mi affascina in un rapporto a due, ma avere il coraggio di essere anche altro da sé. Che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. A me piace amare una persona e conoscerla a memoria come una poesia, perché come una poesia non la si può comprendere mai fino in fondo. "


    "Il giorno in più" di Fabio Volo

  12. #1107
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Basta un nulla per ricominciare. Per passare non più con la mente ma con i gesti dalla realtà dei grandi fatti alla mia, lasciando che la mente si sciolga dal suo blocco immenso fino a ridursi a un piccolo cervello grigio, relitto di qualcosa che potrei agevolmente spiegare: un po' dolorante per dover rimettere in moto la macchina, e un po' illuminato perchè questo mattino è luminoso, dentro i vetri azzurri, e nella casa sono in un completo silenzio.."
    L'occhio del gatto. Bevilacqua
    One of these mornings
    You’re gonna rise, rise up singing,
    You’re gonna spread your wings,
    Child, and take, take to the sky





    ________________________
    Queen of Movies dei mesi di Marzo, Maggio e Giugno 2009
    _________________________

    _________________________
    Ciambellana dei Film dei mesi di Febbraio e Aprile 2009
    ________________________

  13. #1108
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo.

    Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

    Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

    Noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l'uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.

    Siamo attratte dagli uomini che ci fanno rivivere il tormento sopportato con i nostri genitori, quando cercavamo di essere abbastanza brave, abbastanza amabili, abbastanza soccorrevoli e abbastanza brillanti da riuscire a conquistare l'amore, l'attenzione e l'approvazione di chi non poteva darci quello che ci era necessario, per via dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni personali. Ora ci comportiamo come se amore, attenzione e approvazione non avessero alcun valore, a meno che non si riesca a ottenerle da un uomo anch'egli incapace di offrircele, per via dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni.

    Il nostro obiettivo era guarirla dal bisogno di dare più amore di quanto ne ricevesse, di continuare a estrarre amore dal buco vuoto che c'era dentro di lei.

    Una donna che ama troppo è abituata alle caratteristiche e ai comportamenti negativi, e si troverà più a suo agio con questi che con il loro contrario, a meno che non si impegni a fondo nel cambiare se stessa.

    Cominciò a discutere, ad accettare il confronto, a esprimere se stessa, e a far conoscere i propri bisogni. Imparò a essere sincera con se stessa e con gli altri più di quanto non lo fosse stata per anni e anni. E alla fine riuscì a ritrovare il suo umorismo, ma un umorismo più limpido, che ora era anche autoironia.

    Sono cresciuta con la convinzione che in me ci fosse qualcosa di molto brutto. Non sapevo cosa fosse, ma doveva essere qualcosa che mi rendeva poco gradita e poco amabile.

    Sapevo che, sotto le apparenze, in me c'era qualcosa di marcio. Se piacevo alla gente era perché ingannavo tutti. Se mi avessero conosciuta meglio, si sarebbero allontanati da me.

    Era stato necessario che la mia vita andasse in pezzi perché mi decidessi a guardare dentro di me e a scoprire la profondità dell'odio che provavo per me stessa.

    Finché mi davo da fare per qualcun altro, non avrei mai avuto tempo di pensare a me stessa e di sentire la mia sofferenza.

    In ogni rapporto, cercava di trovare il modo di evitare il senso profondo della propria inadeguatezza e inferiorità.

    Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto. Quello che manifestiamo all'esterno è un riflesso di quello che c'è nel più profondo di noi: quello che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, quello che crediamo di meritare dalla vita. quando cambiano queste convinzioni, cambia anche la nostra vita.

    Poiché di noi stesse pensiamo tutto il male possibile, vogliamo un uomo che ci faccia sentire migliori. Poiché non riusciamo ad amare noi stesse, abbiamo bisogno di lui per convincerci di essere amabili. Ci diciamo anche che, con l'uomo giusto, non avremmo bisogno di tanto cibo, o alcol o droga. Usiamo la relazione come usiamo gli stupefacenti: per dimenticare il nostro dolore.

    Meno lui le dava, più lei aveva bisogno di ricevere qualcosa da lui. aveva fatto di tutto per migliorare il suo aspetto, ma sentiva che le mancava qualcosa di misterioso e attraente che le brune compagne di avventura di Rudy sembravano tutte trasudare senza sforzo.

    Non ho intenzione di stravolgere me stessa per piacere a un uomo. Oggi le mie priorità sono molto diverse. La prima preoccupazione deve essere la mia guarigione. Altrimenti non mi rimarrebbe niente da offrire a nessuno. "


    Donne che amano troppo - Robin Norwood

  14. #1109
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Tutti quei giorni, che gli erano sembrati odiosi, si erano ormai consumati per sempre, formando mesi ed anni che non si sarebbero ripetuti mai.

    Gli parve che un torpore improvviso lo trascinasse nel sonno. Ma ne aveva troppo coscienza. Una baraonda di immagini, quasi di sogno, gli passarono davanti, cominciavano persino a formare una storia; ma dopo qualche istante si accorse di essere ancora sveglio. Sveglio più di prima, perché lo colpì la vastità del silenzio.

    Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.

    Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa in tempo a fissarlo che già precipita verso il fiume dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire. Chiudono a un certo punto alle nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocità fulminea e non si fa tempo a tornare. Ma Giovanni Drogo in quel momento dormiva ignaro e sorrideva nel sonno come fanno i bambini. Passeranno dei giorni prima che Drogo capisca ciò che è successo. Sarà allora come un risveglio. Si guarderà attorno incredulo; poi sentirà un trapestio di passi sopraggiungenti alle spalle, vedrà la gente, risvegliatasi prima di lui, che corre affannosa e lo sorpassa per arrivare in anticipo. Sentirà il battito del tempo scandire avidamente la vita. Non più alle finestre si affacceranno ridenti figure, ma volti immobili e indifferenti. E se lui domanderà quanta strada rimane, loro faranno sì ancora cenno all'orizzonte, ma senza alcuna bontà e letizia. Intanto i compagni si perderanno di vista, qualcuno rimane indietro sfinito, un altro è fuggito innanzi, oramai non è più che un minuscolo punto all'orizzonte. Dietro quel fiume - dirà la gente - ancora dieci chilometri e sarai arrivato. Invece non è mai finita, le giornate si fanno sempre più brevi, i compagni di viaggio più radi, alle finestre stanno apatiche figure pallide che scuotono il capo. Fino a che Drogo rimarrà completamente solo e all'orizzonte ecco la striscia di uno smisurato mare immobile, colore di piombo. Ormai sarà stanco, le case lungo la via avranno quasi tutte le finestre chiuse e le rare persone visibili gli rispondono con un gesto sconsolato: il buono era indietro, molto indietro e lui ci è passato davanti senza sapere. Oh, è troppo tardi ormai per ritornare, dietro a lui si amplia il rombo della moltitudine che lo segue, sospinta dalla stessa illusione, ma ancora invisibile sulla bianca strada deserta.

    Dal deserto del nord doveva giungere la loro fortuna, l'avventura, l'ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno. Per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta col tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita. Non si erano adattati alla esistenza comune, alle gioie della solita gente, al medio destino; fianco a fianco vivevano con la uguale speranza, senza mai farne parola, perché non se ne rendevano conto o semplicemente perché erano soldati, col geloso pudore della propria anima.

    Gravava ormai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l'infelicità si fa dolce, quando l'anima batte orgogliosa le ali sopra l'umanità addormentata. Gli occhi vitrei dei colonnelli, dei grandi ritratti, esprimevano eroici presagi. E fuori sempre la pioggia.

    Sembrava ieri, eppure il tempo si era consumato lo stesso con il suo immobile ritmo, identico per tutti gli uomini, né più lento per chi è felice né più veloce per gli sventurati. Né adagio né presto altri tre mesi erano passati. Natale si era già dissolto nella lontananza, anche il nuovo anno era venuto portando per qualche minuto agli uomini strane speranze.

    La vita gli appariva inesauribile, ostinata illusione, benché la giovinezza fosse già cominciata a sfiorire. Ma Drogo non conosceva il tempo. Anche se avesse avuto dinanzi a sé una giovinezza di cento e cento anni come gli dei, anche questo sarebbe stata una povera cosa. E lui aveva invece disponibile una semplice e normale vita, una piccola giovinezza umana, avaro dono, che le dita delle mani bastavano a contare e si sarebbe dissolto prima ancora di farsi conoscere. Quanto tempo dinanzi, pensava. Eppure esistevano uomini - aveva sentito dire - che a un certo punto (strano a dirsi) si mettevano ad aspettare la morte, questa cosa nota ed assurda che non lo poteva riguardare. Drogo sorrideva, pensandoci, e intanto, sollecitato dal freddo, si era messo a camminare.

    Finalmente Drogo capì e un lento brivido gli camminò nella schiena. Era l'acqua, era una lontana cascata scrosciante giù per gli apicchi delle rupi vicine. Il vento che faceva oscillare il lunghissimo getto, il misterioso gioco degli echi, il diverso suono delle pietre percosse ne facevano una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre a un filo dal capire e invece mai. Non era dunque il soldato che canterellava, non un uomo sensibile al freddo, alle punizioni e all'amore, ma la montagna ostile. Che triste sbagliò, pensò Drogo; forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c'è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l'amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli.

    Ora sentiva perfino un'ombra di opaca amarezza, come quando le gravi ore del destino ci passano vicine senza toccarci e il loro rombo si perde lontano mentre noi rimaniamo soli, fra gorghi di foglie secche, a rimpianger la terribile ma grande occasione perduta.

    Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

    Non pensarci più, Giovanni Drogo, non voltarti indietro ora che sei arrivato al ciglio del pianoro e la strada sta per immergersi nella valle. Sarebbe una stupida debolezza. La conosci pietra per pietra, si può dire, la Fortezza Bastiani, non corri certo il pericolo di dimenticarla. Il cavallo trotta allegramente, la giornata è buona, l'aria tiepida e leggera, la vita ancora lunga davanti, quasi ancora da cominciare; che bisogno ci sarebbe di dare un'ultima occhiata alle mura, alle casematte, alle sentinelle di turno sul ciglio delle ridotte? Così una pagina lentamente si volta, si distende dalla parte opposta, aggiungendosi alle altre già finite, per ora è solamente uno strato sottile, quelle che rimangono da leggere sono in confronto un mucchio inesauribile. Ma è pur sempre un'altra pagina consumata, signor tenente, una porzione di vita. Dal ciglio del sassoso pianoro Drogo infatti non si volta a guardare, senza neppure un'ombra di esitazione sprona il cavallo giù per la discesa, non accenna a voltare neanche di un centimetro la testa, fischietta una canzone con passabile disinvoltura, sebbene questo costi fatica.

    Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un'occhiata indietro. "Ferma, ferma!" si vorrebbe gridare, ma si capisce ch'è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai.

    Gli parve che la fuga del tempo si fosse fermata, come per rotto incanto. Il vortice si era fatto negli ultimi tempi sempre più intenso, poi improvvisamente più nulla, il mondo ristagnava in una orizzontale apatia e gli orologi correvano inutilmente. La strada di Drogo era finita; eccolo ora sulla solitaria riva di un mare grigio e uniforme, e attorno né una casa né un albero né un uomo, tutto così da immemorabile tempo.

    E dall'amaro pozzo delle cose passate, dai desideri rotti, dalle cattiverie patite, veniva su una forza che mai lui avrebbe osato sperare. Con inesprimibile gioia Giovanni Drogo si accorse, d'improvviso, di essere assolutamente tranquillo, ansioso quasi di ricominciare la prova.

    Ma poi gli venne in mente: e se fosse tutto un inganno? se il suo coraggio non fosse che una ubriacatura? se dipendesse solo dal meraviglioso tramonto, dall'aria profumata, dalla pausa dei dolori fisici, dalle canzoni al piano di sotto? e fra pochi minuti, fra un'ora, egli dovesse tornare il Drogo di prima, debole e sconfitto?"

    Il deserto dei Tartari - Dino Buzzati

  15. #1110
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Perchè per il vero seduttore
    il piacere si esaurisce nell'attimo
    della conquista e postula ogni volta
    un nuovo oggetto di dsiderio".

    Kierkegaard, Diario del seduttore
    http://www.youtube.com/watch?v=Rz01V21uRLA

    Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro (Nietzsche)

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