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  1. #1951
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Benedetta però bisogna anche chiedersi se sostituire qualcosa di concreto che non desideriamo e non vogliamo davvero a qualcosa che forse risulta irrealizzabile e fittizio ma che in fin dei conti vogliamo davvero è un'operazione che ha veramente senso.
    Ma Charlie io non dico questo. Non dico che desiderare sia un atto volontario e che si debba sostituire un desiderio in modo volontario. Dico che l'oggetto (e quindi la sua accessibilità) è importante affinché un desiderio possa esistere ed alimentarsi. Se l'oggetto non è disponibile, il desiderio spontaneamente prende altre direzioni. E' importante cosa si desidera per presupporre il fatto stesso di desiderare.

    Ci sono persone che hanno rovinato la loro esistenza nel far questo, l'idea che questa mutazione e cambiamento dei desideri avvenga tramite uno sforzo volontario o tramite ripetuti scontri con la realtà ha convinto molti omosessuali in passato a costringersi a vivere infelicemente da eterosessuali, provocando un bel po' di guai, perché poi il loro desiderio più genuino veniva fuori comunque per quanto potesse far provare ribrezzo a questo o quel tipo di società.
    Non fatico a crederlo.
    Se a me non piace nulla ad un buffet preferisco non mangiar nulla a quel buffet piuttosto che costringermi a mangiare contro voglia qualcosa per poi rimettere dopo a causa del disgusto (pur di dimostrare a me stesso che sono un soggetto forte che ha volontà o che adatta le proprie preferenze alle situazioni disponibili).
    Assolutamente d'accordo con te.

    Tutto sommato io preferisco essere un Don Chichotte piuttosto che ottenere qualcosa che poi a guardarmi bene dentro non voglio davvero ottenere. Non è che le cose esistenti hanno valore in sé semplicemente perché esistono, il valore alle cose, alle persone ed alle situazioni glielo dà ognuno di noi. Siamo noi a provare o meno un reale interesse che ci spinge a conoscerle meglio le cose, se manca a monte un genuino interesse o se si è a monte ambivalenti non penso si possa produrre dal nulla una vera decisione così "mettendoci più volontà" o tramite qualche forma di rieducazione nel sentire cos'è la realtà per addomesticare le passioni.
    Ecco, su questo invece avrei bisogno di chiarimenti. Che vuol dire che siamo noi a dare un valore alle cose? Il "noi" a cosa corrisponde? Al desiderio che avvertiamo spontaneamente?

    [QUOTE]
    Conosco la realtà quanto altre persone che si sono adattate, non sono pazzo in tal senso, non ho negato mai quel che ho visto o osservato con certezza [QUOTE]
    La conosci, ma non la senti. E' quello che dicevo nell'ultimo pezzo.

    Saluti

  2. #1952
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Credo che ci sia un po’ di confusione fra bisogno e desiderio: mangiare bere, respirare .... sono bisogni, appartengono all’ordine della necessità vitale, sono ineludibili se vogliamo continuare a vivere. Un bisogno, però, diventa desiderio nel momento in cui io mi pongo il quesito di cosa voglio mangiare, nel momento in cui inizio a pensare ad esempio ad una pizza oppure agli spaghetti, nel momento in cui desidero l’uno o l’altra.
    Cos’è un desiderio, Ikaro dice “tensione”, in questo caso anche la corrente che passa dai fili del mio televisore è desiderio; Ikaro, è troppo generico dire “tensione”, come Peppino de Filippo ti sembra di aver detto tutto e non hai detto niente.
    Seguo, invece, il discorso di Lacan che su questo punto mi pare interessante. Desiderio deriva dal latino de (particella privativa) siderium (stelle), Lacan dice che il desiderio sorge nel momento in cui non mi arrivano messaggi dalle stelle. Gli antichi auguri, i vati, gli aruspici leggevano il destino dell’uomo decifrando ciò che di lui dicevano le stelle, ma se le stelle tacciono, non hanno auspici per me, non c’è campo fra me e loro, ecco che io mi trovo immerso in una condizione di desiderio. Con la terminologia di Lacan, quando l’Altro non vuole più nulla da me nasce il desiderio, che è fondamentalmente desiderio dell’Altro; nel doppio senso che nasce nel luogo dell’altro (si costruisce a partire dal luogo dell’Altro, si nutre del suo discorso, è tessuto dai suoi significanti) e va a confluire nell’Altro come oggetto in cui si può dare godimento di questo mio desiderio.
    Ora, basterà andare a vedere di quali significanti è costruito storicamente il discorso dell’Altro per comprendere di quale materiale è strutturato il mio desiderio; se quando sono nato mio padre ha vaticinato: “Mio figlio sarà ingegnere ...” oppure: “Mio figlio avrà tutto ciò che non ho avuto io ...” ecco che io da grande posso scoprire il desiderio di iscrivermi in una facoltà di ingegneria o di inseguire tutto ciò che non ha avuto mio padre per averlo io, perché li suppongo stia il godimento.
    Come sa chi ha letto qualcosa di Lacan, l’Altro non esiste eppure è terribilmente reale, nel senso che ciascuno di noi prende determinazione dal suo discorso; può assumere molti nomi: può essere un genitore, un’istituzione a cui chiedo riconoscimento (un ufficio comunale che garantisca per la mia identità; una università che attesti e sorregga la mia affermazione di essere uno psicologo), una religione, un Dio, un analista, un partner, un guru, un ciarlatano, .... ma possiamo chiedere determinazione anche alle cose più assurde, molte persone oggi uniformano la loro vita alle trame di una fiction, di una telenovela, al luccichio di un successo televisivo, all’apparire.
    Sostanzialmente il desiderio si dibatte fra tre ordini di dominio: il potere, il sapere e l’amore; tutti i desideri ruotano attorno a questi tre elementi e ne partecipano.
    Tutto ciò che esiste si regge legando gli individui attraverso questo triplice discorso; la religione cattolica ad esempio basa l’esercizio di un potere enorme, illimitato, sui fedeli, a partire dalla trasmissione di un sapere, che è parola divina, che proviene dal padre, nel nome del padre, che viene trasmesso per amore. Una gerarchia di chierici, votata alla rinuncia, alla sofferenza, alla privazione della carne, per amore, partecipando dell’amore del Padre, decifra il discorso di Dio per renderlo comprensibile agli esseri umani.
    Non occorre dunque andare lontano per capire di cos’è costituito un desiderio, non è fatto sempre della stessa materia con cui sono fatti i sogni, a volte il materiale che lo costituisce è molto più vile e prosaico.
    Il discorso di Char_lie è diverso, Char_lie si diverte a mettere sotto scacco l’Altro, che a suo dire non avrebbe niente che lui possa desiderare, possa volere, a costo di mettere sotto scacco il suo desiderio. In altre parole, il desiderio di Charl_lie è dimostrare che l’Altro non ha nulla di buono per lui, instaurando un rapporto fra lui e l’Altro in cui lui è quello che sta li a desiderare e a fare lo schizzinoso e all’Altro non resta che proporgli cose sempre più appetibile e prelibate (che lui puntualmente rifiuterà ... tutte!), oppure sentire addosso tutta la frustrazione di non riuscire a trovare la cosa giusta, quella gradita (e forse di non essere lui stesso bravo, giusto e gradito).
    Un saluto

  3. #1953
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Meg, meno trip!
    Trop trip

  4. #1954
    Banned
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Il discorso di Char_lie è diverso, Char_lie si diverte a mettere sotto scacco l’Altro, che a suo dire non avrebbe niente che lui possa desiderare, possa volere, a costo di mettere sotto scacco il suo desiderio. In altre parole, il desiderio di Charl_lie è dimostrare che l’Altro non ha nulla di buono per lui, instaurando un rapporto fra lui e l’Altro in cui lui è quello che sta li a desiderare e a fare lo schizzinoso e all’Altro non resta che proporgli cose sempre più appetibile e prelibate (che lui puntualmente rifiuterà ... tutte!), oppure sentire addosso tutta la frustrazione di non riuscire a trovare la cosa giusta, quella gradita (e forse di non essere lui stesso bravo, giusto e gradito).
    Beh ma se è proprio questo, come sostieni tu, il mio solo desiderio, cioé di dimostrare che l'altro non ha nulla di buono da darmi, perché poi dici che lo metto sotto scacco, se è proprio questo che sto sostenendo?

    Per me l'Altro concreto ed in carne ed ossa (in altre parole le altre persone che ho conosciuto) non è che non abbia niente da darmi, il discorso diventa più complicato, in cambio di quello di buono che ha da darmi questo Altro (quello che ho osservato davvero) spesso pretende una mia forma di prostituzione, è a questo livello che iniziano a collocarsi i problemi per me (se parliamo di relazioni sociali vere e proprie e non in astratto di oggetti interni e via dicendo). Il male che può provocare questa forma di prostituzione (che posso autoimpormi di sicuro) contro certi miei stessi desideri per soddisfarne altri di desideri, avverto che è di gran lunga peggiore del bene che ricevo in cambio. Citando una frase del vangelo che condivido:

    "A che serve guadagnare il mondo intero, se poi perdi la tua anima?"

    Anche quando una donna mi amasse, ma amasse un me stesso con altri desideri che si è autoimposto d'essere altro da quel che sente di essere pur di far contenta questa donna e ricevere così quel che in parte desidero stando insieme ad una donna che magari trovo gradevole (solo in parte quel che desidero perché, come ho detto, poi magari questa donna pretende che rinunci o neghi ampie parti e desideri che fanno parte comunque di me), io poi perdo molto ma molto di più.

    E' come dire: puoi avere successo nello scrivere un romanzo, a patto che non scrivi quel che vuoi scrivere davvero ma quello che gli altri desiderano che tu scriva. Ma a che serve tutto questo?
    Preferisco rimanere un burattino discolo e seguire il mio istinto (che per te son fili ma per me no, quei fili sono una parte importante di me, sono i miei stessi desideri), che in fin dei conti è mio davvero, piuttosto che assecondare quel che desidera la fata turchina e compagnia bella (questi sono fili per me, e non fanno parte affatto di me).

    Io comunque ribalto quel che sostieni tu e dico che il desiderio di avere qualcosa di buono da dare a chiunque è tuo e non mio, tu hai questo desiderio ma non è detto che coincida con la realtà dei fatti. Devo farti contento e dirti che mi è utile tutto quel che sostieni oppure seguire quel che sento ed avverto e dirti quel che penso producendo un conflitto tra me e l'Altro (cioé te)?

    Se una persona mi vuol dare o regalare qualcosa di buono, secondo il mio metro di giudizio, io l'ho sempre accettato volentieri con gratitudine.

    Ti sei mai chiesto se è vero che a tutti può servire la tua forma di etica?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-12-2010 alle ore 13.13.58

  5. #1955
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Si, però la disponibilità, l'accessibilità, la realizzazione del desiderio lo alimentano, no?
    Se non posso avere soddisfazione perché la realtà me lo impedisce, il mio desiderio diminuirà d'intensità fino a far nascere nuovi desideri verso oggetti realizzabili che me ne permetteranno il godimento.
    Sapere che qualcosa è impossibile da ottenere, da raggiungere, non vuol dire avere presente il senso della realtà, occorre sentirlo, altrimenti combatteremo sempre contro i mulini a vento con la consapevolezza che non arriveremo mai a niente.
    No, direi proprio di no, la realizzazione del desiderio (con l'oggetto, ad esempio) tende a spegnerlo, mi sembra che continui a confondere il desiderio con l'oggetto, ma il desiderio è sempre metonimico, cosa che chiunque abbia fatto esperienza amorosa dovrebbe ben conoscere, a un certo punto amore e desiderio prendono vie diverse, come mai? Quanto all'impossibile è proprio il punto su cui l'ossessivo sostiene il suo desiderio (a differenza dell'isterica, che lo mantiene sempre insoddisfatto).

    Saluti,
    ikaro

  6. #1956
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Char_lie,
    la “mia” forma di etica? Non ci sono “forme” di etica, solo forme di formaggio; l’etica è una sola e non è mia, non l’ho brevettata io, è li da duemilacinquecento anni circa, dall’Etica nicomachea di Aristotele. Io ho semplicemente voluto dire che chi ha raccolto la sfida e il ruolo che era dell’etica oggi è soltanto la psicoanalisi, non conosco altre discipline nella cultura Occidentale che si pongano il problema del soggetto e della trasparenza del soggetto a se stesso. Non conosco scienze che si pongano il problema del desiderio, la psicologia si interessa della memoria, della percezione, del pensiero, delle emozioni, delle motivazioni, ma non mi risulta che ci sia un capitolo di studi sul desiderio.
    E’ solo grazie al dottor Sigismondo Felice (Sigmund Freud) che il desiderio entra a far parte dello studio di una disciplina psicologica; il desiderio dico, carne della carne di ciascun soggetto, ciò per cui tocchiamo il cielo o l’inferno con un dito.
    Ti faccio notare che stai riproponendo il giochino di sempre: sei sicuro che la tua etica sia buona per me? Char_lie io (l’analista in generale) non voglio dare niente a nessuno, il mio compito è impietoso, non di soccorso, è attendere nel vuoto della domanda (quando l’Altro non ha più niente da darti e non vuole più niente da te) che sorga un soggetto ad abitare l’azione.
    Il soggetto, buttato fuori dalla porta rientra sempre dalla finestra attraverso il sintomo a gridare la sua sofferenza; si può far finta per tutta la vita di vivere come burattini, di cestinare il soggetto, ma questo si riaffaccerà in tutti i modi possibili per dirti che non c’è godimento, che non c’è vita.
    Un saluto
    P.S. Questa storia della “prostituzione” è curiosa, ma non l’ho capita.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 10-12-2010 alle ore 14.36.00

  7. #1957
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Cos’è un desiderio, Ikaro dice “tensione”, in questo caso anche la corrente che passa dai fili del mio televisore è desiderio; Ikaro, è troppo generico dire “tensione”, come Peppino de Filippo ti sembra di aver detto tutto e non hai detto niente.
    Beh, in effetti è un po' così, dire tutto e non dire niente, nel senso che non lo puoi imbrigliare come ti pare e piace, nel momento in cui lo nomini l'hai già ucciso, per cui l'idea di "tensione" rende bene la cosa, certo più del tuo televisore e -credo- anche più della tua teoria di Lacan che ci hai riportato, a mio parere in maniera troppo semplicistica (e per questo fuorviante), per non parlare delle interpretazioni che fai su Char_lie e il suo desiderio, decisamente fuori luogo, ma che ne sai?

    Saluti,
    ikaro

  8. #1958
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Beh, in effetti è un po' così, dire tutto e non dire niente, nel senso che non lo puoi imbrigliare come ti pare e piace, nel momento in cui lo nomini l'hai già ucciso, per cui l'idea di "tensione" rende bene la cosa, certo più del tuo televisore e -credo- anche più della tua teoria di Lacan che ci hai riportato, a mio parere in maniera troppo semplicistica (e per questo fuorviante), per non parlare delle interpretazioni che fai su Char_lie e il suo desiderio, decisamente fuori luogo, ma che ne sai?

    Saluti,
    ikaro
    Ammazza, ha la salute cagionevole questo desiderio, mettigli una sciarpa e un berrettino e una coperta più pesante la notte; eppure alcuni dicono che è duro a morire. La teoria di Lacan riportata è troppo semplicistica come sono semplicistico io se vuoi, come è semplicistico parlare di desiderio, di tensione e di psicoanalisi in un forum ... non trovi? E' anche semplicistico dare del semplicistico a qualcuno e ritenere che due righe scritte in un forum possano essere addirittura una "interpretazione", quando tu e io sappiamo bene che l'interpretazione è qualcosa che necessita di un contesto analitico per dirsi tale.
    Un saluto
    P.S. Comunque il MIO Lacan è li, se vuoi aggiungere qualcosa di meno semplicistico sarò lieto di apprendere da te.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 10-12-2010 alle ore 14.45.51

  9. #1959
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Ammazza, ha la salute cagionevole questo desiderio, mettigli una sciarpa e un berrettino e una coperta più pesante la notte; eppure alcuni dicono che è duro a morire. La teoria di Lacan riportata è troppo semplicistica come sono semplicistico io se vuoi, come è semplicistico parlare di desiderio, di tensione e di psicoanalisi in un forum ... non trovi? E' anche semplicistico dare del semplicistico a qualcuno e ritenere che due righe scritte in un forum possano essere addirittura una "interpretazione", quando tu e io sappiamo bene che l'interpretazione è qualcosa che necessita di un contesto analitico per dirsi tale.
    Un saluto
    Più che avere una salute cagionevole "è la radice di una pianta delicata", certo è duro a morire -un po' come la ginestra?- ma questo non mi sembra un buon motivo per malmenarlo, così come non mi sembra un buon motivo scrivere quelle cose perchè "tanto è solo un forum" (tanto più se scrivi "io, l'analista in generale"). Questo naturalmente è solo il mio punto di vista, beninteso.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 10-12-2010 alle ore 14.51.26

  10. #1960
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    No, direi proprio di no, la realizzazione del desiderio (con l'oggetto, ad esempio) tende a spegnerlo, mi sembra che continui a confondere il desiderio con l'oggetto, ma il desiderio è sempre metonimico, cosa che chiunque abbia fatto esperienza amorosa dovrebbe ben conoscere, a un certo punto amore e desiderio prendono vie diverse, come mai? Quanto all'impossibile è proprio il punto su cui l'ossessivo sostiene il suo desiderio (a differenza dell'isterica, che lo mantiene sempre insoddisfatto).

    Saluti,
    ikaro
    Mi aspettavo la correzione sulla realizzazione del desiderio, perché ho sbagliato termine. Era più corretto, per la mia domanda, usare la parola realizzabilità.
    E infatti mi chiedo, dopo la tua risposta, se l'ossessivo sostiene il desiderio sull'impossibilità, può esistere il caso anche di chi non lo sostiene su quella situazione? Quindi, sbaglio a sostenere che se l'esame della realtà mi impedisce la realizzabilità del desiderio, lo stesso può diminuire d'intensità fino a scomparire? E' patologica una situazione del genere? Non può essere solo la realizzazione del desiderio che lo fa esaurire, ma anche la sua impossibilità di realizzazione? Sto ancora confondendo l'oggetto con il desiderio?
    Grazie

    Saluti

  11. #1961
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Char_lie,
    la “mia” forma di etica? Non ci sono “forme” di etica, solo forme di formaggio; l’etica è una sola e non è mia, non l’ho brevettata io, è li da duemilacinquecento anni circa, dall’Etica nicomachea di Aristotele. Io ho semplicemente voluto dire che chi ha raccolto la sfida e il ruolo che era dell’etica oggi è soltanto la psicoanalisi, non conosco altre discipline nella cultura Occidentale che si pongano il problema del soggetto e della trasparenza del soggetto a se stesso. Non conosco scienze che si pongano il problema del desiderio, la psicologia si interessa della memoria, della percezione, del pensiero, delle emozioni, delle motivazioni, ma non mi risulta che ci sia un capitolo di studi sul desiderio.
    E’ solo grazie al dottor Sigismondo Felice (Sigmund Freud) che il desiderio entra a far parte dello studio di una disciplina psicologica; il desiderio dico, carne della carne di ciascun soggetto, ciò per cui tocchiamo il cielo o l’inferno con un dito.
    Ti faccio notare che stai riproponendo il giochino di sempre: sei sicuro che la tua etica sia buona per me? Char_lie io (l’analista in generale) non voglio dare niente a nessuno, il mio compito è impietoso, non di soccorso, è attendere nel vuoto della domanda (quando l’Altro non ha più niente da darti e non vuole più niente da te) che sorga un soggetto ad abitare l’azione.
    Il soggetto, buttato fuori dalla porta rientra sempre dalla finestra attraverso il sintomo a gridare la sua sofferenza; si può far finta per tutta la vita di vivere come burattini, di cestinare il soggetto, ma questo si riaffaccerà in tutti i modi possibili per dirti che non c’è godimento, che non c’è vita.
    Un saluto

    P.S. Questa storia della “prostituzione” è curiosa, ma non l’ho capita.
    ... Prostituirsi per me significa far finta d'essere un altro, negare una parte di sé importante.

    Ti faccio un esempio: se io con una donna non desidero affatto uscire per andare al mare perché a me non piace proprio andare al mare, anzi io lo detesto e non lo sopporto, e guardacaso alla maggior parte delle donne che a me piacciono, piace andare al mare col fidanzato, io secondo te cosa dovrei fare da soggetto?

    Certo che io desidero stare con una donna, ma non con una donna che desideri una persona che è fatta in modo totalmente diverso dal mio ed alla quale piace fare tutt'altro rispetto a quello che amo fare io o odio fare io.

    Se sto con questo tipo di donna, da un lato soddisfo le mie esigenze sociali ed affettive ma dall'altro sono costretto a negare ampie parti importanti di me (questo intendevo per prostituzione), a sorbirmi inutili e noiosissime giornate al mare, rotture di palle senza fine, confronti coi suoi partner precedenti... Sto insieme a qualcuno che mi piace sotto certi aspetti ma poi ci devo stare facendo molte cose che non desidero affatto fare così come una prostituta fa l'amore non perché desidera farlo ma perché riceve poi un compenso.
    Come la metti la metti tutto questo mi rende così insoddisfatto e frustrato che alla fine magari quella stessa donna l'ammazzo proprio, altro che godimento .

    Quando mi dicesti che avrei dovuto essere disposto a passare nel fuoco pur di far innamorare una donna di me io non l'ho condiviso affatto.

    Non me ne frega niente di scegliere qualcosa di vero e concreto se questo qualcosa non riesce a darmi davvero quel che sento di desiderare, alla fine ho scelto in un senso ma non sono stato contento, non ho scelto e non sono stato contento, questi sono dei conflitti per me, il non trovare niente di niente in giro che mi dia quel che vado cercando davvero.

    Piuttosto che stare in coppia o con altre persone e stare male, perché poi devo costringermi a fare tutta una serie di cose per cui non mi sento tagliato, spesso poi preferisco starmene proprio da solo, poi però il desiderio di stare con qualcuno (Ecco con qualcuno è l'espressione giusta, ma con quasi nessuna delle persone in carne ed ossa con cui ho avuto a che fare fin'ora) torna ed oscillo di nuovo... Ma in entrambi i casi non sto bene.

    A questo tipo di situazioni intendo riferirmi quando mi lamento della qualità delle relazioni che riesco a procurarmi. Non so se l'etica a cui ti riferisci può servire a qualcosa per me almeno rispetto a quello di cui mi lamento... E' vero ripropongo il solito giochino ma perché tu sgusci via ogni volta.

    Se la tua etica o quella di Aristotele mi sa dare qualcosa di meglio rispetto a quel che osservo e vivo ora, voglio sapere una buona volta in cosa dovrebbe consistere.
    Insomma l'etica di Aristotele cosa dice? Come sbroglia questa matassa? Si può sapere una buona volta? Si aspetta che sorga un soggetto dal vuoto della domanda ad abitare l'azione ma con quello di cui mi lamento io questo soggetto cos'ha a che fare?

    Una volta che è sorto cosa succede? Cosa c'entra col mio godimento?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-12-2010 alle ore 22.02.50

  12. #1962
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio

    [...]

    Se a me non piace nulla ad un buffet preferisco non mangiar nulla a quel buffet piuttosto che costringermi a mangiare contro voglia qualcosa per poi rimettere dopo a causa del disgusto (pur di dimostrare a me stesso che sono un soggetto forte che ha volontà o che adatta le proprie preferenze alle situazioni disponibili).

    [...]

    Può darsi anche che esista una strada, ma prima di trovarla non la si può conoscere davvero e spesso non si sa nemmeno come trovarla.

    Io ora mi sento in contrasto con qualcosa, ma non mi sento in contrasto col mio sentire, sono due tipi di contrasti di ordine diverso.

    Conosco la realtà quanto altre persone che si sono adattate, non sono pazzo in tal senso, non ho negato mai quel che ho visto o osservato con certezza però conosco anche certi sentimenti che provo, ora secondo qualcuno conoscendo la realtà questi sentimenti dovrebbero sparire per magia, secondo qualcun altro dovrei esser convinto di "dover sentire altro", ma io dico che così come non ho negato di veder nero quando ho visto nero, convincendomi che avrei dovuto veder bianco, perché dovrei convincermi di aver dovuto avvertire qualcosa di diverso rispetto a quel che ho sentito e sento in modo genuino nei confronti di quel che ho visto e osservato? Se qualcosa che assaggio mi fa schifo, perché devo convincermi che dovrei provare qualcosa di diverso da quel che provo?

    [...]

    Saluti
    Conosco già tutto, eccetto quello che non voglio conoscere.

    Secondo me dovresti cambiare nick, da "Char_Lie" a "Se... allora...".
    Secondo i 99 Posse, invece, "Si 'nce stess' 'o sfruttament' stu sistema fosse bell'. Si teneva cinq' pall 'o nonn' mio era nu flipper!", applicazione concreta.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio

    Citando una frase del Vangelo che condivido:

    "A che serve guadagnare il mondo intero, se poi perdi la tua anima?"
    A che cosa ti serve l'anima? La devi consegnare alla fine, tipo "vuoto a rendere"?
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  13. #1963
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    Citazione Originalmente inviato da Lalangue
    A che cosa ti serve l'anima? La devi consegnare alla fine, tipo "vuoto a rendere"?
    Ma a questo punto ci si può chiedere anche a cosa serve tutto il mio individuo, l'anima per me significa "me stesso". A cosa serve mangiare qualcosa che ti piace? Alla tua anima, a quel che sei, a te stesso, a nient'altro. E' la tua anima che ti fa sentire cosa è bene e cosa è male per te, se guadagni qualcosa che per la tua anima, che per te nell'insieme non ha valore o che senti che ti danneggia, non hai guadagnato nulla, questo era il senso.

    Ripeto di nuovo l'esempio di prima: a cosa ti può servire avere successo scrivendo un libro in cui scrivi tutt'altro da quel che avresti voluto scrivere? Hai raggiunto il risultato, hai successo, ma quel che davvero volevi era che un certo tipo di poetica avesse successo, la tua, quella che senti tua, e non una qualsiasi, una cambiata o modificata di sana pianta e profondamente rispetto a quella che avevi intenzione di proporre. Questa non è una buona soluzione per me. Posso invidiare il successo o il guadagno, ma non invidio chi ha prostituito le proprie idee e negato quel che è, non credo che io al posto di queste persone sarei felice o contento di essere là dove si trovano loro... Avrei risolto un malcontento ma ne avrei creato uno ancora più grave per me.

    Magari riesco a stare con una donna, ma a patto di non poter più essere me stesso dovendomi costringere ad esser diverso per ricevere l'amore di questa donna, a cosa può servirmi però ricevere l'amore di una donna per qualcun altro? L'amore per una maschera che è lontana da quel che sento io davvero? Devo aver coraggio quando ho paura, devo essere allegro quando sento d'esser triste, devo passare nel fuoco quando poi nel fuoco io non ci passerei mai e preferirei magari morire. Qualche compromesso superficiale per amore sarei disposto a raggiungerlo, ma non questa negazione così pesante nei confronti di quel che sento io genuinamente.

    A me questo non serve davvero, sarò matto io e tutti voi sani nel non condividere quel che penso... Però sento che non mi serve.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 11-12-2010 alle ore 09.28.45

  14. #1964
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma a questo punto ci si può chiedere anche a cosa serve tutto il mio individuo, l'anima per me significa "me stesso". A cosa serve mangiare qualcosa che ti piace? Alla tua anima, a quel che sei, a te stesso, a nient'altro. E' la tua anima che ti fa sentire cosa è bene e cosa è male per te, se guadagni qualcosa che per la tua anima, che per te nell'insieme non ha valore o che senti che ti danneggia, non hai guadagnato nulla, questo era il senso.

    Ripeto di nuovo l'esempio di prima: a cosa ti può servire avere successo scrivendo un libro in cui scrivi tutt'altro da quel che avresti voluto scrivere? Hai raggiunto il risultato, hai successo, ma quel che davvero volevi era che un certo tipo di poetica avesse successo, la tua, quella che senti tua, e non una qualsiasi, una cambiata o modificata di sana pianta e profondamente rispetto a quella che avevi intenzione di proporre. Questa non è una buona soluzione per me. Posso invidiare il successo o il guadagno, ma non invidio chi ha prostituito le proprie idee e negato quel che è, non credo che io al posto di queste persone sarei felice o contento di essere là dove si trovano loro... Avrei risolto un malcontento ma ne avrei creato uno ancora più grave per me.

    Magari riesco a stare con una donna, ma a patto di non poter più essere me stesso dovendomi costringere ad esser diverso per ricevere l'amore di questa donna, a cosa può servirmi però ricevere l'amore di una donna per qualcun altro? L'amore per una maschera che è lontana da quel che sento io davvero? Devo aver coraggio quando ho paura, devo essere allegro quando sento d'esser triste, devo passare nel fuoco quando poi nel fuoco io non ci passerei mai e preferirei magari morire. Qualche compromesso superficiale per amore sarei disposto a raggiungerlo, ma non questa negazione così pesante nei confronti di quel che sento io genuinamente.

    A me questo non serve davvero, sarò matto io e tutti voi sani nel non condividere quel che penso... Però sento che non mi serve.

    Saluti
    Eccoci giunti all'aporìa: cos'è, per te, l'amore di una donna per la quale dovresti cambiare? Perché, intanto, credo che tu la desideri. Dai per scontato, nel desiderarla, che a lei tu non piacerai. Tu, però, continui a volerla, pur non piacendole. Dovresti cambiare? Così la raggiungeresti, ma a che prezzo? Al prezzo di vendere l'anima al Diavolo. Certo che ti piacciono delle ragazze proprio strane! Cosa pensi ti possa dare una a cui non piaci? Oppure: ce ne sarà almeno una che ti piace e a cui potresti piacere anche tu, così come sei? Se no, non se ne esce, né con una psicoterapia, né col santino di Padre Pio in tasca.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
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  15. #1965
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    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Oppure: ce ne sarà almeno una che ti piace e a cui potresti piacere anche tu, così come sei? Se no, non se ne esce, né con una psicoterapia, né col santino di Padre Pio in tasca.
    Credo che solo in questo "Oppure" c'è un qualcosa che possa andare bene per me. Ma se nella realtà non ci fosse spazio per questo? Se la realtà questo "Oppure" lo elimina di sana pianta io non potrò mai accettarla davvero così com'è, per questo non posso trovarmi d'accordo con Megiston Matema. Se mi sono sbagliato nell'osservare quel che vedo ed è solo contro un'immagine, che mi sono costruito io, che mi sento opposto, le cose si possono risolvere ed aggiustare. Questo è lo spazio d'azione in cui potrebbe essermi utile una psicoterapia. Ma non ha quasi niente a che vedere con l'etica come ho capito che l'intende Megiston Matema. Mi va bene anche rispetto a me stesso. Se io mi sono sbagliato nel ritenermi "non abile" nel fare certe cose (e non mi riferisco alla resistenza al dolore o alla sopportazione di questo, non mi interessa affatto una cosa del genere, tanto a sopportarlo lo si può sempre sopportare, di questo sono già tutti dotati, ma sono io che non ho intenzione di buttarmi nelle fiamme), mentre chissà può darsi che ho sbagliato a valutare certe cose e difficoltà, ecco anche questo può tornarmi utile, ma là dove io stesso non voglio fare certe cose perché detesto degli aspetti di certe situazioni è inutile che qualcuno cerchi di convincermi a farle o a modificare i miei giudizi di valore nei loro confronti o ad amarle così come sono.

    Se si annidano errori nel mio punto di vista che mi fanno credere il mondo molto peggio di quel che è, non credo che nel rimuoverli, questo dovrà produrre sofferenza, è come scoprire di aver vinto al super enalotto una somma esorbitante mentre si credeva d'avere in mano un biglietto perdente.

    Se scopri che una città è più vicina di quel che credevi, ed eri scontento di dover affrontare un viaggio lungo e tortuoso per arrivarci, scoprire e rimuovere l'errore di conoscenza non produrrà malcontento ma gioia.

    Se invece ho osservato tutto bene, beh, la realtà mi fa abbastanza schifo così com'è e nessuna etica religione o altra pratica potrà mettere a posto le cose, sono d'accordo con te.

    Saluti
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