
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Char_lie,
la “mia” forma di etica? Non ci sono “forme” di etica, solo forme di formaggio; l’etica è una sola e non è mia, non l’ho brevettata io, è li da duemilacinquecento anni circa, dall’Etica nicomachea di Aristotele. Io ho semplicemente voluto dire che chi ha raccolto la sfida e il ruolo che era dell’etica oggi è soltanto la psicoanalisi, non conosco altre discipline nella cultura Occidentale che si pongano il problema del soggetto e della trasparenza del soggetto a se stesso. Non conosco scienze che si pongano il problema del desiderio, la psicologia si interessa della memoria, della percezione, del pensiero, delle emozioni, delle motivazioni, ma non mi risulta che ci sia un capitolo di studi sul desiderio.
E’ solo grazie al dottor Sigismondo Felice (Sigmund Freud) che il desiderio entra a far parte dello studio di una disciplina psicologica; il desiderio dico, carne della carne di ciascun soggetto, ciò per cui tocchiamo il cielo o l’inferno con un dito.
Ti faccio notare che stai riproponendo il giochino di sempre: sei sicuro che la tua etica sia buona per me? Char_lie io (l’analista in generale) non voglio dare niente a nessuno, il mio compito è impietoso, non di soccorso, è attendere nel vuoto della domanda (quando l’Altro non ha più niente da darti e non vuole più niente da te) che sorga un soggetto ad abitare l’azione.
Il soggetto, buttato fuori dalla porta rientra sempre dalla finestra attraverso il sintomo a gridare la sua sofferenza; si può far finta per tutta la vita di vivere come burattini, di cestinare il soggetto, ma questo si riaffaccerà in tutti i modi possibili per dirti che non c’è godimento, che non c’è vita.
Un saluto
P.S. Questa storia della “prostituzione” è curiosa, ma non l’ho capita.