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  1. #1966
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    549

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Credo che solo in questo "Oppure" c'è un qualcosa che possa andare bene per me. Ma se nella realtà non ci fosse spazio per questo? Se la realtà questo "Oppure" lo elimina di sana pianta io non potrò mai accettarla davvero così com'è, per questo non posso trovarmi d'accordo con Megiston Matema. Se mi sono sbagliato nell'osservare quel che vedo ed è solo contro un'immagine, che mi sono costruito io, che mi sento opposto, le cose si possono risolvere ed aggiustare. Questo è lo spazio d'azione in cui potrebbe essermi utile una psicoterapia. Ma non ha quasi niente a che vedere con l'etica come ho capito che l'intende Megiston Matema. Mi va bene anche rispetto a me stesso. Se io mi sono sbagliato nel ritenermi "non abile" nel fare certe cose (e non mi riferisco alla resistenza al dolore o alla sopportazione di questo, non mi interessa affatto una cosa del genere, tanto a sopportarlo lo si può sempre sopportare, di questo sono già tutti dotati, ma sono io che non ho intenzione di buttarmi nelle fiamme), mentre chissà può darsi che ho sbagliato a valutare certe cose e difficoltà, ecco anche questo può tornarmi utile, ma là dove io stesso non voglio fare certe cose perché detesto degli aspetti di certe situazioni è inutile che qualcuno cerchi di convincermi a farle o a modificare i miei giudizi di valore nei loro confronti o ad amarle così come sono.

    Se si annidano errori nel mio punto di vista che mi fanno credere il mondo molto peggio di quel che è, non credo che nel rimuoverli, questo dovrà produrre sofferenza, è come scoprire di aver vinto al super enalotto una somma esorbitante mentre si credeva d'avere in mano un biglietto perdente.

    Se scopri che una città è più vicina di quel che credevi, ed eri scontento di dover affrontare un viaggio lungo e tortuoso per arrivarci, scoprire e rimuovere l'errore di conoscenza non produrrà malcontento ma gioia.

    Se invece ho osservato tutto bene, beh, la realtà mi fa abbastanza schifo così com'è e nessuna etica religione o altra pratica potrà mettere a posto le cose, sono d'accordo con te.

    Saluti
    L'etica di cui parlava Lacan, per come l'ho letta io, è quella del desiderio. Come tale, può essere solo ed estremamente personale. Nessuno ti può insegnare cosa desideri. A volte può intuire qualcosa che gli si avvicini, ovvero come portarti nei pressi del tuo desiderio. Questo è quello che io chiamo psicoanalisi (delle nevrosi).
    Quello che un'analisi non può (non deve) fare è insegnarti quale sia il tuo desiderio, in tutte le varianti del farne a meno, del dimenticarlo, del dissimularlo et similia. Portato nei pressi del tuo desiderio, però, dovrai essere tu a scegliere in che misura fartene carico e in che misura ti toccherà accettare l'ingiustizia della realtà avversa. Un'ingiustizia scelta consapevolmente contro un Destino accettato in modo passivo. Magra consolazione. Però... tante volte si scopre un senso maggiore di padronanza ad avere a che fare con una realtà comunque nefasta, ma modificabile in alcune sue parti. Partecipata.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  2. #1967
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Portato nei pressi del tuo desiderio, però, dovrai essere tu a scegliere in che misura fartene carico e in che misura ti toccherà accettare l'ingiustizia della realtà avversa. Un'ingiustizia scelta consapevolmente contro un Destino accettato in modo passivo. Magra consolazione. Però... tante volte si scopre un senso maggiore di padronanza ad avere a che fare con una realtà comunque nefasta, ma modificabile in alcune sue parti. Partecipata.


    Molto toccante questo tuo passaggio, mi ci ritrovo pienamente ed è davvero una sintesi molto efficace di ciò che accade in analisi. Consolazione magra o grassa che sia, una volta che raggiungi tale consapevolezza la sensazione è quella che non ti sarà mai più possibile tornare indietro a vivere e percepire la vita, gli altri, e le cose del mondo come prima. E’ qui che si apre, come dici tu, lo spazio per quelle modifiche; e anche quello nel quale prendere finalmente dei rischi mettendosi in gioco davvero.

  3. #1968
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o
    Consolazione magra o grassa che sia, una volta che raggiungi tale consapevolezza la sensazione è quella che non ti sarà mai più possibile tornare indietro a vivere e percepire la vita, gli altri, e le cose del mondo come prima.
    Per me essendo appunto una consolazione è qualcosa di magro, non risolve i problemi esistenziali di fondo, l'opposizione per me resta a meno che non si trovi un vero modo per conciliare tutto. La guerra tra gli esseri viventi è lacerante e distruttiva ma fino a che non si trova un modo per far avere la pancia piena di carne ad uno e permettere di continuare a soppravvivere al portatore di carne, nessuna pratica filosofica o psicologica riuscirà a mettere davvero a posto le cose.

    La guerra ed il malcontento hanno spesso dei buoni motivi per cui ci sono, se i problemi retti da questi motivi di fondo non possono essere risolti e soddisfare tutte le parti in conflitto, la guerra continuerà ad esserci, il terrorismo continuerà ad esserci, gli stupri e la violenza continueranno ad esserci. Il giochetto del divenir padroni della propria esistenza funziona fino ad un certo punto.

    Se si hanno buone idee che funzionino davvero nel mediare e risolvere certi conflitti, qualcosa la si può aggiustare, negli altri casi tutto resta più o meno così com'è.

    E' inutile dirsi che si possono mettere a posto le cose con un qualche intervento quando poi in mano concretamente non si ha nulla che sia davvero funzionante ed efficace nei confronti dei motivi di malcontento.

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Quello che un'analisi non può (non deve) fare è insegnarti quale sia il tuo desiderio, in tutte le varianti del farne a meno, del dimenticarlo, del dissimularlo et similia. Portato nei pressi del tuo desiderio, però, dovrai essere tu a scegliere in che misura fartene carico e in che misura ti toccherà accettare l'ingiustizia della realtà avversa. Un'ingiustizia scelta consapevolmente contro un Destino accettato in modo passivo. Magra consolazione. Però... tante volte si scopre un senso maggiore di padronanza ad avere a che fare con una realtà comunque nefasta, ma modificabile in alcune sue parti. Partecipata.
    Anche accettare una realtà che si oppone è uno sviare il desiderio, se desideriamo in fondo una vita felice (felice nel nostro personale senso), questo desiderio non può accordarsi con una realtà che nega questa realizzazione, conoscendo bene quel che si desidera davvero, il conflitto spesso resta... Tutto qui. Se una persona conoscesse bene la realtà e conoscesse bene quel che desidera, ora secondo te scegliendo consapevolmente qualcosa, non so morire di fame, o suicidarsi, o andare ai lavori forzati, risolverebbe davvero qualcosa? Se si è consapevoli di quel che si desidera davvero, si è consapevoli che si è in opposizione a un certo tipo di realtà, e quindi si è consapevoli che in fondo non la si può accettare così com'è. L'accettazione è un'altra operazione che serve sempre per sviare quel che si desidera davvero e non è diversa dalle altre. Posso morire, ma io potrei non voler morire, non muoio insomma volentieri, ed in fondo può darsi che io non accetti la cosa.

    E' questa operazione a monte che per me risulta insensata ed inadeguata nei confronti dei problemi che pongo. La padronanza io non l'ho mai persa, io posso scegliere, il punto è che le scelte in gioco che conosco e so mettere in atto sono tutte più o meno insoddisfacenti ed inadeguate per me, e già è tutto a carico mio, sono io a vivere questa indecisione, ma per superarla non basta secondo me un'operazione di scelta supplementare, manca proprio qualcosa che io non ho ancora trovato.

    Se dei vestiti mi stanno stretti tutti non è certo scegliendone uno che mi permetterà di farmi andar bene uno di questi vestiti. Il vestito che mi vada bene per ora nel ventaglio di scelte che osservo, ho osservato e sono capace di osservare, è assente, non c'è, ma io desidero un vestito che mi vada bene, questo è il problema che pongo, non mi interessa essere convinto "a prendermi carico della situazione" nel senso di scegliere un vestito e dovermi dire e raccontare pure che mi sta bene quando poi in fin dei conti a me sta stretto. Alla fine ne sceglierò comunque uno (visto che tanto quelle sono metaforicamente le situazioni e gli scenari che per me sono disponibili), magari quello col colore che preferisco, ma il problema di fondo che pongo e che metto in evidenza, e cioé che mi sta stretto, non si risolve con una qualche scelta più o meno consapevole valutando altre caratteristiche, resta inalterato.

    Ora o c'è qualcos'altro di migliore che io non sono stato proprio capace di osservare proprio, ed allora qualcosa la si può mettere a posto, o è del tutto inutile per me un intervento del genere.
    Sono già padrone della mia esistenza nel senso che poni tu, ma non sono né soddisfatto, né felice. Non è una presunta mancanza di controllo nei confronti di certe scelte che accuso e che risulta problematica per me.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 15-12-2010 alle ore 11.04.18

  4. #1969
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    lalangue Portato nei pressi del tuo desiderio, però, dovrai essere tu a scegliere in che misura fartene carico e in che misura ti toccherà accettare l'ingiustizia della realtà avversa. Un'ingiustizia scelta consapevolmente contro un Destino accettato in modo passivo. Magra consolazione. Però... tante volte si scopre un senso maggiore di padronanza ad avere a che fare con una realtà comunque nefasta, ma modificabile in alcune sue parti. Partecipata.


    Molto toccante questo tuo passaggio, mi ci ritrovo pienamente ed è davvero una sintesi molto efficace di ciò che accade in analisi. Consolazione magra o grassa che sia, una volta che raggiungi tale consapevolezza la sensazione è quella che non ti sarà mai più possibile tornare indietro a vivere e percepire la vita, gli altri, e le cose del mondo come prima. E’ qui che si apre, come dici tu, lo spazio per quelle modifiche; e anche quello nel quale prendere finalmente dei rischi mettendosi in gioco davvero.
    Non si cambia il desiderio, semplicemente si può aspirare ad individuarlo di più? Non riesco a vedere lo spazio per le modifiche!!!
    Perché mi chiedo: ma la cura in cosa consiste? Nella conoscenza scientifica di me stessa che però non la esaurirà mai del tutto? Ma è proprio in quella parte che sfugge all'approssimazione che mi colloco! Nell'accedere a quella parte mediante un'altra persona che se ne faccia carico? Ma se posso soltanto cedere al mio desiderio - questa è l'unica mia vera attività - l'altra persona interagisce con me solo per dargli manifestazione.
    Quindi l'unica possibilità che avrei per modificarmi sarebbe quella di far entrare gli altri nel mio essere, cioè desiderare di dipendere da essi e ciò allora darebbe più che ampia giustificazione a tutti gli interventi psicologici scientifici direttivi.
    Paradossalmente sarei più Soggetto che muta nell'abbandonarmi alla dipendenza dagli altri che nel chiudermi nel circuito del mio desiderio, che - sebbene prossima alla sua individuazione o conoscenza -mi rende sola ed immodificabile.
    Ma anche dipendere dagli altri insiste nel proprio personale desiderio e quindi si torna nella solita spirale.
    Forse è proprio nell'idealizzazione, che ti fa legare e ti fa muovere, che prende consistenza la forma dell'altro nel rispetto della sua singolarità in quanto mai realmente posseduto.
    Ma allora mi viene da chiedermi perché l'ossessione è una patologia? Perché desiderare l'impossibile è patologico? Forse è l'unica condizione che permette di dare dignità alla sofferenza, che è insita nel nostro essere, come atto creativo. Ma lo stesso si potrebbe dire dell'isteria, perché se l'unica cosa che veramente l'uomo può attivamente fare è abitare il suo stesso desiderio, fuggirne il suo conseguimento che lo fa esaurire è la soluzione attiva per alimentarlo e per continare ad esistere.
    Quindi dov'è lo spazio di cura? Chi può curare e cosa?

    Saluti

  5. #1970
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Cielo, non c'ho capito nulla, fammi rileggere e dammi l'illuminazione!

  6. #1971
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Poco male, un c'ho capito nulla nemmeno io! Il tutto si concentra nelle prime due frasi e nelle ultime due domande, il resto lo puoi saltare.
    Ultima modifica di benedetta14 : 17-12-2010 alle ore 15.16.04

  7. #1972
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Vedi, io ti rispondo da paziente, diciamo.
    Diciamo che quando uno è in terapia, questo non se lo chiede, o perlomeno non se lo chiede in seduta, pensa a mantenere un rapporto accettabile con quel Tizio, sul momento.

    Cioè, si comporta come si comporterebbe con cento altri tizi simili, per cui non ci si rende più nemmeno conto che è una cura, almeno questo è per me.

    Scompare, l'idea della cura.

    Ora io non se questa sia una patologia mia, però praticamente metti in secondo piano tante cose.

    L'unica cura che rimane, a ricordarti che sei in cura, è il passaggio di denaro, effettivamente, e il fatto che sei a orari regolari.

    Le aspettative diminuiscono, io personalmente cerco di metterci qualche elemento di novità, perchè mi annoio, altrimenti.

    E' meglio agli inizi, quando c'è da scoprire un sacco di cose, allora sì che ti senti bella dipendente in tutto. Bei tempi.

    Bisogna far riscoppiare una bella guerra mondiale.)
    Ultima modifica di complicata : 17-12-2010 alle ore 15.45.37

  8. #1973
    SOLZENICYN
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Bisogna far riscoppiare una bella guerra mondiale.)
    o smettere di andare in terapia ... magari ..
    che non è così differente dalla prima mondiale ..

    Ultima modifica di SOLZENICYN : 17-12-2010 alle ore 15.56.26

  9. #1974
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    Ah no! Mai!!
    Ora che ci sto bene in terapia, smetto?

    Fossi matta!

    E fammi cogliere l'attimo, aspetta un minuto.

  10. #1975
    SOLZENICYN
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ah no! Mai!!
    Ora che ci sto bene in terapia, smetto?

    Fossi matta!

    E fammi cogliere l'attimo, aspetta un minuto.

  11. #1976
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da SOLZENICYN Visualizza messaggio
    Poi almeno lo psicologo è l'unico che ti dice quel che pensa di te, senza problemi.
    come si può perdere una simile occasione?
    Unpf.

  12. #1977
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Non si cambia il desiderio, semplicemente si può aspirare ad individuarlo di più? Non riesco a vedere lo spazio per le modifiche!!!
    Perché mi chiedo: ma la cura in cosa consiste? Nella conoscenza scientifica di me stessa che però non la esaurirà mai del tutto? Ma è proprio in quella parte che sfugge all'approssimazione che mi colloco! Nell'accedere a quella parte mediante un'altra persona che se ne faccia carico? Ma se posso soltanto cedere al mio desiderio - questa è l'unica mia vera attività - l'altra persona interagisce con me solo per dargli manifestazione.
    Quindi l'unica possibilità che avrei per modificarmi sarebbe quella di far entrare gli altri nel mio essere, cioè desiderare di dipendere da essi e ciò allora darebbe più che ampia giustificazione a tutti gli interventi psicologici scientifici direttivi.
    Paradossalmente sarei più Soggetto che muta nell'abbandonarmi alla dipendenza dagli altri che nel chiudermi nel circuito del mio desiderio, che - sebbene prossima alla sua individuazione o conoscenza -mi rende sola ed immodificabile.
    Ma anche dipendere dagli altri insiste nel proprio personale desiderio e quindi si torna nella solita spirale.
    Forse è proprio nell'idealizzazione, che ti fa legare e ti fa muovere, che prende consistenza la forma dell'altro nel rispetto della sua singolarità in quanto mai realmente posseduto.
    Ma allora mi viene da chiedermi perché l'ossessione è una patologia? Perché desiderare l'impossibile è patologico? Forse è l'unica condizione che permette di dare dignità alla sofferenza, che è insita nel nostro essere, come atto creativo. Ma lo stesso si potrebbe dire dell'isteria, perché se l'unica cosa che veramente l'uomo può attivamente fare è abitare il suo stesso desiderio, fuggirne il suo conseguimento che lo fa esaurire è la soluzione attiva per alimentarlo e per continare ad esistere.
    Quindi dov'è lo spazio di cura? Chi può curare e cosa?

    Saluti
    Quello che tu descrivi, rispetto all'idealizzazione, è ciò che permette la mobilitazione di tutte le energie che erano fissate in modo sclerotizzato ad un oggetto vuoto (alla mancanza mai colmata di un oggetto). In sè e per sè, ciascuno ha un taglio con cui prende le cose del mondo, sia esso più spostato sull'isteria o più sull'ossessione, più sulla paranoia o più sulla depressione. La patologia insorge nel momento in cui non è più il mondo ad entrare nello psichico attraverso un filtro personale, ma è il filtro stesso a (pre)costituire il mondo. Il problema è l'utilizzo stereotipato di quelle che sarebbero peculiarità, singolarità, individualità. Il ritorno dell'Uno, dell'identico a se stesso.
    Quello che accade in un'analisi è che il desiderio, liberato dalle pastoie dell'Uno attraverso l'idealizzazione e tutte le cose che si legano al transfert e al Supposto Sapere, ha più plasticità. La consapevolezza di poter giocare con le proprie peculiarità, senza timore e senza sopravvalutazione, ha una forza vivificante.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  13. #1978
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Quello che tu descrivi, rispetto all'idealizzazione, è ciò che permette la mobilitazione di tutte le energie che erano fissate in modo sclerotizzato ad un oggetto vuoto (alla mancanza mai colmata di un oggetto). In sè e per sè, ciascuno ha un taglio con cui prende le cose del mondo, sia esso più spostato sull'isteria o più sull'ossessione, più sulla paranoia o più sulla depressione. La patologia insorge nel momento in cui non è più il mondo ad entrare nello psichico attraverso un filtro personale, ma è il filtro stesso a (pre)costituire il mondo. Il problema è l'utilizzo stereotipato di quelle che sarebbero peculiarità, singolarità, individualità. Il ritorno dell'Uno, dell'identico a se stesso.
    Quello che accade in un'analisi è che il desiderio, liberato dalle pastoie dell'Uno attraverso l'idealizzazione e tutte le cose che si legano al transfert e al Supposto Sapere, ha più plasticità. La consapevolezza di poter giocare con le proprie peculiarità, senza timore e senza sopravvalutazione, ha una forza vivificante.
    Mi hai fatto mettere a fuoco qualcosa di molto importante. Avrei dovuto leggerti un anno fa.
    Si può dire che l'analisi sia una scommessa sulla plasticità del desiderio?
    E la consapevolezza di giocare con le proprie peculiarità di cui parli quanto ha a che fare con la conoscenza dei propri meccanismi di difesa?

  14. #1979
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    sia esso più spostato sull'isteria o più sull'ossessione, più sulla paranoia o più sulla depressione.
    Caro Lalangue,
    non capisco perché metti in serie 'isteria', 'ossessione', 'paranoia' e 'depressione', io metterei insieme 'isteria' e 'ossessione' da un lato (come strutture nevrotiche), 'paranoia' dall'altro (come struttura psicotica), la 'depressione' è un affetto trasversale alle strutture.

    Saluti,
    ikaro

  15. #1980
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Mi hai fatto mettere a fuoco qualcosa di molto importante. Avrei dovuto leggerti un anno fa.
    Si può dire che l'analisi sia una scommessa sulla plasticità del desiderio?
    E la consapevolezza di giocare con le proprie peculiarità di cui parli quanto ha a che fare con la conoscenza dei propri meccanismi di difesa?
    Una parte importante del lavoro analitico è il lutto della completezza del soggetto. Il soggetto ha delle sbavature, dei difetti di fabbrica. Il difetto fondamentale è la struttura del desiderio, fondata su una mancanza. Per l'uomo "the chase is better than the catch". L'importante è che il desiderio sia vivo e che gli sia possibile muoversi quasi del tutto liberamente. Unico vincolo: la soggettività che lo significa. L'era dei gadget in questo non aiuta: siamo abituati a vedere Il Desiderio, rappresentato come standard, come "questo piace e deve piacere a tutti". Viene insegnato il piacere; si insegna come desiderare.
    La scommessa è di dimostrare che non c'è nulla di standard nel desiderio: ciascuno desidera per sè, con le sue possibilità e con le sue modalità (meccanismi di difesa inclusi). Anche con i suoi difetti e le sue incapacità, quindi anche tramite un'abitudine, una consuetudine ad avere a che fare con i propri meccanismi di difesa. Certo, non si possono evitare (sarebbe come evitare l'inconscio, cioè fare il movimento contrario a quello che si fa in analisi), ma si può almeno tenere conto del fatto che esistono.

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Caro Lalangue,
    non capisco perché metti in serie 'isteria', 'ossessione', 'paranoia' e 'depressione', io metterei insieme 'isteria' e 'ossessione' da un lato (come strutture nevrotiche), 'paranoia' dall'altro (come struttura psicotica), la 'depressione' è un affetto trasversale alle strutture.

    Saluti,
    ikaro


    Intendevo "melanconia". Alla serie manca "schizofrenia", ma credo che sia addirittura un capitolo a parte.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

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