Di domande sugli studi, o meglio sulle metodologie di ricerca, personalmente me ne sono fatte. Il problema risiede a monte: ci sono alcuni aspetti che allo stato attuale dell'arte sono impossibili da valutare in modo ritenuto "valido" secondo determinati canoni (e forse mai lo saranno, ma potrebbero - ed in alcuni casi, sta già avvenendo - cambiare i canoni rispetto al metodo ed agli obbiettivi).
Ad ogni modo se hai suggerimenti avanzali pure. Ma non ti lamentare se qualcuno ci vince il Nobel.
E come sosterresti questa posizione?
A mia conoscenza non lo notano solo gli analisti, ma anche operatori di altri orientamenti. Quanto immagini, poi, forse non è così lontano dalla realtà...
Saluti
gieko
Bisognerebbe vedere sul numero complessivo di analisi effettuate, quante sono finite con esito ritenuto soddisfacente e quante no, per parlare di "non poca frequenza". Ad ogni modo, sospetto che se, dopo 100, siamo ancora qui, evidentemente qualcosa in quelle stanze accade, soprattutto considerando che sono ancora frequentate nonostante ormai ci siano metodi ultrarapidi.
Certo che lo spostamento può avvenire anche in analisi, anzi, credo che in un certo senso debba avvenire (ad esempio nella formazione della nevrosi di transfert). Ma è qualcosa di previsto, se non necessario, appunto.
La cosa non mi sorprende nè scandalizza per niente. In fondo ci sono tante forme di psicoterapia quanti sono gli psicoterapeuti, visto che ognuno filtra un metodo in base alla propria persona. Cecchè si possa pensare, anche attraverso l'adozione del più rigido ed asettico dei protocolli, la persona del terapeuta è ben presente.
Sui molti orientamenti della psicoanalisi (e perchè no, anche del cognitivismo, della terapia sistemica...) direi che sono più un segno di vitalità, alla faccia di quanti ritengono che sia una sapere monolitico e pertanto autoreferenziale. La scienza è dialettica, soprattutto.
Saluti
gieko
è "dolente" per me... ho ricevuto una formazione essenzialmente relazionale (da ferenczi a mitchell passando per gli indipendenti britannici e la teoria dell'attaccamento), e faccio molta fatica a confrontarmi con analisti che sostengono che ciò che ho studiato "non è psicoanalisi", perché l'unica Vera psicoanalisi è la loro.
In questo periodo sto cercando di capire un po' di Lacan, e in effetti la definizione di "psicoanalista" forse non è abbastanza ampia da contenere un lacaniano e un relazionale.
Credo che l'esperienza del paziente cambierà parecchio nel momento in cui si troverà davanti un lacaniano, un kleiniano ortodosso, un interpersonale, un relazionale ecc... quindi è giustificata la questione posta da bellaprimavera su "LE psicoanalisi".
C'è da preoccuparsi?![]()
Cioè uno che legge Lacan deve contenere Lacan più un relazionale?!
Non è troppa roba?
Chiedo venia, ma è buffo.
Leggetene uno solo, o uno per volta, e scordatevi quelli di prima, così avete le idee chiare!
Ultima modifica di complicata : 23-12-2010 alle ore 19.59.05
Certo il fatto che ogni psicologo scelga un filone teorico diverso, scelga un maestro o un teologo, non è tanto scientifico.
Questo vale per tutto, dagli strategici agli psicoanalisti.
lo spostamento del sintomo (il corsivo è mio) (..)Non mi risulta che ci siano studi in merito, tuttavia è un dato clinico piuttosto condivisibile e diffuso, oltre che logicamente deducibile. (..)
Lo spostamento del sintomo è solo una possiilità teorica inquadrabile all'interno del modello psicoanalitico che ne effettua una lettura basata innanzitutto sul suo significato. Tuttavia tale possibilità è difficilmente confemata dall'esperienza o dai dati e, stranamente, tale spostamento non si presenta all'interno di altri modelli di tipo comportamentale e/o relazionale..
Il sintomo non ha un'unica matrice. esso può essere un compromesso (tra difesa e pulsione) ma può essere semplicemente un apprendimento condizionato, può essere l'espressione di una elaborazione distorta delle informazioni, il capro espiatorio di una problematica collettiva, una tentata soluzione disfunzionale di un problema che si autoalimenta , la conseguenza di un processo comunicativo rigido e distorto.
Pensare che il sintomo possa ripresentarsi sotto altre forme implica un'unica visione di questo (quella psicodinamica) e l'esclusione di tutti gli altri processi che ne possono essere l'origine. La modificazione di tali processi non da motivo al sintomo di ripresentarsi sotto altre vesti e , se dovesse ripresentarsi, non esiste alcun modo di verificare che esso sia sempre la conseguenza della stessa problematica di fondo.
Ultima modifica di simone11 : 23-12-2010 alle ore 20.42.27
Simone
Per avere i "dati", vi ci vuole un tot di persone che vi dicano le cose.
Io non credo che abbiate a disposizione "dati" veri.
Dove li prendete?
Ultima modifica di complicata : 23-12-2010 alle ore 20.50.00
Allora diciamo che il problema se la psicologia sia una scienza o no, non si pone neanche, perchè va al di sopra.Concezioni di scienza, addirittura, eh.
E' filosofia, punto.
Con questo non la sminuiamo, anzi, la poniamo un gradino al di sopra.
Ultima modifica di complicata : 23-12-2010 alle ore 21.00.58
Perchè può essere appreso così e non così? Perchè dovrebbe esserci una 'elaborazione distorta'?Perchè la soluzione è disfunzionale?Perchè ci dovrebbe essere una distorsione del processo comunicativo? Se il sintomo non ha a che fare con la biografia, con la persona, come si alimenta? Da sè? Qui siamo nella parapsicologia! Le tue supposizioni non tengono conto in alcun modo non solo della psicodinamica ma nemmeno di quei modelli dialettici tanto utilizzati in psicopatologia che prevedono,perlomeno,l'interazione tra stati di vulnerabilità (disposizione individuale) e processi soggettivi di presa di posizione di fronte alla propria disposizione soggettiva. Il sintomo è una cosa complessa che prende tutti i livelli della persona: il dispositivo psicoanalitico ne indaga i motivi nel transfert.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi