(..) Il sintomo è una cosa complessa che prende tutti i livelli della persona: il dispositivo psicoanalitico ne indaga i motivi nel transfert.(..)
ecco appunto. una visione esclusivamente psicodinamica del sintomo!
(..) Il sintomo è una cosa complessa che prende tutti i livelli della persona: il dispositivo psicoanalitico ne indaga i motivi nel transfert.(..)
ecco appunto. una visione esclusivamente psicodinamica del sintomo!
Simone
Sì, una visione psicodinamica, intanto però fondata su dati teorici e clinici che esprimono una certa coerenza. Potresti invece rispondere a quanto ha chiesto luigi, cercando di farci capire quale fondamento possa esserci nel considerare un determinato sintomo in base ad altre teorie.
Già che ci sei, ti chiederei di rispondere al quesito che ho posto poco sopra: come spiegheresti il fatto che un paziente, a 10 anni di distanza da una riuscita terapia comportamentale focalizzata sulla dipendenza da cibo, si presenta dopo una serie di attacchi di panico?
Saluti
gieko
scusami Gieko, ma io lo spostamento sintomatico lo considererei dopo 6 mesi, 1 anno, la distanza di tempo da te proposta 10 anni, è troppo elevata, e la vita è troppo dinamica e complessa, in 10 anni di cose ne potrebbero succedere a bizeffe; ti faccio un esempio, quella ipotetica persona nei 10 anni passati dalla precedente terapia, potrebbe aver perso un genitore, un figlio, aver avuto una malattia fisica molto seria, un divorzio ecc..questi eventi potrebbero portare cambiamenti profondi e non controllabili. Insomma, fare delle ipotesi senza considerare, le circostanze casuali dalla vita, è una considerazione troppo vaga.
Ultima modifica di bella primavera : 23-12-2010 alle ore 22.29.36
(..) Potresti invece rispondere a quanto ha chiesto luigi, cercando di farci capire quale fondamento possa esserci nel considerare un determinato sintomo in base ad altre teorie(..)
MA STAI SCHERZANDOOOO!????
ti sei perso 90anni di comportamentismo? ti sei perso tutti gli studi sui processi di apprendimento? gli studi antropologici sulla comunicazione paradossale? Gli studi sui sistemi?
Ultima modifica di simone11 : 23-12-2010 alle ore 23.05.20
Simone
Sì, ma cose complesse ne succedono a tutti e non per questo sviluppano sintomi. Quindi che siano 10 mesi o 10 anni, sarebbe interessante capire secondo il tuo punto di vista come si tenta di spiegare una situazione simile. A meno che non si sostenga - ed a mio modo di vedere è una posizione alquanto debole - che semplicemente "è capitato".
Saluti
gieko
gieko se tu e Luigi siete a digiuno degli studi sull'apprendimento, sui processi di condizionamento, sugli studi sistemico-relazionali.
non posso certo, in questa sede farvi lezione, ma sarò lieto di fornirvi delle indicazioni bibliografiche.
una domanda ma dove hai studiato? hai mai sentito parlare di Watson? Skinner? Bandura? Pavlov? hai mai sentito parlare degli esperimenti di Seligman sui sintomi appresi della depressione?di personaggi come Beck , Ellis? hai mai sentito parlare degli studi di Bateson sulla comunicazione schizofrenica' della teoria del doppio legame? del triangolo perverso di Haley? se si avete la risposta se no studiate!
Ultima modifica di simone11 : 23-12-2010 alle ore 23.57.07
Simone
Luigi, senti io non sono d'accordo con te nella tua linea di pensiero.
Però ti riconosco questo merito: che sei onesto e chiaro.
Secondo me anche gli altri psicanalisti presenti in questo thread dovrebbero fare un'ammissione di onestà come quella di Luigi. Se si parte dalla premessa che il "solo dispositivo psicoanalitico sia in grado di accogliere la complessità della domanda di cura in tutte le sue ben note (agli psicoanalisti) sfaccettature", allora automaticamente si scartano tutte le altre forme di psicoterapia e si capisce il perchè degli (eventuali) attacchi (in questo non mi riferisco ovviamente a te Luigi), alla TBS.
Ultima modifica di stephen78 : 24-12-2010 alle ore 00.20.36
gieko
A- la differenza tra terapie sintomatiche e del profondo è superata da secoli;
B- non esiste sicurezza scientifica di potere modificare la personalità o comunque di fare interventi più o meno profondi: cos'è la profondità?;
C- con la TBS non agisci solo sul sintomo, ma, l'abbiamo più volte detto, sull'intero sistema percettivo-reattivo del soggetto, operando una ristrutturazione delle sue cognizioni;
D- quanto ai 10 anni di terapia analitica credo che ognuno sia libero di farli, se crede e ne ha piacere/possibilità economiche. E che cavolo! Mica gli analisti non devono più lavorare. Però, gli analisti dovrebbero lavorare in modo etico, e purtroppo tanti psicanalisti non lo fanno, ossia dovrebbero apertamente dichiarare al paziente che la terapia dura circa 10 anni (o quel che è), facendogli presente che esistono anche terapie più brevi, e lasciare il paziente libero di scegliere. Nel caso del mio conoscente, caso già descritto, il paziente incavolato espresse rimostranze all'analista pechè dopo 4 anni e mezzo (!!!) di terapia non aveva avuto un (1 solo) risultato, l'analista gli rispose "Eh, ma la terapia dura circa 10 anni, è ancora troppo preso per vedere i risultati" e il paziente "ma, dottore, perchè non me l'ha detto prima che la terapia dura 10 anni?", l'analista candidamente rispose: "perchè altrimenti lei non avrebbe neanche iniziato l'analisi!!!".
Qual era il problema del mio conoscente, vi starete chiedendo...Udite, udite: un banalissimo blocco di performance, il paziente era uno studente universitario che si era bloccato con gli esami...!!!Passati 4 anni e mezzo era ancora lì che aspettava che si sbloccasse la situazione...essendosi convinto per parola dell'analista "di essere un caso davvero difficile" ed essendo il paziente ignorante in materia e non avendo nessuno con cui confrontarsi ci ha pure creduto (babbeo, in buona fede però) e ha perso 4 anni e mezzo della sua vita. A cosa gli è servita l'analisi? Parole sue "a conoscermi un po' meglio e a capire che ho un conflitto edipico irisolto con mio padre...".
Io ho posto delle domande specifiche però e questo proprio perchè, a differenza di quelli psicoanalitici (che all'università si eludono immancabilmente), gli studi di Watson,Skinner e Bandura non me li sono persi! Non mi sono persa nemmeno la rivoluzione cognitivista che,quanto a riflessione teorica,è certamente molto più avanti rispetto alle posizioni che citi (e non a caso spesso così vicina a posizioni analitiche!). Mi sono laureato in filosofia con una tesi in filosofia della mente in cui si discuteva il naturalismo biologico di Searle e si contrapponeva una critica fenomenologica. Insomma, nel mio piccolo, conosco qualche pollo! Ed è per questo che ti ponevo quelle domande! Io vorrei sapere come si risolve il problema della biografia, della vulnerabilità e della presa di posizione della persona rispetto ai propri sintomi...come vedi non cito questioni classicamente analitiche ma soltanto 'scogli' teorici totalmente inimmaginabili nell'ottica di una terapia strategica o comunque soppressiva del sintomo.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Ma smettetela con questi aneddoti del cavolo, assolutamente in malafede e falsi, chiunque abbia esperienza seria di un'analisi non può credere a queste cavolate, al massimo ci si può ridere su a mo' di barzelletta, l'unica cosa interessante in queste righe è un lapsus di scrittura, ma naturalmente non te ne sei nemmeno accorto...Nel caso del mio conoscente, caso già descritto, il paziente incavolato espresse rimostranze all'analista pechè dopo 4 anni e mezzo (!!!) di terapia non aveva avuto un (1 solo) risultato, l'analista gli rispose "Eh, ma la terapia dura circa 10 anni, è ancora troppo preso per vedere i risultati" e il paziente "ma, dottore, perchè non me l'ha detto prima che la terapia dura 10 anni?", l'analista candidamente rispose: "perchè altrimenti lei non avrebbe neanche iniziato l'analisi!!!".
Qual era il problema del mio conoscente, vi starete chiedendo...Udite, udite: un banalissimo blocco di performance, il paziente era uno studente universitario che si era bloccato con gli esami...!!!Passati 4 anni e mezzo era ancora lì che aspettava che si sbloccasse la situazione...essendosi convinto per parola dell'analista "di essere un caso davvero difficile" ed essendo il paziente ignorante in materia e non avendo nessuno con cui confrontarsi ci ha pure creduto (babbeo, in buona fede però) e ha perso 4 anni e mezzo della sua vita. A cosa gli è servita l'analisi? Parole sue "a conoscermi un po' meglio e a capire che ho un conflitto edipico irisolto con mio padre...".