Secondo me questa idea del livello del sintomo è un'idea sbagliata. Il sintomo è un qualcosa che avviene e non si inscrive in nessun livello in sé. Faccio un esempio per far capire cosa voglio dire: supponiamo di sapere che è vero che un ponte sia crollato, ora quale sarebbe il livello della realtà nel quale dovrebbe inscriversi questo evento?Originalmente inviato da gieko
Se qualcuno dicesse "vorrei che il ponte non fosse crollato, cosa avrei dovuto cambiare per non farlo crollare?" ancora non ha posto alcun problema, non ha stabilito cosa deve rimaner fermo e cosa può variare.
Analogamente è come se qualcuno chiedesse cosa bisogna cambiare per render vera "2 + 3 = 6"?...
Ci riflettiamo un po', e ci accorgiamo che esistono più risposte...
Potremmo cambiare il primo termine e cioé "3 + 3 = 6" ed in questo caso la causa la si potrebbe riconoscere nel valore "sbagliato" del primo termine, ma potremmo anche pensare che è l'operazione a causare la falsità della proposizione, infatti sostituendo x a + si ottiene "2 x 3 = 6" che è vera comunque, possiamo inventare ancora altri tipi di variazioni ed astrazioni.
Nel primo caso il problema lo si pone nel cercare una soluzione di "x + 3 = 6", nel secondo caso si pone una variabile sull'operazione binaria "2 Y 3 = 6" e si cerca così un'operazione che soddisfi la relazione e così via... Queste due impostazioni non rappresentano gli stessi problemi.
Ora non è che il primo livello è meno profondo del secondo, sono proprio diversi.
Il sintomo ovviamente non parla, non ci dice il problema quale sia, in genere il problema lo pone il soggetto stesso, e se quel che fa il terapeuta riesce ad inquadrare il tipo problema che il paziente porta in terapia, si riesce a far qualcosa, altrimenti niente, le cose restano irrisolte.
Un sintomo non possiede un qualche livello o registro privilegiato agganciato: come qualsiasi altro evento nefasto, qualcuno lo inscrive in un registro con delle variabili inquadrando un tipo di problema, qualcun altro in un altro registro con certe altre variabili. Anche i terapeuti TBS lo dovranno inscrivere per forza da qualche parte individuando qualche problema del paziente da risolvere, ponendo comunque il sintomo in un livello, ma è inutile parlare di livello sintomatico, non significa nulla. Il livello giusto nel quale inquadrare i sintomi per me non esiste, esistono solo dei livelli teorici raffinati che possono accordarsi più o meno bene con i problemi ed i malanni che porta un certo paziente in terapia. Se le descrizioni riescono a rappresentare bene il tipo di problemi dell'assistito permettono al paziente di poter trovare una soluzione.
Il livello giusto per me ad esempio, io non l'ho proprio trovato in alcun approccio, per ora.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 27-12-2010 alle ore 17.36.58
Ciao Ikaro, benvenuto in questo thread. Caro Ikaro, qui si parla di pazienti che 10 anni dopo la terapia comportamentista vanno in analisi, si parla del caso di Complicata che non si è trovata bene col terapeuta TBS e adesso ti arrabbi perchè si porta il caso di qualcuno che non si è trovato bene con l'analisi? Potrà pur essere capitato, non trovi?? (e il caso, purtroppo, è vero, te l'assicuro).
Quale sarebbe poi il lapsus? L'uso della 1° persona singolare nella mia ultima frase?!
Ikaro, sarebbe interessante, se ne hai voglia, che tu esprimessi il tuo parere da psicanalista quale mi pare di capire che tu sia, ossia: secondo te, le critiche (che esprimono i limiti) che da psicanalista ti sentiresti di fare alla TBS sono le stesse che faresti anche alla TCC oppure no??
Ultima modifica di stephen78 : 27-12-2010 alle ore 17.09.08
Luigi, ma a me non interessa il punto psicanalitico della situazione; qui si parla di TBS e TCC, quindi è utile la tua testimonianza perchè fa supporre che la TBS funzioni.
Una cosa vorrei chiederti: da fautore quale sei della psicanalisi, ritieni che le critiche applicabili alla TBS si possano attribuire anche alla TCC oppure no? Perchè?
stephen 78 --la TBS non è solo soppressiva del sintomo come dici tu.
A quali altri livelli agisce, secondo i tuoi studi, almeno bibliografici? Sembrerebbe che tu lo abbia chiaro .
Rispetto alla TCC sei interessato a quella razionalista (Beck, Ellis...) oppure a quella costruttivista (G. Kelly, teoria dei costrutti personali; Guidano, Mahoney, evoluzioni di Liotti ).
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Ciao RosadiMaggio, benvenuta in questo thread. Ho letto altri post che in passato hai scritto e sono molto interessato alla tua posizione in merito. In particolare mi farebbe piacere sapere, partendo dal tuo orientamento terapeutico, capire che cosa ne pensi circa la TBS e la TCC. Se in particolare ritieni che abbiano gli stessi pregi e difetti oppure se noti una diversità e in che senso.
Quando mi riferisco a TCC, intendo quella che viene insegnata nella Scuola di Verona, ex Centro Albert Ellis, dove viene insegnata la terapia cognitiva di Liotti, ma anche i protocolli comportamentisti specifici per le varie patologie, uniti alle classiche tecniche TCC (esposizione in vivo, desensibilizzaizone etc.).
Venedo a quanto mi chiedi, ti confermo che le mie conoscenze in merito alla TBS sono solamente bibliografiche. Per quanto ne so la TBS non può definirsi una terapia sintomatica in quanto la modificazione che si opera non è di tipo puramente comportamentale ma riguarda l'intero sistema percettivo-reattivo del paziente. Ciò che il TBS fa durante le sedute è offrire un punto di vista alternativo della realtà al soggetto, un punto di vista che sia più funzionale rispetto a quello che ha il soggetto. Ciò si ottiene mediante ristrutturazioni (molto simili alle ristrutturazioni cognitive operate dai terapeuti TCC) e/o mediante esperienze emozionali correttive, entrambe hanno appunto il compito di contribuire alla rottura della visione del mondo disfunzionale per il paziente, che crea dolore al paziente stesso. Una volta che è avvenuta la rottura dello schema disfunzionale, e quindi superato il dolore lamentato dal paziente, la realtà del paziente andrà a riorganizzarsi in maniera diversa rispetto a prima. Questa fase di progettualità viene guidata dal terapeuta TBS fino a quando il soggetto, divenuto autonomo può e deve "staccarsi" dal terapeuta. In questo senso, quindi, non c'è solo una soppressione del sintomo, come qualcuno afferma, bensì una ristrutturazione del sistema percettivo-reattivo del paziente.
Ultima modifica di stephen78 : 27-12-2010 alle ore 17.14.36
Scusa Stephen, a quale questione ti riferisci? All'esistenza di varie possibili etiopatogenesi a seconda delle teorie di riferimento, di diversi sintomi intersistemici ed intrasistemici? Oppure ad altro?
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Ciao RosadiMaggio, mi riferisco alle critiche/limiti che sono stati postati qui e là a proposito della TBS. Mi farebbe piacere più in generale una tua idea sulla TBS confrontandola con la TCC (considerando quanto ti ho scritto che viene insegnato nell aScuola di Verona, che sarebbe quella che frequenterei).
Potrei anche sapere tu di che orientamento sei?
RosadiMaggio, dimenticavo di dire che la differenza più grossa che ho rilevato tra TBS e TCC, ma attendo un tuo parere in merito, è che la TBS utilizza un linguaggio ipnotico (ipnosi senza trance rispresa dagli studi di Milton Erickson), la TCC invece utilizza un linguaggio lineare-esplicativo-psicoeducativo.
Mentre la TBS inoltre si rifà agli studi di Milton Erickson sull'ipnosi e agli studi della Scuola di Palo Alto (terapia famigliare), oltre al contributo elaborato da Giorgio Nardone (che appunto ha creato i protocolli terapeutici), la TCC si rifà agli studi del cognitivismo e del comportamentiismo, fondendoli insieme (quindi Beck, Ellis, Bandura, Pavlov...).
Dimentico qualcosa?
Faccio un'ultimo appello e poi interrompo per non disturbare la discussione.
Quello che intendevo dire nel post in 22esima pagina è che sarebbe molto interessante che ogni terapeuta esponesse limiti, critiche e dubbi circa il proprio modello. Poichè ogni modello visto dagli occhi di un'altro può presentare confini differenti da chi lo pratica in prima persona. Del resto conoscere una teoria non vuol dire solo conoscerne le potenzialità ma anche i limiti. Altrimenti come si può dire di conoscere una teoria?
Nella mia esperienza ho avuto più dibattiti con colleghi di orientamenti differenti. Dopo una lunga discussione con tanto di platea in cui questa persona avea individuato dei limiti del mio approccio paragonandoli invece alle potenzialità del suo gli chiesi: bene, mi fa piacere che qualcuno sappia cos'è l'integrazione in psicoterapia ed abbia delle idee in merito. Ma adesso mi diresti quali sono i limiti del tuo? la risposta fu: io nel/nella XXXX ho trovato un'approccio completo, non vedo limiti ma solo potenzuialità e ad oggi non mi ha mai deluso. C'è da fidarsi davvero di chi non sa rispondere a questa domanda. Per me no, è un'innamoramento, un'infatuazione, un'identificazione in una teoria che rende cechi.
Nella speranza che non cada nel vuoto questa mia seconda richiesta vi auguro buon proseguimento.
giustimassimo