Va bene complicata, restiamo nel "registro simbolico".
Saluti
Cara Complicata,
per le stelle del mattino devi passare al registro dell'immaginario, non a quello del reale o a quello del simbolico. Fra te e Char_lie ne sapete (di immaginario, di reale e di simbolico) più di molti miei colleghi che leggono Lacan e non lo capiscono. Mentre voi due sembrate nuotare nel vostro elemento
Vi proporrei entrambi per una laurea honoris causa in psicologia, con una tesi sul transfert dal titolo: "Il transfert e l'arte della manutenzione della bicicletta!"Io vi farei da relatore.
Buon Anno
Cielo, che relatore!
Io faccio la tesi su "E lucean le stelle!" Lei è d'accordo?
Buon Anno al "più grande insegnamento"!![]()
Buon anno Complicata. Ciao Megiston auguri. 'Sto simbolico m'è rimasto appeso...
Ultima modifica di Char_Lie : 30-12-2010 alle ore 17.10.35
Ultima modifica di lalangue : 31-12-2010 alle ore 16.18.41
Perdonami Lalangue per questa risposta parodia ma la canzone che hai citato me la son dovuta sorbire davvero troppe volte in chiesa coi ragazzi chitarra/tastiera del coro durante la comunione e con sermone del prete finale. Mi fa lo stesso effetto che fa la sinfonia di Beethoven ad Alex dopo "la cura"
.
come in questa scena... Quel che cerchi di buttare fuori dal finestrino (simbolico) torna dentro (reale). Comunque poi dovrai spiegare meglio tutto perché non ho capito granché, non usare la solita tattica dello svicolare, pure in altri messaggi hai detto ed assicurato che saresti tornato su certi argomenti ma non l'hai fatto; facciamo così ti do un po' di tempo, spieghi tutto in modo più dettagliato magari all'inizio del prossimo annoOriginalmente inviato da lalangue
.
Arrivati al nocciolo di certe questioni bisognerebbe andare avanti.
Il simbolico cos'è secondo Lacan e nel vostro tipo di discorso? Perché oggi si suppone che questo simbolico faccia difetto?
Cosa dovrebbe accadere ad una persona affinché 'sto simbolico faccia difetto? Cos'è che non dovrebbe funzionare? Praticamente insomma una persona che usa 'sto simbolico in cosa differisce da una che non lo usa?
Vorrei delle risposte però che siano più o meno comprensibili. Se per spiegarmi cos'è un certo luogo mi si risponde che qualcosa che esce da questo luogo rientra in un altro luogo ma non si sa cosa sono questi luoghi e nemmeno questo qualcosa in cosa dovrebbe consistere ed alla fine non si conosce nemmeno il senso di "uscire" ed "entrare" quale sia in questo contesto, non è che si è chiarito molto. Si parla intorno al termine da definire ma si continua a non capire di cosa si stia parlando, si costruisce un discorso che va completamente a vuoto o allo stesso modo interpretabile nei più svariati modi.
Io credo che se qualcuno mette in mezzo un termine, già presente nell'uso comune, e vuol dargli un significato nuovo ed inedito, dovrebbe preoccuparsi di spiegare egli stesso di cosa vuol parlare, se no per me è come parlare a vuoto. Se a certe parole nessuno s'è mai preoccupato di dare un qualche senso (spiegando anche agli altri quale sia) non è che queste parole ne prendono uno comune per magia, è come "la supercazzola" si mettono insieme più parole che hanno un senso per creare un agglomerato che un senso comune alla fine non ce l'ha ancora (quando non si tratta di quei neologismi il cui senso è abbastanza semplice da afferrare) e non lo si può di certo dedurre, questo senso, da un discorso più o meno sconclusionato intorno ad esso (intorno al termine nuovo che si ha intenzione di introdurre).
Al di là di quello che scriveva Lacan, spiegate (soprattutto lo dico ad Ikaro) cosa c'avete capito voi a parole vostre. Se avete capito di cosa parlava, potete riuscire a spiegarlo anche con altre parole secondo me.
Alcuni discorsi sono belli esteticamente proprio perché evocativi, poetici, ambigui, enigmatici, pieni di non sensi, interpretabili in più modi, e devo dire che piacciono anche a me, ma in un contesto in cui si ha intenzione di teorizzare qualcosa bisogna sforzarsi di evitare il più possibile l'uso di questo tipo di discorsi.
In ogni caso Buon Anno e buon Cenone... Ciao!
Ultima modifica di Char_Lie : 01-01-2011 alle ore 21.46.40
Era Lalangue il chierichetto!
In tutto ciò credo che ci sia un lato comico, che poi è quello che appare quando arriva un paziente in analisi: viene con un problema per il quale ha già pronto lo svolgimento ed ha già predisposto la soluzione.
Grazie Char_Lie, con il tuo "facciamo così ti do un po' di tempo, spieghi tutto in modo più dettagliato magari all'inizio del prossimo anno" mi hai regalato dei momenti di sbellicamento assoluto.
Una persona che ha accesso al registro del Simbolico riesce a vivere bene in un mondo in cui le cose non sempre corrispondono in maniera perfetta.
Il registro dell'Immaginario è legato all'immagine, o meglio all'immagine del bambino riflessa nell'occhio della madre. L'unica immagine come individuo che il bambino può avere è quella che gli ritorna dalla madre. Il bambino crescerà vincolato in questo modo al riflesso di se stesso. La sua identità sarà sempre nelle mani (negli occhi) dell'altro. L'incitamento religioso a "vivere per gli altri" mi sembra possa essere un ottimo rappresentante dell'estremo a cui porta questo discorso.
Un mondo piegato a questo registro è un mondo di continui rimandi, di continue dipendenze, in cui "tutto torna", nel senso che tutto si spiega e tutto ritorna, sempre identico.
Il Simbolico è in grado di ricomprendere gli scarti che esorbitano dal mondo dell'Immaginario. C'è una frattura tra il soggetto e l'altro. Ciò che non è lineare, sequenziale, può essere ricompreso nel linguaggio, nel Simbolico. La lingua ha la capacità di alludere, di moltiplicare i messaggi, di produrre (quasi) infinite diffrazioni di senso.
Chi ha la capacità di tollerare un minimo di incertezza può avere come tornaconto la possibilità di giocare con le cose più "dure" del mondo, piegandole con la propria mente.
Anche secondo la mia maestra delle elementari.
I testi di Bion sono intrisi del suo rigore logico e della sua capacità di utilizzare un linguaggio profondamente evocativo. Credo non ci debbano essere troppe limitazioni di questo tipo, anche se siamo stati abituati a considerare le teorie come qualcosa di assolutamente asettico, rigido ed incolore. Con questo non voglio, però, sposare la causa di quelli che infarciscono i loro discorsi con gran paroloni, inutili, o con le frasi o i termini della moda corrente. C'è un modo di fare teoria, a partire dalla clinica, che ha una certa presa sul Reale. Spesso è proprio l'evocativo che ci porta alla comprensione del mondo interno del paziente.
Ultima modifica di lalangue : 03-01-2011 alle ore 19.12.31
Caro Char_Lie,
come giustamente dici anche tu, la cura è una responsabilità personale, che può incontrare qualcosa o qualcuno che coincide con quanto pensiamo sia curativo per noi. Ma anche no.
Io penso però che non ci sia cura nell'immobilità. Un sintomo può essere un atto creativo, così come una destinazione mortifera. Ma è un mio pensiero personale, quindi opinabilissimo.
Confesso inoltre di fare molta fatica a distinguere cosa sia la malattia mentale e cosa la guarigione. Ma la cura no, perché cura è apertura.
Non so neanche se i punkabbestia vivano come i filosofi cinici: so solo che esistono uomini che provano ad essere felici ed altri no. Non so inquadrare le persone in categorie.
Saluti e buon anno
Ultima modifica di benedetta14 : 03-01-2011 alle ore 19.19.42
Ma non mi sembri tanto lontano dai modelli evolutivi.
Il difetto del simbolico per la caduta riscontrabile al livello del discorso sociale fa spostare l'attenzione al pre-edipico, dal Padre alla Madre e riduce la centralità dell’edipo, come mi sembra che anche tu faccia per arrivare ad una diagnosi differenziale tra nevrosi e psicosi.
Anche la necessità di costruire un sintomo analitico ammette la possibilità di un apprendimento.
L'uomo non cambia se è l'osservazione a non cambiare e a ricondurre tutto a strutture immodificabili. E se un impianto teorico si deve forzare con setting più elastici, costruzioni di sintomi analitici e smitizzazioni di punti cruciali, forse qualche dubbio che anch’esso debba evolversi ci sta tutto.
Inoltre, i tempi attuali saranno pure il rovescio del disagio della civiltà di cui parlava Freud, ma sicuramente non è che i “ nuovi pazienti” siano costruzioni delle nuove teorie quanto piuttosto la dimostrazione che le vecchie teorie vanno strette.
Forse perché isolamento narcisistico e nevrosi ossessiva sono sovrapponibili? Non c’è un problema di diagnosi?Quel che mi sembra interessante, ai fini del nostro discorso, è che la nevrosi ossessiva, a differenza dell'isteria, non ha modificato più di tanto le forme del suo manifestarsi al clinico, anche se anche lì si riscontra un certo irrigidimento narcistico
Perché l’isteria ha modificato le sue forme di manifestazione?
L’Edipo è una questione d’identità perché tutta l’analisi è una questione identitaria dal momento che si considera che ci sia un Soggetto da rintracciare, un individuo da individuare o una presenza a se stessi cui arrivare. Però si attribuisce un valore diverso a questa identità a seconda se si concepisce l’essere umano come una struttura psichica che debba essere spogliata dai suoi fantasmi preesistenti al suo stesso concepimento oppure come una potenzialità in sviluppo. Nel primo caso l’identità si rintraccia nel momento in cui si acquisisce consapevolezza di quello che si è e ci si cristallizza, fatti esclusi processi di adattamento; nel secondo l’individuazione di se stessi non è mai assoluta perché passa attraverso processi di separazione che ci accompagnano per tutta la vita.
Saluti
Ultima modifica di benedetta14 : 03-01-2011 alle ore 19.30.01
E’ possibile fare un esempio di cos’è uno “scarto” esorbitante dell’Immaginario e di come si ricomprende nel Simbolico?Originalmente inviato da lalangue
Mi sa che c’è proprio bisogno di qualche esempio, proprio come quando la maestra alle elementari spiegava qualcosa in generale e nessuno ci capiva un’acca, e così quasi tutti chiedevano un esempio .
Qualcosa forse l'ho afferrata, ma non capisco che significa essere prigionieri di un'immagine, mia madre mi rimanda un'immagine di me ed altre persone tutt'altra, io sono più o meno consapevole che tutti tendono a dirmi cosa e chi sono e viceversa lo faccio anche io con gli altri.
Ora ci sono immagini corrispondenti ed immagini non corrispondenti a qualche fatto effettivo, (se uno mi rimanda l'immagine di me coi capelli in testa, qualcosa non funziona tanto bene perché io non ce li ho in testa i capelli, e lo vedo bene), ci sono immagini dissonanti, una persona crede che io sia fatto in un certo modo un'altra diversamente, ecco una cosa del genere l'osserva anche il protagonista del libro di Pirandello e per liberarsi di tutte queste immagini sfocia in un'altra forma di pazzia in cui cerca di distruggere tutte queste immagini "riflesse".
Io l'immagine che gli altri hanno di me cerco di sfruttarla per i miei interessi quando non è un mio interesse che l'altro abbia e costodisca una certa immagine di me. E' quando la cosa non funziona bene che io mi incavolo; non funzione proprio quando mi interessa che l'altro abbia un'immagine positiva di me (è soprattutto nelle relazioni affettive che capita questo), per "convincere" qualcuno a cambiare l'immagine che ha di me spesso devo faticare troppo e sacrificare troppo, ora 'sto simbolico cosa fa? Come funziona? Io non ho capito bene.
Io stesso come faccio ad essere prigioniero di un'immagine? L'immagine che la mamma e un altro mi rimanda se l'è costruita lei/lui in relazione anche a certe cose che faccio e dico io, ora quel che interessa a me è ottenere quel che desidero, se desidero che un altro abbia un'immagine positiva di me, e desidero però fare pure cose che non riescono a generare questo tipo di immagine nell'altro (ammesso che sia possibile farlo, in molte situazioni sì), non è che sono prigioniero di un'immagine, c'è un conflitto di fondo, perché in fin dei conti sono sempre io a desiderare di accontentare l'altro/la mamma per poter avere un'immagine positiva: là dove il bimbo la mamma la riesce a fregare è felice , perché può mangiare dolci e cioccolato senza essere scoperto e la mamma continuerebbe così a custodire un'immagine positiva del bimbo perché al bimbo serve anche l'affetto materno. Cambiando quel che c'è da cambiare cose del genere capitano in tutte le relazioni affettive.
Se il simbolico mi permettesse di aggirare questo tipo di ostacoli, mi sarebbe utile. Però non ho capito ancora come funziona e cosa dovrei fare.
Comunque aspetto un esempio esplicativo può darsi che non ho capito ancora bene cos'è questo Immaginario.
L’idea di riformulare qualcosa con altre parole comunque per me non è stupida, è utile per mostrare che dietro ad un discorso c’è qualcosa di più concreto e solido. Se la tua maestra lalangue ti diceva questo, io sarei d’accordo con la tua maestra delle elementari (si può?), che ti devo dì.Originalmente inviato da lalangue
Saluti e buonanotte![]()
Ultima modifica di Char_Lie : 04-01-2011 alle ore 15.21.51