
Originalmente inviato da
kegi7929
Vi metto un caso che ho trovato con 2 svolgimenti fatti da 2 persone diverse.........forse preso da qualche discussione su ops.......che ne pensate? vi scrivo in blu le mie idee..........
R., 32 anni, chiede una visita psicologica lamentando difficoltà di inserimento, di comportamento e di relazione insorte circa 10 anni orsono e che hanno reso problematica la sua realizzazione personale. Il soggetto soffre da circa dieci anni di una grave insufficienza renale, considerata la vera causa di tutti i suoi problemi e tende a minimizzare il disagio psichico.
Non Ë sposato, non ha relazioni sentimentali, vive in famiglia con padre e madre ed un fratello minore. Ha conseguito un diploma di scuola media superiore, ma non riesce a trovare un'adeguata sistemazione lavorativa, pur accontentandosi di lavori non collegati al suo titolo di studio. Ciò lo ha reso critico ed aggressivo verso la societ‡ determinando atteggiamenti di rifiuto, di negativit‡ e di isolamento.
La situazione esistenziale del soggetto Ë caratterizzata da accentuata conflittualit‡ con il padre che crea all'interno del nucleo familiare un'atmosfera carica di tensioni aggravate da spunti aggressivi e atteggiamenti rivendicativi nei confronti dei genitori e del fratello.
La coppia genitoriale appare in crisi e manifesta da sempre una notevole conflittualit‡ ed incompatibilit‡ di carattere fra i coniugi. I genitori del paziente segnalano nella sua infanzia e adolescenza problemi di fragilit‡ emotiva, difficolt‡ di rapporto interpersonale e tendenza all'isolamento. Il soggetto non riferisce problemi nÈ di tipo infantile, nÈ di tipo adolescenziale.
Il soggetto viene sottoposto ad una valutazione psicodiagnostica, cui aderisce volentieri, per stabilire una ipotesi diagnostica ed un successivo progetto di intervento.
Presentazione delle risposte del soggetto al test di Rorschach, Matrici Progressive 38 di Raven e profilo MMPI. "
R ha 32 anni, non Ë sposato e non ha relazioni sentimentali; vive in famiglia con il padre, la madre e un fratello minore. Ha rapporti conflittuali con il padre e vengono segnalate difficolt‡ relazionali anche tra i genitori Ha conseguito un titolo di studio superiore, ma Ë ancora disoccupato. Chiede personalmente una visita psicologica a causa delle sue difficolt‡ di inserimento, di comportamento e di relazione. Il soggetto attribuisce l'inizio dei suoi problemi alla grave insufficienza renale di cui soffre da 10 anni.
I genitori segnalano problemi di fragilit‡ emotiva e difficolt‡ di rapporto personale nell'infanzia e nell'adolescenza, tali problemi non vengono riferiti dal soggetto.
Pare che il ragazzo sia motivato ad affrontare una terapia psicologica e che vi sia una certa consapevolezza circa il proprio disagio, anche se questo Ë prevalentemente correlato al problema di salute. Sarebbe forse opportuno approfondire le motivazioni che hanno spinto il ragazzo ad una consultazione ed in particolare se qualcuno glielo ha consigliato o quale sia stato il fattore che lo ha spinto a rivolgersi ora allo psicologo, dopo 10 anni di disturbi. Bisognerebbe esplorare con il ragazzo le aspettative legate all'intervento psicologico.
Il ragazzo attribuisce i suoi problemi all'insufficienza renale grave; sarebbe opportuno confrontarsi con il ragazzo sul problema di salute, che potrebbe comportare una dialisi ed empatizzare col ragazzo circa tale problematica. » evidente che una patologia del genere, insorta quando il ragazzo aveva 22 anni puÚ avere pesantemente inciso su problematiche psicologiche che probabilmente il ragazzo gi‡ viveva in modo pi˘ limitato. Probabilmente non vi Ë stato al momento dell'insorgere della malattia un supporto psicologico che lo abbia aiutato a superare il lutto di una salute persa e ad elaborare una nuova immagine di SÈ. Si potrebbe ipotizzare che il ragazzo viva in una situazione di depressione che cerca di superare adottando atteggiamenti aggressivi e di rifiuto.Sarebbe opportuno capire quali siano i rapporti con la madre e con il fratello e quale sia stato il modo in cui i familiari hanno reagito alla malattia: se considerando il ragazzo una vittima o se aiutandolo ad accettarsi e ad accettare la patologia. Sarebbe opportuno sapere se in passato ha avuto delle amicizie o delle relazioni affettive e quali siano stati i rapporti con i coetanei. Sarebbe opportuno valutare l'esame di realt‡ che nella depressione risulta in parte compromesso. Bisognerebbe anche capire perchÈ il padre Ë diventato il soggetto verso cui viene rivolta la rabbia del soggetto e capire la problematiche profonde legate al conflitto tra i due Ritengo opportuno seguire il ragazzo inizialmente con una terapia di tipo supportivo che lo aiuti ad elaborare il lutto legato alla malattia, accrescere l'autostima e rafforzare le difese dell'io. In seguito Ë possibile pensare ad una terapia di tipo espressivo. Sarebbero positivi anche incontri con tutta la famiglia per comprendere come sono articolate le relazioni e per supportare la famiglia in questo momento. Cercherei con il ragazzo di progettare una sistematica ricerca di lavoro cercando gradualmente di svincolarlo dalla famiglia e di promuovere una maggiore indipendenza ed autonomia.
R. ha 32 anni e si rivolge allo psicologo per delle problematiche di tipo comportamentale e relazionale. Tali difficolt‡ affliggono il paziente da 10 anni, ed il loro esordio Ë posto in relazione dal paziente stesso con l'insorgenza di una forma di insufficienza renale, da lui considerata come l'unica e reale origine dei suoi problemi. Sembrerebbe, dunque di estrema importanza approfondire le informazioni a disposizione relative alla malattia del paziente, al fine di comprendere il grado di gravit‡ della patologia organica e quanto questa possa avere un impatto invalidante sulla vita affettiva, relazionale e lavorativa del paziente. Tutte queste aree risultano infatti problematiche per la vita del soggetto: egli non Ë sposato, non ha relazioni sentimentali ed Ë insoddisfatto del proprio lavoro che non ha a che vedere con il titolo di studio conseguito.
Anche le relazioni con i propri familiari risultano difficoltose: egli vive in casa con i genitori ed il fratello minore, ma i rapporti con quest'ultimo e con il padre vengono descritti come conflittuali, aggressivi e rivendicativi. Non vengono specificate le ragioni alla base di questi scontri e sarebbe pertanto importante approfondirle per avere una migliore comprensione del quadro familiare con le sue regole, i suoi ruoli ed alleanze, il tipo di comunicazione e le aree conflittuali che lo contraddistinguono.
Dalla lettura del protocollo emerge l'esistenza di una forte conflittualit‡ nella coppia genitoriale dovuta ad una incompatibilit‡ di carattere e, quindi, sempre esistita. Si potrebbe pertanto azzardare l'ipotesi di un coinvolgimento del figlio maggiore nella conflittualit‡ genitoriale e, presumibilemente, di una sua alleanza con la madre contro il padre, con il quale ha appunto una relazione conflittuale. Anche il fratello minore potrebbe essere inserito in questa dinamica familiare, presumibilmente in alleanza con il padre.
La sottolineatura data dal paziente alla propria condizione medica e l'impatto di questa sulla sua vita dovrebbero spingere il clinico ad esplorare con lui la sua storia, per approfondire il livello e la qualit‡ dell'adattamento pre- morboso. Emergono a questo proposito due versioni contrastanti: l'infanzia e l'adolescenza del paziente sarebbero a suo parere trascorse tranquillamente, senza particolari problemi o difficolt‡; al contrario i genitori del paziente riferiscono una situazione di fragilit‡ emotiva, difficolt‡ relazionali e tendenza all'isolamento esistente fin da allora. Si dovrebbe quindi approfondire con il paziente la sua capacit‡ di valutare realisticamente ed oggettivamente le proprie difficolt‡, nonchÈ l'immagine che egli ha di sÈ, che potrebbe essere deteriorata dalla malattia.
Si potrebbe ipotizzare, in base agli elementi a disposizione, l'esistenza di una patologia depressiva che, probabilmente gi‡ presente in et‡ evolutiva, sarebbe stata poi accentuata dall'insorgere della malattia alla quale il paziente avrebbe poi reagito con atteggiamenti di critica, rabbia ed aggressivit‡.
Di grande utilit‡ ai fini della pianificazione di un intervento mirato potrebbe essere l'esplorazione della domanda del paziente. Nello specifico dovrebbero essere approfondire le ragioni che lo spingono in primo luogo a rivolgersi ad uno psicologo, dal momento che egli sembra minimizzare la componente psicologica delle proprie difficolt‡ a favore di quella organica, e, in secondo luogo, a scegliere proprio questo momento, dato che le difficolt‡ lamentate sono presenti da ormai 10 anni. » quindi utile domandarsi quali strategie il soggetto abbia utilizzato fino ad ora per far fronte alle proprie difficolt‡ e con quali risultati, e quali attese, bisogni ed aspettative siano espresse attraverso la domanda di consultazione.
L'intervento terapeutico con R. potrebbe prevedere una terapia individuale a carattere inizialmente supportivo, volta al rafforzamento dell'Io e dei suoi confini. In un secondo momento la terapia potrebbe divenire pi˘ espressiva e affrontare il disagio e le conflittualit‡ sottostanti rielaborandole. Se la famiglia fosse disponibile potrebbe rivelarsi di particolare utilit‡ un intervento ad approccio sistemico, volto alla ridefinizione delle regole e dei ruoli che del sistema familiare, allo scopo di favorire lo svincolo e l'individuazione dei membri.
Considerando che non ho capito un tubo e che un caso così mi metterebbe in crisi voi che ci vedete? ora che sia depressione va bene, ma secondo voi buttarla la come hanno scritto chi ha risolto il caso (Si potrebbe ipotizzare, in base agli elementi a disposizione, l'esistenza di una patologia depressiva) va bene? cioè non so se riesco a spiegarmi......voglio dire: in questi casi che sono scritti in modo così generale bisogna stare così sul generale?????? spero di essermi spiegata.........comunque un caso così per me è veramente un casino...........
inoltre: all'inizio ho pensato ad un disturbo dell'umore dovuto a condizione medica generale........ci poteva stare??????? mahhhhhh