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  1. #76
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
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    717
    Ciao psicosarix, sintesi perfetta. Provo a riformulare e poi provo a buttare giù qualche idea.

    a) prima dell'istituzione del corso di laurea non esisteva, appunto, la laurea in psicologia; tutto (o quasi) gravitava intorno alla facoltà di medicina (settore clinico in primis) e ad altre facoltà (pedagogia, lettere, filosofia); inoltre anche dopo l'istituzione del corso di laurea la facoltà di psicologia non riscuotè grandi successi se non dal 1989 in poi ovvero da quando divenne obbligatoria per fare lo psicologo

    b) fino al 1989 la professione di Psicologo non viene regolamentata per cui fino a quella data chiunque si poteva definire tale e in effetti lo psicologo per come lo riteniamo noi oggi non esisteva in quanto chiunque si occupasse di psicologia in senso lato poteva definirsi psicologo

    c) con la prima sanatoria favorita dalle norme transitorie della L. 56/89 (articoli 32, 33, 34 e 35) molte migliaia di soggetti sono entrati nell'albo degli psicologi: pochi laureati in psicologia, alcuni insegnanti, alcuni docenti universitari, molti psicoterapeuti e psicoanalisti oltre ad altre figure che, a vario titolo, avevano alle spalle degli studi e un lavoro a carattere "psicologico"

    d) una volta entrati nell'albo tutti hanno continuato a fare il loro lavoro; ad esempio il laureato in pedagogia a orientamento psicologico ha continuato a fare il pedagogista, ma usufruendo dei benefici che l'iscrizione all'albo comportava (esenzione dell'IVA e detraibilità della prestazione come spesa sanitaria)

    e) la Psicologia intesa come scienza poco o nulla dal 1989 si è sviluppata in quanto tutt'ora molto ruota intorno all'area clinica in senso lato (a questo proposito è sorprendente come le conoscenze e le competenze tra un neolaureato in psicologia nel 2007 e uno psicologo laureato in filosofia siano così dissimili: la verità è che molti degli psicologi iscritti all'ordine non supererebbero mai oggi l'esame di Stato in quanto vi sarebbero materie da loro mai studiate come la biologia, i fondamenti anatomo fisiologici, la statistica, la psicometria, la lingua inglese, etc.)

    f) i neolaureati sono quelli maggiormente penalizzati da questa situazione, però qui io ritengo che le motivazioni siano altre

    Ecco, ora provo a spiegare le mie idee. I neolaureati non sono penalizzati da chi si è iscritto all'ordine con la laurea in filosofia (perché il laureato in filosofia iscritto all'ordine ha continuato 90 su 100 a fare lo psicanalista e non a fare un concorso pubblico per dirigente psicologo... quindi sostanzialmente a non essere diretto concorrente dello psicologo) né tanto meno dalle così dette nuove professioni.

    I motivi credo che siano:
    • mancato svincolo della psicologia dal così detto paradigma medico anche per quei rami della psicologia che di clinico non hanno niente; questo mancato svincolo fa sì che agli occhi della gente il professionista sia sempre un guaritore e il cliente sia sempre un paziente affetto da qualche disturbo, per cui chi non si sente "malato" va a cercare altrove
    • mancato svincolo della psicologia -intesa come scienza- dall'area clinica in senso lato (psicologia clinica, psicoterapia, psicoanalisi, etc.) con conseguenza che tutti i rami della psicologia che nel resto del mondo vengono anno dopo anno sviluppati in Italia sono praticamente inesistenti come la psicologia dello sport, la psicologia del lavoro, la psicologia del benessere, la psicologia sociale, quella scolastica, etc.
    • permanente sudditanza di fatto della psicologia nei confronti della medicina (vedi la psicologia clinica, la psicoterapia, il fatto che alle specialità universitarie vi siano spesso più posti per i medici che per gli psicologi, etc.)
    • incapacità totale della dirigenza degli psicologi (ordine nazionle in primis e associazioni di categoria poi) di sviluppare e promuovere adeguatamente una professione e una scienza tra la società civile
    • incapacità di tutta la categoria (e qui ci siamo dentro tutti, chi più chi meno) di aprire tavoli di confronto con la società, con le altre professioni e internamente alla stessa categoria su quale doveva essere il proprio futuro
    • incapacità delle università nel formare professionisti con in mano delle competenze spendibili nel mondo del lavoro (perché se è vero che lo psicologo che va a lavorare in comunutà guadagna quanto l'educatore professionale è pur vero che spesso l'educatore professionale sa fare di più dello psicologo in quel settore)
    • incapacità infine di tutta la categoria di ascoltare le istanze di rinnovo e di confronto che provenivano (e che provengono perché io credo che niente sia ancora perduto del tutto) dalla società civile italiana e dall'europa tutta
    • totale lassismo di una categoria che è brava a lamentarsi di quello che l'ordine non fa, ma non si è mai degnata di andare a votare alle elezioni per il rinnovo delle cariche ordinistiche, nemmeno di andare a votare per il proprio codice deontologico che è sia uno dei presupposti fondanti di una categoria sia un biglietto da visita verso la società civile)
    E tu giustamente chiedi: come si fa per cambiare la situazione?

    Io credo che la parola d'ordine sia "partecipazione" attiva alla vita della propria categoria così da rafforzarla e da poterle dare quel potere contrattuale necessario per dialogare con le istituzioni e con la società.

    Poi iniziare ad ascoltare la società anziché tentare di reprimere il dissenso. Perché si va più volentieri da un counselor? Tutto sommato non è nemmeno economicamente vantaggioso visto che il counselor fa pagare l'IVA e la sua prestazione non è detraibile. Perché le società sportive si affidano ai coach? Invece che voler reprimere forse sarebbe il caso di chiedersi il perché.

    Poi ascoltare l'Europa che chiede maggior libertà di accesso e di esercizio: basta con le buffonate come l'ultimo referendum dell'ordine che ha cercato di eludere una legge dello stato... basta con i presidenti dell'ordine nazionale che chiedono all'europa che la psicoterapia diventi una specializzazione di area medica.

    Che ne dici? In parte di ho risposto? Spero di sì...

  2. #77
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    28-05-2004
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    329
    Beh, il ragionamento è elegante, ma basato su presupposti un pò fuorvianti.

    In primis, è pericoloso costruire un ragionamento raffinato su fondamenta deboli. In effetti, sembra (non solo in questo forum) che tutto questo ragionamento sia fondato sulla "sabbia mobile" (passatemi il termine) della distinzione assai artificiosa "Psicologo diverso (e nettamente separato) da Psicoterapeuta e Psicoanalista", rivendicando la presunta alterità dei percorsi formativi e dei processi funzionali.

    E' un bias tipico anche di chi, su questa distinzione artificiosa (o sulla più o meno interessata propagazione dell'idea "culturale" che lo Psicologo sia radicalmente diverso dallo Psicoterapeuta/Psicoanalista) ha costruito un sistema formativo e sanatorio di grandi proporzioni, per permettere a chi Psicologo non era o non è di entrare comunque nel sistema di riconoscimento istituzionale della professionalità psicologica (che ormai da vent'anni, che piaccia o meno, è superordinata - assieme a quella medica - alla professionalità psicoterapeutica; vent'anni, non due mesi... i toni ed i ragionamenti usati dal MOPI nei primi anni '90 potrebbero essere rivisti nel 2007).

    Lo "Psicologo", per molti motivi epistemologici, operativi, ma da qualche decennio a questa parte, anche e soprattutto NORMATIVI, ISTITUZIONALI e FORMATIVI, E' collegato funzionalmente allo "Psicoterapeuta", ed ormai perfino le istituzioni psicoanalitiche più "hard" hanno accettato e compreso questo aspetto, adeguandosi ad esso.

    Questo non esaurisce certo l'assetto professionale dello Psicologo, che oltre di clinica può e deve occuparsi compiutamente di molti altri settori... settori che tra l'altro sono ora in mano proprio ai Counsellor/Coach spesso formati dalle stesse società imprenditoriali che a parole dicono "liberiamo lo psicologo dal giogo della clinica", per poi togliergli il terreno sotto i piedi con la formazione e tutela dei counsellor. Curioso.


    Dunque, da parte di alcuni, sembra che si cerchi di "usare" il sistema istituzionalmente orientato da quarant'anni alla formazione universitaria di psicologi, e da venti al loro riconoscimento ordinistico, cercando di "privarlo di senso":

    1. In un primo momento, imbarcando (fine anni '80 - metà anni '90) un armata di migliaia di aspiranti psicologi, sanati nelle maniera più disparate (non esistono psicologi con la terza media ? Mi risultava che qualche tentativo in tal senso era stato fatto, ma forse era solo una voce; allo stesso modo era probabilmente solo una voce quella che diceva che erano stati portati avanti procedimenti di sanatoria per persone che, carte alla mano, risultavano essere ancora adolescenti alla data in cui risultavano invece essere regolarmente iscritti a scuole di psicologia/psicoterapia... certo che ne girano di voci infondate);

    2. In un secondo momento, per favorire la formazione / erogazione di servizi / "estensione delle competenze" di Counsellor, Mediatori, Coach di ogni categoria, spesso in concorrenza diretta proprio con quei giovani Psicologi "regolari", che a parole si vorrebbero tanto tutelare.

    Intendiamoci, l'Ordine Nazionale e le Università hanno diverse resposabilità importanti nella genesi della situazione di precariato attuale.
    Ma suggerirei di iniziare a guardare quello che in questo senso è stato fatto da gruppi (uno a caso tra gli altri, proprio quel MOPI che mi sembra avere tesi molto simili a quelle di Quattrostracci) che, proprio sull'inserimento massiccio nell'Ordine di non-laureati in psicologia con le formazioni più disparate, sulla raffica di ricorsi legali tra i più "raffinati" per cercare di sanare le situazioni più improbabili, sulla formazione a pagamento e promozione intensiva della figura dei counsellors hanno costruito in parte la propria identità e storia professionale, societaria ed imprenditoriale.


    In secondo luogo, si scrive che nell'Ordine sono entrati all'inizio "alcuni laureati in psicologia" assieme a "migliaia" di psicoanalisti/psicoterapeuti/etc." non psicologi, "costretti ad adeguarsi".
    A prescindere che, legge o non legge, i CdL di Psicologia esistevano a quel punto già da ben 18 anni, e quindi se uno avesse voluto formarsi in ordine alla professionalità psicologica di certo non può dire "ah! infingardi ! mi avete teso una trappola senza avvertirmi!", tendi a minimizzare il numero di "veri psicologi" (passami il termine, intendo con questo chi è stato così ingenuo da farsi tutto il percorso formativo "regolare" senza cercare comode scorciatoie), che al 1989 era già di tutto rispetto.
    Padova e Roma hanno iniziato a sfornare 800 laureati all'anno a testa già dalla fine degli anni '70, quindi alla nascita degli Ordini erano almeno 2/3 i laureati in Psicologia al loro interno... non "alcuni laureati in psicologia"...

    Insomma, giusto individuare responsabilità Ordinistiche, ma mi verrebbe anche da dire che i primi responsabili di aver "drogato" il mercato professionale della Psicologia sono proprio coloro (io non so chi siano, ma di certo ci sono stati) che, sia in passato che oggi, hanno favorito con l'organizzazione di ricorsi legali di massa l'accesso di migliaia di persone con i titoli più disparati, e che hanno poi costruito società imprenditoriali con lo scopo di formare e gettare nel mercato del lavoro - già saturatissimo da migliaia di giovani psicologi disoccupati - centinaia e migliaia di counsellor/coach/filosofi clinici/etc., cercando tra l'altro di presentarla come una "operazione di allargamento della cultura professionale a vantaggio degli psicologi".
    Paradossale, non trovate anche voi ?

    Ciao !
    Lpd

  3. #78
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
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    717
    Mmmm, io ho un opinione un po' diversa... intanto il fatto che ora un Legge imponga la laurea in Psicologia o Medicina per fare gli Psicoterapeuti vuol dire poco. Le Leggi sono fatte dalle persone e le persone le possono cambiare. Inoltre le Leggi cambiano con il cambiare della società, pertanto si può dire: "questo è lo stato di fatto", ma non necessariamente si deve essere daccordo e accettarlo supinamente. Io sono dell'idea che le leggi, tutte le leggi, vadano rispettate. Non mi piace chi fa manovre nell'illegalità. Sono però anche dell'idea che, se non si è daccordo, le leggi si possono anche cambiare o si può chiedere, a chi ne sa più di noi, di darci un parere (esistono i ricorsi, le preture, i giudici di pace, etc.). E poi esiste il principio di responsabilità individuale: se hai ragione te la prendi con tutti gli onori ma, se hai torto, ti prendi il torto con tutti gli oneri.

    Ciò premesso il risultato non cambia: i veri psicologi con la vera laurea in psicologia nel 1989 erano ben pochi... ma, ti ripeto, per me non sono certo loro a rappresentare il problema.

    Dici che "le società psicoanalitiche più hard hanno accettato e compreso questo aspetto". Niente di più falso: le scuole e gli istituti di psicoanalisi, per continuare ad esistere, si sono piegate alla logica ministeriale. Per alcuni anni hanno provato a fregarsene. Poi però i potenziali allievi chiedevano: che valore ha il titolo che mi date una volta finita la scuola? E dunque, per non perdere allievi, si sono fatti accreditare i corsi di specialità dal ministero. Ma il mondo reale è un altro... è quello fatto dai molti convegni che le società psicoanalitiche organizzano e dove ribadiscono che la psicoanalisi, ad esempio, non è psicoterapia. E' quello fatto dai molti psicoanalisti che, pur essendo iscritti all'ordine per motivi funzionali e di interesse, sono i primi a sostenere che lo psicoanalista è altro dallo psicologo e che sì, gli è toccato prendersi la laurea, ma infondo gli sarebbero bastati 6 anni di analisi a 4 sedute la settimana. Questo è il mondo reale, il resto è il mondo che non esiste. Che sarebbe tanto bello, ma che non c'è nella realtà dei fatti.

    Nel tuo punto 1 parli di persone imbarcate con le norme transitorie. Intanto mettiamo un punto fermo: hanno fatto quello che la legge consentiva loro di fare, né più né meno. Ci sono stati degli abusi? Beh... bastava denunciarli. Sembri essere molto informata/o (scusa, ma non so se sei una lei o un lui) riguardo a questi abusi: perché tu o chi lo sapeva non ha sporto denuncia ai carabinieri all'espoca? I delinquenti esistono dappertutto e criminalizzare tutti coloro che hanno usufruito delle norme transitorie mi pare un po' qualunquista come ragionamento. Ma una volta fissato questo ti dovresti domandare CHI ha scritto quelle norme e per quale motivo le ha scritte. Rimarresti sorpresa/o nel conoscere i nomi... insospettabili che a loro volta sono entrati con le norme transitorie e che oggi tuonano contro ex compagni di ventura (o sventura...). Le voci, invece, rimangono voci. Ma chi sparge queste voci è doppiamente colpevole: sapeva e ha taciuto. Quando poteva denunciare e rendere un pubblico servizio a tutte le persone oneste.

    Nel punto 2 parli di una seconda fase. Se ho capito bene tu stai sostenendo che a monte vi era un disegno ben preciso che ha avuto inizio con il convincere il parlamento italiano a varare una legge e poi è proseguito cercando di smontare la legge, inventare nuove figure professionali e fregare gli psicologi del loro lavoro. Praticamente dei geni del crimine... a questo punto ho una richiesta: chi sa parli!

    Sì, in effetti io mi trovo spesso daccordo con la politica promossa dal Mo.P.I.. Eppure sono giovane e con la laurea in psicologia. Ma ritengo che le loro idee possano favorire lo sviluppo della mia professione. Ma sono daccordo anche con altri gruppi che attivamente fanno politica e non ho difficoltà a riconoscere anche le cose buone fatte dall'ordine nazionale. Sai, ho il brutto vizio di documentarmi e di non fermarmi davanti alle apparenze o di fronte ai vari tentativi di indottrinamento... (a proposito: proprio l'indottrinamento è uno dei problemi dei giovani laureati).

    Quanto alle professioni limitrofe siamo sempre lì: si vuol sostenere che un'entità malvagia ha inventato queste figure e poi ha cercato di "drogare il mercato" (per usare una tua frase). E' un'idea fuori dal mondo: proprio nel mondo tali figure esistono da decenni e sono sinonimo di civiltà e di modernità. Fortunatamente in Canada è dagli anni '70 che esiste la mediazione familiare, ad esempio. E questo ha fatto sì che molti figli di separati fossero meglio tutelati nella loro crescita. Il counseling esiste negli USA dalla fine del 1800 ed è servito a tutti i soldati reduci dalla guerra. L'orientamento e il bilancio di competenze esistono in Francia da decenni e sono servizi a migliorare le condizioni di vita dei disoccupati e dei licenziati.

    Io credo ci voglia un po' più di onestà: poi possiamo anche discutere se queste figure professionali legalmente e politicamente debbano finire sotto l'ordine dgli psicologi perché così verrà deciso. Non sarò daccordo, ma lo rispetterò.

    Ma non diciamo che sono la stessa cosa: quando sento dire che il counseling e la consulenza psicologica sono la stessa cosa mi vengono i brividi... quando sento dire che la mediazione familiare e la terapia di coppia sono la stessa cosa mi viene l'orticaria...

  4. #79
    Citazione Originalmente inviato da prm Visualizza messaggio
    scusate, a questo proposito avrei bisogno di una info urgente:
    il pedagogista clinico formato dall'ISFAR e iscritto all'ANPEC (vedi il sito /www.clinicalpedagogy.com) può utilizzare test grafici proiettivi quali il test della figura umana di Machover o il test del disegno della famiglia di Cormann?
    io sono una psicologa e avrei bisogno di difendere i miei ambiti professionali con certezza
    grazie a tutti
    prm
    i test grafici, a torto o a ragione, possono essere utilizzati da chiunque...

  5. #80
    Citazione Originalmente inviato da prm Visualizza messaggio
    scusate, a questo proposito avrei bisogno di una info urgente:
    il pedagogista clinico formato dall'ISFAR e iscritto all'ANPEC (vedi il sito /www.clinicalpedagogy.com) può utilizzare test grafici proiettivi quali il test della figura umana di Machover o il test del disegno della famiglia di Cormann?
    io sono una psicologa e avrei bisogno di difendere i miei ambiti professionali con certezza
    grazie a tutti
    prm
    i test grafici, tipo Draw a Person, Albero, Famiglia ecc., a torto o a ragione, possono essere usati da chiunque...

  6. #81
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Citazione Originalmente inviato da psicotoscana Visualizza messaggio
    i test grafici, tipo Draw a Person, Albero, Famiglia ecc., a torto o a ragione, possono essere usati da chiunque...
    Per quanto concerne la somministrazione di test esistono delle regole ben precise. Gli psicopedagogisti possono somministrare tutti quei test il cui codice di accesso è A2. Per un elenco completo dei test disponibili e per la verifica dei codici di accesso è possibile avere informazioni direttamente dal sito di chi distribuisce i test: Giunti OS | Guida all'acquisto

    Ciao

  7. #82
    Partecipante L'avatar di marta.kitty
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    Citazione Originalmente inviato da psicotoscana Visualizza messaggio
    i test grafici, tipo Draw a Person, Albero, Famiglia ecc., a torto o a ragione, possono essere usati da chiunque...
    Assolutamente no, se chiamate l'ordine ve lo chiarisce, i proiettivi grafici, li possono usare solo gli psicologi (io personalmente se becco qualcun'altro ad usarli segnalo all'ordine) anche a rigor di logica, se li usi, visto che sono proiettivi, come minimi uno deve sapere cosa l'atro proietta...

  8. #83
    Partecipante Assiduo L'avatar di *_ele84_*
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    l'altro giorno facendo zapping in tv ho sentito di sfuggita a Mi manda RaiTre che precisavano che una certa maga sedicente psicologa che era intervenuta nella puntata precedente non risultava abilitata, e quindi questa millantava il titolo di psicologa, che non aveva, addirittura in tv! ma a che livelli siamo dico io, se uno non si fa neanche riguardo di dirlo in tv proprio non c'è la concezione che non ci si può improvvisare psicologi, nemmeno sotto il "semplice" punto di vista del titolo...

  9. #84

    Riferimento: Esercizio Abusivo Della Professione

    Ciao Ragazzi....ho Paura Ce Se Non Ci Si Sveglia Un Pò Ci Ruberanno Tutto Il Lavoro Che Ci Compete

  10. #85

    Riferimento: Esercizio Abusivo Della Professione

    Scusate per qualche errore ma sto dormendo in piedi

  11. #86
    Partecipante Veramente Figo
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    Riferimento: Esercizio Abusivo Della Professione

    E' sbagliato deontologicamente lavorare (gratis) come psicologi presso un centro di ascolto o sportello di una chiesa?
    Ogni adulto convive con il bambino che è stato
    S. Freud

  12. #87
    Banned
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    Riferimento: Esercizio Abusivo Della Professione

    Citazione Originalmente inviato da marghetta Visualizza messaggio
    E' sbagliato deontologicamente lavorare (gratis) come psicologi presso un centro di ascolto o sportello di una chiesa?

    ho sentito notizia di psicologi/terapeuti che offrono servizio gratuito presso sportelli di ascolto parrocchiali come questo:
    http://www.caritas.vicenza.it/docume...a=news&id=1360
    però da quanto ho capito l'Ordine era al corrente di questo progetto.

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