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  1. #1126
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    ORMAI SONO ARRIVATA A 10 CREDO POSSA BASTARE............. CI SENTIAMO STASERA PER RISOLVERLI

    CASO 10.
    La signora A., di 40 anni, consulta un professionista su insistenza del marito a causa di sintomi che sono diventati progressivamente più gravi ed intollerabili, che stanno condizionando sempre più la vita di coppia, che non ha figli. A. è costantemente dedita alla pulizia della casa, a mettere in ordine, a lavare gli indumenti, a controllare gli oggetti che il marito porta a casa, per il timore di contaminazioni. Tali manifestazioni sono diventate sempre più intense dopo la morte della madre di A., circa cinque anni prima, per le conseguenze di una malattia infettiva. Attualmente A. è casalinga, dopo aver lasciato qualche anno prima il lavoro di segretaria presso un’azienda. In questo lei era competente e preparata; tuttavia svolgeva le sue mansioni con scrupolo e meticolosità eccessivi per cui impiegava molto tempo per completare i compiti assegnati, che la portavano ad oltrepassare l’orario di lavoro ed a continuare ad occuparsene anche a casa. Inoltre ogni decisione da prendere era fonte di ansia per i persistenti dubbi che la tormentavano. A. è sempre stata poco desiderosa di intrattenere relazioni sociali ed il marito lamenta anche una scarsa disponibilità affettiva e sessuale. A. è una donna che mostra un persistente stato di insoddisfazione, sentimenti di inadeguatezza e di sfiducia, è convinta di non valere nulla e pensa che la vita non abbia più molto da offrirle. Soffre anche di insonnia. Il marito non riesce in alcun modo ad esserle di aiuto, si sente infelice ed impotente di fronte alla situazione.
    Il Candidato indichi:
    1)in quale ( o quali) categoria psicopatologica vanno presumibilmente collocate le manifestazioni sintomatologiche e comportamentali della signora A;
    2)quali dati anamnestici e biografici è utile indagare per approfondire la conoscenza del caso;
    3)i concetti psicologici esplicativi del quadro clinico, all’interno di un modello teorico di riferimento prescelto;
    4)le indicazioni terapeutiche più opportune per affrontare il caso, motivandone la scelta.
    kegi

  2. #1127
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    ciaoooooooooooo

    hahaha, si credo che possono bastare!!!!!!!!!!!!!!! senti, ma per caso li hai presi da quell maloppo di roba che ho anche io??? no nel senso, cosi evito di andare a leggermeli tutti ed a sceglierne quelli piu adatti visto che magari tu li hai gia sfogliati tutti e scelto alcuni di quelli????

    altrimenti se non sono presi da li magari ne vedo qualcuno anche da li.

  3. #1128
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    Per Alex : ti ho inviato una mail

    Per tutti: metto casi ma li faccio stasera.........

    VO 2003
    Il giovane uomo depresso. L., un giovane uomo di 26 anni, telefona ad una psicologa e prende un appuntamento, ma il giorno convenuto non si presenta, né in seguito dà più notizie di sé. Passato un mese, citofona allo studio della psicologa, insistendo per incontrarla subito, spiegarle il suo problema e iniziare una psicoterapia. La psicologa propone invece che ritelefoni, per fissare un appuntamento. Quando si incontrano per il primo colloquio, L. dice che il suo problema dura da 9 anni, che è stanco di soffrire, che ha già provato di tutto: psichiatri, psicologi, psicoterapie, ha cambiato un sacco di farmaci; da circa due mesi è seguito da uno psichiatra, che gli ha consigliato di parlare con uno psicologo. Lui è stato d’accordo, perché con i soli farmaci sta peggiorando. Sospira: “Nessuno può aiutarmi…”. Dice che è esasperato dal suo malessere, che si acuisce sempre più. Non riesce a riprendere il lavoro: “Non riesco a capire il motivo di questo blocco, del mio rifiuto, rischio di perdere lo stipendio.”. “La mia depressione è iniziata quando avevo 17 anni, mi si appannava la vista, ero angosciato di tutto, non avevo voglia di uscire. Ho iniziato a lavorare, ma si può dire che in media ci andavo tre, quattro mesi all’anno, tra malattie e permessi vari”. “Sono patito di macchine e motociclette, andavo a lavorare soprattutto per questo, adesso sono sempre più angosciato all’idea di poter perdere il lavoro”. “Ho una ragazza, ma non la amo”. Ha un gruppetto di amici, di cui lui è il leader, “perché con loro mi faccio forte e mostro un altro volto…non sanno che soffro di depressione”. In famiglia i genitori lo comprendono: non è così per il fratello maggiore, che: “Dice che sono un fannullone e ne approfitto perché a casa non fanno storie”. Ultimamente si sente un po’ meglio con i farmaci che gli prescrive lo psichiatra, “Ma lui è troppo impegnato, io ho bisogno che qualcuno mi segua da vicino”.
    intanto iniziamo con questo no?
    second me È un disturbo dell umore: disturbo distimico visto che dura da 9 anni.... ed alla fine sembrano solo esserci sintomi depressivi....

    voi che dite???
    comunque andrei ad indagare l evenutale presenza di episodi di umore elevato per vedere se eventualemente ci sono dei periodi di umore elevato e se in tal caso si possa trattare di un disturbo ciclotimico, no???
    Ultima modifica di alexsugar : 14-01-2011 alle ore 14.53.21

  4. #1129
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    Adriana chiede presso un servizio territoriale un appuntamento con uno psicologo. A. è una bella donna di 35 anni con un viso solare che trasmette tranquillità, appare dolce e gentile. È laureata in scienze religiose e insegna questa materia in una scuola elementare. Tale lavoro le piace molto. È stata inviata al servizio dal ginecologo al quale la donna si era rivolta per problemi di ordine sessuale. Riferisce di essersi separata da circa 2 anni,attualmente il marito le ha chiesto l’annullamento del matrimonio. La coppia ha un bambino di 4 anni. Adriana racconta di aver subito un abuso sessuale all’età di 9 anni da parte del marito della sorella della madre che ancora oggi vive nel palazzo dove vivono i genitori di Adriana. Adriana pensa che questo è il motivo x cui ha difficoltà ad avere rapporti.
    Il candidato indichi le aree da approfondire, un inquadramento psicodiagnostico e un piano di trattamento.

    forse questo caso l avevamo gia trattato comunque rifacciamolo:

    bisogna indagare molte cose, sia mediante il resoconto dei referti clinici del ginecologo sia mediante colloqui diretti da parte dello psicologo: comunque bisogna vedere di quale disturbo si tratta, se di 1 o piu disturbi della fase di risposta sessuale.... ma bisogna anche vedere se effettiavmente A. percepisce un disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento perche altrimenti non si puo diagnsoticare un disturbo sessuale. inoltre il suo background culturale e religioso puo darci informazioni circa le sue opinioni sulla ttivitÀ sessuale... potrebbe inoltre essere che l evento scattenante sia stato l abuso subito e che per questo lei abbia in effetti sviluppato un disturbo sessuale......
    comunque vanno indagati molti aspetti e non ce una diagnosi certa!!!

  5. #1130
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    Caso clinico 7 ottobre 2003

    Una studentessa universitaria, ventenne, non riesce più a frequentare le lezioni del suo corso di studi, la facoltà d’ingegneria, perché tutte le volte che esce di casa per andare all’università sente crescere una forte ansia, con un tremore in tutto il corpo, e non riesce ad uscire di casa. La giovane sta frequentando con profitto i suoi studi universitari, ha ultimato gli esami del secondo anno del corso di laurea triennale, con una media alta. Va dallo psicologo per affrontare questa sua difficoltà; è molto preoccupata per quanto le capita, non capisce quali siano i motivi del suo disturbo. Racconta della sua vita, di una famiglia ove hanno studiato all’università solo le donne di casa: la madre è insegnante di liceo, ed ha una sorella maggiore che si è laureata in architettura. Il fratello, che ha due anni più di lei, ha interrotto gli studi alle scuole superiori, e lavora saltuariamente come programmatore per piccole aziende d’informatica. Il padre, ragioniere, è impiegato alle poste, ormai vicino alla pensione. Anche il ragazzo, che la nostra giovane donna frequenta da qualche mese, ha interrotto gli studi universitari (frequentava anch’egli ingegneria), e sta tentando d’inserirsi nel lavoro seguendo la stessa strada del fratello. L’ansia è iniziata quando ha pensato che ormai stava per avvicinarsi la fine degli studi e si è chiesta a cosa potesse servirle la laurea triennale. A ben poco, questa è la sua opinione. Ciò le fa pensare alla necessità di proseguire negli studi, cosa che sente poco attraente, per via di un rinvio del lavoro, al quale la nostra giovane donna aspira. Conta molto sull’aiuto dello psicologo; apprezza che sia un uomo, che ha studiato e che occupa una posizione importante, potendo aiutare le persone in difficoltà come lei. Sin dall’inizio del primo colloquio dice di sentire stima e fiducia nello psicologo, pensa che con lui risolverà i suoi problemi.
    secondo me qui la diagnosi È chiara: fobia sociale... ed i sintomi dell attacco di panico si verificano come conseguenza al fatto che si trova a disagio nel recarsi all universitÀ. mi sembra dunque che gli attacchi siano abbastanaz prevedibili e circoscritti a situazioni specifiche dunque non mi pare possa essere un disturbo di panico, sia perche gli attacchi non sono cosi imprevisti sia perche la sizuazioe È abbastanza specifica, mentre nel disturbo di panico con agorafobia mi sembra che l attacco È improvviso e soprattutto cè l evitamento di una vasta gamma di situazioni sociali perche li si potrebbe verificare l attacco. invece qui lei evita la scuola non tanto per paura di avere un attacco no? ma aveva disagio all uni per altri motivi e la evita per questo e se lo stesso ci deve andare si verifica l attacco di panico. comunque secondo me fobia sociale

  6. #1131
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    SALVE BIMBE!
    IL FATTO CHE BISOGNA INDICARE UN'IPOTESI DIAGNBOSTICA MI RISOLLEVA!
    SECONDO ME PIù CHE FARE MOLTI CASI BISOGNA CAPIRE COME SVOLGERLOOOOOOO!
    ULTIMI GIORNO DI STUDIO MATTO E DISPERATOOOOOOOOOOOOO...ALEX E KEGI SE VOLETE OGGI O DOMANI NEL POM O IN SERATA POSSIAMO SENT PER TEL E CI SI AGGIORNA ..DATO KE NEL FORUM NN MI CONNETTO MOLTOOOOOOOOOOO!UN BACIONEEEEEEEEEEEE...FORZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA AAAAA

  7. #1132
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    Caso clinico 7 ottobre 2003

    Una studentessa universitaria, ventenne, non riesce più a frequentare le lezioni del suo corso di studi, la facoltà d’ingegneria, perché tutte le volte che esce di casa per andare all’università sente crescere una forte ansia, con un tremore in tutto il corpo, e non riesce ad uscire di casa. La giovane sta frequentando con profitto i suoi studi universitari, ha ultimato gli esami del secondo anno del corso di laurea triennale, con una media alta. Va dallo psicologo per affrontare questa sua difficoltà; è molto preoccupata per quanto le capita, non capisce quali siano i motivi del suo disturbo. Racconta della sua vita, di una famiglia ove hanno studiato all’università solo le donne di casa: la madre è insegnante di liceo, ed ha una sorella maggiore che si è laureata in architettura. Il fratello, che ha due anni più di lei, ha interrotto gli studi alle scuole superiori, e lavora saltuariamente come programmatore per piccole aziende d’informatica. Il padre, ragioniere, è impiegato alle poste, ormai vicino alla pensione. Anche il ragazzo, che la nostra giovane donna frequenta da qualche mese, ha interrotto gli studi universitari (frequentava anch’egli ingegneria), e sta tentando d’inserirsi nel lavoro seguendo la stessa strada del fratello. L’ansia è iniziata quando ha pensato che ormai stava per avvicinarsi la fine degli studi e si è chiesta a cosa potesse servirle la laurea triennale. A ben poco, questa è la sua opinione. Ciò le fa pensare alla necessità di proseguire negli studi, cosa che sente poco attraente, per via di un rinvio del lavoro, al quale la nostra giovane donna aspira. Conta molto sull’aiuto dello psicologo; apprezza che sia un uomo, che ha studiato e che occupa una posizione importante, potendo aiutare le persone in difficoltà come lei. Sin dall’inizio del primo colloquio dice di sentire stima e fiducia nello psicologo, pensa che con lui risolverà i suoi problemi.
    ci vedo Disturbo dell'Asse I: Fobia sociale!

    Disturbo da Attacchi di panico no, perchè circoscritti "perché tutte le volte che esce di casa per andare all’università sente crescere una forte ansia, con un tremore in tutto il corpo, e non riesce ad uscire di casa. "

    VOI???????????
    kegi

  8. #1133
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    Per Alex : ti ho inviato una mail

    Per tutti: metto casi ma li faccio stasera.........

    VO 2003
    Il giovane uomo depresso. L., un giovane uomo di 26 anni, telefona ad una psicologa e prende un appuntamento, ma il giorno convenuto non si presenta, né in seguito dà più notizie di sé. Passato un mese, citofona allo studio della psicologa, insistendo per incontrarla subito, spiegarle il suo problema e iniziare una psicoterapia. La psicologa propone invece che ritelefoni, per fissare un appuntamento. Quando si incontrano per il primo colloquio, L. dice che il suo problema dura da 9 anni, che è stanco di soffrire, che ha già provato di tutto: psichiatri, psicologi, psicoterapie, ha cambiato un sacco di farmaci; da circa due mesi è seguito da uno psichiatra, che gli ha consigliato di parlare con uno psicologo. Lui è stato d’accordo, perché con i soli farmaci sta peggiorando. Sospira: “Nessuno può aiutarmi…”. Dice che è esasperato dal suo malessere, che si acuisce sempre più. Non riesce a riprendere il lavoro: “Non riesco a capire il motivo di questo blocco, del mio rifiuto, rischio di perdere lo stipendio.”. “La mia depressione è iniziata quando avevo 17 anni, mi si appannava la vista, ero angosciato di tutto, non avevo voglia di uscire. Ho iniziato a lavorare, ma si può dire che in media ci andavo tre, quattro mesi all’anno, tra malattie e permessi vari”. “Sono patito di macchine e motociclette, andavo a lavorare soprattutto per questo, adesso sono sempre più angosciato all’idea di poter perdere il lavoro”. “Ho una ragazza, ma non la amo”. Ha un gruppetto di amici, di cui lui è il leader, “perché con loro mi faccio forte e mostro un altro volto…non sanno che soffro di depressione”. In famiglia i genitori lo comprendono: non è così per il fratello maggiore, che: “Dice che sono un fannullone e ne approfitto perché a casa non fanno storie”. Ultimamente si sente un po’ meglio con i farmaci che gli prescrive lo psichiatra, “Ma lui è troppo impegnato, io ho bisogno che qualcuno mi segua da vicino”.
    CREDO sia Asse I : Disturbo dell'Umore.............non soddisfa i creiteri per un DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE quindi mi aggrapperei ai pochi sintomi depressivi e ai 9 anni e opterei per DISTURBO DISTIMICO che dite?
    kegi

  9. #1134
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    CASO 2
    Silvia, 18 anni, viene inviata dal medico curante per una visita psicologica al Servizio di Salute Mentale per sospetta anoressia mentale.
    Due anni fa pesava quasi 80 kg, oggi ne pesa 47.
    Si presenta al primo incontro col padre (operaio di 42 anni): la madre è al lavoro. La prima parte del colloquio è svolto con entrambi.
    Il padre non ha una ipotesi sul malessere della figlia, adduce la causa all’inizio di una dieta di un anno prima. Si commuove molto e piange durante il racconto delle molte visite specialistiche private effettuate nell’ultimo periodo.
    La ragazza è sorpresa del pianto del padre.
    Il Candidato, in base ai dati proposti:
    1.Dica quali elementi ritiene utili per verificare la correttezza della diagnosi.
    2.Individui quale percorso di valutazione è necessario onde pervenire ad un eventuale trattamento.
    3.Indichi quali settino di intervento sceglierebbe.
    Sembrerebbe anoressia nervosa ma come si fa a dirlo non abbiamo elementi suff..........quindi oltre ad indagare con colloqui diasgnostici e test che si scrive come diagnosi differenziale?
    kegi

  10. #1135
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    CASO 3.
    Un commerciante sui 40 anni, S.B., si presenta con la moglie ad una consultazione psicologica. E' molto teso, sudato , parla a scatti, mentre la moglie appare tranquilla e silenziosa. L'uomo denuncia insonnia, difficoltà sessuali, agitazione psicomotoria ,ansia e preoccupazione per la salute propria e quella della moglie e dei due figli di sei ed otto anni. La moglie, interrogata dallo psicologo, dice che in famiglia va tutto bene, solo che il marito è ansioso in modo sproporzionato rispetto alle situazioni.
    Il commerciante afferma ancora che si sente umiliato per lo scarso successo nel lavoro, che considera modesto rispetto alle proprie aspettative giovanili.
    Il Candidato indichi quali aree approfondirebbe nei colloqui successivi, quali strumenti testologici userebbe come supporto dei colloqui clinici illustrando anche i motivi della scelta, e quali ipotesi diagnostiche potrebbe formulare; indichi inoltre se ritiene opportuno proseguire, almeno in fase diagnostica, i colloqui solo con S.B. o anche con la moglie.
    Al solito secondo me ci sono pochi elementi e potrebbe essere ansia o depressione ma da li a dirlo bisogna fare altre indagini , giusto? voi che ci vedete?
    kegi

  11. #1136
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    ci vedo Disturbo dell'Asse I: Fobia sociale!

    Disturbo da Attacchi di panico no, perchè circoscritti "perché tutte le volte che esce di casa per andare all’università sente crescere una forte ansia, con un tremore in tutto il corpo, e non riesce ad uscire di casa. "

    VOI???????????
    ok anche io!

  12. #1137
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    CREDO sia Asse I : Disturbo dell'Umore.............non soddisfa i creiteri per un DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE quindi mi aggrapperei ai pochi sintomi depressivi e ai 9 anni e opterei per DISTURBO DISTIMICO che dite?
    anche secondo me

  13. #1138
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    Sembrerebbe anoressia nervosa ma come si fa a dirlo non abbiamo elementi suff..........quindi oltre ad indagare con colloqui diasgnostici e test che si scrive come diagnosi differenziale?
    hm, infatti ci sono troppo pochi elementi.
    la ragazze aha 18 anni e pesa solo 47 kg.... infatti È un po poco, ma che ne sappiamo noi, perche se È altra 1,50 m allora 47 kg vanno bene no? e a quel punto non È anoressica....
    comunque secondo me a sto punto si indaga tutti gli elementi ulteriori per arrivare a fare una diagnosi di disturbo alimentare, compreso il calcolo del BMI giusto??

  14. #1139
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    hm, infatti ci sono troppo pochi elementi.
    la ragazze aha 18 anni e pesa solo 47 kg.... infatti È un po poco, ma che ne sappiamo noi, perche se È altra 1,50 m allora 47 kg vanno bene no? e a quel punto non È anoressica....
    comunque secondo me a sto punto si indaga tutti gli elementi ulteriori per arrivare a fare una diagnosi di disturbo alimentare, compreso il calcolo del BMI giusto??
    ok ............ps: ti ho mandato una mail
    kegi

  15. #1140
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    forse questo caso l avevamo gia trattato comunque rifacciamolo:

    bisogna indagare molte cose, sia mediante il resoconto dei referti clinici del ginecologo sia mediante colloqui diretti da parte dello psicologo: comunque bisogna vedere di quale disturbo si tratta, se di 1 o piu disturbi della fase di risposta sessuale.... ma bisogna anche vedere se effettiavmente A. percepisce un disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento perche altrimenti non si puo diagnsoticare un disturbo sessuale. inoltre il suo background culturale e religioso puo darci informazioni circa le sue opinioni sulla ttivitÀ sessuale... potrebbe inoltre essere che l evento scattenante sia stato l abuso subito e che per questo lei abbia in effetti sviluppato un disturbo sessuale......
    comunque vanno indagati molti aspetti e non ce una diagnosi certa!!!
    ma se ha difficoltà ad avere rapporti si potrebbe pensare a una disfunzione sessuale : disturbo dell'eccetazione sessuale? non saprei magari insorto proprio a causa della violenza..........boh........che pensi?
    kegi

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