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  1. #1216
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    nei miei appunti che ho integrato dal gabbard c'è scritto: tormentato da pensieri ricorrenti con contenuto spiacevole........quindi ci sta la contaminazione?
    si la contaminazione È tipica del doc dell asse I

  2. #1217
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    parlo del doc di personalità........
    oioi, so che la contaminazione È tipica dell doc asse I, ma per il doc di personalitÀ io ho capito che ce assenza di vere e proprie ossessioni e compulsioni ma È piu un modo di vivere molto "rigoroso"...
    comunque vediamolo domani ok?

    io vado

  3. #1218
    Partecipante Figo L'avatar di alexsugar
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    notte bella!!!!!!!

    e grazie per tutti questi casi, ma dove cavolo li hai presi????

    ciaooo

  4. #1219
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    si ho capito, vuoi dire che se ha un disturbo DOC dell asse I ne è consapevole e invece un DOC di personalitÀ magari non ce consapevolezza e quindi il fatto che la porta il marito e non sia lei stessa a riconoscere il malessere questo giustifica il DOC di personalitÀ, ho capito bene?
    si in teoria si............. ma siamo sicuri che nel DOC di personalitÀ non ce consapevolezza??? ce nel DSM??

    comunque a sto punto io farei entrambe le diagnosi proprio perche i sintomi non sono chiari, ma siccome domani studio la persoanlitÀ magari sto caso lo rivediamo domani ok? e magari invialo alle ragazze e vediamo che dicono ok????

    i sintomi della personalità sono egosintonici.........quindi tendono ad affliggere > le persone vicine al paz che il paz stesso........tanto che il paz giunge alla consultazione solo se si sovrappongono altri sintomi quali ansia acuta depressione insonnia...........ora fin qui ok?

    il problema è : lei non è giunta per ansia o depressione o insonnia, riconoscerà che c'è?
    voglio dire sarà il caso di dirlo che è in corso anche una depressione >? io opterei per il si........
    kegi

  5. #1220
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    notte bella!!!!!!!

    e grazie per tutti questi casi, ma dove cavolo li hai presi????

    ciaooo
    me li ha passati una mia amica ma non c'è la soluzione...........peccato!
    kegi

  6. #1221
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio

    i sintomi della personalità sono egosintonici.........quindi tendono ad affliggere > le persone vicine al paz che il paz stesso........tanto che il paz giunge alla consultazione solo se si sovrappongono altri sintomi quali ansia acuta depressione insonnia...........ora fin qui ok?

    il problema è : lei non è giunta per ansia o depressione o insonnia, riconoscerà che c'è?
    voglio dire sarà il caso di dirlo che è in corso anche una depressione >? io opterei per il si........
    il problema principale rimane il DOC, infatti il marito la porta per questo, ora ce solo da capire se Doc asse I o II. poi ce anche la sintomatologia depressiva, quindi un disturbo dell umore dell asse I e quindi io lo metterei fra le ipotesi diagnostiche specificando che la depressione si sviluppa spesso in relazione al doc di personalitÀ...giusto?

  7. #1222
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    sono rimasta sola??????????? mi sa di si........notte e a domani fatemi sapere che pensate del mio ultimo post ........
    kegi

  8. #1223
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    Citazione Originalmente inviato da kegi7929 Visualizza messaggio
    me li ha passati una mia amica ma non c'è la soluzione...........peccato!
    si peccAato, sarebbe utile
    magari domani prendiamo qualche caso dal maloppo che abbiamo entrambe almeno li ce la soluzine per ogni caso

  9. #1224
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    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    il problema principale rimane il DOC, infatti il marito la porta per questo, ora ce solo da capire se Doc asse I o II. poi ce anche la sintomatologia depressiva, quindi un disturbo dell umore dell asse I e quindi io lo metterei fra le ipotesi diagnostiche specificando che la depressione si sviluppa spesso in relazione al doc di personalitÀ...giusto?
    ok per me si!
    kegi

  10. #1225
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    sono rimasta sola??????????? mi sa di si........notte e a domani fatemi sapere che pensate del mio ultimo post ........
    guarda per i sintomi del doc lei magari non li riconosce ma li percepisce il marito maggiormente. mentre per la depressione È lei stessa a riferire di sentirsi infelice... quei sintomi mi risulta che li riferisce lei stessa, quindi abbiamo risolto il problema...........

  11. #1226
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    ora basta

    vado a nanna

    baci

  12. #1227
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    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    guarda per i sintomi del doc lei magari non li riconosce ma li percepisce il marito maggiormente. mentre per la depressione È lei stessa a riferire di sentirsi infelice... quei sintomi mi risulta che li riferisce lei stessa, quindi abbiamo risolto il problema...........
    esatto non avevo colto questa frase...........
    kegi

  13. #1228
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    ESERCITAZIONE CASO 1 ........... per tutti : FARE SEMPRE RISPOSTA CITATA sennò ci perdiamo.......


    P. è un uomo di 38 anni che giunge alla consultazione dello psicologo in uno stato di profonda prostrazione psicologica anche se l'aspetto fisico è abbastanza ben curato.
    P. fa molta fatica ad esprimersi ed, nfatti, l colloquio inizia con un silenzi interrotto poi dallo psicologo che gli domanda se desidera dire qualcosa. Con fatica e un pò alla volta P. comincia a dire che si sente molto giù da quasi due mesi e che ormai non riesce ad avere alcun interesse per tutto quello che, invece fino ad ora, di fatto rappresentava la sua vita.
    P. riferisce di convivere, da 10 anni, cioè da quando è nata sua figlia, con una persona carina ed intelligente con cui va abbastanza d'accordo e di essere molto attaccato alle "due donne della sua vita" anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere più da loro per evitare che scoprano come lui è ridotto. Il soggetto sostiene che anche nel lavoro, dice di essere un muratre che poi è diventato un piccolo imprenditore, le cose vanno molto male perchè "mi rendo conto di avere fatto degli investimenti troppo azzardati e di essermi comprato una casa forse troppo grande, insomma sono pieno di debiti e ora non so come fare a rimediare". Rispetto a come sia andata la sua vita precedentemente P. riferisce che a volte gli capita di vivere situazioni emotive molto diverse da quelle attuali e che anzi, spesso, è incredibilmente pieno di energia "proprio un vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti; poi però all'improvviso tutto cambia, forse perchè la vita spess è crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi impotente e sempre più triste e penso che non ce la faccio più".
    Per quel che riguarda la famiglia di origine P. riferisce di avere una madre con la quale ha un pessimo rapporto e che frequenta poco e che non ha conosciuto il suo vero padre che è andato via di casa quando lui era molto piccolo.
    P. sostiene di essere venuto alla consultazione perchè la sua compagna minaccia di mandarlo via di casa se non si decide a sentire il parere di un esperto ed eventualmente farsi seguire in qualche modo:"perchè, dottore, lei è cnvinta che io abbia qualcosa che non va, forse è anche un pò arrabbiata perchè ha scoperto qualche mia scappatella precedente, acqua passata però, ma poi non so se è lei quella strana, infatti già da un anno va da uno psicologo".

    Sulla base dei dati forniti, il candidato indichi in maniera sintetica:
    a. quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti importanti a giustficazione dell'ipotesi fatta;
    b. di quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale;
    c. di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe;
    d. quali indagini, consulenze specialistice o altro richiederebbe alla persona e perchè;
    e. se ritiene necessario un trattamento;
    f. in caso di indicazione di trattamento specificare il tipo di orientamento, obiettivi, setting;
    g. chiarire le motivazioni della scelta fatta;
    h. eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.
    I candidati sono invitati a rispondere a tutti i punti e ad indicare la lettera di risposta per ciascun punto mantendendo l'ordine dato.


    vado a leggerlo poi vi dico che ne penso

    SOLUZIONI CHE HO TROVATO.........


    P. è un uomo di 38 anni che giunge alla consultazione dello psicologo in uno stato di profonda prostrazione psicologica anche se l'aspetto fisico è abbastanza ben curato.
    P. fa molta fatica ad esprimersi ed, nfatti, l colloquio inizia con un silenzi interrotto poi dallo psicologo che gli domanda se desidera dire qualcosa. Con fatica e un pò alla volta P. comincia a dire che si sente molto giù da quasi due mesi e che ormai non riesce ad avere alcun interesse per tutto quello che, invece fino ad ora, di fatto rappresentava la sua vita.
    P. riferisce di convivere, da 10 anni, cioè da quando è nata sua figlia, con una persona carina ed intelligente con cui va abbastanza d'accordo e di essere molto attaccato alle "due donne della sua vita" anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere più da loro per evitare che scoprano come lui è ridotto. Il soggetto sostiene che anche nel lavoro, dice di essere un muratre che poi è diventato un piccolo imprenditore, le cose vanno molto male perchè "mi rendo conto di avere fatto degli investimenti troppo azzardati e di essermi comprato una casa forse troppo grande, insomma sono pieno di debiti e ora non so come fare a rimediare". Rispetto a come sia andata la sua vita precedentemente P. riferisce che a volte gli capita di vivere situazioni emotive molto diverse da quelle attuali e che anzi, spesso, è incredibilmente pieno di energia "proprio un vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti; poi però all'improvviso tutto cambia, forse perchè la vita spess è crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi impotente e sempre più triste e penso che non ce la faccio più".
    Per quel che riguarda la famiglia di origine P. riferisce di avere una madre con la quale ha un pessimo rapporto e che frequenta poco e che non ha conosciuto il suo vero padre che è andato via di casa quando lui era molto piccolo.
    P. sostiene di essere venuto alla consultazione perchè la sua compagna minaccia di mandarlo via di casa se non si decide a sentire il parere di un esperto ed eventualmente farsi seguire in qualche modo:"perchè, dottore, lei è cnvinta che io abbia qualcosa che non va, forse è anche un pò arrabbiata perchè ha scoperto qualche mia scappatella precedente, acqua passata però, ma poi non so se è lei quella strana, infatti già da un anno va da uno psicologo".

    Sulla base dei dati forniti, il candidato indichi in maniera sintetica:
    a. quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti importanti a giustficazione dell'ipotesi fatta;
    b. di quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale;
    c. di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe;
    d. quali indagini, consulenze specialistice o altro richiederebbe alla persona e perchè;
    e. se ritiene necessario un trattamento;
    f. in caso di indicazione di trattamento specificare il tipo di orientamento, obiettivi, setting;
    g. chiarire le motivazioni della scelta fatta;
    h. eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.
    I candidati sono invitati a rispondere a tutti i punti e ad indicare la lettera di risposta per ciascun punto mantendendo l'ordine dato.






















    P. arriva in consultazione lamentando un umore triste da circa un paio di mesi. Con riferimento
    al manuale diagnostico e statistico dei dsturbi mentali si potrebbe ipotizzare un disturbo nell'area dell'umore. Si ritrovano sintomi come la demotivazione, il disinteresse per le attività, l'autocritica e la colpa "mi rendo conto di aver fatto degli investimenti troppo azzardati e di essermi comprato forse una casa troppo grande..", autosvalutazione (preferirebbe non farsi vedere da loro per evitare che scoprano come lui è ridotto) che farebbero pensare ad una sintomatologia depressiva.
    Tuttavia il paziente sostiene che, ripensando alla sua vita precedentemente (agli utimi due mesi), gli capitava spesso di vivere situazioni emotive diverse da quelle attuali nelle quali si sentiva pieno di energia e aveva mille idee per poi ripiombare nuovamente nello stato di sconforto,impotenza e tristezza ("forse perchè la vita è spesso crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare"). Sembra quindi esserci stata in passato un oscillazione di stati d'animo contrastanti che richiamano somiglianze con i disturbi bipolari per l'alternanza di fasi depressive e maniacali.
    b. Tuttavia gli elementi a nostra disposizione non sembrano essere sufficienti a soddisfare nè i criteri per un episodio depressivo maggiore, nè per un episodio maniacale. Dalla descrizione del caso sembrerebbe di trovarsi più in presenza di un oscillazione di vecchia data di alti e bassi che non giustificano la diagnosi di disturbo bipolare. Sarebbe a questo punto utile indagare la durata di queste oscillazioni e la frequenza con cui si sono succedute. Potrebbe infatti trattarsi di un disturbo ciclotimico dove l'ultimo episodio è rappresentato da un periodo con sintomi depressivi ma il decorso della sintomatologia è di cruciale importanza per orientarsi verso questa ipotesi.
    Escluderei la presenza di un disturbo borderline di personalità che anche avendo come caratteristica frequenti alterazioni dell'umore si accompagna di un quadro sintomatologico che qui non è riscontrabile.
    c. A questo proposito troverei utile la somministrazione di un strumento diagnstico come l'MMPI-2 per valutare le maggiori caratteristiche strutturali di personalità e i disordini di tipo emotivo ed indagare più a fondo le eventuali componenti depressive e quelle maniacali.
    d. Mi sembrerebbe utile a questo punto approfondire la conoscenza delle ragioni che hanno portato a questo disagio. Innanzitutto cercherei di raccogliere maggiori informazioni riguardo il rapporto del paziente con i genitori. Anche se il P. dichiara di aver avuto un pessimo rapporto con la madre non sono chiari i motivi di tale astio. Il fatto che P. sostenga di non aver conosciuto mai il suo vero padre perchè è andato via quando era piccolo fa pensare ad una situazione di fallimento da parte dell'oggetto-Sè paterno gratificare i bisogni del Sè di rispecchiamento. Bisognerebbe quindi conoscere la qualità delle successive cure materne e indagare le ragioni del loro conflitto. Un'analisi di questo tipo premetterebbe di capire meglio anche il rapporto di P. con la sua famiglia ed in particolare con sua moglie che sembra essere caratterizzato da ambivalenza: da una parte la figura di sua moglie viene descritta come "carina ed intelligente" e addiruttura lui sostiene di non volersi far vedere da lei e sua figlia in questo stato perchè è molto attaccato alle due donne della sua vita e dall'altro canto si riferisce a lei come "quella strana che già da un anno va da uno psicologo" e che P. ha tradito in passato con "qualche scappatella". Inoltre riterrei opportuno avere informazioni sulle eventuali relazioni all'esterno della rete familiare per capire quanto il problema sia racchiuso all'interno del sistema. Al fine di escludere qualunque causa organica dell'alterazione dell'umore suggerirei al paziente un esame medico che per la rilevazione di eventuali componenti che meglio spiegherebbero o che contribuirebbero al verificarsi del sintomi.
    e.f.g. Considerando i seguenti fattori: la motivazione apparentemente estrinseca alla terapia (P. sostiene che sia la moglie ad aver insistito perchè lui chiedesse un consulto psicologico perchè crede che io abbia qualcosa che non va), la presenza di un altro membro della famiglia con problemi psicologici, un buon insight del paziente che non nega il suo malessere, un buon funzionamento dell'io ed un adeguato esame della realtà proporrei una terapia di carattere espressivo ad orientamento sistemico-familiare i cui obiettivi consisterebbero nella trasformazione delle regole del sistema con regole più funzionali, nel favorire la comunicazione tra i membri (in particolare i coniugi) e sviluppare la definizione e rafforzamento dei confini interni al sistema.
    h. ?????Non so...
    kegi

  14. #1229
    Partecipante Figo L'avatar di kegi7929
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    Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?

    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    ESERCITAZIONE 3:

    Una giovane di 25 anni, prossima alla laurea, chiede una consultazione psicologica. Da qualche tempo non riesce a dormire bene, è molto ansiosa e, soprattutto in situazioni di affollamento, ha crisi di sudorazione e tachicardia e senso di soffocamento. Questo la preoccupa molto perché, dopo la laurea, si era indirizzata verso un master all’estero con buone prospettive che si concludesse con un’ottima opportunità lavorativa. Dice di essere libera sentimentalmente perché ha concluso senza apparente sofferenza un rapporto affettivo iniziato quando aveva 18 anni. Racconta diffusamente che il clima sereno che era sempre esistito all’interno del nucleo familiare sembra essersi “spezzato”. Padre e madre discutono sempre più spesso e, dopo le liti, la madre, casalinga, passa la giornata a letto, lasciando alla figlia i lavori domestici, mentre il padre si rinchiude nel mutismo e si trattiene sempre più al lavoro. La giovane è anche molto preoccupata per il fratello di 17 anni, che ha iniziato a rincasare tardi e rischia di essere bocciato. (Il candidato decida a quali aree problematiche il colloquio clinico deve porre attenzione, se è opportuno allargare l’indagine ad altri componenti del nucleo familiare e quali strumenti diagnostici userebbe per approfondire la conoscenza del caso.)
    Una giovane di 25 anni, prossima alla laurea, chiede una consultazione psicologica. Da qualche tempo non riesce a dormire bene, è molto ansiosa e, soprattutto in situazioni di affollamento, ha crisi di sudorazione e tachicardia e senso di soffocamento. Questo la preoccupa molto perché, dopo la laurea, si era indirizzata verso un master all’estero con buone prospettive che si concludesse con un’ottima opportunità lavorativa. Dice di essere libera sentimentalmente perché ha concluso senza apparente sofferenza un rapporto affettivo iniziato quando aveva 18 anni. Racconta diffusamente che il clima sereno che era sempre esistito all’interno del nucleo familiare sembra essersi “spezzato”. Padre e madre discutono sempre più spesso e, dopo le liti, la madre, casalinga, passa la giornata a letto, lasciando alla figlia i lavori domestici, mentre il padre si rinchiude nel mutismo e si trattiene sempre più al lavoro. La giovane è anche molto preoccupata per il fratello di 17 anni, che ha iniziato a rincasare tardi e rischia di essere bocciato. (Il candidato decida a quali aree problematiche il colloquio clinico deve porre attenzione, se è opportuno allargare l’indagine ad altri componenti del nucleo familiare e quali strumenti diagnostici userebbe per approfondire la conoscenza del caso.)

    La giovane arriva in consultazione con la seguente sintomatologia: problemi di sonno, ansia (soprattutto in situazioni di affollamento), crisi con sudorazioni, tachicardia e senso di soffocamento. Il problema che lei riporta appare causare disagio significativo in quanto ha problemi a proseguire i programmi fatti per il suo futuro professionale. Sembrerebbe essere in presenza di un disturbo ansioso. Ipotesi diagnostiche diventano abbastanza difficili da suggerire visto i pochi elementi a nostra disposizione. Tuttavia la specificazione che la giovane subisce le “crisi” di sudorazione e tachicardia soprattutto in ambienti affollati farebbe pensare ad un disturbo di panico con agorafobia ma mancano troppi elementi che sarebbe invece opportuno indagare per sostenere questa ipotesi diagnostica. Innanzitutto sarebbe opportuno indagare la ricorrenza delle crisi, le cause di insorgenza e il vissuto del soggetto al momento. Sarebbe anche utile conoscere in che misura il problema si verifica in situazioni di affollamento o se l’ansia è più pervasiva (il che si evince dai problemi del sonno e dalla costante preoccupazione per altre faccende) oltre che valutare se effettivamente queste crisi corrispondono a veri e propri attacchi di panico o ne condividono solo alcune caratteristiche. Inoltre sarebbe opportuno effettuare una diagnosi differenziale con un disturbo d’ansia generalizzato dove il soggetto ha preoccupazioni eccessive che riguardano attività o eventi e riporta sintomi di alterazioni del sonno che il DSM-IV include tra i criteri diagnostici per il disturbo d’ansia generalizzato. Troviamo infatti una sua preoccupazione sia per il suo futuro che per il comportamento del fratello. Tuttavia queste due preoccupazioni sembrano avere caratteristiche diverse in quanto nel primo caso la preoccupazione riguarda il fatto di non poter portare avanti certi programmi di vita a causa del suo problema che la limita (più comune all’attacco di panico) mentre nel secondo caso la preoccupazione è direttamente rivolta ad un fattore esterno come il comportamento del fratello (più comune nel caso di disturbo d’ansia generalizzato). Un altro fattore da considerare sarebbe il significato che l’ansia nelle situazioni temute assume e di cui non abbiamo indicazioni che, nel caso in cui fosse legata ad un tema di paura del giudizio, potrebbe far considerare una diagnosi differenziale con la fobia sociale dove la presenza di attacchi di panico è presente e causata dalle situazioni in cui si teme il giudizio. Tuttavia la paziente si riferisce alla “folla” e non alle situazioni sociali facendo dedurre che quello che lei teme è il soffocamento della gente più che il loro giudizio. Per questo motivo escluderei la possibilità che possa trattarsi di Fobia sociale.
    In base al racconto del soggetto riguardo alla sua situazione familiare dove qualcosa “sembra essersi spezzato” raccoglierei maggiori informazioni sui rapporti tra i membri della famiglia. Cercherei infatti di capire che cosa all’improvviso è cambiato e quale sia stato o quale siano stati gli eventi destabilizzanti. Anche la condizione del fratello sembra essere una “reazione” diversa ma di analoga natura a questo cambiamento. Dai dati a nostra disposizione sembrerebbe che a monte di tutto ci siano i litigi tra i genitori con una conseguente reazione depressiva da parte della madre che appare troppo coinvolta nel proprio problema per dare di conto alle esigenze dei figli. La paziente si trova all’improvviso ad assumere quasi un ruolo “sostitutivo” a quello della madre che implica la presa di responsabilità di faccende prettamente concrete come la cura della casa e di altre più “serie” come la cura del fratello. Si potrebbe quindi ipotizzare la presenza da un lato di una situazione di angoscia abbandonica che avrebbe portato allo smarrimento e al sentire le “nuove” responsabilità come soffocanti e d’altro un’angoscia di inglobamento, di intrusione dei confini di ruolo, dove il suo essere “trattenuta” all’interno della famiglia con conseguente limitazione al suo processo di autonomia possono aver ostacolato il suo distacco dalla famiglia e compromesso le sue scelte future.
    Sarebbe tuttavia opportuno esaminare più approfonditamente la qualità dei rapporti tra i membri che sembrano essere caratterizzati da reciproco invischiamento prima dell’insorgenza dei disagi. Proporrei a questo proposito un test del disegno della famiglia di Corman (?) per capire ulteriormente il punto di vista della paziente rispetto alle dinamiche presenti all’interno del nucleo familiare. La motivazione intrinseca della paziente alla consultazione e il conservato funzionamento dell’io e della realtà mi condurrebbero a suggerire una terapia espressiva ad orientamento sistemico-familiare che aiuti i membri a prendere consapevolezza dei propri conflitti, a ridefinire i ruoli e quindi a rafforzare i confini interni, a facilitare lo scambio di comunicazione e infine a promuovere un processo di separazione-individuazione.


    Il caso proposto riguarda una giovane donna di 25 anni che sembra presentarsi in modo spontaneo per un consulto. Riterrei innanzitutto importante fare un’accurata analisi della domanda, indagando sull’autenticità delle sua richiesta di aiuto, sulle sue motivazioni a riguardo, sulle sue idee e aspettative nei confronti di eventuali trattamenti e sul perché si sia presentata in questo particolare momento. Approfondire questi aspetti potrebbe essere utile per stabilire un’alleanza terapeutica, per capire la disponibilità e la collaborazione della donna a incontri successivi, per informarsi sulla sua consapevolezza circa le sue difficoltà e, infine, per la scelta e la pianificazione di un intervento.
    La ragazza, durante il primo colloquio, lamenta di non riuscire a dormire bene, di provare ansia, specie in situazioni di affollamento, con conseguente sudorazione, tachicardia e senso di soffocamento. Tale sintomatologia, che potrebbe essere collocata nell’area dei disturbi ansiosi (prendendo come riferimento il DSM IV), provoca nella ragazza preoccupazione in quanto, ci riferisce che, essendo prossima alla laurea, ha in programma un successivo master all’estero. Dal protocollo inoltre emergono altri dati, come la fine di una relazione che durava dall’età di 18 anni ma che ha vissuto senza sofferenza. Aggiunge che il clima familiare ultimamente si “è spezzato”, i genitori hanno liti frequenti in seguito alle quali la madre, casalinga, sta a letto tutto il giorno, delegando alla figlia i lavori domestici, mentre il padre si rinchiude nel mutismo e si intrattiene a lungo al lavoro. Infine la giovane rivela di essere preoccupala per il fratello minore di 17 anni che torna tardi la sera rischiando di essere bocciato a scuola.
    Dal protocollo non emerge se la ragazza si sia precedentemente rivolta ad un medico generico per poter escludere la possibilità che tale sintomatologia possa essere la conseguenza di una condizione medica generale o correlata a sostanze. Proporrei per questo un invio a un medico di base per gli adeguati esami medici. Nel caso in cui queste due possibilità potessero essere escluse, e considerando che i dati in nostro possesso non sono sufficienti per poter elaborare un’ipotesi diagnostica univoca, riterrei opportuno proporre alla ragazza ulteriori colloqui a scopo diagnostico, per approfondire i primi dati emersi e per portarne alla luce altri che potrebbero essere utili ai fini di un miglior inquadramento del caso.
    Riguardo alla sintomatologia potrei ritenere importante indagare da quanto tempo sia presente e quando sia insorta per la prima volta e in che circostanza.
    Riferisce che l’ansia si presenta soprattutto in situazioni di affollamento, cercherei di approfondire questo aspetto informandomi su quali siano ad esempio queste situazioni, se le capita sempre di provare sudorazione, tachicardia e soffocamento ogni volta, se questi episodi di ansia siano uguali oppure se abbiano ogni volta un andamento diverso, se invece tali sintomi è possibile che si siano presentati anche in situazioni in cui non vi era affollamento, se ci siano altri sintomi oltre a quelli descritti, se le è mai capitato di arrivare ad evitare certi luoghi o situazioni (in questo caso si potrebbe proporre un ipotesi di agorafobia), se abbia mai evitato situazioni per la costante paura di poter rivivere i suoi momenti di disagio (disturbo di panico con agorafobia), se abbia mai avuto improvvise crisi in cui oltre ai sintomi riportati vi siano state anche palpitazioni, tremori, brividi, sensazione di morire (in questo caso l’ipotesi potrebbe essere di attacco di panico). Indagherei inoltre se le situazioni di affollamento che riferisce la ragazza possano essere collegate all’eventuale senso di imbarazzo provocato dall’essere in mezzo ad altre persone di cui potrebbe temere il giudizio (fobia sociale). Inoltre indagherei sull’eventuale presenza di recenti eventi critici che possano aver acutizzato i suoi disagi, se abbia mai ricevuto altri interventi di tipo psicologico e con quali eventuali esiti o se abbia mai preso farmaci, quali e con quali risultati. Infine mi informerei sul quale sia il suo vissuto quando insorgano tali sintomi, se e come reagiscano gli altri, come e se abbia affrontato fino ad oggi tale disagio e se esso abbia e a che livello eventualmente compromesso alcune aree del suo funzionamento.
    Dal protocollo emergono poi altri importanti dati sulla vita della ragazza, i quali andrebbero approfonditi, ad esempio riguardo alla sua imminente laurea e alla sua decisione di partire per un master all’estero. Potrebbe essere utile approfondire come stia vivendo questo importante momento di cambiamento (la laurea), da quanto tempo abbia deciso di svolgere un master all’estero (dove di preciso), quanto durerà e se i genitori abbiano condiviso e siano contenti di questa scelta. La ragazza dice di essere preoccupata di questo master a causa dei suoi disagi: cercherei di sondare se possano esservi dietro i sintomi riferiti altre motivazioni causa di tali preoccupazioni e se ella ne abbia consapevolezza. Successivamente mi soffermerei sulla fine della sua relazione, quanto tempo fa è avvenuta, per quali motivi, se è stata una cosa improvvisa, chi dei due è stato a prendere la decisone o se invece erano d’accordo, se avesse fatto investimenti e progetti con il ragazzo, come ella abbia reagito. Inoltre riterrei molto importante approfondire la situazione familiare della giovane: dice che ultimamente le cose all’interno della sua famiglia sono cambiate e che i genitori litigano sempre più spesso. Cercherai di capire se vi siano stati eventi particolari che abbiano potuto creare tensioni tra i suoi genitori, se il cambiamento in famiglia coincida con la comparsa dei suoi disagi, se secondo lei le due cose siano collegate, se i genitori siano al corrente delle sue problematiche, anche se da ciò che la ragazza riferisce sembrerebbe che sia la madre che il padre siano poco presenti. Infatti la madre dopo le liti col marito passa tutto il giorno a letto mentre la ragazza deve occuparsi della gestione della casa. Cercherei di capire intanto se la madre abbia in precedenza avuto comportamenti simili o se siano insorti proprio per i conflitti con l’uomo e successivamente mi informerei su come la ragazza reagisca a questa passività della madre e all’assenza del padre, che invece parla poco e lavora molto. Potrebbe essere molto utile avere informazioni su quali fossero i loro rapporti prima di questo momenti di crisi, dato che la ragazza parla di “clima sereno”, indagando sulle dinamiche familiari, le loro alleanze, la loro comunicazione, lo stile educativo ricevuto. La ragazza riferisce di essere preoccupata del fratello minore, perchè rischia di dover ripetere l’anno e perché rientra tardi la sera. Anche in questo caso raccoglierei dati sul rapporto col fratello, attuale e passato, se vi è tra loro complicità, se il fratello possa sentirsi eventualmente trascurato dai genitori e se di conseguenza la ragazza si senta, in quanto maggiore di 8 anni, un po’ responsabile considerando il momento di assenza delle figure genitoriali, che dal protocollo non sembrano presenti nelle problematiche dei loro figli. Infine indagherei anche sulla vita relazionale della giovane, cui non viene accennato niente durante il primo colloquio.
    In seguito a questi opportuni approfondimenti, durante i quali potrei proporre alla ragazza di sottoporsi a test psicodignostici, come un questionario MMPI-II per avere un quadro generale della sua personalità e un test STAI per rilevare tratti ansiosi, potrei considerare l’invio a un terapeuta per un intervento sulla ragazza inizialmente di tipo espressivo per aumentare l’autostima, la fiducia i n se, per esplorare le dinamiche sottostanti i suoi conflitti e poi elaborare le tematiche legate all’ansia. In seguito se la ragazza fosse d’accordo e la famiglia disponibile, riterrei molto utile una terapia familiare con la finalità di rilevare le regole, i ruoli all’interno della famiglia; individuare le dinamiche familiari disfunzionali e ristrutturarle o sostituirle con altre più adeguate e funzionali; migliorare la comunicazione, affinché divenga chiara e circolare. Un ulteriore obiettivo potrebbe essere anche quello di intervenire sulla coppia coniugale, al fine di far loro elaborare le loro conflittualità e gestire le loro crisi in modo più funzionale.


    COMMENTI OPS:
    Il tuo svolgimento mi pare buono mi trovo d'accordo sia sugli ambiti da approfondire sia sul fatto di iniziare con una terapia individuale da allargare ad altri membri della famiglia se successivamente ritenuto opportuno e ovviamente se essi fossero disponibili.
    Fra gli approfondimenti io avevo ipotizzato anche di inserire un test proiettivo tipo Rorschach... Anche se non sono una fanatica dei proiettivi, premetto, mi era venuto in mente che forse in questo caso potrebbe essere utile per capire meglio aspetti di personalità e vissuti di cui anche la ragazza stessa potrebbe essere scarsamente cosciente (intendo riguardo alle sue reali aspettative sul futuro, laurea e master compresi, al suo mondo affettivo-relazionale etc....)




    Il caso riguarda una giovane donna di 25 anni che, ormai prossima alla laurea, ha in previsione di conseguire un master all’estero, con la prospettiva che questo si concluda con una proposta lavorativa ed è preoccupata perché da qualche tempo ha difficoltà a dormire bene, tachicardia e sudorazione ed è molto ansiosa soprattutto in luoghi affollati. Dai dati del testo risulta che trattasi di persona sentimentalmente libera, poiché ha concluso da poco una relazione iniziata all’età di 18 anni, senza apparentemente averne sofferto.
    Inoltre la giovane riporta che la situazione familiare, che aveva sempre vissuto in un clima sereno si è rotta recentemente con discussione dei genitori che diventano sempre più frequenti, a seguito delle liti il padre si rinchiude nel mutismo e si attarda a tornare a casa dal lavoro e la madre, casalinga, sta a letto tutto il giorno, lasciando alla giovane i lavori domestici.
    Riferisce inoltre di preoccuparsi per il fratello di 17 anni, che da qualche tempo rincasa tardi la sera e rischia di essere bocciato.
    La giovane si è presentata spontaneamente alla consultazione, sarebbe comunque utile indagare la sua motivazione, le aspettative nei confronti del colloquio, indagare cosa l’ha spinta alla consultazione proprio ora e se ha intrapreso precedenti percorsi terapeutici o farmacologici.
    Sarebbe interessante raccogliere ulteriori informazioni riguardo la sintomatologia: da quanto tempo sono comparsi i sintomi, la frequenza con la quale essi si manifestano e la possibilità che tali manifestazioni avvengano in determinate circostanze più frequentemente che in altre, la possibilità che i sintomi abbiano subito una evoluzione nel tempo. Inoltre potrebbe essere utile valutare il vissuto della giovane relativamente ai sintomi e se vi sono, quali mezzi stia utilizzando per fronteggiarli. Inoltre valuterei l’eventuale presenza di una condizione medica o l’uso di sostanze (attraverso l’eventuale invio dal medico di base per eseguire analisi adeguate).
    Sarebbe molto importante ricostruire la cronologia degli eventi descritti, cioè data della laurea, decisione ed eventuale partenza per il master all’estero, inizio della sintomatologia descritta, conclusione della relazione sentimentale e rottura del clima familiare sereno con l’inizio dei litigi dei genitori, per assegnargli una giusta collocazione temporale e per poter ipotizzare eventuali connessioni tra questi eventi ed individuarne l’eventuale direzione.
    Riterrei necessario approfondire la sfera familiare, sentimentale e lavorativa della giovane di cui al momento sappiamo ben poco.
    Potrebbe essere utile indagare la motivazione della giovane relativamente al percorso universitario e alla possibilità che sta vagliando di conseguire il master all’estero; riguardo quest’ultimo si riterrebbe utile indagare se sia possibile conseguirlo solo all’estero oppure no, come lei viva la possibilità di andar via da casa, sia in relazione alle proprie ambizioni, che agli ultimi eventi avvenuti: l’inizio della sintomatologia, la conclusione della relazione sentimentale e la rottura del clima familiare sereno con l’inizio dei litigi dei genitori.
    Della sfera familiare si riterrebbe utile indagare i motivi dei litigi dei genitori ed il vissuto della giovane in relazione alle liti in sé, ai motivi se ne è a conoscenza e delle reazioni dei genitori a queste. Dai dati riportati nel testo emerge che quando la mamma litiga con il marito, poi passa tutto il giorno a letto lasciandole i compiti domestici. Si riterrebbe utile indagare quanto questa attività interferisca con quelle abituali e personali della giovane e come lei viva questa situazione. Sarebbe utile indagare lo stile educativo ricevuto dai genitori e lo stile d’attaccamento instaurato. Si potrebbe proporre la somministrazione di un test proiettivo come il Rorschach per evidenziare la presenza ed eventualmente l’origine di turbe affettive nella giovane ed un test di personalità autodescrittivo come l’MMPI-2 ai fini di vagliare l’elevazione della scala FAM relativamente ad un eventuale vissuto di disagio in famiglia. Si riterrebbe utile indagare se i familiari, compreso il fratello, sono a conoscenza dei sintomi della giovane ed in tal caso quale sia la loro reazione ad essi. Potrebbe anche essere utile indagare il vissuto dei familiari, conducendo l’indagine solo con la giovane donna, relativamente alla laurea e alla possibilità che si sta profilando del master all’estero. Anche i rapporti affettivi con il fratello potrebbero essere approfonditi ulteriormente mediante colloquio, per evidenziare in particolare il vissuto della giovane nei confronti del fratello in questo momento ed in relazione alle sue preoccupazioni. In tal contesto si riterrebbe utile verificare se, come nei lavori domestici, la giovane tenda a sostituire la madre anche nei confronti del fratello e come venga vissuta tale situazione relativamente alle preoccupazioni lamentate dalla stessa.
    Dal test MMPI-2 si riterrebbe utile vagliare la congruenza alla scala ANX, relativa all’autopercezione di vissuti d’ansia, con quanto emerso dal colloquio (la giovane riferisce di sentirsi molto ansiosa), mentre, l’eventuale elevazione di altre scale cliniche, anche non strettamente relative ai disturbi d’ansia, potrebbe permettere di raggiungere un più chiaro inquadramento psicodiagnostico delle difficoltà della giovane.
    Si riterrebbe utile esplorare la sfera relazionale, di cui non sono riportati dati nel testo, e quella affettivo-sentimentale della quale è invece emerso che la giovane ha concluso da poco una relazione iniziata 7 anni prima, senza apparentemente averne sofferto; si riterrebbe utile indagare i motivi di tale rottura anche in relazione agli altri eventi riportati nel testo; anche in questo caso potrebbe essere utile indagare se il fidanzato era a conoscenza dei sintomi della giovane e come vi ha reagito e quale sia stato il suo vissuto sia in relazione con l’iter scolastico della giovane e la notizia dell’eventuale partenza per il conseguimento del master all’estero, sia con la situazione familiare della giovane, anche se la relazione sentimentale fosse già finita. Indagherei come tale rottura del rapporto sentimentale è stata vissuta ed elaborata dalla giovane.
    Si riterrebbe utile condurre una prima fase psicodiagnostica solamente con la giovane donna, inquadrare anche eventuali fatti riguardanti i familiari attraverso il vissuto della richiedente per meglio inquadrare il suo caso singolo. Eventualmente se dagli approfondimenti emergessero problematiche e conflitti all'interno delle dinamiche familiari da risolvere ed elaborare, se la giovane lo richiedesse ed i familiari si dimostrassero disponibili, si potrebbe proporre loro un trattamento di tipo familiare volto ad indagare l’eventuale presenza di regole ed idee disfunzionali all’interno delle dinamiche familiari, delineare il ruolo dei vari membri del sistema, promuovere la costruttiva gestione della crisi, come un momento di maturazione verso un nuovo equilibrio non più patogeno, ma basato su nuove regole funzionali idonee per fronteggiare il nuovo ciclo vitale

    COMMENTI OPS:
    Sì sono d'accordo con la terapia familiare ma solo dopo un inquadramento individuale.... Voglio dire, vi scrivo la mia idea in maniera proprio informale, non come la scriverei nel compito, ma a quest'ora perdonatemi, il cervello è ormai lesso... Questa già si preoccupa x la madre, il padre, il fratello, e pare non sappia che vuole lei x sè... Quindi se si mette in mezzo la famiglia dall'inizio non se ne viene a capo secondo me... e sempre secondo me uno spazio individuale si potrebbe conservare cmq...
    kegi

  15. #1230
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    Citazione Originalmente inviato da alexsugar Visualizza messaggio
    ESERCITAZIONE 4:

    Ragazzo di 21 anni, diploma di scuola superiore, figlio unico. Circa un anno fa, mentre era alla guida della sua auto ebbe una crisi improvvisa, con ansia, tachicardia, sudorazione fredda, tremore, forte disagio e paura di morte imminente. Da allora episodi analoghi si sono presentati ad intervalli irregolari e come la prima volta senza motivi apparenti. Da qualche mese si è ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, non ha contatti con gli amici e nessun interesse esterno. Il giorno dorme molto e trascorre gran parte della notte al computer o immerso nella lettura di libri di guerra. La madre, già manager di una azienda, viene descritta dal figlio come una donna forte, molto capace ed efficiente e molto protettiva nei suoi confronti. Il padre come un uomo brillante in società e quasi assente in famiglia. Il giovane racconta che ebbe la prima crisi durante il viaggio di ritorno a casa dopo il soggiorno di qualche mese in un'altra città e che durante la sua assenza i genitori avevano avuto una grossa crisi coniugale di cui era stato informato solo qualche giorno prima del suo rientro in famiglia. si dimostra distaccato da tutto e a tratti aggressivo. I genitori sono preoccupati, la madre tende a proteggerlo, giustificarlo, il padre infastidito dimostra invece una scarsa disponibilità. Il candidato esprima una propria valutazione del caso, formuli una ipotesi diagnostica, indichi strumenti di approfondimento e un'eventuale programma terapeutico.
    Ragazzo di 21 anni, diploma di scuola superiore, figlio unico. Circa un anno fa, mentre era alla guida della sua auto ebbe una crisi improvvisa, con ansia, tachicardia, sudorazione fredda, tremore, forte disagio e paura di morte imminente. Da allora episodi analoghi si sono presentati ad intervalli irregolari e come la prima volta senza motivi apparenti. Da qualche mese si è ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, non ha contatti con gli amici e nessun interesse esterno. Il giorno dorme molto e trascorre gran parte della notte al computer o immerso nella lettura di libri di guerra. La madre, già manager di una azienda, viene descritta dal figlio come una donna forte, molto capace ed efficiente e molto protettiva nei suoi confronti. Il padre come un uomo brillante in società e quasi assente in famiglia. Il giovane racconta che ebbe la prima crisi durante il viaggio di ritorno a casa dopo il soggiorno di qualche mese in un'altra città e che durante la sua assenza i genitori avevano avuto una grossa crisi coniugale di cui era stato informato solo qualche giorno prima del suo rientro in famiglia. si dimostra distaccato da tutto e a tratti aggressivo. I genitori sono preoccupati, la madre tende a proteggerlo, giustificarlo, il padre infastidito dimostra invece una scarsa disponibilità. Il candidato esprima una propria valutazione del caso, formuli una ipotesi diagnostica, indichi strumenti di approfondimento e un'eventuale programma terapeutico.










    Il caso riguarda un ragazzo di 21 anni, diplomato, figlio unico. La madre, manager in una azienda, viene descritta dal figlio come una donna forte, molto capace ed efficiente, molto protettiva nei suoi confronti; Il padre come un uomo molto brillante in società e quasi assente in famiglia. Il giovane riferisce di aver avuto la prima crisi di panico circa un anno fa durante il viaggio di ritorno a casa. Da allora episodi analoghi si son presentati ad intervalli irregolari e, come la prima volta, senza motivi apparenti. Da qualche mese si è ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, non ha contatti con gli amici e nessun interesse esterno. Il giorno dorme molto e trascorre gran parte delle notte davanti al pc o immerso nella lettura di libri di guerra. Si dimostra distaccato da tutto e a tratti aggressivo.
    Poichè non sappiamo se il giovane si è presentato spontaneamente o spinto dai genitori, sarebbe utile indagare la sua motivazione al colloquio, le sue aspettative riguardo esso e come mai il ragazzo si sia presentato solo adesso (visto che la 1 crisi risale ad un anno fa) o se ha intrapreso in passato percorsi terapeutici o farmacologici (in tal caso che risultati abbia avuto e se eventuali fallimenti siano reali).
    Sappiamo che la prima crisi si è verificata 1 anno fa durante il viaggio di ritorno a casa dopo essere stato informato di una grossa crisi coniugale dei genitori. Sarebbe interessante capire come il ragazzo abbia vissuto tale notizia e se il primo attacco, in qualche modo, sia collegato ad essa (se lo è in che modo). Sarebbe utile sapere le successive crisi con che frequenza sono avvenute e se si sono ripresentate in determinate circostanze, se i sintomi hanno subito una evoluzione nel tempo, le strategie fin ora utilizzate (se presenti) x fronteggiarli, la presenza di eventuali vantaggi secondari (ad es. spostare l'attenzione su di sè x evitare i litigi dei genitori), le sfere compromesse dal disturbo, il vissuto del soggetto riguardo i suoi sintomi e come gli altri vi reagiscano. Sarebbe interessante approfondire come il paziente ha reagito inizialmente al disagio e come mai negli ultimi mesi la situazione sembra peggiorata poichè si è ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, non ha contatti con gli amici e nessun interesse esterno.
    Sarebbe utile esplorare tutta la sfera affettivo-relazionale del giovane. Sarebbe interessante sapere i motivi della rottura con la ragazza, com'era il loro rapporto, come è evoluto nel tempo, come si è giunti alla decisione di rottura, se ciò è accaduto in concomitanza con qualche evento o situazione.
    Indagherei il rapporto con i genitori per conoscere il tipo di attaccamento e lo stile educativo ricevuto, se le scelte fatte dal ragazzo nella vita siano state autonome o condizionate (eventualmente da chi), come il ragazzo ha vissuto la crisi dei genitori, se questa è ancora in atto. Approfondirei la diversa reazione dei genitori nei confronti del disagio del figlio, visto che la madre tende a proteggerlo mentre il padre è infastidito e poco disponibile, approfondirei i motivi di tale atteggiamento.
    Indagherei se prima del suo isolamento sociale avesse degli amici ed i rapporti intrattenuti con essi.
    Non sappiamo se prima dell'inizio delle crisi il ragazzo studiasse o lavorasse, sarebbe utile raccogliere informazioni anche su questo aspetto, ed approfondire le relazioni che intratteneva con gli eventuali colleghi ed i superiori.
    Esplorerei le capacità del giovane di fronteggiare le difficoltà e le risorse per il trattamento.
    Le informazioni a disposizione riportate nel testo permettono di formulare solo delle ipotesi, se dagli esami medici è possibile escludere quadri morbosi legati a condizioni mediche o ad abuso di sostanze, allora ipotizzerei un disturbo d'ansia, suggerito dagli attacchi di panico che si presentano irregolari e senza motivi apparenti; da un approfondimento della sintomatologia si potrà stabilire se diagnosticare un disturbo di panico.
    Inoltre si potrebbe anche ipotizzare un disturbo depressivo suggerito dal ritiro sociale, ipersonnia, distacco da tutto.
    Dal momento che quelle di partenza sono solo ipotesi, e pertanto suscettibili di falsificazione, riterrei necessario fare tutti gli approfondimenti su esposti; Inoltre somministrerei un test di personalità autodescrittivo (MMPI-2) ad ampio raggio x evidenziare eventuali aree disfunzionali (tali risultati potrebbero avvalorare le nostre ipotesi di partenza, o farci orientare verso ulteriori ipotesi) da approfondire successivamente. Inoltre somministrerei lo STAI e il BDI, specifici per l'ansia.
    Fatti tali approfondimenti avremo un quadro + completo x decidere se e quale tipo di intervento psicoterapeutico intraprendere, considerando ovviamente le "caratteristiche" del soggetto, il tipo specifico di disturbo ed il momento che la persona sta vivendo.
    Se da tali approfondimenti venisse confermata l'ipotesi iniziale potrebbe essere opportuno indirizzarsi verso una terapia individuale ad orientamento cognitivo-comportamentale.
    Se emergessero particolari problemi all'interno delle dinamiche familiari, allora suggerirei una terapia familiare (se i genitori ed il ragazzo fossero d'accordo).





    Il caso proposto riguarda un giovane diplomato di 20 anni, figlio unico con madre manager, da lui descritta come una donna forte, capace, efficiente e molto protettiva nei suoi confronti, mentre il padre, partecipante in una società è un uomo brillante, ma assente. Riferisce di avere avuto una crisi circa un anno fa mentre era alla guida della sua auto con la seguente sintomatologia: ansia, tachicardia, sudorazione, tremori, disagio e paura di morire. Queste crisi si sono poi ripetute nel tempo ad intervalli regolari senza motivi apparenti. La prima volta che il ragazzo ha avuto una crisi è stato durante un viaggio di ritorno da una città in cui aveva soggiornato per diversi mesi, duranti i quali ha saputo solo pochi giorni prima del suo rientro a casa, che i genitori hanno affrontato una grossa crisi coniugale. Ultimamente il giovane si è ritirato in casa: ha lasciato la ragazza, gli amici e ha perso molti interessi. Inoltre passa le sue giornate dormendo e le notti sul computer o leggendo libri di guerra. La madre lo protegge, mentre il padre sembra non essere disponibile a giustificare il figlio. Al colloquio il giovane si dimostra distaccato e aggressivo.
    Poiché non sappiamo se il giovane si sia presentato spontaneamente dallo psicologolo o spinto dai genitori, potrebbe essere utile indagare la sua motivazione al colloquio, le sue idee riguardo al disagio, le sue aspettative su un eventuale trattamento e il perché si sia presentato solo in questo momento ad un consulto.
    Non emerge dal colloquio se il giovane si sia precedentemente rivolto ad un medico generico, per cui non sappiamo se la sintomatologia riferita possa essere meglio spiegata da una condizione medica o indotta dall’uso di sostanze. Potrebbe essere utile accertarsi che si possano escludere queste due possibilità inviando il ragazzo da un medico per gli adeguati esami medici.
    Nel caso in cui queste due possibilità potessero essere escluse e considerando che i dati rilevabili da questo primo colloquio non sono sufficienti per elaborare una diagnosi univoca, potrei ritenere utile proporre ulteriori incontri a scopo diagnostico durante i quali approfondire le info emerse dal colloquio e esplicitarne altre che potrebbero essere importanti per meglio definire il quadro clinico.
    I sintomi che il giovane lamenta (prendendo come riferimento il DSM IV) potrebbero portarci ad ipotizzare un disturbo che rientra nei disturbi ansiosi e ciò potrebbe essere indicato dalle manifestazioni riferite come ansia, tachicardia, sudorazione, tremore, disagio e paura di morte.
    Questi dati sono tuttavia insufficienti per poter formulare un’ipotesi diagnostica univoca e pertanto nel corso di ulteriori colloqui potrei ritenere opportuno approfondire alcuni elementi.
    Riguardo alla sintomatologia descritta mancano delle info che potrebbero servire ad una valutazione più accurata e peculiare della situazione, in modo da poter formulare delle ipotesi interpretative e un piano di intervento più accurati. Il ragazzo riferisce che la prima crisi si è verificata durante un viaggio di ritorno a casa dopo mesi di soggiorno in un’altra città, poi aggiunge che durante la sua assenza i genitori hanno affrontato una crisi coniugale. Potrebbe pertanto essere utile sapere se e come il ragazzo colleghi la crisi dei genitori alla sua sintomatologia, come è andato il rientro a casa, come il ragazzo ha affrontato questo suo disagio, con quali strategie e se i genitori ne erano al corrente. Indagherei se il ragazzo si sia mai rivolto ad altri specialisti e se da questa prima crisi ce ne sono state altre, oltre a quella avuta mentre era alla guida della sua auto. Il ragazzo infatti accenna a crisi ripetute. Potrebbe essere utile indagare sulle circostanze più frequenti di insorgenza di tali sintomi, se vi siano situazioni, persone o luoghi che più di altri determinano i suoi disagi e se gli è capitato di evitare determinate circostanze per il timore che potessero scatenare reazioni in lui. Mi informerei su eventuali cambiamenti nell’espressione dei sintomi da un episodio all’altro, come il ragazzo in questo caso riesca ad affrontarli, se e quanto viene compromesso il suo funzionamento sociale, lavorativo, relazionale. Il ragazzo riferisce infatti che da qualche mese si è ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, si è isolato dagli amici e ha perso molti interessi. Questi sintomi potrebbero far pensare ad un disturbo nell’area dei disturbi dell’umore, ma anche in questo caso mancano molti elementi per poter elaborare un’ipotesi più precisa. Ad esempio potrebbe essere importante indagare quanto e se tale ritiro sia collegato con la paura di avere nuovamente delle crisi d’ansia o se invece sia collegato ad altri motivazioni eventualmente da indagare. Inoltre potrebbe essere utile capire il vissuto del ragazzo, come si spiega questo suo isolamento. Egli riferisce di mantenere comunque qualche interesse, ossia il computer e i libri di guerra. Riterrei utile cercare di ottenere qualche informazione su questi suoi interessi, ad esempio se li ha sempre avuti o se invece siano maturati in lui come conseguenza del suo isolamento.
    Riguardo alla storia personale del ragazzo potrebbe invece essere utile indagare l’area familiare, i suoi rapporti con i genitori, la madre protettiva che ruolo ha nelle sue scelte, mentre il padre assente come ha influito nella crescita del figlio? Riterrei utile indagare ancora sullo dinamiche familiari, sul tipo di comunicazione, arrivando anche a sondare il campo delle relazioni sociali del ragazzo: egli riferisce di aver da poco lasciato la ragazza, da quanto precisamente? E per quali motivi? Come ha reagito a questa separazione? Quanto tempo il loro rapporto durava? La ragazza era a conoscenza dei disagi del giovane? Se si come lei reagiva? Quanto eventualmente i sui problemi potrebbero aver influenzato la scelta di lasciare la ragazza oppure le motivazioni sono altre? Anche con gli amici i rapporti si sono diradati. Dal colloquio non emerge se il ragazzo lavori o meno, indagherei su tale aspetto cercando di capire le sue ambizioni, le sue aspettative per il futuro.
    Nel corso dei colloqui successivi potrei ritenere utile somministrare al giovane alcuni test a scopo diagnostico, come il questionario MMPI-II per avere un quadro generale della sua personalità e il test STAI-Y per avere maggiori indicazioni sui tratti ansiosi.
    Nel caso in cui, da ulteriori indagini, emergessero elementi che portassero alla conferma dell’ipotesi iniziale di disturbo nell’area ansiosa, potrei proporrei l’invio ad un terapeuta per un eventuale trattamento individuale di sostegno, i cui obiettivi potrebbero essere quelli di rafforzare l’Io del giovane, aumentare l’autostima, elaborare l’aggressività, riorganizzare e investire sulle sue risorse, fino a riprendere il lavoro e i rapporti sociali. Successivamente, se il ragazzo fosse d’accordo e la famiglia disponibile, potrebbe essere utile coinvolgere i genitori per mettere in luce eventuali dinamiche disfunzionali e sostituirle con altre più funzionali e adeguate.



    Il caso in questione riguarda un ragazzo di 21 anni, con un livello medio di istruzione ed unico figlio. L’anno precedente ha riportato ripetuti episodi di crisi d’ansia improvvise accompagnate da sintomi di tachicardia, sudorazione fredda, tremori, disagio e paura di morte imminente. Tali episodi si sono manifestati ad intervalli irregolari e apparentemente privi di cause scatenanti.
    Il primo episodio, tuttavia, ha avuto luogo mentre il giovane era alla guida dell’auto di rientro verso casa dopo un soggiorno durato qualche mese; egli riferisce di aver appreso poco prima di rientrare di una grave crisi tra i suoi genitori.
    Il contesto all’interno del quale il disturbo lamentato si è originariamente verificato è, dunque, rappresentato da una circostanza di ricongiungimento con i familiari, probabilmente vissuta come un inserimento in una situazione già problematica.
    La madre, manager d’azienda e il padre reagiscono diversamente al disturbo lamentato dal figlio: l’una si mostra comprensiva, l’altro infastidito e scarsamente disponibile.
    Il giovane riferisce di vivere in maniera ritirata: non ha contatti con l’esterno, non esce di casa e da qualche tempo ha interrotto una relazione sentimentale. Tale condizione di ritiro è amplificata dall’assenza di occupazioni quotidiane e da un’accentuata tendenza a concentrare le uniche attività informatiche e di lettura nella notte, trascorrendo le ore diurne a dormire. Emerge anche una componente di distacco e disinteresse che si accompagna a punte di aggressività.
    Uno degli elementi da sottolineare riguarda la durata del disturbo, ormai di circa un anno, che si presenta con frequenza irregolare; le circostanze di insorgenza, come si è detto, sono rappresentate da un ricongiungimento al nucleo familiare. L’ansia manifestata potrebbe essere legata alle aspettative nei confronti di questa riunione laddove tra i genitori si è accesa una forte conflittualità.
    Sarebbe opportuno ottenere informazioni circa la durata di ogni singola crisi, le modalità e le circostanze di insorgenza, dato che si tratta, questo, di un elemento mancante.
    Dal complesso dei dati presentati si può supporre che le crisi abbiano un’alta frequenza all’interno delle mura domestiche, in quanto viene riportato che il giovane conduce ormai una vita ritirata. Sarebbe utile ai fini della valutazione ottenere informazioni sulle persone con cui il ragazzo si trova quando è preda dei disturbi o se è solo. Nel caso fosse in compagnia, ulteriormente, sarebbe necessario inquadrare il sintomo: esso potrebbe costituire una risposta ad una situazione conflittuale o una richiesta d’aiuto o entrambe le ipotesi suddette.
    Potrebbe essere opportuno esplorare il rapporto con entrambi i genitori, nonché il vissuto del giovane rispetto alla coppia genitoriale. La madre, molto protettiva, potrebbe essere vissuta come una figura intrusiva e costituire un intralcio al processo di svincolo del ragazzo. La crisi d’ansia, infatti, si verifica durante il ritorno a casa, che potrebbe aver scatenato una sorta di ansia prestazionale. Il padre, invece manifesta distacco e poca tolleranza nei confronti del figlio, acutizzando un probabile vissuto di inadeguatezza, come attesta anche il ritiro da tutte le attività.
    Un ulteriore elemento utile ai fini del percorso diagnostico sarebbe l’esplorazione del vissuto soggettivo del giovane durante le crisi e soprattutto quale può essere la sua percezione del disturbo, se e quali strategie vengono utilizzate.
    Il caso presentato non fornisce indicazioni circa la richiesta: sarebbe interessante conoscerne le modalità e soprattutto la committenza, dal momento che questo elemento potrebbe chiarire aspetti relativi alla consapevolezza del disturbo da parte del soggetto, al suo grado di autonomia decisionale.
    Sarebbe opportuno conoscere se sono stati intrapresi percorsi terapeutici e, in caso affermativo, come sono stati affrontati e quale è stata la modalità di conclusione.
    Inoltre sarebbe utile avere informazioni circa i motivi che proprio in quel momento hanno indotto alla richiesta e se in passato si sono avuti altri disturbi simili o correlati.
    La presenza dei sintomi che ricorrono durante le crisi lamentate potrebbero orientare la diagnosi verso una problematica legata all’ansia, e più specificamente verso un disturbo di panico. Nel disturbo di panico, così come descritto nella prassi psicologica e psichiatrica (nella formalizzazione proposta nel DSM IV) si verificano ripetuti attacchi del genere lamentato, con fenomeni di tachicardia, dispnea, sudorazione, tremori, timori di impazzire e di morire e che causano una marcata alterazione delle aree di funzionalità del soggetto.
    Nel caso specifico, come si è sottolineato, il soggetto non solo ha interrotto qualsiasi attività, ma non ha alcun tipo di relazione sociale.
    Il disturbo lamentato, tuttavia, conserva alcuni aspetti che potrebbero far pensare ad una problematica di tipo depressivo associata o anche reattiva al corso degli episodi di crisi. Tale ulteriore ipotesi diagnostica andrebbe verificata.
    Il percorso diagnostico dovrebbe essere approfondito attraverso un ciclo di non meno di 4 colloqui, uno dei quali dedicato alle prove testologiche. Sarebbero utili gli strumenti dell’ MMPI e del Rorschach (discutere gli strumenti). Tale passo del percorso potrebbe fornire indicazioni sulle modalità di fronteggiamento di un compito inusuale, specie per il reattivo del Rorschach, nonché del grado di cooperazione e di motivazione al cambiamento.
    Nel caso in cui una delle due ipotesi suddette fosse supportata dalle evidenze fornite dai colloqui e dalla seduta testologica, si potrebbe orientare il percorso verso un intervento di tipo espressivo, nel caso specifico una terapia cognitivo-comportamentale, volta a sostituire le strategie disfunzionali, con strategie funzionali, o una terapia ad orientamento dinamico, che favorisca un percorso di consapevolizzazione del soggetto e l’elaborazione dei nodi conflittuali centrali.
    Nel caso in cui la famiglia fosse disponibile, potrebbe giovare una terapia sistemico-relazionale, che consenta un processo maturativo di tutti i membri del sistema familiare ed un riaggiustamento delle relazioni tra i vari sottosistemi implicati.
    kegi

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