
Originalmente inviato da
kegi7929
CASO 14.
Allo Psicologo di un consultorio familiare si presenta una bella ragazza di 22 anni alta e slanciata. Anna, questo è il suo nome, giunge con un ritardo di quindici minuti rispetto all’orario concordato per l’appuntamento, scusandosi per il fatto che non riesce mai ad essere puntuale. La ragazza, seconda di due figlie, racconta di non piacersi esteticamente a causa del suo viso irregolare, di aver paura di ingrassare, di avere continuamente la sensazione di essere gonfia ed anche per questo teme di perdere il contratto di lavoro come indossatrice.
Anna è iscritta alla Facoltà di Lettere (ad un Corso di Laurea del DAMS), ma in tre anni ha dato un solo esame. Circa due anni fa è stata lasciata dal suo ragazzo. Da allora non ha più avuto rapporti sessuali ed afferma di non sentirne la mancanza, forse perché il sesso la interessa poco.
Da quando, dieci anni fa, è morta sua madre per un infarto (era una donna obesa), il padre medico ha sviluppato nei confronti delle due figlie una attenzione ossessiva alla loro dieta e alle loro condizioni di salute, atteggiamento scrupoloso che, secondo Anna, l’uomo avrebbe dovuto assumere nei confronti della madre quando era ancora viva e si lamentava di soffrire di un cattivo metabolismo e di seguire una dieta sbilanciata. Anna confessa di sentirsi perennemente in colpa, sia per non riuscire a seguire con rigore una dieta sana e ipocalorica, sia perché, improvvisamente, sente il bisogno irrefrenabile di ingurgitare cibo, spesso svegliandosi di notte. Da circa due anni, all’insaputa del padre, usa quotidianamente lassativi e nell’ultimo anno, dopo le improvvise abbuffate, si provoca un vomito liberatorio. Due settimane fa la sorella maggiore, trovandola in bagno mentre si stava provocando il vomito, costringe Anna a chiedere una consultazione psicologica.
Il/La Candidato/a indichi:
1.Quali elementi possono essere considerati manifestazioni sintomatologiche rilevanti ed in quale categoria psicopatologica vanno presumibilmente collocate, considerando le possibili diagnosi differenziali.
2.Quali ulteriori approfondimenti ritiene possano essere utili per l’inquadramento del caso, motivando dettagliatamente la scelta degli eventuali strumenti clinici.
3.Le modalità di aiuto psicologico e/o di intervento clinico terapeutico che ritiene più opportune per affrontare il caso, motivandone le ragioni all’interno di un modello teorico di riferimento.