Il film che hai postato è proprio un buon esempio...
Lulù Massa passa 15 anni in fabbrica a far proprio il discorso del suo padrone, vede la vita come una competizione contro i suoi compagni, per avere qualche lira in più per comprarsi merci di cui nemmeno lui capisce la necessità. E' esattamente come la fabbrica lo vuole, il cottimista più veloce e produttivo, che stabilisce i tempi di riferimento per i suoi compagni "fannulloni", che lo odiano.
Finché la fabbrica non gli porta via un dito.
E allora i discorsi degli studenti là fuori, e dei suoi compagni in fabbrica, sembrano prendere senso nella sua testa. Ma che vita è questa?
Lulù prende coscienza del suo essere sfruttato fra gli sfruttati. Con questa consapevolezza, la sua vita ha una svolta. E' sempre uno schiavo, ma ora lo sa e ha la possibilità di ribellarsi. Ha finito di spaccarsi la schiena per 4 lire vigliacche. La rivoluzione non ci sarà, lo stato e i sindacati avranno la meglio... ma alla fine, non più solo, condivide un sogno insieme ai suoi compagni in catena: tutti insieme a picchiare contro un muro, che prima o poi dovrà cadere.








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Ecco, vesti so' e livornesi.