
Originalmente inviato da
lalangue
"Piccola città, bastardo posto,
appena nato ti compresi, ma fu il fato che in tre mesi mi spinse via;
piccola città io ti conosco,
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio,
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano
visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano"
Dice Bion che la capacità di apprendere dall'esperienza nasce nel momento in cui siamo in grado, emotivamente, di vivere un'esperienza e, cognitivamente, di coglierla e di strutturarla come tale. Perciò il discorso sul seno, che in quanto tale consiste solo nella soddisfazione contemporanea (indistinta) di un bisogno, ovvero la fame, e di un desiderio, ovvero il piacere sensuale e/o il contatto; il non-seno (corrispondente al concetto bioniano di no-thing, cioè di non-presenza della cosa, distinta da nothing, cioè da distruzione della trama esperienziale, ovvero da "nulla") corrisponde invece alla possibilità di sperimentare, sia a livello fisico che psichico, la vasta gamma di emozioni, di vissuti, di elaborazioni a cui l'assenza ci obbliga. Questo permetterà all'adulto la capacità di un gioco creativo, nella sicurezza e nel piacere del nuovo (a differenza di un gioco ossessivo e stereotipato, toppa nello squarcio del nulla).
Non sento affatto il bisogno di difendere il pensiero di Bion: se vuoi avvisarlo che è sbagliato, accomodati.
Sento ancor di meno il bisogno di affermare che "2+2=4" oppure che "2+2 non è uguale a 5", visto che, nel racconto di tanti pazienti, quello che funziona secondo le regole della narrazione è quello che serve per imbalsamare l'analista e l'analisi.
Ti aspetto per la formulazione di una teoria della mente e per una teoria della tecnica terapeutica.
Probabilmente non è il tuo terreno, ma con tutto il materiale che hai raccolto...
A meno che il tuo gioco non sia solo ed esclusivamente ottenere conferme del tuo pensiero per baloccarti di questo, oppure disconfermare le disconferme del tuo pensiero come insensate. Ti avvicini pericolosamente ai protagonisti degli ultimi avvenimenti politico-sociali del nostro bel Paese!
Credo che Bion abbia reso possibili nuovi sviluppi della psicoanalisi (e nuove applicazioni), grazie all'introduzione di alcuni concetti che ha derivato dalla sua pratica con pazienti psicotici e con i gruppi (e dalle sue esperienze di vita e dalle sue analisi peronali). Il punto di disaccordo maggiore che potrei vedere in un ipotetico dialogo tra Bion e Lacan è la questione dell'identificazione proiettiva e del suo utilizzo in seduta (Bion la fa funzionare in maniera "comunicativa", mentre Lacan... non lo so). Sul modello evolutivo kleiniano, ricordo che Bion ha introdotto l'oscillazione Ps<--->D, lasciandosi alle spalle le possibili critiche di una fascinazione a livello del registro dell'Immaginario (come nei racconti delle analisi infantili della Klein).
Il salto da una struttura all'altra è chiaramente impossibile per Lacan. Devo cercare notizie in merito rispetto ad una posizione più precisa di Bion, anche se i bioniani che ho sentito/letto per la maggior parte non sarebbero d'accordo con la posizione così rigida dell'eretico francese.
Io, invece, ci credo. Ci sono persone che non si lasciano lo spazio (analitico) per esplorare le proprie emozioni, per apprezzarle nelle loro sfumature. Gli affetti sono qualcosa di caldo: se non si maneggiano bene, rischiano di bruciare la pellicola dell'esperienza. Char_Lie, almeno sul forum, sterilizza tutto prima di mangiarlo o di "produrlo" (il finale della catena alimentare dovrebbe essere noto a tutti).