." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
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Io nel caso clinico di Roberto non sono convinta della diagnosi di DDAI..Se nno ricordo male, infatti, i disturbi dell'apprendimento possono determinare modalità di comportamento pressocchè identiche da un punto di vista di iperattività, inoltre non c'è la componente di impulsività (il fatto che lui partecipi alle discussioni in modo attivo, ma senza sparare le risposte e rispettando i turni degli altri).
Cmq abbiamo pochi elementi per essere certe di una diagnosi rispetto ad un altra, ad esempio non abbiamo la durata dei sintomi!Per il DDAi deve essere di 6 mesi...Già questa ci aiutava a escluderla. In questi casi che si fa?Si descrivono le possibili ipotesi e le info/test da usare per confutarle o meno senza sbilanciarsi?
infatti penso che dovremmi scrivere: "per la diagnosi di ddai sono necessari 6 o pù sintomi nell'area disattenzione o 6 o più nell area impulsività. per un perodo di sei mesi" dovremmo quindi approfondre questo aspetto attraverso colloqui con i genitori e con gli insegnati e la somministrazione di tes psicodiagnostici per valutare la presenza o meno ci comportamenti di iperattività, impulsivita e diattenzione, per confermare o meno la presenza di ddai, se i dati che mancano dovessero essere confermati possiamo ipotizzare ddai e potremmo inviare il paz a TTC...
io ho inteso così...se sbaglio sono contenta di saperlo
quindi okkiblu tu avresti fatto diagnosi di DSA e come diagnosi differenziale?
Io come diagnosi diff ho pensato al RM con somministrazione della WAIS-R...dici che è troppo poco?
mah non so...perchè a quanto ho capito l'ideale sarebbe fare un paio di ipotesi diagnostiche e poi su queste fare la differenziale...poi una delle due ipotesi dovrebbe diventare l'ho principale e l'altra la secondaria, io sono un pò confusa su questa cosa...
l'unica è confrontarci il più possibile sui casi, ma vedo che si partecipa in pochissime.
Avevo già letto questo caso. Il rifiuto di andare a scuola, le scenate, l'essere capriccioso, l'isolamento a scuola mi avevano fatto pensare ad un disturbo dell'umore visto che in fanciullezza si manifesta principalmente con irritabilità, lamentele ecc. I genitori hanno sofferto di depressione, si potrebbe pensare ad un fattore ereditario.
Avevo ipotizzato di utilizzare colloquio con il ragazzo, con il ragazzo e la famiglia; con i genitori separatamente, viste le loro problematiche pregresse di depressione; di analizzare le relazioni familiari attraverso il FRT; di somministrare la CDI x valutare se i sintomi del ragazzo siano depressivi, come penso, e la CBCL, che indaga i problemi sociali e comportamentali.
La diagnosi differenziale si potrebbe fare con il disturbo oppositivo-provocatorio e con la fobia scolare.
Come interventi proporrei una terapia familiare visto l'intrecciarsi di rapporti e problematiche all'interno di essa e una psicoterapia cogn-comp x il ragazzo, insieme a sedute di RET x la parte emotiva.
Sarebbe auspicabile effettuare anche sedute di parent training x i genitori, x approfondire le problematiche coniugali che possono avere impatto sulle problematiche del ragazzo, le modalità educative più appropriate, e x apprendere modalità di gestione dei comportamenti disfunzionali del figlio.
Melita, tu cosa avevi pensato?Mi è venuto il dubbio cn la fobia scolare ma penso che sia depressione!
ciao Monica, allora o avevo pensato a una fobia scolare come te, non alla depressione invece perchè non ci sono elementi che mi facciano pensare a un disturbo del'umore...in realtà questo caso è stato svolto qui da una ragazza di ops e lo ha interpretato come disturbo d'ansia di separazione, quando l'ho letto non mi sono trovata per niente d'accordo ma ora ho cambiato idea...
nei casidi dist d'ansia di separazione dice che i bambini vengono da famiglie molto unite, che si mostra riluttanza e malessere al momento della separazione dalla casa o dalle figure di atttaccamento e qui mi pare che si verifichi proprio questo, perchè poi a casa il bambino è tranquillo, la famiglia è unita, il bimbo evta conflitti con i fratelli roprio per il senso di unione, il mondo esterno è visto dai genitori come minaccioso il che giustificherebbe le paure del bambino ad allontanarsi dalla casa e genitori, perchè nel d d'ansia e separaz c'è anche la preoccupazione che possa accadere qualcosa d brutto quando il bambino è lontano dalle figure di attaccamento. quindi sono d'accordo con il disturbo d'ansia da separazione e farei la differenziale con la fobia scolare, anche se mi pare possano coesistere...
quello che mi lascia perplessa è che ho inserito il caso due giorni fa su questa discussione e non ero d'accordo con il dist d'ansia , ora ho notato tutti elementi che invece confermano questa ipotesi, come è possibile non vedere certi dati al momento della lettura?temo sbagliero per forza...e penso che in ogni caso il testo dovremmo leggerlo anche più di due volte.
tu monica sei M-Z o A-L?
Beh ora che ci penso si...nn sono specificati molti sintomi, quindi nn viene spontaneo pensarci subito però potrebbe essere il dist d ansia da separazione, anche xkè i gentitori hanno questa visione del mondo come se fosse minacciato,e avrebbero potuta trasmetterla al figlio.
Io sono A-L, tu?
io M-Z
metto un altro caso, tra poco esco quando torno vengo a farlo e se vi va ci confrontiamo...
veraaaa, momypsic dove siete?tutto bene?
11F. è un ragazzo di 12 anni e si rivolge, insieme ai genitori, ad un centro di consulenza psicologica.
F. frequenta la seconda media e racconta, con non poche difficoltà, di avere un rapporto sereno e
piacevole con i genitori e con tutta la sua famiglia.
Durante il colloquio F. appare fortemente in disagio, quasi spaventato.
Le preoccupazioni dei genitori nascono dal fatto che il ragazzo manifesta sistematicamente degli
episodi di ansia, che a volte assumono le caratteristiche di un attacco di panico, quando si appresta a
vivere delle situazioni di incontro, di relazione o di convivenza sia con adulti, sia soprattutto con
coetanei.
Questa condizione è frequente soprattutto nelle interazioni con persone non familiari.
F. cerca di evitare situazioni del genere ma se costretto ad accettarle, le sopporta con paura e disagio
perché, dice, teme di agire in modo sbagliato e ha paura dell'imbarazzo che gli deriverebbe dal
mostrare i suoi sintomi di ansia.
A volte anche andare a scuola gli provoca dei problemi e questo fatto gli crea ulteriore disagio e
ansia, che interferiscono negativamente sulle sue normali abitudini, sulla possibilità di instaurare
delle amicizie e sulle prestazioni scolastiche.
Infatti, F., pur non avendo problemi di comprensione ed apprendimento, non riesce, a causa della
scarsa partecipazione alle attività di classe, a ottenere risultati soddisfacenti.
Il tutto viene peggiorato dal fatto che F. non riesce a comprendere bene la fonte del suo malessere.
I sintomi sono iniziati da un anno.
I genitori sostengono che F. è sempre stato un bambino timido ed inibito, ma non se ne sono
preoccupati fino a quando lo stesso ragazzo ha iniziato a riconoscere i propri comportamenti come
irrazionali e le proprie reazioni come eccessive.
Il candidato illustri sinteticamente:
1. l'ipotesi o le ipotesi che si possono avanzare per spiegare le difficoltà del ragazzo;
2. quali ipotesi di diagnosi differenziale si possono avanzare;
3. quali altri dati sarebbero necessari per avvalorare le ipotesi di cui ai punti 1 e 2;
4. di quali strumenti diagnostici ci si potrebbe avvalere per raccogliere i dati di cui al punto 3;
5. se sia necessario avvalersi di consulenze specifiche o specialistiche ed, eventualmente, di
quali;
6. il tipo di intervento ritenuto più idoneo;
7. le eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.
Il candidato è invitato a rispondere a tutti i punti, a indicare il numero di risposta per ciascun punto, a
mantenere l'ordine dei punti e a fornire per ogni punto le motivazioni delle scelte fatte.
per il disturbo dell'espressione scritta come test ci sono
wisc, cpm (ma si possono somministrae entrambe o una esclude l'altra?), valutazione funzionale e poi?c'è qualche altro test specifico?
F. appare fortemente in disagio, quasi spaventato
il ragazzo manifesta sistematicamente degli
episodi di ansia, che a volte assumono le caratteristiche di un attacco di panico, quando si appresta a
vivere delle situazioni di incontro, di relazione o di convivenza sia con adulti, sia soprattutto con
coetanei.
F. cerca di evitare situazioni del genere ma se costretto ad accettarle, le sopporta con paura e disagio
perché, dice, teme di agire in modo sbagliato e ha paura dell'imbarazzo che gli deriverebbe dal
mostrare i suoi sintomi di ansia.
A volte anche andare a scuola gli provoca dei problemi e questo fatto gli crea ulteriore disagio e
ansia, che interferiscono negativamente sulle sue normali abitudini, sulla possibilità di instaurare
delle amicizie e sulle prestazioni scolastiche.
F., pur non avendo problemi di comprensione ed apprendimento, non riesce, a causa della
scarsa partecipazione alle attività di classe, a ottenere risultati soddisfacenti.
I genitori sostengono che F. è sempre stato un bambino timido ed inibito, ma non se ne sono
preoccupati fino a quando lo stesso ragazzo ha iniziato a riconoscere i propri comportamenti come
irrazionali e le proprie reazioni come eccessive.
Sono tutti criteri che convergono nella fobia sociale
Si potrebbe fare una diagnosi differenziale con il dist d ansia generalizzato( in cui l ansia nn è limitata alle situazioni sociali), con la normale timidezza che si può avere quando si viene q contatto con persone nuove.
Dati da approfondire: relazioni familiari, livelli di ansia, autostima e attribuzioni, funzionamento adattivo.
Strumenti:colloquio, TAD, TMA(per valutare autostima scolastica e generale, gli stili di attribuzione), FRT, VABS.
Intervento:-Terapia cogn comp mirata a correggere i pensieri disfunzionali, legati ai sentimenti di inadeguatezza, timore di essere giudicato, di nn essere all'altezza ecc.
-Tecniche come desensibilizzazione sistematica, esponendo gradualm il ragazzo alla situazione temuta
-Insegnamento di abilità:training x gestire l 'ansia, training di assertività(x imparare a gestire le conversazioni, fare richieste , esprimere bisogni, gestire le critiche..)
-Eventuali terapie di gruppo, vantaggiose xkè rappresentano una situazione sociale.
Risorse di rete da attivare:genitori, insegnanti ,per ottenere la loro collaborazione e sostenere il ragazzo nella gestione delle situazioni interpersonali e sociali.
per l'ultimo caso che ho messo ipotizzerei una fobia sociale, così a primo impatto...se poi trovo un pò di tempo provo a farlo tutto per intero con la differenziale
...per ogni disturbo..non andate a cercare mille test...ne bastanoa nche un paio!))
Monica: Ho letto che sei nuova..intanto benvenuta!Poi...qui su ops è vietato scrivere con linguaggio da sms perchè rende poco comprensibile la comunicazione!..per cui ti chiedo di stare più attenta!
In bocca al lupo!
." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
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nuovo regolamento: http://www.opsonline.it/help/
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