volevo sapere se il transfert può essere indotto volontariamente dal terapeuta , specie nel caso si debba curare una paziente che ha seri problemi relazionali con l'altro sesso
volevo sapere se il transfert può essere indotto volontariamente dal terapeuta , specie nel caso si debba curare una paziente che ha seri problemi relazionali con l'altro sesso
???? .....spero di aver capito bene la tua domanda.... il transfert deve esserci in una relazione terapeutica altrimenti non si riesce a lavorare. Da qualunque parte venga dato non importa. Comunque si, per mia esperienza un terapeuta può indurre volontariamente il transfert.
Virus Freudiano:il vostro computer è ossessionato dall'idea di sposare la sua scheda madre.
grazie per la risposta
Cara Camilla35,
il transfert non è qualcosa che induce il terapeuta, una terapia può piuttosto facilitarlo con particolari accorgimenti (l'uso del lettino, la neutralità analitica, il disporsi dell'analista alle tue spalle, ...); nella teoria freudiana è un doppio equivoco di tempo e di persona che si crea a causa di un falso nesso, in altre parole è un rivivere il terapeuta come se fisse una persona del tuo passato a te molto cara e questo avviene perché tu instauri un nesso simbolico inconsapevole fra quella persona del passato e il tuo terapeuta. Il transfert è qualcosa che avviene di solito in una terapia di tipo dinamico (psicoanalisi, psicologia analitica junghiana, ecc.), ma si può manifestare anche all'esterno, per cui potresti trovarti ad avere col tuo fidanzato atteggiamenti e vissuti che avevi ad esempio con tuo padre quando eri bambina. Possono anche manifestarsi vissuti transferali anche mentre stai guardando un film, leggendo un libro, o in una interazione col tuo capo, con i tuoi colleghi di lavoro o di studio.
Un saluto
Interessantissimo e bello come argomento. Puoi ampliare un pò la spiegazione in tal senso?Possono anche manifestarsi vissuti transferali anche mentre stai guardando un film, leggendo un libro,
Il transfert avviene anche nelle terapie cognitive (post razionalismo); L. Isola e G. Sacco, hanno pubblicato in proposito un piccolo manuale dal titolo "La relazione terapetica nelle terapie cognitive", molto interessante.Il transfert è qualcosa che avviene di solito in una terapia di tipo dinamico (psicoanalisi, psicologia analitica junghiana, ecc.)
Certo, rispetto alla psicoanalisi classica é diverso l'utilizzo che se ne fa. Il terapeuta in questa prospettiva, è definito come un "pertubatore interno" strategicamente orientato.
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
"pertubatore interno" strategicamente orientato, potresti spiegarlo meglio ?
io sto facendo una terapia cognitivo comportamentale , ed avviene stando seduti di fronte , per fortuna non sul lettino perchè credo che mi sentirei piuttosto a disagio .
Vedo che le opinioni in merito sono diverse , comunque il mio dubbio è sorto perchè in questo periodo , non a caso ora , il mio terapeuta mi fà degli esempi facendo riferimenti a se stesso e , mi è venuto in mente che lo stia facendo "apposta ". Sono convinta essendo lui un bravissimo terapeta che qualunque cosa faccia, lo faccia per il mio bene e e quello della terpia e di lui mi fido.Ma proprio perchè molto bravo mi è sorto il dubbio che mi stia inducendo il transfert volontariamente .
Cara,si è normale. Faccio anche io cognitivo comportamentale e sistemico relazionale. La mia non si racconta spesso,ma in una terapia succede per mettersi a confronto con i pazienti e si,anche per transfert. Ti confesso che ogni volta che si racconta per me ogni sua parola la prendo come oro colato,mi rende euforica sapere quelle poche cose di lei visto che lei sa tutto di me!
non so se anche questo fa parte del transfert!
Virus Freudiano:il vostro computer è ossessionato dall'idea di sposare la sua scheda madre.
"il transfert si instauta spontaneamente in tutte le relazioni" (Freud), quello che l'analista fa è osservarlo e interpretarlo (in tempi e modi adatti ovviamente).
Come dice Megistom l'analista deve rendere il setting il più neutro possibile, in modo che il transfert, che si instaura spontaneamente, possa essere "osservato" con accuratezza
se il terapeuta è cognitivista è un po' difficile che usi il lettino, che è uno strumento della psicoanalisi.
Stare sdraiati sul lettino, con l'analista FUORI dalla visuale (non come si vede nelle pubblicità demenziali in cui l'analista è davanti e scarabocchia il block notes!!!), serve per favorire il processo primario (in parole povere stando immobili e sdraiati sul lettino il paziente scava meglio nell'inconscio). Ed è una conquista, nel senso che non tutti i pazienti sono abbastanza robusti, dal punto di vista psichico, per il lettino e in genere non lo si usa dall'inizio dell'analisi, proprio perché ci si deve arrivare per gradi (io non sono né psicoanalista né paziente, quindi parlo in base a ciò che ho sentito a lezione all'università, mi corregga chi ne sa più me a riguardo)
Ultima modifica di Johnny : 14-02-2011 alle ore 19.29.44
se, a me mi c'ha sbattuto alla prima seduta.))))ihih
alla "mi sento tanto Molly Bloom"))))