
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Cara Benedetta,
se leggi Sander, Tronick, Beebe e Lachmann, Daniel Stern, ecc., i rappresentanti della Infant Research, ti accorgi che si basano su ciò che osservano, su una straordinaria capacità di suscitare e registrare le risposte del bambino, su un’altrettanto straordinaria capacità di dialogare col bambino usando il linguaggio che questi può comprendere o introducendo qualche novità che questi può rapidamente assimilare. L’interazione fra il bambino e il caregiver è vista in funzione dell’auto e dell’eco-regolazione, il bambino si adegua progressivamente alla madre e alle sue caratteristiche, la madre si adegua al bambino e alle sue caratteristiche, man mano che i due si scoprono e si conoscono (lo stesso avviene nella coppia in amore, nella coppia analitica e in qualsiasi coppia). Prendi ad esempio l'allattamento, una volta si consigliavano le madri di allattare ad orari prefissati, non c'era attenzione ai ritmi propri né del bambino, né della madre, un orologio anonimo scandiva oggettivamente le poppate (tic-tac); ora si consiglia di allattare al bisogno, in modo tale che il bambino riconosciuto nelle sue necessità primarie sia in grado di potersi regolare con i ritmi di chi lo allatta; in questo modo in breve tempo si crea un ritmo condiviso e prevedibile di allattamento, una sincronia stupefacente. Tronick descrive un processo di co-costruzione di processi interni e relazionali fra la coppia, dove ciascun componente si autoregola e si organizza (a livello emozionale, di attivazione, di inizio e termine dell’interazione, di reciprocità, di ritmicità, di riconoscimento, ecc.) in funzione dell’altro.
Questo processo va nella direzione di una espansione della coscienza che è diadica, che avviene nella coppia ed è condivisa dalla coppia. Di queste interazioni rimane traccia interiorizzata, una sorta di matrice relazionale (non si tratta di una struttura granitica, ma di un processo in continua formazione, molto fluido, elastico, capace di tener conto della situazione e della persona presente), attraverso dinamiche transmodali, e transrelazionali diventa la base fluida delle successive relazioni senza tuttavia preformarle. Il nuovo si impone da sé per il semplice fatto che esiste, persone con una matrice relazionale molto rigida possono sembrare ripetitive e legnose nelle loro interazioni, ma per farlo devono costantemente elidere il dato reale della diversità dell’altro e soprattutto elidere la propria soggettività che di questa diversità si rende ben conto. L’indifferenziazione non è uno stato soggettivo primordiale (se ti riferisci alla indifferenziazione madre-bambino), ma un processo attuale teso a cancellare ogni differenza, se l’angoscia che questo scatena è troppa e insopportabile; è qualcosa, insomma, che interviene nel presente, non un retaggio del passato e un ritorno a fasi pregresse di funzionamento. Di fatto il bambino interagisce con la madre fin da subito e nulla lascia presagire che non riesca a distinguere fra sé e la madre, anzi, distingue eccome.
C’è poi un altro tipo di indifferenziazione, non patologica, dovuta al fatto che il bambino non ha esperienza di sé e del mondo, per cui impara a riconoscere le sue sensazioni, le sue emozioni, a definirle, a delinearle, a differenziarle l’una dall’altra, più tardi imparerà a chiamarle per nome, impara che non c’è solo lui, la madre, ma anche il padre, la nonna, la zia, il cugino, il cane, il pappagallo ... il mondo. Regredire dici? Che significa? Gli studi sulla memoria più recenti ci dicono che noi non rievochiamo gli avvenimenti del passato, noi ricreiamo all’istante il passato in base a sempre nuove e diverse combinazioni di elementi e in base al rapporto fra noi e la persona fisica con cui stiamo interagendo e scambiando quel ricordo o in base alla persona interiorizzata con cui stiamo tacitamente dialogando.
Un saluto