"Ebbene e la morale di tutta questa storia?" chiesi a Severin riponendo il manoscritto sul tavolo.
"E' che io sono stato un asino" disse lui senza guardarmi, come se si vergognasse. "Se solo l'avessi frustata!".
"Un sistema curioso," replicai "può darsi che funzioni con le tue contadine...".
"Ah! Loro ci sono abituate," mi rispose vivacemente "ma pensa un po' all'effetto che avrebbe sulle nostre signore tanto fini, nervose, ed isteriche..."
"Ma la morale?".
"Che la donna, a tutt'oggi, quale natura l'ha creata e nei suoi rapporti con l'uomo, è sua nemica e può esser solo sua schiava o sua despota,
mai sua compagna. Potrà esserlo solo quando godrà di diritti uguali ai suoi, quando gli sarà pari per educazione e lavoro.
Ora possiamo solo scegliere di essere martello o incudine, e io sono stato così somaro da rendermi schiavo di una donna, lo capisci?
Ecco dunque la morale della storia: chi si lascia frustare merita d'essere frustrato.
Le frustate come vedi mi hanno fatto molto bene, la rosea nebbia sovrasensuale si è dispersa e nessuno mi darà a intendere che le sacre scimmie di Benares (Le donne) o il gallo di Platone (l'uomo) sono fatti a immagine e somiglianza di Dio.