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  1. #3106
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    549

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    C'è il pericolo di mettere in fuga il paziente che è già alle prese con la sua di angoscia e che non può affrontare anche quella dell'analista. Si perde l'occasione di scandagliare quel terreno. Come può l'analista arginare questo pericolo, come può ovviare a questa mancanza di capacità negativa?
    Diciamo che è un po' come fare l'amore: si sente quando è il momento per una buona interpretazione. Ci sarebbero tutta una serie di regole che ciascuno si impone, come "non bisogna avere troppa fretta", oppure "mai interpretare nel momento x o y" e altre di questo genere. Credo che abbiano un po' un senso relativo. A volte è piacevole per entrambi qualcosa di più selvaggio e inatteso, altre va creata un po' più di atmosfera. In generale, occorre che il paziente sia in grado di farsene qualcosa e che il terapeuta non abbia troppi timori rispetto a quello che sta per uscirgli dalla bocca, cioè (♀+♂) in ambiente +K.

    Altrettanto importante è vedere cosa accade dopo l'interpretazione, cosa che spesso si dimentica.
    Ultima modifica di lalangue : 15-03-2011 alle ore 17.26.03
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  2. #3107
    Banned
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o
    La differenza tra te me e Meg non è che a noi piace lavorare e a te no: è che tu ti dichiari insoddisfatto della tua vita, a differenza di noi che nel complesso lo siamo.
    Sei tu che scrivi dicendo che hai dei problemi che ti rendono addirittura impossibile interagire con il mondo come vorresti, mica noi!
    Insomma, per fartela breve, se tu fossi un polpo felice e soddisfatto questa discussione non esisterebbe!
    E che cavolo! Almeno sta proiezioncina cerca di rendertela cosciente, va!
    Ma io proprio per queste cose qua mi lamento e sono insoddisfatto, a me non piace lavorare e lo devo fare per campare o per attrarre certe donne, a voi invece piace e siete contenti di vivere così, se questo è vero per voi, non è affatto vero per me.
    La soluzione proposta è "fattelo piacere" come noi, ma se già fosse stata mia questa cosa non si poneva alcun problema. Non fa proprio parte di me 'sta cosa, ci vorrebbe un'alternativa al "fattelo piacere" se c'è.
    Una persona è scontenta di certe cose ed in fin dei conti, visto che questo stato sempre mentale è, le si dice "non essere scontenta, sorridi sii felice", ma se devo andare a lavorare io non lo sono affatto contento!
    Il mio disamore per la vita in questi frangenti ha raggiunto livelli altissimi. E' a questo livello che viene a crearsi una dissonanza.

    So solo comunque che queste cose qua comunque non sono davvero di aiuto per me, devo dirvi che mi fanno bene e che dirmi 'ste cose qua aggiusta il mio malcontento? A me tutto questo lo lascia pressappoco inalterato.

    Tutto quello di cui mi lamentavo prima di parlare con voi è rimasto lo stesso, non è che mi avete dato qualcosa in più per modificarlo in qualche modo a me sconosciuto.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 15-03-2011 alle ore 18.24.15

  3. #3108
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Dici due cose intelligenti: uno, che non ha senso cambiare per gli altri. Infatti, nel caso, si cambia per se stessi; due, che nessuno ha una soluzione in tasca per te. Ma nessuno ti ha mai detto il contrario: la soluzione infatti non può che venire da te, e questo ti è stato ripetuto fino alla nausea.

    Detto ciò, rimani un polpo infelice e insoddisfatto. Dato che non hai intenzione di fare nulla per cambiare questo tuo stato, hai preso in considerazione l'eventualità di accettarlo?

  4. #3109
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    . In generale, occorre che il paziente sia in grado di farsene qualcosa e che il terapeuta non abbia troppi timori rispetto a quello che sta per uscirgli dalla bocca, cioè (♀+♂) in ambiente +K.

    Altrettanto importante è vedere cosa accade dopo l'interpretazione, cosa che spesso si dimentica.
    Ed in proposito, ne accadono di cose, tra cui "fughe in presenza" durante la seduta e nelle successive; è questa dimenticanza a rendere pericolosa l'evacuazione o una interpretazione "forzata" della reazione del paziente che si trova d'improvviso con un sacco di roba non sua scagliata dentro. Il che per lui, diversamente dall'acquisita calma dell'analista, può rendere il clima irrespirabile (così siamo arrivati nei pressi dell'apparato digerente, tra naso e bocca)
    Come la sigli bionianamente questa situazione negativa e come se ne potrebbe uscire, secondo te?
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  5. #3110
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    [Tutto quello di cui mi lamentavo prima di parlare con voi è rimasto lo stesso, non è che mi avete dato qualcosa in più per modificarlo in qualche modo a me sconosciuto.
    Noi te l'avevamo detto già più di tre anni fa che non sarebbe cambiato nulla, se non facevi qualcosa nella vita reale, tipo chiedere aiuto umilmente a chi te lo potrebbe dare per una volta; ed accettare di correre il rischio di cambiare qualcosa per sentirti meglio di come ti lamentavi e ti lamenti di sentirti.
    Per migliorare la propria situazione esistenziale in cui non ci si sente bene, bisogna correre dei rischi; la maggior parte di noi qui, se non tutti, l'hanno fatto e lo fanno ogni giorno, spesso molto faticosamente

    E se c'è un modo a te sconosciuto che speri di trovare, lo potrai trovare al tuo interno, non all'esterno, tramite qualche magia o parola magica; la vita non è una favola, vivere è faticoso, da sempre. Lo sapevano pure gli uomini primitivi e ce hanno lasciato spendide testimonianze.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 15-03-2011 alle ore 19.49.55
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  6. #3111
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio
    Per migliorare la propria situazione esistenziale in cui non ci si sente bene, bisogna correre dei rischi; la maggior parte di noi qui, se non tutti, l'hanno fatto e lo fanno ogni giorno, spesso molto faticosamente
    Ma se io è proprio tutte queste cose qua che fate voi che non sopporto e a farle non mi sento affatto bene con me stesso! Come la si fa a migliorare la situazione? Non è una buona soluzione propormi di affrontare così tutto questo. Farlo ogni giorno non risolve nulla per me, non so più che parole usare per spiegarlo 'sto concetto.

    Se i rischi sono eccessivi per me, ed è questo il problema, qua bisognerebbe che qualcuno, o io o chi dice che mi vorrebbe aiutare, riesca a pensare a qualcosa che funzioni davvero e non a svolgere solo la funzione di quello che "esorta a pensare" o cercare di invogliarmi ad assumermi rischi che io non ho intenzione assumermi, se qualcosa è rischiosa può andare male con buone probabilità, se va male il male me lo sorbisco io non l'altra persona che mi esorta a far qualcosa.

    Se ho raccontato che anche per mantenere integra l'igiene personale faccio fatica, e sono cose che ripeto spesso, non è che così si risolva la cosa.

    Nel vostro "meglio" io ci sto male, in certe situazioni io non sto affatto meglio, a star da solo sto male, ma sto molto male pure se devo stare con certe persone in modo faticoso, cosa diavolo ci sto a fare insieme così se devo forzarmi faticosamente ogni volta ad essere coraggioso, per me questa cosa è una tortura.

    Il picco di non sopportazione l'ho raggiunto sempre quando ero in contesti sociali costrittivi (scuola, lavoro), anche quando poi sono stato per conto mio il male era costituito dal ricordo dei contesti sociali in cui avevo fatto esperienza e mi ero esposto a rischi quando non ero affatto così convinto, tu suggerisci che così si risolve tutto, ma è proprio questo tipo di soluzione il problema, l'ostacolo da aggirare insomma per risolvere il problema che pongo io sono questi tipi di false soluzioni, se sono inaggirabili (per avere ad esempio l'indipendenza economica), una situazione migliore per me (secondo il mio metro di giudizio e non il vostro, o di qualcuno di voi perché non siete un blocco unico ovviamente ) non esiste proprio.

    Se si può aggirare qualcosa di tutto questo può tornarmi utile qualche idea diversa, se non esiste e nessuno ce l'ha pace, sto così, davvero certe cose non le voglio più fare, non c'è più alcuna buona disposizione per compierle o portarle avanti nei modi usuali che conosciamo più o meno tutti.
    Bene non starò e probabilmente continuerò a lamentarmi, ma sarà il minore dei mali... Per me ovviamente. Se molti di voi sono abbastanza contenti così, usando questo tipo di rimedi, buon per voi.
    Se la vita e l'esistenza ha proprio questa struttura e altri rimedi non ne esistono, allora sono proprio io a non amarla tanto, sono più sul versante dell'odio che dell'amore.
    Amo qualcosa forse, fantasticare, ma non più la realtà.

    Io immagino qualcosa di diverso, ed è questo che vorrei. Alla fine tornare indietro a quel che conosco già io non lo sopporto. Mi si dice che ci si deve adattare faticosamente al contesto reale, ma è proprio questo che non sopporto più e mi fa innervosire oltre ogni misura (e qui davvero scatto come ha intuito giulietta) perché certe cose non voglio farle più, non si risolve nulla di nulla così nella mia situazione. Anzi aumenta in genere solo il mio malcontento.

    Se fosse possibile qualcuno dovrebbe aiutarmi a percorrere un'altra strada rispetto a quella che proponi tu, se non c'è proprio è inutile dirmi che con questo tipo di aiuto la situazione migliorerà visto che va proprio nella direzione contraria alla mia idea di situazione migliore.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 15-03-2011 alle ore 21.46.06

  7. #3112
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma se io è proprio tutte queste cose qua che fate voi che non sopporto e a farle non mi sento affatto bene con me stesso! Come la si fa a migliorare la situazione? Non è una buona soluzione propormi di affrontare così tutto questo. Farlo ogni giorno non risolve nulla per me, non so più che parole usare per spiegarlo 'sto concetto.

    Se i rischi sono eccessivi per me, ed è questo il problema, qua bisognerebbe che qualcuno, o io o chi dice che mi vorrebbe aiutare, riesca a pensare a qualcosa che funzioni davvero e non a svolgere solo la funzione di quello che "esorta a pensare" o cercare di invogliarmi ad assumermi rischi che io non ho intenzione assumermi, se qualcosa è rischiosa può andare male con buone probabilità, se va male il male me lo sorbisco io non l'altra persona che mi esorta a far qualcosa.

    Se ho raccontato che anche per mantenere integra l'igiene personale faccio fatica, e sono cose che ripeto spesso, non è che così si risolva la cosa.

    Nel vostro "meglio" io ci sto male, in certe situazioni io non sto affatto meglio, a star da solo sto male, ma sto molto male pure se devo stare con certe persone in modo faticoso, cosa diavolo ci sto a fare insieme così se devo forzarmi faticosamente ogni volta ad essere coraggioso, per me questa cosa è una tortura.

    Il picco di non sopportazione l'ho raggiunto sempre quando ero in contesti sociali costrittivi (scuola, lavoro), anche quando poi sono stato per conto mio il male era costituito dal ricordo dei contesti sociali in cui avevo fatto esperienza e mi ero esposto a rischi quando non ero affatto così convinto, tu suggerisci che così si risolve tutto, ma è proprio questo tipo di soluzione il problema, l'ostacolo da aggirare insomma per risolvere il problema che pongo io sono questi tipi di false soluzioni, se sono inaggirabili (per avere ad esempio l'indipendenza economica), una situazione migliore per me (secondo il mio metro di giudizio e non il vostro, o di qualcuno di voi perché non siete un blocco unico ovviamente ) non esiste proprio.

    Se si può aggirare qualcosa di tutto questo può tornarmi utile qualche idea diversa, se non esiste e nessuno ce l'ha pace, sto così, davvero certe cose non le voglio più fare, non c'è più alcuna buona disposizione per compierle o portarle avanti nei modi usuali che conosciamo più o meno tutti, bene non starò e probabilmente continuerò a lamentarmi, ma sarà il minore dei mali... Per me ovviamente. Se molti di voi sono abbastanza contenti così, usando questo tipo di rimedi, buon per voi.
    Se la vita e l'esistenza ha proprio questa struttura e altri rimedi non ne esistono, allora sono proprio io a non amarla tanto, sono più sul versante dell'odio che dell'amore.
    Amo qualcosa forse, ma non più la realtà.

    Io immagino qualcosa di diverso, ed è questo che vorrei. Alla fine tornare indietro a quel che conosco già io non lo sopporto. Mi si dice che ci si deve adattare faticosamente al contesto reale, ma è proprio questo che non sopporto più e mi fa innervosire oltre ogni misura (e qui davvero scatto come ha intuito giulietta) perché certe cose non voglio farle più, non si risolve nulla di nulla così nella mia situazione. Anzi aumenta in genere solo il mio malcontento.

    Saluti
    A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
    Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Ed in proposito, ne accadono di cose, tra cui "fughe in presenza" durante la seduta e nelle successive; è questa dimenticanza a rendere pericolosa l'evacuazione o una interpretazione "forzata" della reazione del paziente che si trova d'improvviso con un sacco di roba non sua scagliata dentro. Il che per lui, diversamente dall'acquisita calma dell'analista, può rendere il clima irrespirabile (così siamo arrivati nei pressi dell'apparato digerente, tra naso e bocca)
    Come la sigli bionianamente questa situazione negativa e come se ne potrebbe uscire, secondo te?
    Come la siglo, non lo so. Dovrei guardare la griglia, ma la detesto. Potrei chiamarla "contenitore negativo", forse -♀, o più probabilmente mi sono perso il punto in cui lo spiega Bion. Il concetto, comunque, mi sembra chiaro: il terapeuta non riesce, per qualche ragione, ad accogliere ciò che arriva dal paziente. Risultato: glielo risbatte in faccia con una ulteriore codifica. Rifiutato, il paziente ha delle reazioni. Sta alla perspicacia del terapeuta accorgersi del proprio errore ed intervenire. Come? Di tutto e di più, dal "credo di aver commesso un errore, in precedenza, perché...", al "forse ho ripetuto, con la mia fretta, una situazione che le era già capitato di sperimentare". A questo punto, l'importante è non saturare di nuovo lo spazio analitico con scuse inutili: si ammette lo sbaglio nel limite del necessario e si apre un orizzonte di elaborazione che ricomprenda il vissuto del paziente, nel qui ed ora e, magari, nel là ed allora (sembra un po' il "testa, vinco io; croce, perdi tu", ma si tratta di non intasare ulteriormente la stanza con l'angoscia del terapeuta).
    Ultima modifica di lalangue : 15-03-2011 alle ore 22.01.08
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
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  8. #3113
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
    Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).
    Sono d'accordo con te.

    Come la siglo, non lo so. Dovrei guardare la griglia, ma la detesto. Potrei chiamarla "contenitore negativo", forse -♀, o più probabilmente mi sono perso il punto in cui lo spiega Bion. Il concetto, comunque, mi sembra chiaro: il terapeuta non riesce, per qualche ragione, ad accogliere ciò che arriva dal paziente. Risultato: glielo risbatte in faccia con una ulteriore codifica. Rifiutato, il paziente ha delle reazioni. Sta alla perspicacia del terapeuta accorgersi del proprio errore ed intervenire. Come? Di tutto e di più, dal "credo di aver commesso un errore, in precedenza, perché...", al "forse ho ripetuto, con la mia fretta, una situazione che le era già capitato di sperimentare". A questo punto, l'importante è non saturare di nuovo lo spazio analitico con scuse inutili: si ammette lo sbaglio nel limite del necessario e si apre un orizzonte di elaborazione che ricomprenda il vissuto del paziente, nel qui ed ora e, magari, nel là ed allora (sembra un po' il "testa, vinco io; croce, perdi tu", ma si tratta di non intasare ulteriormente la stanza con l'angoscia del terapeuta).
    Grazie, il problema infatti a cui mi riferivo, è la possibilità del protrarsi della saturazione che impedisce l'elaborazione.
    Gaia

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  9. #3114
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
    Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).
    Questa idea qua mi sembra che sia in linea con quel che sento di aver bisogno io, grazie lalangue.

    Saluti

  10. #3115
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Diciamo che è un po' come fare l'amore: si sente quando è il momento per una buona interpretazione. Ci sarebbero tutta una serie di regole che ciascuno si impone, come "non bisogna avere troppa fretta", oppure "mai interpretare nel momento x o y" e altre di questo genere. Credo che abbiano un po' un senso relativo. A volte è piacevole per entrambi qualcosa di più selvaggio e inatteso, altre va creata un po' più di atmosfera. In generale, occorre che il paziente sia in grado di farsene qualcosa e che il terapeuta non abbia troppi timori rispetto a quello che sta per uscirgli dalla bocca, cioè (♀+♂) in ambiente +K.

    Altrettanto importante è vedere cosa accade dopo l'interpretazione, cosa che spesso si dimentica.
    Non so cosa ne pensa Megiston, ma a me questo post mi sa tanto di relazionale.
    Ma che commistione di approcci mi fai, lalangue? Freudiano, lacaniano, bioniano adesso pure relazionale
    Sei un mix! O per dirla con la metafora del cibo un frullato, una macedonia.

  11. #3116
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
    Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).
    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Questa idea qua mi sembra che sia in linea con quel che sento di aver bisogno io, grazie lalangue. Saluti
    Caro Lalangue e Caro Char__lie,
    a me pare che con questo scambio di battute stiate rinforzando la difesa a discapito del desiderio (per dirla in termini psicoanalitici “ortodossi”); cerco di farmi capire meglio: Char_lie è una litania continua, incessante, insistente, se fosse nato qualche millennio fa sarebbe stato competitivo col Geremia biblico. Continua a lamentarsi che non esistono strumenti, tecniche, psicoterapie, rimedi o quant’altro che possano aiutarlo nel suo disagio, niente che noi (o chiunque) possiamo proporgli gli va bene (i motivi sono i più svariati: non funziona, non da garanzie, non voglio faticare ....), qualche concessione la fa alla fantascienza o alla magia (forse li troverei qualcosa, in quel campo, ma non l’hanno ancora inventata, resto in fiduciosa attesa).
    Questa “inaiutabilità” fa parte di Char_lie, è la sua difesa, non c’è niente che possa aiutarmi quindi sto fermo e immobile, non rischio, sono paralizzato dal muovere un passo; ma se questa è la difesa, allora qual’è il desiderio? Sempre “ortodossamente” il contrario: vorrei tanto potercela fare, vorrei tanto poter lavorare senza problemi, avere una ragazza da amare e che mi ami, ....
    Se ciò è vero il consiglio di Lalangue passivizza ancora di più Char_lie e rinforza la difesa invece di lasciare che il desiderio possa esprimersi come possibile, come qualcosa che appartiene al soggetto che abbia diritto di cittadinanza, che non sia una cosa impossibile per lui, inarrivabile. Con il riconoscimento di “invalidità”, l’eventuale assegnazione di una cifra mensile , farmaci, supporto psicologico (senza scavare a fondo per carità, potresti non reggerlo) facciamo di Char_lie un impedito, un inetto, un caso senza speranza ... più di quanto lui si senta già.
    Ora, è vero che lui da ragione a Lalangue su questo, perché si vede riconosciuto nella sua immagine di “poveretto”, di “incapace”, di “assistito”, di chi è inutile sollecitare la dove avverte angoscia perché tanto non ce la farebbe, ma se scavassimo un po’ più a fondo questa adesione, potremmo scorgere, inconsapevole, la delusione per questa impossibilità che gli viene certificata, e forse anche rancore ed odio verso chi non coglie la spinta autentica.
    In fondo, se in Char_lie non ci fosse alcuna spinta, se non ci fosse desiderio, non starebbe certo qui a tessere e disfare un discorso infinito, dove spesso noi siamo il desiderio che lui non può riconoscersi, perché non saprebbe che farci, e allora gli rispondiamo animosamente non accettando la sua immobilità, la sua inaiutabilità oppure, esasperati, rinunciamo ad ogni speranza (speranza intesa nell’accezione di Mitchell in Speranza e timore in psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1995).
    Un saluto

  12. #3117
    Partecipante Esperto
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    305

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Meg, che la richiesta d’aiuto ci sia, e forte e chiara, non ci piove. Ma prima o poi un passo lo dovrà fare, pena rimanere altri x-anni a girare a vuoto nella sua richiesta come ha fatto sinora. Mi domando se una richiesta d’aiuto alla quale corrisponde una cronica mancanza di azione alla lunga non si estingua come tale, perdendo definitivamente anche l’ultimo barlume di spinta che può contenere. Non vorrei che a furia di sviscerarla non ne rimanga più niente, si spenga definitivamente.

  13. #3118
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Non so cosa ne pensa Megiston, ma a me questo post mi sa tanto di relazionale.
    Ma che commistione di approcci mi fai, lalangue? Freudiano, lacaniano, bioniano adesso pure relazionale
    Sei un mix! O per dirla con la metafora del cibo un frullato, una macedonia.
    Una macedonia? Se è vero ciò che dici è una macedonia di tutto il "difficile" in ambito psicoanalitico; per un certo periodo di tempo ho creduto che Lalangue fosse lacaniano, poi l'ho visto citare liberamente Bion ... che sono i due caposcuola più enigmatici linguisticamente di tutto il ventaglio delle teorie psicoanalitiche ... sto pensando a cosa potrebbe pensare uno che capita qui per la prima volta e legge: "cioè (♀+♂) in ambiente +K"...forse potrebbe pensare di essere capitato in un forum di logica matematica . L'unica perplessità che mi sorge è come ha fatto Lalangue a leggere Freud ... troppo semplice, pensa che è addirittura comprensibile. Cose da pazzi, di questo passo dove andremo a finire se tutti possono capire di psicoanalisi?
    Relazionale? Non saprei, e quello che leggo non mi chiarisce molto la faccenda, quello che posso dire è che il timing e la verifica dell’interpretazione sono tematiche che la psicoanalisi si è posta da tempo. Alla base c’è l’idea che si debba tener conto del paziente circa la pregnanza dell’interpretazione sia della tempistica con cui viene fatta, ma siamo sempre all’interno di un paradigma S-R, l’analista (stimolo) interpreta, il paziente (R) risponde.
    Relazionale sarebbe co-creare l’interpretazione insieme al paziente, con le parole di Mitchell: “L’analista partecipa sempre e sempre co-crea quello che, insieme al paziente, sta tentando di comprendere” (1993). A me sembra bellissima!

  14. #3119
    Partecipante
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    03-06-2010
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    45

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    ciao char-lie, scusa se mi intrometto nella discussione. sto leggendo la vostra discussione sul transfert perchè lo sto vivendo in prima persona in questo periodo e in quanto a rischiare posso dirti che la scelta di iniziare una terapia non è affatto facile. Il mettersi nelle mani di qualcuno e avere una fiducia ssoluta nelle sue capacità è veramente una scelta che magari è difficile da prendere in considerazione per molte persone. Ma il male che sentiamo dentro prima o poi deve farci smuovere e trascinarci verso la nostra salvezza. Anche forzando tutte le nostre resistenze, dobbiamo rischiare e cercare lì'aiuto di qualcuno ,se c'è rimasto un briciolo di bene dentro di noi per noi stessi. Io l'ho fatto e non me ne sono pentita. Adesso, come dicevo, sono proprio in pieno transfert e sto soffrendo molto per delle forti emozioni che son venute fuori ma vado avanti lo stesso, andrò avanti comunque, qualsiasi cosa succeda, con questo o con qualche altro analista, fino a quando spero di potermi liberare del tutto dai problemi che ho. per questo voglio dirti: saltalo il fosso, e porgi la mano verso qualcuno e vedrai che qualcuno l'accoglierà. Se non provi come fai a sapere come ti sentirai e cosa succederà. Io creado che la tua resistenza ad andare da un analista sia data proprio dal fatto che tu credi molto in ciò che senti e che vivi e l'analisi sarebbe un grande impegno per te e la prenderesti sul serio e questo forse ti spaventa. Ma il tuo bene non è la vita che stai vivendo ma quella che dentro di te tu sai che potresti vivere davvero. Allora "salvati" affidandoti all'altro, rischia e vivi davvero

  15. #3120
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Meg, che la richiesta d’aiuto ci sia, e forte e chiara, non ci piove. Ma prima o poi un passo lo dovrà fare, pena rimanere altri x-anni a girare a vuoto nella sua richiesta come ha fatto sinora. Mi domando se una richiesta d’aiuto alla quale corrisponde una cronica mancanza di azione alla lunga non si estingua come tale, perdendo definitivamente anche l’ultimo barlume di spinta che può contenere. Non vorrei che a furia di sviscerarla non ne rimanga più niente, si spenga definitivamente.
    Cara Giulietta,
    un analista possiede sempre la speranza, non la perde, per il semplice fatto che un essere umano può sempre trovare delle risorse, delle potenzialità, il coraggio per affrontare le sue paure, i suoi giri di boa storici, i suoi problemi e se stesso. Io sono stato per mesi insieme ad un paziente depresso che non parlava quasi mai e che guardava per terra per sedute intere, ho seguito in gruppo un altro ragazzo che non parlava affatto ... li ho sempre considerati parlanti, anche quando non parlavano, anche quando era difficile sostenere i loro silenzi, anche quando sarebbe stato più semplice dire basta, tanto non c'è niente da fare. In questi due casi alla fine c'è stata un'apertura, può accadere che questa apertura non avvenga mai, che una persona rimanga intrappolata nell'immobilismo. Ma il mio compito finisce nella speranza che ti ho citato, non è pensabile entrare in merito alla decisione di intraprendere un'analisi, snaturerebbe l'analisi stessa intervenire a quel livello. La scintilla per iniziare il viaggio dovrà trovarla l'individuo, non siamo dei che accendiamo la vita e il desiderio dal nulla.
    Ciao

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