salve a tutti, io sono in terapia per l'ansia e delle crisi d'angoscia e il percorso terapeutico col mio analista sembrava andare a gonfie vele fino a quando ho iniziato a sentire delle pulsioni emotive, di tipo sentimentale verso di lui, e di cui mi sono resa conto grazie anche a dei sogni e degli eventi reali in cui mi sono scoperta gelosa di lui, curiosa della sua vita privata e bisognosa della sua vicinanza. Dopo averlo visto al di fuori del setting, in una serata con amici, e quindi aver capito che aveva una sua vita aldilà di quella vissuta da noi due in studio, qualche giorno dopo ho avuto un attacco d'angoscia tremendo (che mi porta tachicardia, senso di svenimento, paura di morire all'istante,pensieri negativi...)e volevo chiamarlo perchè sentivo il bisogno di riuscire a superare insieme a lui questo momento di crisi, che di solito ho sempre superato da sola. Non l'ho chiamato in quel momento di crisi ma subito dopo gli ho telefonato per far spostare la seduta in quel giorno per parlargli di quello che mi stava succedendo. Così ci siamo visti nel pomeriggio e gli ho detto del mio bisogno di lui e della sua vicinanza e del suo aiuto per superare le mie angoscie. premetto che per me è una cosa difficilissima dire a qualcuno che "ho bisogno", perchè sono cresciuta cercando di risolvermi sempre i problemi da sola e facendo solo affidamento su me stessa, ma ho scelto di fare terapia perchè mi sono resa conto che queste angoscie e l'ansia non riuscivo a risolverle da sola. Pensavo che lui fosse dispiaciuto per quel dolore che avevo provato io, e causato indirettamente da lui e che potesse darmi qualche suggerimento su come affrontare e gestire questa cosa, che io volevo condividere con lui. Invece mi son sentita dire che questa cosa devo gestirla io e che la mia è stata una regressione e che anche se non è un ostacolo al nostro percorso adesso dobbiamo riflettere bene e cercare di ritornare sulla strada già fatta, poichè una relazione al di fuori del setting è da escludere. Il suo rifiuto sapevo che ci sarebbe stato (perchè so che l'analista non può assolutamente lasciarsi coinvolgere in una relazione senitmentale) ma la cosa che mi ha deluso più di tutte è stato sentirmi dire che questa cosa dell'angoscia la devo gestire io da sola. Allora, una volta fuori dallo studio, mi son chiesta cosa ci vado a fare da lui se non può dirmi come affrontare questi brutti momenti? Premetto che il mio analista è giovane e laureato da pochi anni. Ho cercato di giustificarlo pensando che forse non aveva ancora affrontato un transfert così erotizzato prima d'ora e non sapeva come e cosa dirmi. Infatti l'ho sentio un pò in difficoltà quando ho fatto la mia richiesta d'aiuto e d'amore. Adesso non so se possiamo ritornare come prima che tutto ciò accadesse o se questa sua reazione (e la mia disillusione nei suoi confronti, delle sue capacità intendo) possa avere una ripercussione nel percorso e minare una possibile riuscita dell'analisi. In questo momento provo ancora tanto dolore e sapere che lui non può fare nulla per me acuisce ancora di più la mia sofferenza. Gliel'ho anche detto che forse l'ho idealizzato troppo, e che in fondo è un uomo e non un mago no? ma mi è sembrato per la prima volta che non mi venisse incontro in alcun modo e forse è stato per il pericolo del mio amore, che ha sentito, e mi è sembrato che l'espressione delle mie emozioni riguardo lui abbiano avuto l'effeto di una strana chiusura da parte sua. Cosa dovrei fare? Cambiare analista? Io cercherò di estirpare da me questo impulso sentimentale per lui e spero di riuscirci ma spero anche che lui cerchi di accogliere e contenere anche il mio dolore e non che diventi duro con me. datemi qualche consiglio vi prego.Questa è la prima volta che vado in terapia e non so cosa fare.







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