Dopo una psicoanalisi di molti anni, il cambiamento strutturale che indubbiamente avviene, dovrebbe indurre a risolvere dipendenze e fragilità e dunque recuperare una maggiore capacità, energia, corazza per affrontare e vivere la propria quotidianità. Ma se l'efficacia terapeutica si ferma ad un certo punto e qualche sintomo permane, può un analista affermare che la responsabilità è del paziente che si ostina a non modificare
il suo stile di vita? Ma se cambiasse stile di vita, anzicchè trovare un equilibrio nella sua stessa esistenza, non significherebbe che l'analisi ha stravolto la sua personalità, il suo carattere, obiettivo non previsto eticamente in un percorso terapeutico?
Per 'stile di vita' intendo, ad esempio, condurre una vita molto stressante....







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