Se vai di fretta, c'hai la spesa da sistemare nel bagagliaio, pensieri vari per la testa, non è che sia difficile dimeticare qualcosa, qualcosa di importante, la poggi da una parte dicendoti "la prendo dopo mentre sistemo queste altre cose" e così poi, dopo aver sistemato tutto, "la prendo dopo..." non s'attiva più e ti dimentichi qualcosa poggiato sull'auto o cose del genere. A dei genitori capita pure di dimenticarsi il pupo nei negozi, poi fuori hanno la sensazione che gli manchi qualcosa

, non credo che inconsciamente lo vogliano abbandonare là intenzionalmente per liberarsi del bimbo e per questo se lo dimenticano

.
Se avessimo sempre l'intenzione di far andare storte certe performance che vanno malaccio, dovrei credere che abbiamo dei super poteri per controllare perfettamente quel che avviene. Tipo sbagli un conto a mente, e pensi "eh è stato inconsciamente che ho sbagliato questo calcolo perché..." e via con le spiegazioni più fantasiose, certo ad esser casuale magari non lo è l'errore (se avviene qualcosa per qualche motivo avviene di sicuro qualcosa), ma non c'è alcuna intenzione di sbagliare, c'è solo il problema che magari fai un po' a cazzotti con l'aritmentica e forse sarebbe il caso di aiutarti con una calcolatrice se il calcolo diventa particolarmente ostico per te.
Allora tu postuli che l'inconscio non esiste!
Secondo me invece se dimentico il bimbo in macchina, o all'auto grill, è perchè primo, ero subissata da altre incombenze, non ero in quel momento cosciente, ero in trance, ero in uno stato di catalessi , chiamalo come vuoi.
Vuol dire che qualcosa ostacolava la mia volontà.
Non voglio che me lo scordo intenzionalmente, anzi.
C'è qualcosa al di sotto della mia soglia di coscienza che mi fa commettere l'errore.
Anche l'errore di calcolo è così!
Metti che anticipi l'orario della seduta, ti è mai capitato?
O sbaglio giorno, addirittura.Non lo faccio apposta, ma un significato ce lo puoi anche leggere.
Io per esempio, ci leggo che avevo bisogno prima.
Il mio esser positivo è molto legato a quel che osservo, la mia visione del mondo insomma è legata a quel che vivo e all'osservazione di come vivono gli altri. Ora non riesco a cambiar visione senza avere molte prove che la mia è scorretta, questa non è che me la son costruita per piacere, se vivo in un paradiso quel che dico io è che le persone attorno a me dovrebbero avere le ali, ma a me sembra che non ce le abbia nessuno, nemmeno piccine. Se mi sono sbagliato davvero chi mi vuole aiutare mi deve aiutare a vederle ed osservarle queste ali, me le deve per forza di cose mostrare.
Guardo un film d'intrattenimento ed osservo quel che vorrei osservare intorno a me, ma non mi capita quasi mai di fare esperienze che rivoltino sotto sopra quel che ho visto così come capita quando guardi un film.
Una bella ragazza per strada che mi ferma o magari che ferma una persona sulla quale non scommetterebbe nessuno senza
secondi fini, oppure io che ci provo con una bella tipa e va bene senza pericolo che questa chiami le guardie.
Insomma qua mi sembra di non essermi sbagliato tanto rispetto a come vengo giudicato e come funziona il giudizio umano riguardo alle abilità sociali, l'appetibilità sessuale e così via, giudizio che crea gerarchie, ranghi e divisione dei beni. Questo gioco lo conosco e non mi riesce a star bene.
Per me è una visione triste e negativa e vorrei davvero che fosse tutto diverso, che un rifiuto sociale possa essere considerato improvvisamente qualcosa da molte persone restando quel che è, ma se non vedo davvero cose diverse del genere attorno a me non riesco a crederci con convinzione, resta solo un paradiso fittizio come quello costruito dalla religione cristiana, un qualcosa di positivo che si trova al di là di della vita (gli ultimi saranno i primi, il debole è già forte così com'è, e via dicendo), si può immaginare ma non si può vivere.
Il cane mi ha dimostrato accettazione ed io l'ho dimostrata al cane, questo non mi capita tanto spesso (con l'altro sesso praticamente non mi è capitato mai) e sinceramente non c'è un dar nulla per me, se avessi sentito come uno spendere coatto quelle carezze per ricevere affetto, avrei ricordato la cosa in maniera molto negativa e frustrante come i rapporti con le donne. Ad accarezzarle certe donne che mi piacevano ci ho provato per primo ed in vari modi, ma risposte positive non ne sono arrivate. Anzi sono stato anche umiliato da certi esemplari del gentil sesso... La risposta è stata in pratica "tu vedi di stare al posto tuo"... Tutti questi giudizi, questo sentir gradevoli o sgradevoli persone e cose, questo dar valore a persone e cose, combinati insieme producono la realtà relazionale ed economica in cui siamo immersi tutti e non la sopporto proprio più.
L'eremitaggio non mi piace ma nemmeno certe relazioni reali che ho conosciuto mi piacciono tanto, oscillo in modo violento tra il cercare un "altro" (che non trovo) e lo star da solo, tra la frustrazione dell'assenza e della presenza sgradevole.
Comunque porto un po' di queste riflessioni alla psicoterapeuta nuova, vedo che dice lei.
Saluti