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  1. #166
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    di solito si tende a non lamentarsi per quel che ci manca davvero, ci si difende dalle vere mancanze, perchè son quelle che ti danno il giramento vero.

    quello di cui ci si lamenta di solito è una scusa, sai, Chat-lie
    Ma è una scusa rispetto a chi? Io personalmente quando mi invento una scusa è perché certe cose non le voglio fare e per non esser disturbato ulteriormente da certe tendenze di chi mi sta intorno faccio lavorare l'immaginazione. Io penso che se non le voglio fare certe cose, non rappresentano delle mancanze per me, sono cose a cui non voglio accedere proprio per certi motivi, l'inventarmi scuse (se mi invento davvero scuse) in fin dei conti mi fa capire anche questo.

    Perché non hai fatto il compito Roberto? Eh maestra io volevo ma non potevo proprio farlo... Avevo mal di pancia... E' morto il gatto e si doveva pensare al funerale... Son rimasto incastrato nel vasino...

    Io se ho voglia davvero di studiare o leggere qualcosa lo faccio e basta, scuse non le invento, che senso avrebbe? Invento scuse (nei confronti di una o più persone) quando certe cose non le desidero proprio fare (desiderio mio) ma dovrei farle per ottenere o evitare qualcosa al livello sociale. Nel caso esposto prima lo scopo era guardare la tv la sera prima, non fare i compiti (perché o guardi la tv o studi) e non ottenere un cattivo voto (che crea altre noie ad altri livelli).

    In me c'è sempre un bel malloppo di esigenze, non sono così semplice e lineare .

    A me sai cosa manca davvero complicata? L'essere amato in una relazione intima senza dover spendere e sudare sangue, senza dover eseguire compiti per questa o quella "maestra"... Questo mi manca... Se l'amore è condizionato dal lavoro alla fine io non mi sento nemmeno amato davvero.

    Ora se uno psicoterapeuta dispone di qualche rimedio ci vado volentieri. A me non manca affatto un mio impegnarmi di più, anzi per me è proprio questo il problema di fondo, riuscire senza impegnarmi troppo. Se avessi voluto impegnarmi di più lo avrei già fatto, se il mio problema viene tradotto in un "impegnati di più" come direbbe la ricetta della maestra resta tutto irrisolto.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-05-2011 alle ore 13.34.10

  2. #167
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Le scuse che dico io sono così:

    per quaranta minuti parli, che so, di cavolate, poi verso la fine della seduta fai: "Uh, già, me l'ero scordato, sa, mì ha mandato in crisil'altra volta con quel discorsaccio su..., quella cosa di cui aveva detto di doveva ritornarci su. Chissà perchè glielo volevo dire,me l'ero anche segnato, poi boh, m'è passato di mente.."

    Nel caso tuo può darsi che tu riesca a parlare, invece, di quello che ti manda in crisi senza i problemi che ho io.

    Riguardo all'amore, mmm, mi pare ti manchi l'esperienza, e tu ti sia fatto anche lì delle idee ben precise, ed è difficile darti un parere,io non le capisco e non mi ci ritrovo in quel che scrivi.
    Esempio:

    se vuoi stare con una persona e averci una relazione decente e duratura, qualcosa bisogna tu dia, per forza.
    Affetto, attenzione, amore, quel che ti pare, con codesta mentalità dell'io non voglio fare nulla per essere amato non ci si approccia neanche al proprio cane, ti pare?

  3. #168
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    Le scuse che dico io sono così:

    per quaranta minuti parli, che so, di cavolate, poi verso la fine della seduta fai: "Uh, già, me l'ero scordato, sa, mì ha mandato in crisil'altra volta con quel discorsaccio su..., quella cosa di cui aveva detto di doveva ritornarci su. Chissà perchè glielo volevo dire,me l'ero anche segnato, poi boh, m'è passato di mente.."
    Ma se non ti viene in mente qualcosa mica è una scusa, girano tanti pensieri per la testa e la memoria segue meccanismi strani, spesso viene innescata da certi particolari che osserviamo o magari stava lavorando sullo sfondo, sarebbe anche potuto capitare che non ti veniva in mente proprio niente. A me capita di cercare di ricordare un nome in certe circostanze e la ricerca va a vuoto, poi in altri momenti improvvisamente arriva la risposta. Per questo hanno inventato le agende .
    A me personalmente gli eventi negativi e frustranti restano in mente per un bel po', anzi mi è proprio difficile sbarazzarmene, se qualcosa mi ha messo in crisi o mi ha dato fastidio difficilmente me la dimentico, nel mio fazzoletto mentale viene a crearsi un bel nodo. Posso simulare d'essermelo dimenticato in certe situazioni e per certi motivi, ma non è niente di così inconsapevole come il meccanismo del richiamare alla memoria un nome che non arriva.
    Può capitare che non racconti qualcosa perché sei imbarazzato o hai paura di perdere quel po' di stima che l'altra persona nutre per te, per non mettere in pericolo un legame (tipo "ti ho tradita con quella donna là"... Beh questo a me non è mai capitato ), le scuse e le omissioni io le creo sempre rispetto ad altri, rispetto a me stesso a cosa servirebbero? Se so qualcosa come faccio a far finta con me stesso di non saperla?

    Io il mondo circostante che ho conosciuto a me non è che piaccia tanto, spero sempre d'essermi sbagliato riguardo alle gerarchie che osservo andare a crearsi, il lavoro, la fatica, i conflitti e tutto il resto. Non lo sopporto proprio questo mondo fatto così, il mondo del "diventa così" oppure "soccombi e fottiti". La psicoanalisi con l'esortazione al cambiamento funzionale, nel rendere il debole forte, l'immaturo maturo, l'irresponsabile responsabile, riproduce lo stesso problema di cui mi lamento, non lo risolve. Di queste cose mi sembra d'esserne già consapevole, quando anche me le si riracconterà per l'ennesima volta cosa risolvo?

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    se vuoi stare con una persona e averci una relazione decente e duratura, qualcosa bisogna tu dia, per forza.
    Affetto, attenzione, amore, quel che ti pare, con codesta mentalità dell'io non voglio fare nulla per essere amato non ci si approccia neanche al proprio cane, ti pare?
    Ho capito che per avere certe cose devo farne certe altre, ma è proprio 'sto vincolo di fondo, è questo nodo che rovina tutto per me: quindi o si possiede qualche mezzo per scioglierlo davvero o non c'è nulla da fare.
    Comunque un cane randagio una sera s'è lasciato accarezzare senza che gli dessi nulla e a me era venuta voglia di far questo non perché il cane mi avrebbe dato qualcosa. L'affetto dato dalle carezze ed il messaggio "mi sei simpatico così come sei" non è stato dato come una moneta di scambio, per questo in quell'attimo forse ha funzionato senza che nessuno si sentisse irretito dall'altro. Nessuno stava dando proprio niente a nessuno, nessuno era il cane di nessuno, nessuno era tenuto al guinzaglio, io avevo voglia di accarezzare quel cagnone ed il cagnone ha lasciato che lo facessi, avvicinandosi e sedendosi vicino a me, perché forse aveva voglia di un contatto con me anche questo.
    Io seguendo la mentalità del dover dare e del dover essere in amore finisco quasi sempre con l'odiare l'altra persona e non con l'amarla. Viene a crearsi di sicuro una relazione usando rapporti economici del genere, magari anche un legame duraturo, ma basato sull'odio per me, l'amore per me continua ancora a mancare.
    In passato ho avuto "relazioni di amicizia" del genere, ma l'essermene liberato con un bel taglio netto non me le fa rimpiangere per nulla. Io così non riesco ad essere comunque contento di tutta la situazione (lo dico anche per un po' di esperienza), risulta più sgradevole che piacevole per me (lo so). Non me ne faccio nulla di questo tipo di amore, non funziona con me, non riesce a darmi proprio nulla, produce ancora più malcontento dell'assenza di questo fantasma (a questo punto devo supporre che sia così per me) che cerco... Beh se è davvero un fantasma non c'è più niente da fare, resterà tale.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-05-2011 alle ore 13.11.07

  4. #169
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Ma se non ti viene in mente qualcosa mica è una scusa, girano tanti pensieri per la testa e la memoria segue meccanismi strani, spesso viene innescata da certi particolari che osserviamo o magari stava lavorando sullo sfondo, sarebbe anche potuto capitare che non ti veniva in mente proprio niente. A me capita di cercare di ricordare un nome in certe circostanze e la ricerca va a vuoto, poi in altri momenti improvvisamente arriva la risposta. Per questo hanno inventato le agende .
    No, ma infatti ti viene a mente dopo, improvvisamente, la cosa importante che volevi dire.
    Comunque io ho dimenticato tre volte lo stesso oggetto, appoggiato alla ruota della macchina, e sono partita lasciandolo lì, abbandonato per terra in un parcheggio.
    Tre volte a distanza di un anno, non è casuale la faccenda, era un oggetto importante che assolutamente non avrei dovuto scordare!
    Tant'è vero che c'ho pianto dalla disperazione.

    Hai voglia di agendare!


    A me personalmente gli eventi negativi e frustranti restano in mente per un bel po', anzi mi è proprio difficile sbarazzarmene, se qualcosa mi ha messo in crisi o mi ha dato fastidio difficilmente me la dimentico, nel mio fazzoletto mentale viene a crearsi un bel nodo. Posso simulare d'essermelo dimenticato in certe situazioni e per certi motivi, ma non è niente di così inconsapevole come il meccanismo del richiamare alla memoria un nome che non arriva.
    Anch'io me li ricordo per molto tempo, ma in seduta no, troppo occupata a chiacchierare con il terapeuta

    Può capitare che non racconti qualcosa perché sei imbarazzato o hai paura di perdere quel po' di stima che l'altra persona nutre per te, per non mettere in pericolo un legame (tipo "ti ho tradita con quella donna là"... Beh questo a me non è mai capitato ), le scuse e le omissioni io le creo sempre rispetto ad altri, rispetto a me stesso a cosa servirebbero? Se so qualcosa come faccio a far finta con me stesso di non saperla?
    ooh, metti che sian tanti anni che fai qualcosa che non ti piace ( non so, tu fai sempre e solo quel che ti piace, forse), per dovere e perchè ci sono pro e contro, e ti resta anche comodo, a un certo punto farai finta che è la miglior cosa, stai sicuro, e non troverai alternative. Bisogna averlo provato, intendiamoci.

    Io il mondo circostante che ho conosciuto a me non è che piaccia tanto, spero sempre d'essermi sbagliato riguardo alle gerarchie che osservo andare a crearsi, il lavoro, la fatica, i conflitti e tutto il resto. Non lo sopporto proprio questo mondo fatto così, il mondo del "diventa così" oppure "soccombi e fottiti". La psicoanalisi con l'esortazione al cambiamento funzionale, nel rendere il debole forte, l'immaturo maturo, l'irresponsabile responsabile, riproduce lo stesso problema di cui mi lamento, non lo risolve. Di queste cose mi sembra d'esserne già consapevole, quando anche me le si riracconterà per l'ennesima volta cosa risolvo?
    Niente, l'importante è che tu sia felice e in pace con te stesso.
    Per l'eremitaggio non mi sembri portato, lo dico seriamente, eh.

    Però è importante essere felici, almeno un po', e tanto felice con questa visione catastrofica del mondo non mi sembri.
    Ma uno zinzillino più positivo?





    Ho capito che per avere certe cose devo farne certe altre, ma è proprio 'sto vincolo di fondo, è questo nodo che rovina tutto per me: quindi o si possiede qualche mezzo per scioglierlo davvero o non c'è nulla da fare.
    Comunque un cane randagio una sera s'è lasciato accarezzare senza che gli dessi nulla e a me era venuta voglia di far questo non perché il cane mi avrebbe dato qualcosa. L'affetto dato dalle carezze ed il messaggio "mi sei simpatico così come sei" non è stato dato come una moneta di scambio, per questo in quell'attimo forse ha funzionato senza che nessuno si sentisse irretito dall'altro. Nessuno stava dando proprio niente a nessuno, nessuno era il cane di nessuno, nessuno era tenuto al guinzaglio, io avevo voglia di accarezzare quel cagnone ed il cagnone ha lasciato che lo facessi, avvicinandosi e sedendosi vicino a me, perché forse aveva voglia di un contatto con me anche questo.
    Io seguendo la mentalità del dover dare e del dover essere in amore finisco quasi sempre con l'odiare l'altra persona e non con l'amarla. Viene a crearsi di sicuro una relazione usando rapporti economici del genere, magari anche un legame duraturo, ma basato sull'odio per me, l'amore per me continua ancora a mancare.
    In passato ho avuto "relazioni di amicizia" del genere, ma l'essermene liberato con un bel taglio netto non me le fa rimpiangere per nulla. Io così non riesco ad essere comunque contento di tutta la situazione (lo dico anche per un po' di esperienza), risulta più sgradevole che piacevole per me (lo so). Non me ne faccio nulla di questo tipo di amore, non funziona con me, non riesce a darmi proprio nulla, produce ancora più malcontento dell'assenza di questo fantasma (a questo punto devo supporre che sia così per me) che cerco... Beh se è davvero un fantasma non c'è più niente da fare, resterà tale.

    Saluti
    [/QUOTE]

    Sei tu che accarezzato per primo?
    Allora qualcosa hai dato.

  5. #170
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    No, ma infatti ti viene a mente dopo, improvvisamente, la cosa importante che volevi dire.
    Comunque io ho dimenticato tre volte lo stesso oggetto, appoggiato alla ruota della macchina, e sono partita lasciandolo lì, abbandonato per terra in un parcheggio.
    Tre volte a distanza di un anno, non è casuale la faccenda, era un oggetto importante che assolutamente non avrei dovuto scordare!
    Tant'è vero che c'ho pianto dalla disperazione.

    Hai voglia di agendare!
    Se vai di fretta, c'hai la spesa da sistemare nel bagagliaio, pensieri vari per la testa, non è che sia difficile dimeticare qualcosa, qualcosa di importante, la poggi da una parte dicendoti "la prendo dopo mentre sistemo queste altre cose" e così poi, dopo aver sistemato tutto, "la prendo dopo..." non s'attiva più e ti dimentichi qualcosa poggiato sull'auto o cose del genere. A dei genitori capita pure di dimenticarsi il pupo nei negozi, poi fuori hanno la sensazione che gli manchi qualcosa , non credo che inconsciamente lo vogliano abbandonare là intenzionalmente per liberarsi del bimbo e per questo se lo dimenticano .
    Se avessimo sempre l'intenzione di far andare storte certe performance che vanno malaccio, dovrei credere che abbiamo dei super poteri per controllare perfettamente quel che avviene. Tipo sbagli un conto a mente, e pensi "eh è stato inconsciamente che ho sbagliato questo calcolo perché..." e via con le spiegazioni più fantasiose, certo ad esser casuale magari non lo è l'errore (se avviene qualcosa per qualche motivo avviene di sicuro qualcosa), ma non c'è alcuna intenzione di sbagliare, c'è solo il problema che magari fai un po' a cazzotti con l'aritmentica e forse sarebbe il caso di aiutarti con una calcolatrice se il calcolo diventa particolarmente ostico per te.

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    Però è importante essere felici, almeno un po', e tanto felice con questa visione catastrofica del mondo non mi sembri.
    Ma uno zinzillino più positivo?
    Il mio esser positivo è molto legato a quel che osservo, la mia visione del mondo insomma è legata a quel che vivo e all'osservazione di come vivono gli altri. Ora non riesco a cambiar visione senza avere molte prove che la mia è scorretta, questa non è che me la son costruita per piacere, se vivo in un paradiso quel che dico io è che le persone attorno a me dovrebbero avere le ali, ma a me sembra che non ce le abbia nessuno, nemmeno piccine. Se mi sono sbagliato davvero chi mi vuole aiutare mi deve aiutare a vederle ed osservarle queste ali, me le deve per forza di cose mostrare.
    Guardo un film d'intrattenimento ed osservo quel che vorrei osservare intorno a me, ma non mi capita quasi mai di fare esperienze che rivoltino sotto sopra quel che ho visto così come capita quando guardi un film.
    Una bella ragazza per strada che mi ferma o magari che ferma una persona sulla quale non scommetterebbe nessuno senza secondi fini, oppure io che ci provo con una bella tipa e va bene senza pericolo che questa chiami le guardie.
    Insomma qua mi sembra di non essermi sbagliato tanto rispetto a come vengo giudicato e come funziona il giudizio umano riguardo alle abilità sociali, l'appetibilità sessuale e così via, giudizio che crea gerarchie, ranghi e divisione dei beni. Questo gioco lo conosco e non mi riesce a star bene.
    Per me è una visione triste e negativa e vorrei davvero che fosse tutto diverso, che un rifiuto sociale possa essere considerato improvvisamente qualcosa da molte persone restando quel che è, ma se non vedo davvero cose diverse del genere attorno a me non riesco a crederci con convinzione, resta solo un paradiso fittizio come quello costruito dalla religione cristiana, un qualcosa di positivo che si trova al di là di della vita (gli ultimi saranno i primi, il debole è già forte così com'è, e via dicendo), si può immaginare ma non si può vivere.

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    Sei tu che accarezzato per primo?
    Allora qualcosa hai dato.
    Il cane mi ha dimostrato accettazione ed io l'ho dimostrata al cane, questo non mi capita tanto spesso (con l'altro sesso praticamente non mi è capitato mai) e sinceramente non c'è un dar nulla per me, se avessi sentito come uno spendere coatto quelle carezze per ricevere affetto, avrei ricordato la cosa in maniera molto negativa e frustrante come i rapporti con le donne. Ad accarezzarle certe donne che mi piacevano ci ho provato per primo ed in vari modi, ma risposte positive non ne sono arrivate. Anzi sono stato anche umiliato da certi esemplari del gentil sesso... La risposta è stata in pratica "tu vedi di stare al posto tuo"... Tutti questi giudizi, questo sentir gradevoli o sgradevoli persone e cose, questo dar valore a persone e cose, combinati insieme producono la realtà relazionale ed economica in cui siamo immersi tutti e non la sopporto proprio più.
    L'eremitaggio non mi piace ma nemmeno certe relazioni reali che ho conosciuto mi piacciono tanto, oscillo in modo violento tra il cercare un "altro" (che non trovo) e lo star da solo, tra la frustrazione dell'assenza e della presenza sgradevole.

    Comunque porto un po' di queste riflessioni alla psicoterapeuta nuova, vedo che dice lei.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-05-2011 alle ore 11.05.25

  6. #171
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se vai di fretta, c'hai la spesa da sistemare nel bagagliaio, pensieri vari per la testa, non è che sia difficile dimeticare qualcosa, qualcosa di importante, la poggi da una parte dicendoti "la prendo dopo mentre sistemo queste altre cose" e così poi, dopo aver sistemato tutto, "la prendo dopo..." non s'attiva più e ti dimentichi qualcosa poggiato sull'auto o cose del genere. A dei genitori capita pure di dimenticarsi il pupo nei negozi, poi fuori hanno la sensazione che gli manchi qualcosa , non credo che inconsciamente lo vogliano abbandonare là intenzionalmente per liberarsi del bimbo e per questo se lo dimenticano .
    Se avessimo sempre l'intenzione di far andare storte certe performance che vanno malaccio, dovrei credere che abbiamo dei super poteri per controllare perfettamente quel che avviene. Tipo sbagli un conto a mente, e pensi "eh è stato inconsciamente che ho sbagliato questo calcolo perché..." e via con le spiegazioni più fantasiose, certo ad esser casuale magari non lo è l'errore (se avviene qualcosa per qualche motivo avviene di sicuro qualcosa), ma non c'è alcuna intenzione di sbagliare, c'è solo il problema che magari fai un po' a cazzotti con l'aritmentica e forse sarebbe il caso di aiutarti con una calcolatrice se il calcolo diventa particolarmente ostico per te.
    Allora tu postuli che l'inconscio non esiste!

    Secondo me invece se dimentico il bimbo in macchina, o all'auto grill, è perchè primo, ero subissata da altre incombenze, non ero in quel momento cosciente, ero in trance, ero in uno stato di catalessi , chiamalo come vuoi.
    Vuol dire che qualcosa ostacolava la mia volontà.
    Non voglio che me lo scordo intenzionalmente, anzi.
    C'è qualcosa al di sotto della mia soglia di coscienza che mi fa commettere l'errore.

    Anche l'errore di calcolo è così!

    Metti che anticipi l'orario della seduta, ti è mai capitato?
    O sbaglio giorno, addirittura.Non lo faccio apposta, ma un significato ce lo puoi anche leggere.
    Io per esempio, ci leggo che avevo bisogno prima.



    Il mio esser positivo è molto legato a quel che osservo, la mia visione del mondo insomma è legata a quel che vivo e all'osservazione di come vivono gli altri. Ora non riesco a cambiar visione senza avere molte prove che la mia è scorretta, questa non è che me la son costruita per piacere, se vivo in un paradiso quel che dico io è che le persone attorno a me dovrebbero avere le ali, ma a me sembra che non ce le abbia nessuno, nemmeno piccine. Se mi sono sbagliato davvero chi mi vuole aiutare mi deve aiutare a vederle ed osservarle queste ali, me le deve per forza di cose mostrare.
    Guardo un film d'intrattenimento ed osservo quel che vorrei osservare intorno a me, ma non mi capita quasi mai di fare esperienze che rivoltino sotto sopra quel che ho visto così come capita quando guardi un film.
    Una bella ragazza per strada che mi ferma o magari che ferma una persona sulla quale non scommetterebbe nessuno senza secondi fini, oppure io che ci provo con una bella tipa e va bene senza pericolo che questa chiami le guardie.
    Insomma qua mi sembra di non essermi sbagliato tanto rispetto a come vengo giudicato e come funziona il giudizio umano riguardo alle abilità sociali, l'appetibilità sessuale e così via, giudizio che crea gerarchie, ranghi e divisione dei beni. Questo gioco lo conosco e non mi riesce a star bene.
    Per me è una visione triste e negativa e vorrei davvero che fosse tutto diverso, che un rifiuto sociale possa essere considerato improvvisamente qualcosa da molte persone restando quel che è, ma se non vedo davvero cose diverse del genere attorno a me non riesco a crederci con convinzione, resta solo un paradiso fittizio come quello costruito dalla religione cristiana, un qualcosa di positivo che si trova al di là di della vita (gli ultimi saranno i primi, il debole è già forte così com'è, e via dicendo), si può immaginare ma non si può vivere.



    Il cane mi ha dimostrato accettazione ed io l'ho dimostrata al cane, questo non mi capita tanto spesso (con l'altro sesso praticamente non mi è capitato mai) e sinceramente non c'è un dar nulla per me, se avessi sentito come uno spendere coatto quelle carezze per ricevere affetto, avrei ricordato la cosa in maniera molto negativa e frustrante come i rapporti con le donne. Ad accarezzarle certe donne che mi piacevano ci ho provato per primo ed in vari modi, ma risposte positive non ne sono arrivate. Anzi sono stato anche umiliato da certi esemplari del gentil sesso... La risposta è stata in pratica "tu vedi di stare al posto tuo"... Tutti questi giudizi, questo sentir gradevoli o sgradevoli persone e cose, questo dar valore a persone e cose, combinati insieme producono la realtà relazionale ed economica in cui siamo immersi tutti e non la sopporto proprio più.
    L'eremitaggio non mi piace ma nemmeno certe relazioni reali che ho conosciuto mi piacciono tanto, oscillo in modo violento tra il cercare un "altro" (che non trovo) e lo star da solo, tra la frustrazione dell'assenza e della presenza sgradevole.

    Comunque porto un po' di queste riflessioni alla psicoterapeuta nuova, vedo che dice lei.

    Saluti
    Certo sei bravo, eh, a esprimerti, la terapeuta nuova c'ha un bel paziente, sarà contenta, caspita, dico sul serio, non è che ti manchi la parola!

    Ti vedo fiducioso e battagliero, non la distruggere, però,vacci piano, povereeettaaa))
    Scherzoooo))

  7. #172
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    comunque, al di là di ciò che dici, delle varie trappole mentali che ti puoi fare, è tutto molto più semplice, come diceva ieri una mia amica.

    Io pensavo prima, così, anche parlando con mia figlia, che ha diciott'anni e ha da scoprire il mondo, che è sempre utile allargare gli orizzonti, conoscere persone nuove, ambienti diversi, andare alla ricerca di relazioni con persone.
    Rischiando, ovviamente, un pochino, mettendosi in gioco.

    con uno psicoterapeuta bene o male è la relazione che conta, specialmente chi è abituato a essere un po' solo con se stesso si rende conto che coltivare una relazione di qualsiasi genere è una sfida faticosa, ma che può risultare alla lunga anche gratificante.

    Certo, loro lo fanno di lavoro, però devo dire nella mia esperienza che per me è un rapporto profondo, c'hai in quello spazio la possibilità di sperimentarti con un'altra persona al massimo livello di libertà, così lo definerei.

    ti si offre uno spazio libero appunto dal condizionamento delle scuse di cui parlavi prima, "se ho scuse, sono rivolte agli altri".

    queste remore, del tipo "faccio così prchè salvo la relazione", vengono a cadere, effettivamente.

    Boh?)Ma che sto a dì?)

    La colpa è tutta di Char-Lie

  8. #173
    Partecipante L'avatar di Ripe Mature
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Certo sei bravo, eh, a esprimerti, la terapeuta nuova c'ha un bel paziente, sarà contenta, caspita, dico sul serio, non è che ti manchi la parola!

    Ti vedo fiducioso e battagliero, non la distruggere, però,vacci piano, povereeettaaa))
    Scherzoooo))
    A volte non vi capita di pensare al vostro o vostra analista e di sentire il suo pensiero? sarò pazza?

  9. #174
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
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    Re: Vita analitica vs vita reale

    è normale dialogare con il proprio analista "interiorizzato"
    « Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio » G. Debord

  10. #175
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    comunque, al di là di ciò che dici, delle varie trappole mentali che ti puoi fare, è tutto molto più semplice, come diceva ieri una mia amica.

    Io pensavo prima, così, anche parlando con mia figlia, che ha diciott'anni e ha da scoprire il mondo, che è sempre utile allargare gli orizzonti, conoscere persone nuove, ambienti diversi, andare alla ricerca di relazioni con persone.
    Rischiando, ovviamente, un pochino, mettendosi in gioco.

    con uno psicoterapeuta bene o male è la relazione che conta, specialmente chi è abituato a essere un po' solo con se stesso si rende conto che coltivare una relazione di qualsiasi genere è una sfida faticosa, ma che può risultare alla lunga anche gratificante.

    Certo, loro lo fanno di lavoro, però devo dire nella mia esperienza che per me è un rapporto profondo, c'hai in quello spazio la possibilità di sperimentarti con un'altra persona al massimo livello di libertà, così lo definerei.

    ti si offre uno spazio libero appunto dal condizionamento delle scuse di cui parlavi prima, "se ho scuse, sono rivolte agli altri".

    queste remore, del tipo "faccio così prchè salvo la relazione", vengono a cadere, effettivamente.

    Boh?)Ma che sto a dì?)

    La colpa è tutta di Char-Lie
    Dalla mia esperienza precedente la psicoterapeuta rompeva le scatole identicamente alle altre persone, probabilmente perché sempre un'altra persona era rispetto a me . Ha rotto talmente le scatole che mi sono detto: che ci vado a fare? Pago una persona perché mi rompa le scatole senza risolver nulla di quel che mi piacerebbe fosse messo a posto? Tanto vale star fuori, di persone frustranti che rompono le scatole ne trovi a bizzeffe dappertutto. Nel mondo circostante ce ne sono in abbondanza di persone che suggeriscono a tutti gli altri "Cosa dovrebbero fare": trovati un lavoro, fai questo, fai quest'altro, sempre però in modo vago e partendo dal loro punto di vista cercando abilmente di evitare di dare uno straccio di informazione utile rispetto al grumo di problemi individuali che uno pone.

    A me è abbastanza chiaro di voler scansare certe fatiche, c'è poco da fare, ci vorrebbero i saldi relazionali "Una relazione profonda al prezzo di una superficiale" o che so una fondazione di carità relazionale .
    Se si insiste su questo registro della fatica e della sofferenza esistenziale per costruire relazioni l'ho detto che si riforma e si va a riannodare doppiamente il nodo che cerco di sciogliere, così invece di uno se ne vanno a creare due di nodi da sciogliere e non la si finisce più.

    La prossima volta ci vado Martedì, spero che questa qui nuova capisca meglio la mia situazione e che parli e ascolti proprio me e non si metta a dialogare direttamente col mio inconscio. Se no lei dirà di comprendere tutto meglio, ma per me non capirà proprio un'acca.
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-05-2011 alle ore 17.50.27

  11. #176
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    Riferimento: Re: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da marco_84 Visualizza messaggio
    è normale dialogare con il proprio analista "interiorizzato"
    D'altronde, ciascuno è analista di se stesso

  12. #177
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    Certo sei bravo, eh, a esprimerti, la terapeuta nuova c'ha un bel paziente, sarà contenta, caspita, dico sul serio, non è che ti manchi la parola!
    Scrivere e parlare faccia a faccia comunque sono due modalità comunicative molto diverse, io se non mi sento accettato abbastanza dall'altra persona quando mi trovo faccia a faccia mi chiudo a riccio: questo perché non so modulare il tono di voce delle parole in funzione di quel che dico, la voce spesso stride oppure è troppo bassa, il timbro poi non è bello, sono un pessimo oratore. Spesso puoi dire una cretinata in un certo modo e risultare seducente: passa il tono di voce, il bel timbro e non quel che dici, un po' come quando si canta, la voce incanta.

    Oggi comunque sono stato in seduta con la nuova psicoterapeuta ed ho parlato del mio malcontento per una certa relazione specifica che vorrei diversa sotto tanti aspetti. Però poi quel che mi dico è: cosa si può aggiungere? Quel che vorrei fare e che sono disposto a dare lo conosco già, messo su di un piatto tutto questo il resto dipende poi dall'altra persona: accettare la transazione e la pietanza che sono bendisposto ad offrire o rifiutarla.
    Alla fine io sono consapevole di tutto quel che mi si racconta e dice rispetto alla realtà, ma sono estremamente frustrato lo stesso nei confronti di tutto questo, a cosa mi può servire? In fin dei conti so che parlo per sfogarmi un po', tutto qui, ma soluzioni non ne vedo davvero.

    Ho letto di recente "Le particelle elementari" non so se tu lo ha letto, è un libro che ha avuto un grande successo (molto probabilmente lo avrai letto). Ora secondo te questo autore qua che ha scritto 'sto romanzo ha una visione pessimistica della realtà (quindi distorta) o ha osservato quel che avviene e quel che abbiamo intorno abbastanza realisticamente?
    Io mi sono ritrovato in tante cose che ha descritto, sarà da curare pure l'autore come me visto che espone certe idee?

    No complicata, questo qua non è pazzo, e vuoi sapere perché? Perché ha fatto dei quattrini pubblicando dei libri. Ecco qua una delle differenze fondamentali tra chi è matto e chi è sano di mente .

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 18-05-2011 alle ore 01.26.49

  13. #178
    Partecipante Assiduo L'avatar di ludovicamaria
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Ciao Char_lie, l'ideale sarebbe (secondo il mio parere personale) riuscire ad accettare le cose che dici o almeno di riuscire a trovare qualcuno che ti aiuti a farlo e di provare a cambiare alcuni aspetti che ti pesano senza stressarti più di tanto questo lo puoi discutere eventualmente con il terapeuta ,in modo che la terapia non crei troppe tensioni.

  14. #179
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da ludovicamaria Visualizza messaggio
    Ciao Char_lie, l'ideale sarebbe (secondo il mio parere personale) riuscire ad accettare le cose che dici o almeno di riuscire a trovare qualcuno che ti aiuti a farlo e di provare a cambiare alcuni aspetti che ti pesano senza stressarti più di tanto questo lo puoi discutere eventualmente con il terapeuta ,in modo che la terapia non crei troppe tensioni.
    Come faccio a chiedere a qualcuno di fare qualcosa che non sento? Quando mi si dice: la vita e l'esistenza è questa, per me già qua inizia a delinearsi un problema. Certo a parole posso dire di accettare tutto ma sotto sotto accetto ben poco. "Tutto ha un prezzo" ecco una frase che tutti gli psicoterapeuti conosciuti prima o poi mettono in evidenza, ma per me costa troppo. Non catastrofizzo le conseguenze e i rischi, non li valuto irrazionalmente, ma in quanto tali mi danno comunque molto fastidio. Non è detto che si debba temere solo la morte ed uno così si racconta non è successo niente, non è la fine del mondo, certo il mondo continua ad andare avanti ma io vivo male lo stesso nello star sempre in rosso, nel dover spendere tante energie per ricevere una carezza da una persona che mi piace, così alla fine per me rovina comunque tutto anche se non si distrugge o esplode con una bella deflagrazione...
    E' nato già rovinato e storto e là dove un potere per raddrizzarlo davvero manca, si ritorna sempre al punto di partenza. Non riuscirò mai ad essere lontanamente contento perché mi sento compresso in una fregatura dalla quale non mi posso tirar fuori... A meno che davvero non la si riesce ad aggirare senza usare le solite strategie d'adattamento funzionale che mi fanno piombare di nuovo dentro. Si afferma "l'individuo ha acquisito nuove modalità di funzionamento"... "e chi se ne frega" rispondo io... Se funziono in un altro modo e meglio secondo qualcuno e sto comunque con le scatole girate a cosa diavolo serve a me funzionar meglio? L'adattarmi alla fregatura, la metafora del far funzionar meglio me stesso con me non funziona, la metafora del far funzionar meglio l'altro nei confronti di quel che desidero io sì.
    Grazie comunque per la solidarietà e per aver risposto ludovicamaria .

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 18-05-2011 alle ore 15.28.28

  15. #180
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Scrivere e parlare faccia a faccia comunque sono due modalità comunicative molto diverse, io se non mi sento accettato abbastanza dall'altra persona quando mi trovo faccia a faccia mi chiudo a riccio: questo perché non so modulare il tono di voce delle parole in funzione di quel che dico, la voce spesso stride oppure è troppo bassa, il timbro poi non è bello, sono un pessimo oratore. Spesso puoi dire una cretinata in un certo modo e risultare seducente: passa il tono di voce, il bel timbro e non quel che dici, un po' come quando si canta, la voce incanta.

    Oggi comunque sono stato in seduta con la nuova psicoterapeuta ed ho parlato del mio malcontento per una certa relazione specifica che vorrei diversa sotto tanti aspetti. Però poi quel che mi dico è: cosa si può aggiungere? Quel che vorrei fare e che sono disposto a dare lo conosco già, messo su di un piatto tutto questo il resto dipende poi dall'altra persona: accettare la transazione e la pietanza che sono bendisposto ad offrire o rifiutarla.
    Alla fine io sono consapevole di tutto quel che mi si racconta e dice rispetto alla realtà, ma sono estremamente frustrato lo stesso nei confronti di tutto questo, a cosa mi può servire? In fin dei conti so che parlo per sfogarmi un po', tutto qui, ma soluzioni non ne vedo davvero.

    Ho letto di recente "Le particelle elementari" non so se tu lo ha letto, è un libro che ha avuto un grande successo (molto probabilmente lo avrai letto). Ora secondo te questo autore qua che ha scritto 'sto romanzo ha una visione pessimistica della realtà (quindi distorta) o ha osservato quel che avviene e quel che abbiamo intorno abbastanza realisticamente?
    Io mi sono ritrovato in tante cose che ha descritto, sarà da curare pure l'autore come me visto che espone certe idee?

    No complicata, questo qua non è pazzo, e vuoi sapere perché? Perché ha fatto dei quattrini pubblicando dei libri. Ecco qua una delle differenze fondamentali tra chi è matto e chi è sano di mente .

    Un saluto
    Si tratta di un modo di pensare, secondo me, rispetto ai problemi, di qualunque tipo.

    Apprendere un modo di pensare positivo e costruttivo.

    Invece di dire "è toccato a me", armarsi di volontà e provare a fare qualcosa.
    Volendosi del bene, il che è tutto dire, è un concetto che personalmente non ho ancora ben afferrato.

    non conosco il libro, ma sai, io sono scettica nei confronti di quel che scrivono gli altri, gli altri li vedo un po' con lo spirito dell'antropologo, a volte, toh, senti questo come la vede.

    parlare delle cose è estremamente importante!
    Non è uno sfogo, è per vedere se eventualmente si può trovare un modo diverso di vederle, e quindi star meglio ed essere meno sfiduciati.

    O, chi fa quattrini non è che abbia la mia stima, tutt'altro, ci sono tante altre cose importanti e belle, e gratificanti.

    Comunque, so che non fa bene parlare tanto della terapia, all'esterno, molti lo dicono, quindi ora concentrati sulla tua psy e su quello che vi dite, senz'altro sei in movimento, in bocca al lupo!

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