per quanto riguarda il conflitto..quando si parla di strumenti, dipende dal tipo di conflitto a mio avviso che si sta prendendo in esame, se si tratta di conflitto ad esempio nel periodo evolutivo,come il conflitto adolescenziale tra polo narcisistico e polo oggettuale, o comunque anche nell'adulto il conflitto tra le parti del Sé( e rientriamo anche nel tema dell'Identità), volendo utilizzare un approccio clinico e psicodinamico di sicuro il primo strumento da utilizzare è il colloquio clinico, poi certo, di fronte a conflitti che riguardano la perosnalità anche reattivi di personalità come hai già detto tu il Rorschach e il TAT . Se ad esempio si tratta di conflitto in ambito organizzativo, magari si possono utilizzare strumenti come il focus group, o le interviste...mi vengono in mente queste in questo momento considerando che: I Conflitti Organizzativi si possono rilevare come riferiti al comportamento delle singole persone facenti parte dell’organizzazione , oppure a quello di interi gruppi individuabili di persone riuniti da strutture, procedure o professionalità comuni , ed infine al comportamento direzionale che viene associato alla definizione delle strategie, degli obiettivi e dei valori dell’Organizzazione
nel suo complesso,per cui riscontriamo Conflitti Organizzativi di natura:
• Relazionale
• Organizzativa (strutturale o procedurale – polarizzazione all’efficienza
od all’efficacia)
• Economica (risorse a disposizione del sistema in relazione all’esterno)
•Sociale.
VI copio cosa ho trovato nel caso dei conflitti organizzativi, quale ruolo può svolgere il consulente (psicologo nel nostro caso):
La richiesta di consulenza/formazione per gestire conflitti
Il committente ha rilevato nella propria organizzazione la presenza
di conflitti interpersonali o interfunzionali che non riesce a gestire
e dei quali non ha ben chiara la funzione e la prognosi. Spesso sono
già stati messi in atto strategie di controllo della situazione che non hanno dato i frutti sperati. La richiesta al consulente è allora quella di aiutare il committente a leggere il significato della situazione conflittuale, ma anche di favorire la comunicazione tra le parti, se non addirittura di riportare la “pace in famiglia” attraverso
interventi diretti con le parti in causa.
Questo intervento, che possiamo definire convenzionalmente mediazione,
deve avere tuttavia tutte le caratteristiche e le cautele di un intervento
di consulenza organizzativa. Infatti il consulente chiamato a intervenire
sui conflitti interpersonali o organizzativi non potrà mai assumere pienamente il ruolo di terzo neutrale in quanto incaricato dal committente, che ha assunto la responsabilità della
scelta e della retribuzione del consulente stesso.
I conflitti organizzativi ed anche spesso quelli interpersonali si
evidenziano maggiormente in momenti di crisi evolutiva dell’azienda, quando le richieste di cambiamento provenienti dall’interno o dall’esterno si fanno più pressanti e gli individui o i sottosistemi aziendali vedono messe in pericolo la propria identità,
il proprio ruolo, la propria stessa esistenza.








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e se voglio rimanerlo devo smettere di leggere i tuoi interventi dove scrivi di aver studiato un monte di roba!!!

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