
Originalmente inviato da
ale20073
Ciao! io sono di sviluppo ma qualche idea ce l'avrei. Dove l'abbiamo studiato non lo so (io ho studiato a Firenze), ma credo che la teoria del contatto di Allport sia un buon punto di partenza: la teoria postula (sinteticamente) che il contatto ripetuto fra culture diverse favorisce la tolleranza, appunto, della diversità. Il progetto, amio avviso, dovrebbe prevedere:
- una fase di presentazione da parte dell'azienda ai nuovi arrivati
- una fase di ascolto dei dubbi, perplessità deinuovi lavoratori e delle loro abitudini e prassi lavorative nei paesi d'origine
- una fase di incontro tra nuovi e vecchi lavoratori, in modo che possano confrontarsi sui reciproci punti di vista rispetto al lavoro
- una fase di accoglimento di eventuali richieste relative a pratiche religiose che richiedono pause nella giornata di lavoro (ad es. momenti di preghiera) con formulazione di accordi che prevedano il recuperodi tali pause
- formulazione di obiettivi chiari e concreti da parte dell'Azienda
- invito a delegare, da parte dei superiori e dei lavoratori più esperti, anche mansioni di una certa importanza,non solo quelle di cui "si farebbe volentieri a meno",man mano che i nuovi inseriti maturano esperienza
Lo psicologo potrebbe prevedere lacreazione di uno sportello d'ascolto per tutti i lavoratori, vecchi e nuovi, per supporto all'integrazione e facilitazione relazionale (aiutare ad assumere la prospettiva dell'altro)
Lo psicologo potrebbe coinvolgere un mediatore culturale/linguistico per eventuali problemi con le lingue
Lo psicologo può avvalersi della collaborazione di un collega per la conduzionedei gruppi di confornto
...i miei sono solo spunti, se tu sei di lavoro sai meglio di me comesi impostano tempi e modalità di intervento
ciao ciao in bocca al lupo ale