E' che nel far questo che secondo me s'inserisce un discorso educativo. Se si vuol tenere in piedi la schiavitù forse conviene convincere uno schiavo ad abituarsi a questa sua condizione, ma così si cura davvero la sua sofferenza?

Qualcosa la si fa, ma c'è da chiedersi per chi rappresenti davvero un vantaggio, sta tranquillo lo schiavo che s'è abituato alla sua esistenza, alla sua condizione, ed allo spazio lasciatogli dalla "natura", e sta tranquilla pure la società civile che resta in piedi con le sue gerarchie, divisioni dei beni, distribuzioni delle ricchezze, senza conflitti, scosse o disturbi vari.
Secondo me la pazzia è solo un modo per comunicare agli altri che non se ne può più, altro che abituarsi, altro che curare la sofferenza, c'è di sicuro una richiesta di aiuto, questo non lo nego, ma si cerca sempre di non accoglierla per niente la richiesta "delirante" del matto, bisogna trasformarla in qualcosa di costruttivo, costruttivo per chi poi? Non è la cessazione dei conflitti il segno che s'è curato qualcosa, ma la cessazione dei conflitti soddisfatta ed appagata. Se questo manca nessuna cura può curare più nulla, ognuno dirà che si sta meglio quando non c'è disturbo, rumore, schianto, ma non è così se si osservano correttamente le cose per me.
Questo tuo discorso rappresenta già un discorso
molto politico se viene applicato a certi contesti.
Bisogna educare le persone ad abituarsi a certe cose per far sparire una forma di malcontento esistenziale? Ma è davvero una cura questa? Non rappresenta già un discorso che ci spinge a cercare di fabbricare e legittimare un certo tipo di uomo?
Agire sul male direttamente... Ecco, lo vogliono fare sia quelli che votano a destra che quelli che votano a sinistra, sia quelli che vogliono rovesciare un regime che quelli che vorrebbero tenerlo in piedi, sia chi è a favore dell'eutanasia che chi è contro, il problema è che non sono proprio d'accordo rispetto alle cause, e non condividono nemmeno un'idea di "mondo buono" e migliore abbastanza simile.
Invece di parlare vagamente e dire che si agisce sulla sofferenza umana bisogna dire chiaramente cosa si ha intenzione di fare, questo discorso così vago lo si può riempire di qualsiasi cosa, per questo io non lo condivido, non so concretamente che c'ha in mente una persona quando mi dice di agire direttamente sulla mia sofferenza, di lavorare per il mio bene. Io posso esporre dei problemi che mi disturbano e un altro può darmi suggerimenti utili (o inutili) per risolverli, ma non vedo come un altra persona possa agire direttamente sulla mia sofferenza.