Caro Antoniozuf,
la psicologia (clinica, per gli altri indirizzi non saprei come vanno le cose) e la psicoterapia non sono mai state in Italia valorizzate, non hanno mai conosciuto un momento d'oro; da sempre, quando ti iscrivevi in una facoltà come quella di psicologia (io mi sono iscritto che era ancora un corso di laurea di magistero, è passata in corso di studi ad essere facoltà autonoma) non sapevi come ti sarebbe andata a finire. In molti fra i colleghi che frequentavano nel mio stesso periodo sono affluiti nell'insegnamento, altri fanno un lavoro che niente ha a che fare con ciò che hanno studiato, solo una piccola minoranza è giunta a fare lo psicologo clinico e/o lo psicoterapeuta.
In Italia non c'è una mentalità diffusa e favorevole riguardo alla psicoterapia e non c'è alcuna sensibilità al problema da parte dello Stato (si stipulano convenzioni con cliniche che erogano terapie mediche, che fanno esami diagnostici come una TAC, una Risonanza Magnetica, un elettroencefalogramma, ma non esiste nessuna convenzione con chi pratica la psicoterapia) e da parte delle assicurazioni, che non riconoscono un trauma psicologico come un danno da risarcire magari pagando alcune sedute psicoterapiche.
Il problema, come vedi, c'è sempre stato, adesso è acuito dalla crisi economica in atto e molti miei colleghi integrano l'attività privata con qualcos'altro, visto che gli studi tendono a svuotarsi e se non hai una buona rete di conoscenze sul territorio non è facile reggere la botta. Questo potrebbe spiegare almeno in parte il motivo per cui molti giovani colleghi non sono propensi a venire a formarsi qui in Italia, ma la questione non è così semplice, non si tratta semplicemente del fatto che qui non esistano scuole eccellenti, esistono eccome, così come esistono scuole serie e docenti di tutto rispetto, con esperienza, passione, curiosità, idee da trasmettere.
Oggi però accade che anche nella clinica, anche in psicoanalisi ... e da tempo, non puoi più sostenere le tue idee soltanto sulla tua esperienza clinica e sul tuo personale prestigio, fascino, carisma o quant'altro; è necessario appoggiarti su dati scientifici, sulla ricerca e molta parte della ricerca clinica, evolutiva, ecc. viene fatta nei paesi anglosassoni ... non credo troverai molti colleghi che vogliano andarsi a formare in Spagna, in Grecia, in Portogallo, in Francia ... per lo stesso motivo, oltre che in Italia, chi può va negli Stati Uniti, o in Inghilterra, o in Svizzera, o in Australia, o in Scandinavia (Svezia, Danimarca ...).
Non conosco la situazione delle scuole di psicoterapia, molti indirizzi psicoterapici non prevedono l'analisi didattica come obbligatoria, ciò accade solo nelle scuole psicoanalitiche di ogni genere e indirizzo esse siano, o nelle scuole psicodinamiche in genere, e anche fra queste bisogna fare delle distinzioni, c'è chi ti obbliga a fare un'analisi con un analista con una certa esperienza, ma non ti obbliga a scegliere fra i didatti del centro, o fra gli associati, ti lascia libero di scegliere (è ciò che è successo a me), così come c'è chi di mattina ti fa lezione e di pomeriggio ti ascolta sul lettino (commistione che io eviterei, perché le due figure devono rimanere distinte, chi ti istruisce e ti valuta non può essere la stessa persona che ti analizza, come sostiene anche Otto Kernberg in quest'articolo: http://www.psychomedia.it/pm/modther...kernberg-1.htm).
In conclusione, ciò che volevo dire non è che non sia importante vivere (e non soltanto sopravvivere), non che non sia importante guadagnare quanto basta al tuo benessere, alla tua formazione (che io intendo come permanente, un analista non può fare una formazione episodica, deve perseguire una formazione permanente), ma che deve scegliere di essere (o non essere) analista non in base a questo tipo di considerazioni (nessuno avrebbe scelto la psicoterapia in base a considerazioni puramente razionali, al calcolo dei costi-benefici, o al puro buonsenso). Scegli di fare lo psicoterapeuta solo ed esclusivamente per passione, questo è ciò che dovrebbe guidare nella scelta, perché qualsiasi altro professionista nel campo della salute guadagnerà sempre e comunque più di noi e avrà necessità di formazione molto minori della nostra; quando lavoravo in un poliambulatorio ero sbalordito dal numero di pazienti in un'ora che riuscivano a visitare gli specialisti in medicina e gli onorari che ne ricavavano: in un paio d'ore tiravano su somme che io mettevo insieme nell'arco di tutta la giornata, anche perché le loro visite sono una tantum o si tratta comunque di cicli brevi, mentre le nostre terapie durano per anni e non puoi chiedere cifre molto elevate.
In ultimo, è vero che c'è poco mercato per molte ragioni, ma questo non perché non ci sia necessità, ma perché in Italia (eccetto che nelle grandi città dove la mentalità è più aperta) la gente che ha problemi preferisce non chiedere alcun tipo di aiuto (riversando pari pari il proprio disagio sulla famiglia, sui servizi sanitari, o sui servizi sociali o interessando la legge e le forze dell'ordine), oppure si rivolge alle religioni, ai maghi, agli stregoni, ai ciarlatani, alle terapie esotiche ed orientali, a soluzioni magiche e miracolistiche. Il mercato in gran parte dovremo crearcelo, questa è la sfida, avvincente per molti versi a cui siamo chiamati; e questo non avviene soltanto con le persone poco acculturate, molto spesso sono ignoranti in materia o molto scettiche anche persone di una certa cultura e fa specie non trovare molte sponde persino nei medici di base (che tendono a gestire loro molti pazienti con tranquillanti vari o inviando ai neurologi), fra gli insegnanti e fra i preti.
Un esempio ad alti livelli, tempo fa si è vista passare in tv una pubblicità progresso che riguardava i problemi di impotenza maschile che diceva di rivolgersi senza vergogna alcuna alla medicina, quando gran parte dei problemi di impotenza ha spiegazione psicologica e uno psicoterapeuta o un sessuologo possono inquadrare meglio di qualsiasi medico di base o di qualsiasi urologo il problema ... ignoranza di Stato?
Un saluto
P.S. Volevo anche aggiungere che non è accettabile prendere a pretesto (magari esagerandolo) lo stato delle cose per la psicoterapia, dire che tutto è uno schifo, che c'è chi se ne approfitta, che vivono solo di studenti e sugli studenti, per non fare una scuola di psicoterapia e poi di fatto improvvisarsi psicoterapeuti (giocando sul fatto che è ambigua la distinzione fra terapia di sostegno e psicoterapia e sul fatto che nessuno verrà ad indagare ciò che fai davvero nel tuo studio). Questo accade con psicologi che non sentono l'esigenza di specializzarsi, ma accade anche con sedicenti counselor che di fatto fanno psicoterapia e si fanno pagare come psicoterepeuti.








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). Poi se si vogliono offrire altri servizi, che nulla hanno a che vedere con la psicoterapia, la scuola è uno spreco di soldi.