• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 5 di 28 PrimoPrimo ... 3456715 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 61 fino 75 di 418

Discussione: Io sono la tigre

  1. #61
    Partecipante Assiduo L'avatar di ludovicamaria
    Data registrazione
    14-03-2011
    Messaggi
    163

    Riferimento: Io sono la tigre

    Infatti come dice Charl_lie ..... un'analista o uno psicoterapeuta nemmeno poi potrà sostituire questa mancanza... Aggiungo, nonostante la relazione appagante con il terapeuta . Ci sono poi alcune terapie che hanno avuto "successo" con pazienti gravi perchè i terapeuti si sono dedicati anima e corpo (cioè giorno e notte comunque sono documentazioni e non saprei quanto sono veritiere es." Diario di una schizofrenica " e "La fortezza vuota" ) . I metodi usati secondo me non erono fatti di tante teorie ma di "vero" attaccamento e intelligenza.
    Ultima modifica di ludovicamaria : 27-10-2011 alle ore 17.20.16

  2. #62
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: Io sono la tigre

    Quello che io non vedo è il collegamento tra le teorie e la prassi nelle terapie.

    Qui parlate dei fondamenti epistemologici, in seduta si parla della vita del paziente, a volte anche di quella del terapeuta, molto prosaico, della serie "sa, io ero in seduta alle due e un quarto"( moh), lo psi risponde quello che gli viene sul momento, può citare Marx o citare la donna delle pulizie indifferentemente, magari si litiga o si dice "Ah io non sono proprio d'accordo con quanto lei sostiene! troppo categorico, e bla bla".

    Tutto improvvisato; magari dopo scrivete dei papier interessantissimi, ma il link?

    Vi manca l'autorizzazione ad esercitare?

  3. #63
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Io sono la tigre

    «Nella psicologia aristotelica, l’organo dell’aisthesis [sensazione] è il cuore; al cuore convergono, attraverso loro vie, tutti gli organi di senso; è lì che l’anima “si infiamma”. Il pensiero del cuore è per sua natura estetico e connesso con il mondo attraverso i sensi.
    Questo nesso tra il cuore e organi di senso non è semplicemente e meccanicamente sensistico, bensì estetico. Voglio dire: l’attività del percepire, la sensazione, in greco è aisthesis, la cui radice rimanda a “introiettare2 e “inspirare”: quel trattenere il fiato dalla meraviglia che è la risposta estetica primaria.
    I traduttori hanno trasformato aisthesis in “percezione sensoriale”, che è una nozione dell’empirismo inglese, la sensazione di John Locke. Ma la “percezione sensoriale” dei greci non può essere compresa se non si tiene conto della dea greca dei sensi, o dell’organo della sensazione dei greci, che è il cuore, e della radice etimologica della parola: quel fiutare, quel trattenere il fiato, quell’inspirare il mondo.
    Che cosa vuol dire “accogliere”, “inspirare il mondo”? Significa in primo luogo, aspirare e inspirare il presentarsi letterale delle cose “trattenendo il fiato”: la trasfigurazione della materia avviene attraverso la meraviglia. Questa reazione estetica, che precede lo stupore intellettuale, ispira il dato oltre se stesso, lasciando che ogni cosa riveli la propria particolare aspirazione entro un assetto cosmico.
    In secondo luogo, “accogliere” significa prendere a cuore, interiorizzare, diventare “intimi” nel senso agostiniano. Non soltanto io che mi confesso riversando la mia anima, ma anche io che ascolto, nelle cose che parlano, la confessione dell’anima mundi [si tratta della concezione platonica del mondo e della natura come di un organismo vivente e senziente, Platone mutua questo concetto da cellule di pensiero orfiche e pitagoriche e nel Timeo ne parla in questi termini: “Pertanto, secondo una tesi probabile, occorre dire che questo mondo nacque come un essere vivente davvero dotato di anima e intelligenza grazie alla Provvidenza divina” 830, 68)].
    Terzo, “accogliere” significa interiorizzare l’oggetto dentro se stesso, dentro la sua immagine, in modo da rendere attiva la sua immagine (più che la nostra), in modo che esso mostri il suo cuore e riveli la sua anima, diventando personizzato e con ciò stesso amabile. E amabile non solo per noi e grazie a noi, ma perché, man mano che il suo senso e la sua immaginazione si dispiegano, la sua bellezza che si fa amare si accresce» (James Hillman, L’anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano, 2002, pp. 86-88).

    Muore James Hillman, psicologo analista, allievo di Carl Gustav Jung, nella più poetica e spirituale delle psicologie dinamiche, Hillman intreccia ad un solido background epistemico e ad altrettanto solide radici teoriche, la sua personale sensibilità ed esperienza clinica, la sua sterminata cultura e la sua personale delicatezza nel trattare di argomenti così intimi e profondi. Volevo ricordarlo con le parole riportate sopra e con questa sua Lettera agli Insegnanti italiani (http://www.edscuola.it/archivio/ped/hillman.htm).

    Appena posso ritornerò sulla discussione, intanto era doveroso non passare sotto silenzio questa scomparsa. A presto.

  4. #64
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: Io sono la tigre

    Molto bella la lettera rivolta agli insegnanti, di solito noi non conosciamo questi scritti.
    Mette in evidenza l'importanza del rapporto umano senz'altro, e siamo in un momento di crisi piuttosto forte.

    Ma questo è un discorso che investe tutto un contesto più ampio, secondo me.

    Thanks, Megiston Mathema. Certo sei dedito, eh? Non si potrà dire che non sei appassionato del tuo mestiere!

    Molto paziente.

  5. #65
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Io sono la tigre

    Comunque anche se queste teorie sono interessanti dal punto di vista scientifico, insomma da dove viene fuori la cosiddetta autocoscienza o coscienza di avere un sé, di essere degli agenti che interagiscono con altre persone (più che altro comunque secondo me queste sono convinzioni istintive), mi chiedo (come complicata) nella vita di tutti i giorni di noi persone tutto sommato "normali" da questo punto di vista (non siamo convinti di non esistere, di essere la luna, o tutto il mondo e cose del genere) cosa cambia.
    Io personalmente vivo male, le relazioni che instauro e le persone che conosco non mi piacciono abbastanza, a lavorare non voglio lavorare ma vorrei comunque avere a disposizione dei mezzi di sostentamento economici, ad impegnarmi ne ho voglia entro una certa misura, oltre non mi va perché alla fine guadagno da una parte e perdo dall'altra e finisce con non lo starmi più bene e ne vengo fuori ancora più frustrato di come sto adesso. Si potrebbe risolvere qualcosa pretendendo da me poco impegno, cioé i miei problemi sono rappresentati da cose del genere, la psicoterapia o psicoanalisi relazionale non ho capito come risponde a queste mie domande, mi riuscirà a fare avere molto spendendo poco?
    Perché se il discorso è sempre il solito... "accetta il fatto che devi spendere molto", non risolve proprio un accidenti per me, come tutte le altre psicoterapie.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 30-10-2011 alle ore 10.04.21

  6. #66
    ninfaverde
    Ospite non registrato

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Comunque anche se queste teorie sono interessanti dal punto di vista scientifico, insomma da dove viene fuori la cosiddetta autocoscienza o coscienza di avere un sé, di essere degli agenti che interagiscono con altre persone (più che altro comunque secondo me queste sono convinzioni istintive), mi chiedo (come complicata) nella vita di tutti i giorni di noi persone tutto sommato "normali" da questo punto di vista (non siamo convinti di non esistere, di essere la luna, o tutto il mondo e cose del genere) cosa cambia.
    Io personalmente vivo male, le relazioni che instauro e le persone che conosco non mi piacciono abbastanza, a lavorare non voglio lavorare ma vorrei comunque avere a disposizione dei mezzi di sostentamento economici, ad impegnarmi ne ho voglia entro una certa misura, oltre non mi va perché alla fine guadagno da una parte e perdo dall'altra e finisce con non lo starmi più bene e ne vengo fuori ancora più frustrato di come sto adesso. Si potrebbe risolvere qualcosa pretendendo da me poco impegno, cioé i miei problemi sono rappresentati da cose del genere, la psicoterapia o psicoanalisi relazionale non ho capito come risponde a queste mie domande, mi riuscirà a fare avere molto spendendo poco?
    Perché se il discorso è sempre il solito... "accetta il fatto che devi spendere molto", non risolve proprio un accidenti per me, come tutte le altre psicoterapie.

    Un saluto
    Non credo che serva porsi domande sui massimi sistemi per vivere bene, chi ha un pensiero molto articolato su certi temi è solo perchè ne ricava un piacere intrinseco. Come dici tu, c'è un divario tra lo studio, le riflessioni più astratte e le scelte pratiche. Questo divario esiste per tutti noi, anche l'uomo più bagnato di gloria e ingegno deve fare i conti con la propria piccolezza, con le proprie brutture e fragilità e questo a prescindere da quanto riesca a cogliere dalle ricerche scientifiche o dalle proprie abilità filosofiche. C'è indubbiamente chi è avvantaggiato e chi fatica di più, ma non esiste il manuale della vita soddisfacente e chi lo propina è molto furbo, sa che nulla vende di più della ricerca della serenità. Chi vende soluzioni rimane solo un buon venditore di risposte a domande che nessuno si pone veramente.
    Se sei qui a porre domande così complicate, è perchè diffidi dei venditori di risposte. Nessuno può darti le risposte che cerchi, ad un livello chiacchierato in molti siamo capaci, ma nella pratica fatico io, fatichi tu, faticano tutti, caro Char Lie.

  7. #67
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: Io sono la tigre

    ma infatti, ninfaverde, concordo proprio.
    Però guarda, ci sono moltissimi che scrivono di fantastici "progressi" nelle loro terapie.
    Ma questi progressi, cosa sono?
    Eppure lo dicono a ragion veduta, parlano di terapeuti felici e soddisfatti per i passi avanti-, pare la ricerca del benessere, boh?

    Secondo me c'è un fraintendimento generale su cos'è la vita, sull'esistenza.

    Ti vendo la felicità. (gulp)

    E forse il paziente è lì per far felice lo psi.
    Ultima modifica di complicata : 30-10-2011 alle ore 11.58.44

  8. #68
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
    Data registrazione
    27-12-2009
    Messaggi
    549

    Riferimento: Io sono la tigre

    Stiamo parlando del setting interno dell'analista.
    Insomma, di un paziente cosa guardiamo? E cosa sentiamo?
    Sembra che l'interesse, qui, sia rivolto alla co-costruzione, all'empatia, alla con-divisione.
    Ovviamente io ho un altro punto di vista, più interno. Di sicuro il modello di campo dei coniugi Baranger potrebbe avere qualche risonanza con quello che propone il sempreverde Megiston, ma io sono più orientato verso l'intensa oscurità bioniana e lacaniana. Tutto questo "Io" bello e fatto a me sembra un inganno, una comodità unificatoria, qualcosa che tiene insieme in maniera accurata una storia che ci raccontiamo in seduta.
    Mi sembra sempre che si cerchi di delineare una qualche prospettiva "evolutiva" in senso progressivo, mentre invece quello che faccio in seduta, che io sia terapeuta o analizzando/analizzante, è andare a vedere cosa c'è sotto allo scontato, cosa non unisce, un po' come si trattasse di illuminare il tutto con un raggio di intensa oscurità, per poter uscire a riveder le stelle.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  9. #69
    ninfaverde
    Ospite non registrato

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio

    E forse il paziente è lì per far felice lo psi.
    Sì, anche. C'è una co-dipendenza in questo senso, un analista, psicoterapeuta, psicologo o chiunque sia, senza un paziente non esercita il proprio ruolo. E di fatto, senza la sussistenza di un paziente, dubito si possa fare lo psicoterapeuta.

  10. #70
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Tutto questo "Io" bello e fatto a me sembra un inganno, una comodità unificatoria, qualcosa che tiene insieme in maniera accurata una storia che ci raccontiamo in seduta.
    Comunque quando parlate di "io" dovreste mettervi d'accordo prima di tutto rispetto a cosa volete intendere. Secondo me non è di secondaria importanza che un termine d'uso comune linguistico, una particella usata in certi linguaggi è stata in qualche modo oggettualizzata nei più svariati modi.
    C'è chi sostiene che l'io dovrebbe avere tra le sue funzioni l'esser cosciente ad un certo livello, e pure qua dall'uso comune del termine questa cosa non si può dedurre. Quando mi mostrano una foto di quando ero in fasce e mi vien detto "quello eri tu", ed io rispondo "sì quello ero io", allora già questa idea va a farsi benedire, perché allora all'epoca della foto, quando ero in fasce, è dubitabile che abbia avuto già questa forma di coscienza così sviluppata come ce l'ho adesso, eppure ero già me stesso, ero già questo "io" qua (Questo me stesso), che conosco ora.

    Essere qualcuno non implica il riconoscersi come tale e riconoscersi come tale non implica l'esser quella persona davvero.

    Per me l'essere qualcosa o qualcuno non è detto che coincida con la condivisione, io e te possiamo esser d'accordo su cosa o chi io sia, e comunque sbagliarci entrambi, così come mi potrei sbagliare io da solo. Se si insinua il dubbio poi va ad insinuarsi a vari livelli.
    Pure questa costruzione della coerenza con quel che ci raccontano gli altri di essere, non so se sia davvero salutare (non è affatto vero che pensiamo di esistere in certi modi grazie a quel che ci viene raccontato, crediamo di esistere anche contro quel che ci viene raccontato), perché ci si dovrebbe fidare più degli altri e meno di noi stessi? Galileo Galilei ha ragionato per sé, ha piazzato un cannocchiale e ha cercato di vedere com'era la luna davvero non fidandosi, non è che ha cercato di costruire una qualche coerenza con quel che gli veniva raccontato all'epoca rispetto a cosa si credeva che la luna fosse.

    L'idea che la verità sia una sintesi dialettica per me è una stupidaggine, perciò a mio avviso buona parte dell'idealismo si può anche trascurare. Se una persona non si riconosce allo specchio così come ci riconosciamo noi altri per me non è nemmeno matta, tutto sommato non è più irragionevole di noi altri che diciamo di essere quella persona là, pure noi possiamo sbagliarci rispetto a questo. Insomma potremmo essere noi "coscienze sane" da questo punto di vista qua ad aver torto mentre quella "più malata e disturbata" aver ragione.

    Con l'autocoscienza potremmo aver imboccato una strada falsa ed inconsistente senza rendercene conto. Si osserva un fenomeno e contemporaneamente si rappresenta una entità che osserva il fenomeno (cioé il soggetto che dovrebbe rappresentare il fenomeno, al quale poi ci si riferisce col termine "io"). Mentre la prima è una percezione diretta ed in qualche modo direi più sicura, la seconda è solo una rappresentazione indiretta che viene postulata perché tutta la coscienza non può essere un fenomeno che viene percepito dalla coscienza stessa. Una mente cosciente può solo autorappresentarsi oggettivamente in qualche modo, non può percepire che percepisce così come percepisce certi altri fenomeni. Insomma non può autocontenersi realmente. Così come una sequenza di lettere "zzz" non può contenere sé stessa come sottosequenza propria (perché tutte le sequenze di lettere che contengono "zzz" come sottosequenza propria, come ad esempio "zzzz" non possono coincidere con "zzz") allo stesso modo non può esserci una riflessione lucida, ma solo una forma di autorappresentazione incerta. Ad esempio il campo visivo non è una macchia del campo visivo perciò in un certo senso "il nostro campo visivo" non lo vediamo affatto come le macchie contenute in esso, lo rappresentiamo soltanto, postuliamo questa esistenza.
    Così come non è possibile esperire alcun oggetto ma solo fenomeni, allo stesso modo non è possibile mai vedere direttamente il soggetto, si postula che il contenitore e la causa delle percezioni (del sentir dolore, ascoltare un suono, ricordare ecc. ecc.), sia questo soggetto, ma non c'entrano nulla gli altri in tutto questo, possiamo anche eliminarli dal nostro discorso gli altri per un attimo, sorgerebbe lo stesso problema, non ci si può tirare fuori dall'acqua in nessun caso.
    Gli oggetti e quindi anche il contenitore di fenomeni (la coscienza, un altro ente che non è un fenomeno) non sono percepiti mai direttamente. Va postulata l'esistenza di entrambi, in fin dei conti c'è solo un mondo di fenomeni, nessuna coscienza, nessun soggetto, nessun oggetto.

    Insomma per buona pace di tutti si suppone ed assume che un "contenitore" del genere esista (al livello più fenomenologico, una coscienza, che quantomeno osservi e contenga certi fenomeni, al livello più concreto e materiale un agente che rappresenta un mondo materiale tramite fenomeni ed agisce in esso), ma nessuna serie di percezioni ne può fare esperienza diretta, né costruirlo davvero questo soggetto, questo soggetto o esiste o non esiste, e non si può sapere davvero quale dei due casi sia vero, nessuna convinzione può generare una verità effettiva del genere. Possono esserci fenomeni e percezioni senza soggetto? Chissà, può darsi... Non potrebbe esser così?
    "Penso dunque sono" è un argomento formulato male se si ragiona bene, bisognerebbe formularlo così "pensare dunque penso", in questo modo si comprende bene dov'è la fallacia, può esistere il pensare come attività ma ci può non essere alcun pensatore. Un mondo di entità fenomeniche non è un soggetto, se esistono A, B e C come fenomeni non si può dedurre che debba esistere un D che li "contiene" e li rappresenta.

    Personalmente credo di esistere sia come osservatore che come agente (uso spesso il realismo ingenuo senza nemmeno rendermene conto), ma sinceramente non so giustificare perché ci credo ed è così radicata 'sta credenza, sono totalmente irrazionale in questo , non di più però di chi non ci crede a vari livelli e "non è capace" di distinguere il mondo di fenomeni osservato da un soggetto che osserva questo mondo e lo contiene, io invece "non sono capace" di fare il contrario. Quelli che praticano certe discipline spirituali la trovano addirittura auspicabile questa condizione: Megiston per questi qua, quella dell'esser presenti (a sé stessi o in qualsiasi altro senso) è una convinzione patologica da cui ci si dovrebbe addirittura liberare.
    E' problematica 'sta cosa, perché poi non ci sarebbe nemmeno qualcuno che non crede che è vera l'altra descrizione . Comprendo certe descrizioni, ma le mie ragioni del cuore ci fanno un po' a pugni.


    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 31-10-2011 alle ore 22.33.40

  11. #71
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: Io sono la tigre

    Guardate che ho trovato in internet:

    questo non è tanto barocco, ma mi piace:

    Mi chiamano psicologo. Questo è un errore. Sono piuttosto realista in un senso più alto, cioè descrivo tutte le profondità dell'animo umano.
    (F.M. Dostoevskij, "Dal terzo taccuino (1864-65)" in Saggi



    Meglio di:

    "Il sintomo è una metafora"
    ( J. Lacan)
    Ultima modifica di complicata : 31-10-2011 alle ore 12.55.43

  12. #72
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da ninfaverde Visualizza messaggio
    Sì, anche. C'è una co-dipendenza in questo senso, un analista, psicoterapeuta, psicologo o chiunque sia, senza un paziente non esercita il proprio ruolo. E di fatto, senza la sussistenza di un paziente, dubito si possa fare lo psicoterapeuta.
    Ah! E' come un epico dialogo sulle scarpe del mio analista, avvenuto tra me e lui in seduta.

    P:"Belle scarpe. Con che soldi se le compra?" (sogghigno)

    A:"Con i suoi, signora. Senza di lei non esisterebbero nè le scarpe nè i relativi ..........."


  13. #73
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da ninfaverde
    Sì, anche. C'è una co-dipendenza in questo senso, un analista, psicoterapeuta, psicologo o chiunque sia, senza un paziente non esercita il proprio ruolo. E di fatto, senza la sussistenza di un paziente, dubito si possa fare lo psicoterapeuta.
    Certo, se si deve riuscire a campare proprio facendo questa attività, complicata è andata proprio al cuore della questione della co-dipendenza . Se qualcun altro lo psicoterapeuta non lo paga per esercitare, e non ha altri mezzi di sostentamento, lo psicoterapeuta poi muore di fame .
    Ultima modifica di Char_Lie : 31-10-2011 alle ore 14.52.38

  14. #74
    ninfaverde
    Ospite non registrato

    Riferimento: Io sono la tigre

    E' abbastanza ovvio che tutti siamo necessari, anche se solo per confermare un ruolo sociale. Se domani il mondo si svegliasse senza più malati, i medici dovrebbero inventarsi altri lavori. Ovvio anche questo.

  15. #75
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
    Data registrazione
    27-12-2009
    Messaggi
    549

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Comunque quando parlate di "io" dovreste mettervi d'accordo prima di tutto rispetto a cosa volete intendere. Secondo me non è di secondaria importanza che un termine d'uso comune linguistico, una particella usata in certi linguaggi è stata in qualche modo oggettualizzata nei più svariati modi.
    C'è chi sostiene che l'io dovrebbe avere tra le sue funzioni l'esser cosciente ad un certo livello, e pure qua dall'uso comune del termine questa cosa non si può dedurre. Quando mi mostrano una foto di quando ero in fasce e mi vien detto "quello eri tu", ed io rispondo "sì quello ero io", allora già questa idea va a farsi benedire, perché allora all'epoca della foto, quando ero in fasce, è dubitabile che abbia avuto già questa forma di coscienza così sviluppata come ce l'ho adesso, eppure ero già me stesso, ero già questo "io" qua (Questo me stesso), che conosco ora.

    Essere qualcuno non implica il riconoscersi come tale e riconoscersi come tale non implica l'esser quella persona davvero.

    Per me l'essere qualcosa o qualcuno non è detto che coincida con la condivisione, io e te possiamo esser d'accordo su cosa o chi io sia, e comunque sbagliarci entrambi, così come mi potrei sbagliare io da solo. Se si insinua il dubbio poi va ad insinuarsi a vari livelli.
    Pure questa costruzione della coerenza con quel che ci raccontano gli altri di essere, non so se sia davvero salutare (non è affatto vero che pensiamo di esistere in certi modi grazie a quel che ci viene raccontato, crediamo di esistere anche contro quel che ci viene raccontato), perché ci si dovrebbe fidare più degli altri e meno di noi stessi? Galileo Galilei ha ragionato per sé, ha piazzato un cannocchiale e ha cercato di vedere com'era la luna davvero non fidandosi, non è che ha cercato di costruire una qualche coerenza con quel che gli veniva raccontato all'epoca rispetto a cosa si credeva che la luna fosse.

    L'idea che la verità sia una sintesi dialettica per me è una stupidaggine, perciò a mio avviso buona parte dell'idealismo si può anche trascurare. Se una persona non si riconosce allo specchio così come ci riconosciamo noi altri per me non è nemmeno matta, tutto sommato non è più irragionevole di noi altri che diciamo di essere quella persona là, pure noi possiamo sbagliarci rispetto a questo. Insomma potremmo essere noi "coscienze sane" da questo punto di vista qua ad aver torto mentre quella "più malata e disturbata" aver ragione.

    Con l'autocoscienza potremmo aver imboccato una strada falsa ed inconsistente senza rendercene conto. Si osserva un fenomeno e contemporaneamente si rappresenta una entità che osserva il fenomeno (cioé il soggetto che dovrebbe rappresentare il fenomeno, al quale poi ci si riferisce col termine "io"). Mentre la prima è una percezione diretta ed in qualche modo direi più sicura, la seconda è solo una rappresentazione indiretta che viene postulata perché tutta la coscienza non può essere un fenomeno che viene percepito dalla coscienza stessa. Una mente cosciente può solo autorappresentarsi oggettivamente in qualche modo, non può percepire che percepisce così come percepisce certi altri fenomeni. Insomma non può autocontenersi realmente. Così come una sequenza di lettere "zzz" non può contenere sé stessa come sottosequenza propria (perché tutte le sequenze di lettere che contengono "zzz" come sottosequenza propria, come ad esempio "zzzz" non possono coincidere con "zzz") allo stesso modo non può esserci una riflessione lucida, ma solo una forma di autorappresentazione incerta. Ad esempio il campo visivo non è una macchia del campo visivo perciò in un certo senso "il nostro campo visivo" non lo vediamo affatto come le macchie contenute in esso, lo rappresentiamo soltanto, postuliamo questa esistenza.
    Così come non è possibile esperire alcun oggetto ma solo fenomeni, allo stesso modo non è possibile mai vedere direttamente il soggetto, si postula che il contenitore e la causa delle percezioni (del sentir dolore, ascoltare un suono, ricordare ecc. ecc.), sia questo soggetto, ma non c'entrano nulla gli altri in tutto questo, possiamo anche eliminarli dal nostro discorso gli altri per un attimo, sorgerebbe lo stesso problema, non ci si può tirare fuori dall'acqua in nessun caso.
    Gli oggetti e quindi anche il contenitore di fenomeni (la coscienza, un altro ente che non è un fenomeno) non sono percepiti mai direttamente. Va postulata l'esistenza di entrambi, in fin dei conti c'è solo un mondo di fenomeni, nessuna coscienza, nessun soggetto, nessun oggetto.

    Insomma per buona pace di tutti si suppone ed assume che un "contenitore" del genere esista (al livello più fenomenologico, una coscienza, che quantomeno osservi e contenga certi fenomeni, al livello più concreto e materiale un agente che rappresenta un mondo materiale tramite fenomeni ed agisce in esso), ma nessuna serie di percezioni ne può fare esperienza diretta, né costruirlo davvero questo soggetto, questo soggetto o esiste o non esiste, e non si può sapere davvero quale dei due casi sia vero, nessuna convinzione può generare una verità effettiva del genere. Possono esserci fenomeni e percezioni senza soggetto? Chissà, può darsi... Non potrebbe esser così?
    "Penso dunque sono" è un argomento formulato male se si ragiona bene, bisognerebbe formularlo così "pensare dunque penso", in questo modo si comprende bene dov'è la fallacia, può esistere il pensare come attività ma ci può non essere alcun pensatore. Un mondo di entità fenomeniche non è un soggetto, se esistono A, B e C come fenomeni non si può dedurre che debba esistere un D che li "contiene" e li rappresenta.

    Personalmente credo di esistere sia come osservatore che come agente (uso spesso il realismo ingenuo senza nemmeno rendermene conto), ma sinceramente non so giustificare perché ci credo ed è così radicata 'sta credenza, sono totalmente irrazionale in questo , non di più però di chi non ci crede a vari livelli e "non è capace" di distinguere il mondo di fenomeni osservato da un soggetto che osserva questo mondo e lo contiene, io invece "non sono capace" di fare il contrario. Quelli che praticano certe discipline spirituali la trovano addirittura auspicabile questa condizione: Megiston per questi qua, quella dell'esser presenti (a sé stessi o in qualsiasi altro senso) è una convinzione patologica da cui ci si dovrebbe addirittura liberare.
    E' problematica 'sta cosa, perché poi non ci sarebbe nemmeno qualcuno che non crede che è vera l'altra descrizione . Comprendo certe descrizioni, ma le mie ragioni del cuore ci fanno un po' a pugni.


    Un saluto
    Che gran casino!
    Però, per molte cose, sì.
    Direi che Freud l'ha detto e Lacan l'ha messo bene in evidenza: il soggetto è diviso, barrato. Questo vuol dire che c'è una specie di unificazione di comodo, quella rimandata dallo specchio, che tiene insieme dei "pezzi staccati", che tiene insieme un qualcosa di visceralmente frammentato. L'"io" che parla è diverso dall'"io" che ascolta, non fosse per il fatto che a volte diciamo cose che non vorremmo dire (i famosi lapsus). Questo "io" è qualcosa che lega, che unifica formalmente un soggetto che è per sempre diviso tra un desiderio inconscio e un certo grado di consapevolezza. La coscienza, tra l'altro, è un fenomeno abbastanza raro rispetto a tutto il resto della vita psichica. Un evento sporadico. Molte delle cose che ci accadono non avvengono a livello cosciente.
    Sul pensiero senza pensatore hanno scritto in tanti delle belle pagine, da Bion in poi.

    Sulle scarpe dell'analista vedo più Melanie Klein, con la sua nozione di invidia rispetto ad un nutrimento che il seno buono avrebbe ma che dispenserebbe in modo un po' dispettoso.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

Pagina 5 di 28 PrimoPrimo ... 3456715 ... UltimoUltimo

Tags for this Thread

Privacy Policy