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  1. #76
    Partecipante
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    29-10-2011
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Quali conclusioni posso trarre da questa breve esperienza:
    1. I potenziali clienti esistono, basta andarli a cercare nei posti giusti e proporsi nel modo giusto. Con una semplicissima conferenza in una scuola materna riusciamo a far conoscere e apprezzare il nostro lavoro. La conferenza iniziale però deve essere gratuita, ha uno scopo essenzialmente pubblicitario e deve attirare un numero adeguato di potenziali clienti;
    2. La conferenza stessa, se apprezzata, può trasformarsi in occasione di guadagno. Vi è piaciuta la serata a tema, allora potrei proporvene altre 5, una al mese, su altri temi di vostro interesse al costo di 20 Euro, a patto che ci siano almeno 15 genitori interessati. In questo modo mi faccio 5 serate a 60 Euro l'una, non è molto considerando il lavoro che c'è dietro a ogni serata, però se non lo propongo in un solo asilo, ma in 5 asili, allora inizia a diventare molto più interessante. Faccio in tutto 30 serate, guadagno 1500 Euro e mi faccio conoscere molto bene da 75 genitori.
    3. Questi genitori iniziano a chiedere consigli specifici sui loro figli. Nelle serate collettive non do consigli individualizzati, ma tratto solo tematiche di interesse generale. Per le consulenze individuali li posso ricevere nel mio studio ad un prezzo vantaggiosissimo: solo 20 Euro a incontro. Offerta riservata a chi ha partecipato alle serate. Qualcuno si fa avanti, viene nello studio e trova utili i miei consigli. Siccome mi hanno già accennato alla problematica che vogliono affrontare sono in grado di dare una risposta immediata, per cui se la cava con un solo incontro o al massimo due. Sparge la voce fra gli altri genitori e così si rompe il ghiaccio.
    4. La clientela si allarga e ai nuovi arrivati propongo il prezzo normale, di 30 Euro a incontro. A questo punto il progetto è avviato e, se lavoro bene, si auto-alimenterà grazie al passa-parola e ai clienti che ritornano per altri consigli.

  2. #77
    Partecipante
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    29-10-2011
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Venendo invece all'altra questione, quella relativa alla concorrenza di professioni contigue, il problema esiste e non si può evitare di tenerne conto: il progetto che ho appena esposto può essere portato avanti tanto da uno psicologo quanto da un educatore professionale (che notoriamente lavora con tariffe ridotte rispetto a quelle dello psicologo). E non credo proprio che un laureato in scienze dell'educazione sia meno qualificato rispetto ad uno psicologo nel dare consigli educativi ai genitori. E per di più l'educatore non si porta sulle spalle quel fardello di stereotipi che invece purtroppo si devono trascinare gli psicologi. Se ti proponi come esperto nell'educazione i genitori vengono, se usi il termine psicologo stanno alla larga perché "mio figlio è normale".
    E allora in questo specifico campo non dico che devi chiedere i 10 Euro tipici degli educatori, ma penso che non puoi nemmeno sparare una cifra di 50 Euro o più.

  3. #78
    Partecipante Affezionato L'avatar di lucyboxx
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    26-04-2006
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    E' vero che l'educatore può proporre spazi in cui offrire consulenza educativa. E proprio per questo, come sottolinea Edo, bisogna diversificare un po' l'offerta e adeguarla alla richiesta.
    Nello specifico (caso delle consulenze ai genitori) è normale che sentendosi proporre un percorso del genere ( 7 incontri a 50 euro) si siano spaventati. Magari avrebbero tranquillamente affrontato una sola consulenza a 50 euro. Non c'è bisogno di proporre consulenze a 10 euro (ti prendono anche poco sul serio) a meno che non si tratti di seminari, dove guadagni sul numero fai divulgazione, non consulenza; più che altro bisogna adeguarsi alla domanda. Cosa il cliente mi chiede? si può esaurire in una consulenza? Si? Bene. Lo faccio. Lavorando ho imparato che è proprio inutile cercare di trattenere o di coinvolgere persone in percorsi che non sono intenzionate a fare. Piuttosto se sono in grado di offrire una buona consulenza la persona sarà soddisfatta e magari si rivolgerà di nuovo a me in futuro o farà il mio nome ad altri.
    Concordo sul fatto che l'educatore possa fare assolutamente una buona consulenza educativa. E' il suo lavoro; non lo sta togliendo a noi. Non credo che tutti gli psicologi possano offrire una buona consulenza di questo tipo, soprattutto quelli che non sanno nemmeno lontanamente che cosa sia un bambino (ve lo dice una che fa libera professione, nel contempo continua a lavorare nell'ambiente delle scuole e che gli invii spesso li riceve da lì). Voglio solo dire che purtroppo a volte ci poniamo in maniera non adeguata alla richiesta.
    esempio: se faccio questi seminari con genitori nelle scuole dell'infanzia non ci andrò vestita in tailleur, valigetta e aria da super professionista perchè nei genitori potrebbero attivarsi pensieri del tipo :" Oh mio Dio! Mi psicanalizzano il bambino a 3 anni! "( credetemi! Cosa provata sulla mia pelle...). Adotterò un'abbigliamento più easy. Viceversa, se vado a fare formazione magari e meglio che io adotti un abbigliamento più formale ( considerando sempre anche a chi si fa formazione).

    Quindi adeguare l'offerta alla domanda, e sponsorizzarsi di conseguenza nella direzione più giusta. Certo è più faticoso, che stare ad aspettare il pazientino nello studio, ma alla fine paga di più.

  4. #79
    Partecipante Affezionato L'avatar di lucyboxx
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    26-04-2006
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    AAH volevo aggiungere...
    Bello questo thread!
    Discussione stimolante!

  5. #80
    Partecipante Assiduo L'avatar di crazy'njoy
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    09-01-2007
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    216

    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da edobianchi Visualizza messaggio
    Quali conclusioni posso trarre da questa breve esperienza:
    1. I potenziali clienti esistono, basta andarli a cercare nei posti giusti e proporsi nel modo giusto. Con una semplicissima conferenza in una scuola materna riusciamo a far conoscere e apprezzare il nostro lavoro. La conferenza iniziale però deve essere gratuita, ha uno scopo essenzialmente pubblicitario e deve attirare un numero adeguato di potenziali clienti;
    2. La conferenza stessa, se apprezzata, può trasformarsi in occasione di guadagno. Vi è piaciuta la serata a tema, allora potrei proporvene altre 5, una al mese, su altri temi di vostro interesse al costo di 20 Euro, a patto che ci siano almeno 15 genitori interessati. In questo modo mi faccio 5 serate a 60 Euro l'una, non è molto considerando il lavoro che c'è dietro a ogni serata, però se non lo propongo in un solo asilo, ma in 5 asili, allora inizia a diventare molto più interessante. Faccio in tutto 30 serate, guadagno 1500 Euro e mi faccio conoscere molto bene da 75 genitori.
    3. Questi genitori iniziano a chiedere consigli specifici sui loro figli. Nelle serate collettive non do consigli individualizzati, ma tratto solo tematiche di interesse generale. Per le consulenze individuali li posso ricevere nel mio studio ad un prezzo vantaggiosissimo: solo 20 Euro a incontro. Offerta riservata a chi ha partecipato alle serate. Qualcuno si fa avanti, viene nello studio e trova utili i miei consigli. Siccome mi hanno già accennato alla problematica che vogliono affrontare sono in grado di dare una risposta immediata, per cui se la cava con un solo incontro o al massimo due. Sparge la voce fra gli altri genitori e così si rompe il ghiaccio.
    4. La clientela si allarga e ai nuovi arrivati propongo il prezzo normale, di 30 Euro a incontro. A questo punto il progetto è avviato e, se lavoro bene, si auto-alimenterà grazie al passa-parola e ai clienti che ritornano per altri consigli.
    Ok Edo, sono contento di aver chiarito. Inizialmente avevo interpretato i tuoi messaggi in questo modo: "il tuo lavoro può essere sostituito da un pò di buon senso, e quindi non puoi pretendere 50 euro l'ora, non li vale. L'unica alternativa è il call center". Proprio alla luce di quanto abbiamo detto fino ad ora, cioè che dietro a quell'ora di consulenza ce ne sono altre nove di lavoro, per non parlare degli anni di preparazione, questa cosa non la accettavo. Vedi, io sono dell'idea che chi sta in alto fa quello che vuole finchè chi sta in basso glielo permette. Se tutti gli psicologi che operano nel sociale per associazioni e cooperative varie si imponessero e si rifiutassero di lavorare sotto una certa remunerazione, chiuderebbero tutti bottega. Allora vedrai che a quel punto avremmo una forza contrattuale maggiore.
    Sono contento che invece il tuo intervento non era per tagliare le gambe a chi sentiva la spinta a chiedere condizioni migliori, ma una analisi degli ostacoli culturali e materiali che rendono difficile farsi strada, e questi li dobbiamo conoscere perchè solo noi li possiamo rimuovere. D'altra parte se un genitore non vuole spendere 350 euro per amministrare una situazione normalissima, se non vuole patologizzarla, se non vuole sentirsi osservato e giudicato... e chi lo biasima?
    La tua esperienza e le tue conclusioni invece potrebbero essere da stimolo per molti, almeno per me. Un intervento di questo tipo è realistico, mi sembra efficace e porta verso la rimozione di quegli ostacoli culturali che tutti noi conosciamo. Grazie.
    Ultima modifica di crazy'njoy : 18-11-2011 alle ore 11.39.56

  6. #81
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Non sono molto convinto che l'idea di lavorare solo a certe cifre darebbe agli psicologi maggior forza contrattuale. Al contrario temo che ridurrebbe ulteriormente il mercato, e soprattutto renderebbe ancor più difficile l'ingresso per le nuove leve. Tante volte, soprattutto per associazioni e cooperative, ma anche per i privati, non si ragiona tanto in base ai bisogni effettivi, quanto in base al budget. Ci si chiede, quanto sono disposto a spendere per questa cosa? E in base al budget a disposizione si fanno le scelte. L'abilità del professionista dovrebbe essere quella di proporsi al prezzo giusto per il cliente.

    Ti faccio un'esempio. Supponiamo che io decida di voler assumere un supervisore per le riunioni d'equipe della mia comunità. Faccio una riunione di due ore ogni settimana, quindi 100 ore all'anno. Ritengo che il supervisore debba intervenire idealmente ogni tre riunioni, quindi per 33 ore all'anno. Ho un budget di 700 Euro. Chiamo uno psicologo e:
    a) mi chiede 50 Euro all'ora. Con il mio budget potrei coprire solo 14 ore, penso che siano troppe poche e non mi darebbero nessun risultato, per cui tanto vale rinunciare. Mi tengo i 700 Euro e ci compro un tappeto elastico gigante da mettere in giardino per i bambini, mentre lo psicologo rimane a casa a piangere miseria.
    b) mi chiede 30 Euro. OK è ragionevole, non posso coprire le 33 ore, ma 24 si, per cui lo faccio venire una volta al mese. Lui lavora e guadagna dignitosamente, mentre io sono contento perchè ho il supervisore.
    c) mi chiede 10 Euro. OK fantastico, lo assumo al volo per 40 ore, 33 di supervisione e 7 a lavare i piatti. E con i 300 Euro che mi avanzano compro pure un tappeto elastico di medie dimensioni. Lo psicologo lavora tanto e piange miseria.

    Cosa voglio dire con questo? Che la questione non è tanto relativa all'investimento che noi abbiamo fatto in termini di anni di studio e di spese sostenute. Quello che conta è proporsi ad un prezzo che sia ritenuto proporzionato all'utilità del servizio offerto, altrimenti i clienti rinunciano. Per una depressione che mi fa stare malissimo posso essere disposto a spendere migliaia di Euro e vado dal miglior psicoterapeuta anche se mi chiede 150 Euro a incontro. Per i comportamenti aggressivi del bambino con i compagni all'asilo ne spenderei 200 e mi cerco uno psicologo da 50 Euro l'ora. Per il bambino che si mangia le unghie non spendo niente e chiedo alla figlia della vicina che studia psicologia (oppure alla nonna che mi dice di metterci il peperoncino)

  7. #82
    Partecipante Assiduo L'avatar di crazy'njoy
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Non potevo aspettarmi, ovviamente, che appoggiassi la mia posizione al 100%. Tiriamo in due direzioni opposte: tu per le comunità/associazioni and co. e io mi sento quasi un sindacalista. MI ci hanno fatto diventare. Però ti do atto che rispetti la mia posizione e quindi io rispetto la tua, che comunque è intellettualmente onesta e anche ragionevole.
    Ora, nel tariffario, non ho trovato la voce corrispondente, forse potrebbe essere :
    "Consulenze psicologico-cliniche a enti pubblici o privati con impegno orario predeterminato (ad ora): minimo = €20" (quindi in questo caso, se rispettassimo il tariffario, ci rientreremmo alla grande)
    Però mi viene in mente una domanda provocatoria:
    " perchè non compri un tappeto da 30 euro invece che da 300?"
    Questo per dire che, ovviamente, la qualità si paga. Una mercedes non te la venderebbero al prezzo di una Dacia. E visto che noi psicologi ci differenziamo dalla vicina di casa (a volte anche brava eh) proprio perchè non badiamo a spese pur di fornire la massima qualità - o almeno dovremmo - dovremmo pretendere almeno di non rimetterci economicamente. Invece siamo troppo passivi, a volte ci prendiamo delle offerte di lavoro solo per poter dire che stiamo facendo gli psicologi. E se può andare bene come prima esperienza, non può essere la soluzione per tutta la vita. Invece in questo mercato lavorano solo quelli che vendono la Dacia. A volte vendono la Mercedes al prezzo della Dacia. Quando sei diventato bravino e cominici a pretendere qualcosa di più dignitoso, ti rispondono che non c'è posto, non ci sono i fondi, ma poi li vedi andare in giro in mercedes, perchè loro prendono 40 euro dalla regione, per esempio, e all'operatore ne danno 10. Lui se li prende perchè pensa di non avere alternative, o perchè magari le spese le pagano coniugi e genitori e lui preferisce considerare solo le entrate: una illusione. Insomma, la realtà è che il lavoro c'è, ma conviene a tutti pagarlo poco. Tanto gli psicologi non si oppongono.

    Ma io ti parlo della mia esperienza e generalizzo. Esistono le eccezioni, per fortuna.
    Ultima modifica di crazy'njoy : 19-11-2011 alle ore 10.06.05

  8. #83
    Partecipante Assiduo L'avatar di crazy'njoy
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Mentre scrivevo mi è venuta in mente un'esperienza personale con un'associazione:
    - un progetto sui disturbi dell'apprendimento, in cui io mi dovevo occupare della diagnosi. Ho dovuto fare un braccio di ferro per farchè secondo loro io raccoglievo i dati in associazione, facendo i test quando venivano i bambini, e poi il lavoro remunerato, secondo loro, finiva lì: dovevo fornire la diagnosi e stilare una relazione, a casa, ovviamente () . Ora, se io non fossi stato un rompiscatole, avrei lavorato 5 volte tanto la remunerazione che avrei ricevuto (chi ha fatto questo lavoro sa che la somministrazione del test è solo una piccola parte dell'impegno). Oppure, se mi fossi dovuto adeguare alla richiesta del mio committente, avrei dovuto commettere una violazione deontologica, andando a fornire una valutazione "ad occhio" e sbrigativa, per far risparmiare l'associazione.
    Questo non avrebbe creato problemi a nessuno: l'associazione avrebbe rispettato gli accordi contenuti nel bando vinto perchè aveva richiesto un budget ridicolo, la provincia avrebbe fornito un servizio su larga scala e quindi tutti comodi sulle loro poltrone, tanta bella pubblicità, convegni, inaugurazioni, articoli, soldi che girano, amici contenti, e così via.
    MA i bambini avrebbero avuto delle diagnosi sbagliate e riduttive, e sarebbe stata una rovina per la loro vita, io mi sarei bruciato la piazza e avrei rovinato l'immagine della mia categoria professionale.
    Alla fine del braccio di ferro ho fatto il lavoro in condizioni dignitose, con la perizia necessaria, i bambini e le loro famiglie sono stati contenti, il mio intervento spero sia stato efficace, e il tutto con lo stesso budget.
    Ultima modifica di crazy'njoy : 19-11-2011 alle ore 11.59.37

  9. #84
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Ancora una volta mi sono spiegato male. Secondo me la situazione ideale è la b), i 30 Euro all'ora. La prima non è accettabile perché 50 Euro, seppur ragionevoli, non possono rientrare nel budget dell'associazione. Ma anche l'ultima è assurda, perché è uno svendere la propria professionalità, e per di più uno svendersi non giustificato ad esempio da uno stato di indigenza del committente (e in una professione che ha anche dei risvolti umani importanti quest'ultimo è un aspetto da tenere in considerazione, ad esempio nella mia comunità abbiamo ospitato gratuitamente alcuni ragazzi perché i servizi sociali di competenza non intervenivano e i genitori erano entrambi disoccupati).
    Da parte mia l'attenzione alle spese, e soprattutto agli sperperi è massima, anche per rispetto di chi ha fatto delle donazioni per sostenere la nostra attività o per chi fa volontariato per noi. Per questo non faccio ricorso a un commercialista (mi arrangio da solo), ho fatto da solo i progetti di ristrutturazione (ricorrendo al geometra solo per la verifica del progetto e la firma finale), ho fatto gran parte dei lavori di muratura in prima persona o con l'aiuto dei volontari.
    Però ho grande rispetto anche per la professionalità di chi lavora per noi: a educatori che si sono proposti a 6 Euro l'ora ho detto di no e li ho pagati 10 Euro, con l'intenzione di salire gradualmente fino ai 15 Euro. E non sottopongo nessuno a turni di lavoro assurdi o a mansioni non consone alla loro professionalità. Questo anche nella convizione che se un educatore lo tratto bene sotto ogni aspetto (compenso adeguato, orari che gli consentano una normale vita famigliare, valorizzazione della loro professionalità), questo educatore rimarrà a lungo e garantirà una continuità educativa in grado di dare una marcia in più alla mia comunità. E personalmente per me è importantissimo che la mia comunità funzioni bene, non solo per il bene dei ragazzi o per la mia soddisfazione personale, ma anche perché io nella comunità ci vivo.
    Comunque questo trend della corsa al ribasso in questo settore sta andando un po' a sparire, perché é finito il boom di qualche anno fa, quando, con la chiusura dei grandi istituti, le domande di inserimento erano di più rispetto ai posti disponibili, per cui c'era lavoro per tutti. Adesso c'é maggiore attenzione all'aspetto qualitativo. Qualche giorno fa sono andato a presentarmi ad un Consorzio di Servizi Sociali che ha attuato un percorso interno di accreditamento delle comunità, per cui non mandano bambini in comunità che non sono accreditate da loro, e fra i criteri di valutazione ci sono il turn-over degli operatori, la formazione dei volontari, la presenza di un supervisore. Non conosco altri servizi sociali che abbiano attivato un simile percorso di accreditamento, ma secondo le linee guida della Regione Lombardia dovrebbero farlo tutti. Io, attento come sono all'aspetto qualitativo, mi sono sentito veramente molto stimolato dai loro criteri di accreditamento, e ho immediatamente iniziato a lavorarci sopra mettendo in atto alcuni piccoli ma significativi cambiamenti nel mio modo di gestire la comunità. E l'aspetto che più mi è piaciuto in tutto questo è l'attenzione alla vera qualità. Insomma non si tratta di mettere assieme una squallida serie di indicatori numerici che sfociano in un punteggio finale.
    La stessa attenzione all'aspetto qualitativo l'ho trovata nelle ispezioni dell'ASL, che sono sfociate in una serie di indicazioni assolutamente ragionevoli su come migliorare la gestione della comunità. Lo stereotipo che vede gli ispettori dell'ASL come dei pignoli e rigidi burocrati privi di ogni minima elasticità mentale si è rivelato assolutamente falso.
    Tornando al nostro discorso, mi sembra di poter dire che questa attenzione alla qualità possa portare a nuove possibilità lavorative per quegli psicologi che lavorano bene e a prezzi onesti.
    Io stesso, appena avremo la disponibilità economica per farlo, prenderò uno psicologo supervisore.
    Ultima modifica di edobianchi : 19-11-2011 alle ore 17.29.32

  10. #85
    Partecipante Assiduo L'avatar di crazy'njoy
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    [QUOTE=edobianchi;2602214]Ancora una volta mi sono spiegato male. Secondo me la situazione ideale è la b), i 30 Euro all'ora.

    No no, sono io che mi sono spiegato male .A me la situazione b) sembra ragionevole, anche se non ho idea dell'impegno che richieda. Se richiede solo quell'ora di impegno, significa che ci si può vivere, e quindi, perchè no? Tra l'altro quando si lavora per enti o aziende le spese sono ridotte a volte all'acquisto dei materiali di lavoro, altre volte neanche quelli, quindi è ragionevole una tariffa minore rispetto allo studio privato. All'utente poi alla fine costa uguale, perchè l'azienda si deve pagare le spese a sua volta.
    Il discorso per me non è di 10 euro in più o in meno, ma sul rispetto verso la nostra professione e la professionalità che risusciamo a fornire se ci viene riconosciuta la possiblità di lavorare in condizioni dignitose.
    La diversa posizione che abbiamo riguarda l'idea di "spingere dal basso" per operare un cambiamento. Da un lato, per me, noi dobbiamo spingere per far capire in cosa consiste il nostro lavoro, perchè altrimenti chi non è psicologo non lo capisce. La percezione, come evidenzi, è "quello vuole 50 euro per fare una cosa che potrebbe fare una mamma di buon senso". Diametralmente opposto rispetto al mio auspicio è la condizione in cui si vuole ignorare, per comodità. D'altra parte dovremmo dimostrare questa differenza di qualità, lavorando sempre e solo nel rispetto della nostra deontologia. Comunque se noi psicologi ci limitiamo a lamentarci nei forum, ma poi non si presenta mai il problema a chi deve gestire i fondi, la situazione rimane in stallo. Per quello ho fatto il mio esempio. Se io non mi fossi imposto per avere la possibilità di lavorare seriamente, come si deve, nè l'associazione nè la Provincia, si sarebbero mai posti il problema. La prossima volta, invece, terranno conto del fatto che per fare quel lavoro non basta l'ora di somministrazione del test. A quel punto con lo stesso budget ridicolo dovranno ridurre gli sperperi, come fai tu, o potranno guadagnare di meno, o stanziare di più, perchè la qualità si paga. Invece, adattandosi alla situazione, gli psicologi alimentano l'idea che quello stesso lavoro si può fare con molto meno, e chi vuole lavorare seriamente non ne ha la possiblità, creando un circolo vizioso.
    Io credo, come te, che si debba puntare proprio su questo discorso della qualità, per distinguerci dalla tante figure "improvvisate" e che lavorano in maniera più approssimativa e conseguentemente più economica, altrimenti alimentiamo confusione e ci mettiamo a competere su campi dove non possiamo vincere.
    Sono felice che questo discorso stia circolando, che questo trend della corsa al ribasso in questo settore stia andando un po' a sparire, che adesso ci sia maggiore attenzione all'aspetto qualitativo.
    Ultima modifica di crazy'njoy : 20-11-2011 alle ore 12.40.06

  11. #86
    fiona774
    Ospite non registrato

    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    [QUOTE=edobianchi;2602077]Non sono molto convinto che l'idea di lavorare solo a certe cifre darebbe agli psicologi maggior forza contrattuale. Al contrario temo che ridurrebbe ulteriormente il mercato, e soprattutto renderebbe ancor più difficile l'ingresso per le nuove leve. Tante volte, soprattutto per associazioni e cooperative, ma anche per i privati, non si ragiona tanto in base ai bisogni effettivi, quanto in base al budget. Ci si chiede, quanto sono disposto a spendere per questa cosa? E in base al budget a disposizione si fanno le scelte. L'abilità del professionista dovrebbe essere quella di proporsi al prezzo giusto per il cliente.

    Ti faccio un'esempio. Supponiamo che io decida di voler assumere un supervisore per le riunioni d'equipe della mia comunità. Faccio una riunione di due ore ogni settimana, quindi 100 ore all'anno. Ritengo che il supervisore debba intervenire idealmente ogni tre riunioni, quindi per 33 ore all'anno. Ho un budget di 700 Euro. Chiamo uno psicologo e:
    a) mi chiede 50 Euro all'ora. Con il mio budget potrei coprire solo 14 ore, penso che siano troppe poche e non mi darebbero nessun risultato, per cui tanto vale rinunciare. Mi tengo i 700 Euro e ci compro un tappeto elastico gigante da mettere in giardino per i bambini, mentre lo psicologo rimane a casa a piangere miseria.
    b) mi chiede 30 Euro. OK è ragionevole, non posso coprire le 33 ore, ma 24 si, per cui lo faccio venire una volta al mese. Lui lavora e guadagna dignitosamente, mentre io sono contento perchè ho il supervisore.
    c) mi chiede 10 Euro. OK fantastico, lo assumo al volo per 40 ore, 33 di supervisione e 7 a lavare i piatti. E con i 300 Euro che mi avanzano compro pure un tappeto elastico di medie dimensioni. Lo psicologo lavora tanto e piange miseria.

    Cosa voglio dire con questo? Che la questione non è tanto relativa all'investimento che noi abbiamo fatto in termini di anni di studio e di spese sostenute. Quello che conta è proporsi ad un prezzo che sia ritenuto proporzionato all'utilità del servizio offerto, altrimenti i clienti rinunciano. QUOTE]

    ciao Edo! Interessanti i tuoi interventi su questo thread.
    Purtroppo il tuo esempio è relativo ad una realtà circoscritta ad una zona geografica e settoriale.
    Ti posso assicurare che ci sono altre realtà di servizi pubblici o privati dove il budget sembra proprio limitatissimo, tanto da non fornire neanche gli strumenti minimi per una qualsivoglia attività educativo-riabilitativa, ma si è disposti a spendere MIGLIAIA di euro per meno di 10 incontri con uno psicologo pseudo-supervisore, che getta fumo negli occhi all'amministrazione e al personale di operatori impreparato e confuso.
    E in tanti anni di lavoro tra cooperative e servizio sanitario pubblico te ne potrei portare decine e decine di questi esempi.
    Ma per fortuna esistono anche esempi come il tuo. Vorrei ce ne fossero di più.
    Da come parli, anche nei posts successivi, mi sembri anche un piccolo imprenditore illuminato, che sa bene che un operatore rispettato e soddisfatto produce meglio e non si rischia di perderlo dopo meno di un anno, disperderdendo la competenza che ha maturato e dovendosi accollare la formazione di un altro nuovo operatore, con il seguente rischio di perderlo di nuovo. Ho visto cooperative che facevano un turn-over, di ricambio di personale, vergognoso. Certo parliamo a volte di realtà con più di 500 dipendenti-soci, e quindi con coordinatori e referenti che impiegavano le loro forze solo allo scopo di vincere nuove gare d'appalto.
    Il tuo è un bell'esempio ed è utile che ne parli e che lo condividi per aprire nuovi spiragli di consapevlezza tra i giovani assunti nelle cooperative.
    Ovviamente non condivido proprio tutta la tua linea sulle tariffe dello psicologo,ecc.
    Ma d'altronde va bene così

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