Aspetta a dirlo!Scherzo, grazie caro.
Ribadisci, ribadisci, ma io continuo a contestare![]()
Lo dici anche tu - nel limite dell'umano - l'analista mette da parte il suo narcisimo. Non lo può eliminare, lalangue. Ci sarà sempre, almeno in ciò che ti lega al paziente, in ciò che ti porta a continuare il lavoro, si manifesterà prepotentemente in talune circostanze, poi verrà superato, arginato e poi di nuovo si renderà percepibile e così via. La convinzione stessa che solo in analisi si raggiunge un'intimità altrimenti impossibile da raggiungere è pregna di narcisismo, non se ne esce.
Non credo che un analista valga l'altro per chi sceglie di andare in analisi, se lo deve sentire "a pelle". E che cos'è questa sensazione se non un rispecchiarsi nell'altro? Mi dirai che è una sensazione da parte del paziente, ma tu come analista gli rimanderai qualcosa di te affinché lui ti scelga e continui a sceglierti, anche solo per il fatto di come ti vesti, per le interpretazioni che dai, per l'arredamento del tuo studio o che ne so, per la scelta del quadro nella sala d'aspetto. A me sembra la stessa cosa della scelta di un partner.
Lasci spazio all'analizzando nell'ambito consentito da questi intrecci narcisistici che continuano ad esserci come in tutte le relazioni (in alcune più, in altre meno), però credi che in un rapporto profondo (non parlo solo tra partners) non si possa fare? Che le relazioni siano solo uno scontro puro di narcisismi in cui l'uno utilizza l'altro?*
(Beh, di questi tempi, come darti torto?!) L'amore più forte è quello che si rarefa (mio postulato), che non ha pretesa di potenza, ma che persiste. Difficile? Difficilissimo e anche doloroso e lo sai perché? Perché oltre a prendersi la responsabilità di accogliere le ferite che l'altro inevitabilmente ti infligge (fosse solo per il fatto che non lo puoi capire e non si capisce neanche lui del tutto) occorre prendersi anche quella di ferire l'altro per come si è. Quest'ultima responsabilità in analisi non la si prende, perché come hai scritto tu l'analista si fa usare e non può fare sperimentare al suo paziente il carico della reciprocità.
Non dico che l'analisi sia inutile, tutt'altro, penso che sia qualcosa di particolarmente prezioso, ma non è la forma eletta d'intimità tra persone o quanto meno l'unica. Ed è invece la dimostrazione che - con dolore - due esseri umani possono incontrarsi davvero, espandere le loro potenzialità e non arrendersi a biechi sfruttamenti opportunistici. Viene fatto un lavoro tra esseri umani, mica tra forze soprannaturali!
I partners che si tacciono fuggono la responsabilità che comporta essere loro stessi, che è causa di ancora più grande e prolungato dolore di quello di affrontarsi e poi finiscono nelle vostre stanze d'analisi a far ciò che dovrebbero fare con l'altro, instaurando un'intimità maggiore con voi di quella col partner (riconfermando di fatto le solite modalità di relazionarsi, ovvero il ritiro).
All'albergare dentro di sé il pensiero di morte imminente preferisco considerare il trascendentale dell'altro e di me stessa, anche se non è molto lontano come concetto se si considera che sfugge alla limitatezza del pensiero e della rappresentazione.
Comunque - a parte il fatto che anche in analisi ci sono dei momenti in cui l'analista fa opera di contenimento - quando hai, per esempio, un caro in difficoltà non puoi esimerti dalla rassicurazione immediata (il giudizio lo lascio da una parte perché parla di una grossa fragilità: se si giudica chi si dice di amare che ci si sta a fare insieme?), è vero, però te ne puoi fare carico 24 ore su 24 condividendo il suo dolore perché diventa anche il tuo di dolore, traccia la tua vita: credo che sia doloroso anche questo e dal patire insieme chi è in difficoltà può anche sperimentare quell'utilizzo dell'altro per le sue fragilità. Se l'altro è presente, resiste, in uno sforzo dolorisissimo di mettere da una parte le sue esigenze, forse qualcosa in lui si muove, che dici?
*In effetti, da quello che da due anni a questa parte ci dici, la risposta è si. Però io quest'estate mi son sorbita "L'Io e l'Es","Tre saggi sulla sessualità", "Totem e tabù", "Inibizione, sintomo e angoscia", "Al di là del principio di piacere", "L'avvenire di un'illusione" e "Il disagio della civiltà" (l'Interpretazione dei sogni non ce l'ho fatta, l'ho lasciata a metà) ed ho trovato tanti di quei postulati che mi son detta che se ne sostituisco anche solo uno, mi può discendere tutt'un'altra teoria. E allora perché dovrei sforzarmi di vedere le cose in modo diverso da quello che poi riscontro sulla pelle? Non ci credo nell'homo homini lupus, c'è poco da fare, nonostante tutti i gran casini che ci sono in giro.
Lo posto così, di getto, senza rileggerlo, per cui perdona gli errori.
Però mica si depersonalizza, l'analista, quando poi si tratta di cedere dei soldi come se non fossero i suoiOriginalmente inviato da lalangue
. Quando si tocca in concreto qualcosa di importante, l'analista "torna" ad essere la persona che era, con proprietà sue, esigenze varie e via dicendo (in realtà non torna affatto ad essere perché non ha mai smesso di essere chi è). Se si è depersonalizzato davvero, e chi va nel suo studio inizia a trafugare oggetti, non dovrebbe batter ciglio, in fin dei conti non essendo più quella persona che possiede quello studio e quegli oggetti, perché dovrebbe arrabbiarsi tanto?
Affinché una cura del genere possa funzionare con certe persone, bisognerebbe pagare molto meno di quel che si riceve, sarebbe una cura che manderebbe il sistema di chi deve curare in rosso, per questo non può produrre reddito: si dovrebbero curare gli interessi di un altro contro gran parte dei propri senza guadagnarci nulla.
Per far vivere meglio qualcuno, qualche altro in un certo sistema dovrà vivere peggio là dove le risorse sono limitate. Si può cooperare solo là dove il mio bene coincide col tuo, cosa che per me è piuttosto rara e sporadica.
Quando Gesù chiede a quel tizio che lo voleva seguire di depersonalizzarsi davvero donando tutti i suoi averi, questo poi non lo fa, rinunciare a queste cose è costosissimo. Fare una cosa del genere, depersonalizzarsi, è molto ma molto più costoso in termini materiali di quel che credete voi, la vostra è solo una finzione, non vi depersonalizzate realmente, di questo ne siete consapevoli? A me non sembra.
Io queste aspirazioni non ce le ho, ma chi dice di averle poi dovrebbe esser coerente con quel che sostiene, se no le parole restano solo parole. E' come se io sostenessi che muoio dalla voglia di lavorare, certe cose le posso fare, perché poi allora non le faccio? Per me è a monte che la voglia di farle non c'è davvero.
Ultima modifica di Char_Lie : 18-11-2011 alle ore 11.41.48
sì, ma secondo me il fatto dei soldi è questione esterna alla stanza dove quello si "depersonalizza".
Appena lo paghiamo , la seduta è finita, siamo due estranei e quello non è più tenuto ad albergare nulla
Sarebbe lo stesso che lo incontrassi per la strada e gli dicessi "ma vai a quel paese"
Lì un si depersonalizzerebbe più.
Comunque a Char.lie direi che ha taaaanto da dare in una relazione.
A me personalmente suscita il dibattito, cioè suscita il gusto del contraddirlo, perchè va nel ragionamento, e qualsiasi ragionamento può essere confutato.
Se mi si va sulle emozioni, non c'è più niente da confutare![]()
Non so se ti posso perdonare l'errore delle letture freudiane in spiaggia! Dopo tutto quel dolore, un po' di depersonalizzazione non ti farà di certo male
Sai cosa? La faccenda è che è del tutto innaturale la posizione di decentramento che corrisponde ad un vertice propriamente psicoanalitico. Se il mio partner la adottasse (se la mia donna diventasse anche solo per un secondo senza memoria e senza desiderio), credo che mi ritroverei abbastanza spaesato. Alla persona che desidero, io chiedo altro. Magari l'intensità del rapporto è maggiore (e senza "magari", perché l'amore viene di certo al primo posto, almeno nella mia scala dei valori), ma la libertà completa... un conto è sentirsi completo con una persona, che desideri, che è al tuo fianco, che stimi, che ti stima e tutto il resto, ma un altro conto è liberare completamente il pensiero e l'emozione e la fantasia e l'angoscia e le parti peggiori e quelle migliori, guardandole senza distanza di sicurezza (ma con uno specialista come accompagnatore e ricercatore).
Me la dedico:
Char_Lie, che ne pensi?
Ultima modifica di lalangue : 18-11-2011 alle ore 23.37.26
The eye of the tiger
Look Me in the eyes and drown
"Everyone considered the man in the blue jacket
as the most beautiful being they have ever seen:
nuns saw on him the Messiah in flesh;
Satan's adores the lustrous Prince of Darkness;
philosophers the Supreme Being;
young females an enchanted prince;
Men an ideal reflection of themselves"
Look Me in the eyes and drown
I am your vulture, your immortal sculpture
Mirrorman, who understands
I am you, I know you
Your fantasy and reality
I wait for you to welcome you in my dreamworld
My water-eyes
Look Me in the eyes
Touch me in the eyes and dream
Nell'occhio della tigre c'è sempre qualcosa che rimanda al supposto Sapere.
Brutto però pensare che l'analista è artificiale, non è autentico, mi dispiace.
Anche voi qui capace siete autentici, in seduta siete artificiali.
Al paziente si riserva un analista finto,va beh, pazienza.
Non l'ho mai potuto accettare, questo, io sono per le cose vere.
Era meglio la mia Icona della Madonna di Pompei, guarda, bah, sapete quante cose le ho detto, forse più che all'analista, da bimba.
Diciamo che vorrebbero essere un bel fuoco d'artificio, ma comunque non riescono a sembrar tali con tutti, perciò finiscono il più delle volte con l'esser quel che sono, e fanno solo una rumorosa botta. Se gli chiedi i soldi (o qualche altra cosa concreta), vedrai che come tutti gli altri comuni mortali, non te li daranno mica se non ci vanno a guadagnare qualcosaOriginalmente inviato da complicata
.
Forse chissà se ci credi pure tu al fuoco d'artificio davvero, qualcosa di buono ne ricavi, ma chi non ci crede e continua a guardare comunque l'analista per quello che è?
Se non fa esplodere davvero qualcosa di diverso e di inaspettato, qualcosa di strampalato che non sta né in cielo, né in terra e nemmeno a mare, per me tutto resta così com'è. E' una relazione tra le altre relazioni sempre soggetta alle stesse leggi economiche, tu mi dai una cosa a me, io ne do una a te, non c'è niente di speciale, se lo "speciale", quel di più, non ce lo aggiunge qualcuno a sue spese.
Certe relazioni speciali le si possono solo immaginare, questa è l'impressione che ho, ma comunque son queste che si desidera davvero, alla fine o si instaura qualcosa di concreto immaginando che sia altro (ma bisogna non esserne consapevoli della cosa se no non funziona), o si instaura qualcosa di concreto con la nausea e il disagio che comunque non si cura più o non si instaura proprio un bel niente sapendo con chi si ha a che fare, ma in tutti questi casi manca la realtà dell'immaginato, e l'immaginato nella realtà, ed arriviamo così alla canzone...
lalangue non so se ho afferrato bene il senso del testo, ma leggendo queste due strofe...
Uh medico medico
medico mio medicone
Uh vieni vieni
vieni giù dal
seggiolone
Uh che cazzo di
contratto mi faresti fare
Uh che a forza di
prendere aria si va
all’ospedale
penso che davvero sia così, se uno ha visto tutto bene intorno a sé, non si aggiusta più nulla, resta una vita da vivere in questo mondo qua fatto proprio così, e io sono propenso ad interpretare la cosa (come il "malato" della canzone) come una iattura definitiva, la cura ci sarebbe solo se il mondo fosse molto ma molto meglio di quel che si conosce già.
E io e io e io
non andare non andare non andare
stare qui stare qui stare qui
sognare
Ecco sognare... Per curarsi qualche sogno dovrebbe divenire reale e tangibile (qualcuno che regali soldi senza voler nulla in cambio ad esempio), oppure non c'è nulla da fare, la realtà resta là persa ed inutile con i suoi soliti rapporti economici e relazioni, la si conosce pure, ma come un mucchio di cose che non riescono ad attrarre più, proprio per come son fatte, non è la consapevolezza della morte o di altre cose spesso che manca. Qualcosa di diverso forse potrebbe riaccendere un qualche interesse, un amore senza i soliti conflitti tra il buono ed il marcio che rovinano spesso tutto, ma questo sembra, in base a quel che si conosce già, (gli psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti continuano a ribadirlo sempre) qualcosa di impossibile, può esistere appunto solo in un sogno. Pure l'analista che a parole dice di volerci curare tutti, poi si guarda bene dallo sperperare le proprie risorse... Perciò quale cura si vorrebbe mettere in piedi, investendo così poche risorse?
Una persona che osserva tutto questo per me non è pazza nel modo usuale, è capace di distinguere la realtà dalla fantasia, ma è la realtà che finisce con l'essere una specie di prigione costituita da regole (economiche e non) ed è pure la stessa realtà in cui vivono certe altre persone come se niente fosse (esser sani è vivere tutto questo come se niente fosse, ben adattati vivi e vegeti con la propria discendenza, ma a me forse è proprio la normalità, intesa in tal senso, che non mi basta più), e così il sogno diviene l'unico modo per evadere qualche volta da questa prigione; e qua si sa pure bene che si finge solo un'evasione perché non si può più nemmeno scappare se non c'hai una particolare vocazione per il suicidio, fuori da 'sta storia ne esci solo cadavere.
In fin dei conti anche chi si trova in una prigione vera e propria è libero di muoversi come vuole, quel che gli impedisce di muoversi come desidera sono solo tutti i vincoli esterni che esistono materialmente e sono costituiti da tutto l'apparato formato da cose e persone.
Se fossimo nati tutti in una prigione, secondo voi qualcuno non avrebbe potuto sentirsi in trappola anche se qualche altro avesse dimostrato che risulta praticamente necessario vivere in questa prigione? Per quanto mi si possa ripetere che è normale vivere in questa prigione qua (insomma che è normale il fatto che si paghi tutto e molto), alla prigionia non riesco a rassegnarmi. Questa è la mia "pazzia", che ci siamo quasi tutti in questa prigione non allevia più di tanto il mio malcontento (comunque se fossi nato ricco e con un'eredità onesta per le leggi attuali alle spalle, guadagnata da qualche avo, sarei stato di sicuro meglio).
Chi chiedesse d'uscire dalla "prigione", insomma uscire da questo mondo personale qua (possibilmente continuando a vivere), non chiede mica di aiutarlo a far qualcosa all'interno dell'apparato economico, del mondo conosciuto, perché è proprio l'apparato che dovrebbe essere messo fuori uso: per far questo bisogna mandare tutto in corto circuito. Riuscire a convincere qualcuno a pagare "per nulla" sarebbe un ottimo inizio, ma pure voi ribadite che non è possibile.
A star dentro alla prigione questo malato già ci sta, e vede come voi pareti e carcerieri (è consapevole delle stesse cose che conoscete pure voi), e non chiede di essere aiutato soltanto ad uscire dalla sua celletta per l'ora d'aria, o adattarsi ai lavori forzati per evitare le punizioni, questo sa che può farlo, è dal "carcere" stesso (da questo tipo di mondo qua fatto di individui che stipulano certi scambi economici e affettivi, regole e lavoro) che vuole evadere, ma non ci riesce, pure perché forse è proprio impossibile. Si può conoscere 'sta benedetta O insomma pure bene, la realtà in modo corretto, ma maledirla comunque per com'è costituita. Alla O ci si adatta dite voi, e se fosse la O stessa la malattia da curare?
Alla fine si sa, il mondo è tondo come la O ed è fatto così, ed è proprio questo il problema di fondo per me, non mi interessa conoscerlo meglio se c'ho visto giusto, ma solo demolirlo secondo le mie forze o allontanarmene, non c'è cura, non c'è rimedio, io lo desidero ma alla fine non c'è neanche secondo voi, che dovreste curare la cosa.
Alla fine ovviamente fate tutt'altro perché non siete capaci di curarla proprio come me.
Non è certo un maggiore contatto con la realtà che cerco, già ci sono in contatto con 'ste cose qua, dovrebbero essere proprio diverse da come sono ora, o come credo che siano ora, ma in meglio e pure parecchio per farmi star meglio.
Comunque almeno sono riuscito a spiegarmi; la canzone, da quello che ho capito, esprime abbastanza bene quello che sento io.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 21-11-2011 alle ore 10.45.23
E c'hai ragione pure te, ma ho resistito senza depersonalizzazioni, si vede che questo gran dolore che dici non era, ciccio.
Ma quello che sostengo non è che tra partners si realizzi quel vertice psicoanalitico di cui parli, ma che lo stesso è utopistico, la depersonalizzazione dell'analista è utopistica se si pensa - come hai scritto precedentemente - che possa mettere da parte completamente il proprio narcisismo. Dai, non rigirare il discorso, sei troppo intelligente per non aver capito quello che voglio dire.Sai cosa? La faccenda è che è del tutto innaturale la posizione di decentramento che corrisponde ad un vertice propriamente psicoanalitico. Se il mio partner la adottasse (se la mia donna diventasse anche solo per un secondo senza memoria e senza desiderio), credo che mi ritroverei abbastanza spaesato. Alla persona che desidero, io chiedo altro. Magari l'intensità del rapporto è maggiore (e senza "magari", perché l'amore viene di certo al primo posto, almeno nella mia scala dei valori), ma la libertà completa... un conto è sentirsi completo con una persona, che desideri, che è al tuo fianco, che stimi, che ti stima e tutto il resto, ma un altro conto è liberare completamente il pensiero e l'emozione e la fantasia e l'angoscia e le parti peggiori e quelle migliori, guardandole senza distanza di sicurezza (ma con uno specialista come accompagnatore e ricercatore).
E poi mi spieghi perché per liberare completamente il pensiero e l'emozione e la fantasia e l'angoscia e le parti peggiori e quelle migliori si debba necessariamente guardare a distanza di sicurezza ?
PS: non si finisce mai d'imparare....io conoscevo "l'occhio di tigre" di Velasco, che doveva sempre ricorrere a diverse sostituzioni di Cantagalli che invece ce l'aveva da bue, tacci sua!
Ultima modifica di benedetta14 : 19-11-2011 alle ore 23.47.03
Non glielo direee" sei troppo intelligente per non aver capitooo.."ti dirà,"modera il tuo narcisismooo"
scherzo, qua me ce vuole il menu a scorrimento come nel pc, prima evidenzia una cosa, poi pensaci prima di dare l'ok.
ecco, secondo me questo è quello che succede allo psicologo in una seduta, altro che liberare emozioni e pensieri autentici.
Un rapporto umano artificioso, troppo analitici per poter sentire qualcosa,forse mi sbaglio, boh?
"J'accuse", il caso Dreyfus,era un ufficiale dell'esercito che fu accusato di tradimento!!![]()
Ultima modifica di complicata : 20-11-2011 alle ore 13.45.08
In questo senso Char-Lie secondo me ha davvero gli occhi ben aperti sulla realtà.
Che supera ogni immaginazione, e quindi è degna di considerazione, non è da Oblomov, merita di alzarsi dal letto solo per dare un'occhiatina...
la curiosità è il paranco che ti alza dal letto, megu megun...
Ultima modifica di complicata : 20-11-2011 alle ore 14.04.32
Più che la curiosità per me a farti alzare è la fiducia di trovar fuori qualcosa di bello e di migliore rispetto al sognare e non un insieme di frustrazioni, relazioni conflittuali, lavoro e fatica, con questa prospettiva dal letto non mi alzerei più davvero nemmeno io. Smettendo di lavorare io dal letto sono riuscito ad alzarmi più volentieri.
Insomma se è questa proprio la realtà e nessuno la sa cambiare, tanto vale lasciarlo a letto il "malato" se ci vede bene quanto il "sano", visto che poi rispetto alla descrizione di "quel che avviene davvero" si trovano comunque d'accordo.
Buona giornata complicata![]()
Ultima modifica di Char_Lie : 21-11-2011 alle ore 11.04.05
Ultima modifica di Megiston Matema : 21-11-2011 alle ore 19.27.53