Ultima modifica di Megiston Matema : 21-11-2011 alle ore 21.25.15
Si capisco, ma sei passato da 100 euro a 50 a 33... se continui così ti ritroverai tu a dar loro prima 33 euro, poi 50 e poi 100! Occhio, che questo tuo calar di pretese potrebbe essere inteso come un esame ed un adattamento alla realtà (le regole del mercato del voler star bene) ovvero proprio ciò che contesti.
Pensa te se lo immaginavi missionario....
Caro Megiston, i tuoi psicobaciperugina sono indigesti: ma non le mettono più quelle belle frasine d'alto valore poetico sull'apostrofo rosa?
Ultima modifica di benedetta14 : 23-11-2011 alle ore 08.10.18
Senti Megiston qualche messaggio fa mi hai chiesto cosa volessi ed io ti ho risposto e ti ho detto cosa mi farebbe star meglio, ora tu dici "non si può fare", ma è un'impossibilità di che genere? Questa è una questione di risorse.
Io ti ho detto che potrei star meglio se potessi vivere in modo dignitoso senza lavorare, questo è il problema, evitare il lavoro e poter campare comunque. Ti ho detto e comunicato cosa mi potrebbe far star meglio, ora qua l'inghippo non è costituito dal fatto che tu sei sicuro che dandomi un vitalizio io non starò bene, non lo sai, il no dipende dal fatto che non disponi dei mezzi necessari per mettere su una cosa del genere, che probabilmente mi farebbe stare davvero meglio.
Poi ti ho già risposto precedentemente riguardo al fatto per cui li chiedo a persone come voi; perché voi vi siete messi nella posizione di quelli che favoriscono la guarigione, se vendevi quadri, senza dire che fossero terapeutici, non t'avrei detto nulla. Ora il senso del mio disagio è questo, se tu gliene vuoi dare un altro lo puoi fare, ma non è quello di cui mi lamento io.
Inoltre quel che mi chiedo e vi chiedo è: con che mezzi volete far star meglio le persone? Quattro parole e via? Curare un malcontento esistenziale può risultare molto più costoso. Cosa pensate, che siccome i costi di questi interventi sono elevati il disagio si deve accontentare di quel che passa il convento? Una chiacchierata. A me non basta per star meglio davvero.
Dare un vitalizio abbastanza elevato (non i soliti 260 euro al mese) non sarebbe una cura sicuramente inefficace, è solo una cura molto costosa in termini di risorse, per questo nessuno stato l'adotterebbe, ma potrebbe funzionare meglio di psicoanalisi e cognitiva-comportamentale in svariati casi, nessuno ci ha mai provato.
Prendete un barbone per strada e vedrete come si riprende velocemente e cambia aspetto con questa cura qua.
Un'altra domanda che mi pongo e vi pongo è questa: si vuole far raggiungere un buono stato di salute all'individuo o cosa si vuol fare?
L'intenzione di tutto l'apparato terapeutico, di cui fate parte pure voi, non è chiara. L'apparato a parole dice di interessarsi alla salute degli individui, ma non mi sembra poi in pratica veramente interessato alla mia salute, l'interesse principale è quello di sfruttarmi in qualche modo, poi se arriva pure la mia salute, bene, se no addio, posso pure crepare. Il senso di salute per l'apparato è rendermi abile al lavoro per essere sfruttato, l'apparato proclama che il fumo fa male alla salute ma che il lavoro poi provochi nuovamente malattie varie (stress, affaticamento, insonnia, ulcera ed altro) l'apparato l'ignora, mica se ne preoccupa di questo, qua va tutto bene, l'individuo può usurarsi così.
A voi psicoterapeuti non interessa la mia salute, non è mica questo il vostro obiettivo.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 21-11-2011 alle ore 22.37.49
Ultima modifica di Megiston Matema : 22-11-2011 alle ore 10.52.30
Char_lie,
primo, se tutto ciò che ti serve sono i soldi, allora non sei malato, sei indigente (e pure per scelta, visto che non sei indigente perché non trovi lavoro, ma perché sei tu a non voler lavorare), e non vedo come io potrei aiutare gli indigenti più di un qualsiasi altro che può darti l’euro per strada (e non comunque la somma che tu richiederesti se trovassi qualcuno così pazzo da dartela).
Secondo, se pure tu fossi malato, nemmeno in tal caso io sono l’uomo giusto per te, non sono né un policlinico, né un pronto soccorso, né il medico della mutua, sono un libero professionista che si occupa, dietro un adeguato compenso, che è lui a stabilire (dentro i canoni prefissati dall’Ordine professionale a cui appartiene), di alcune tipologie di disagio che sono circoscritte ad un manuale di psicopatologia a di psichiatria.
Ma non pare che tu soffra di alcuno di questi disturbi, almeno a tuo dire. Io poi opero secondo regole ispirate alla psicoanalisi freudiana, nella rilettura che ne hanno fatto i relazionali americani ed europei (e da nessuna parte, in nessun manuale che ho letto, in nessun congresso, in nessun articolo, nemmeno nelle comunicazioni personali fra colleghi ho sentito parlare di distribuzione di denaro come modalità terapeutica anzi, sento piuttosto dire che è importante che il paziente paghi (sic): ”Più di quanto possa permettersi e meno di quanto possa guadagnare” (l’ha detta ... anzi, l’ha scritta Giacomo Contri) ... e questo è terapeutico.
A noi terapeuti ci interessa molto la tua salute, altrimenti non saremmo tutti qui al tuo capezzale a cercare di capire che te serve, ma vistu che nun te serve gnente de quello che vendemo noi, nun sapemo come aiutatte e nun te potemo manco indirizzà a quarcuno ... Ah Ciarlì, ma chi te’e da cento piotte senza fare un cavolo? E se gliè dici pe’ giunta che te servono pe’ procuratte er calore de signorine de’ viale ... de mignotte ‘nzomma, ce semo belli e capiti!
Un saluto
Me le darebbe chi davvero avesse intenzione di prendere in carico il mio disagio e non chi dice di prenderlo in carico solo a parole.
Di sicuro adesso però ti è chiaro anche a te che per il mio disagio non mi servite.
Poi non so se sia una malattia la mia, è un disagio, tanto basta che qualcuno si metta gli occhiali come Freud e dichiari che non aver abbastanza soldi è una malattia e lo diventa pure questo stato qua.
I sintomi ci sono, si può pure verificare poi che dando dei soldi alle persone "malate", questi sintomi migliorano, perciò abbiamo una malattia simile a quelle che curate voi.
Comunque può darsi pure che sono malato secondo il vostro senso, e potrei essere curabile sempre secondo il vostro senso, ma potrebbe lo stesso non interessarmi, ho un'idea di salute diversa dalla vostra.
In ogni caso i soldi poi non mi servirebbero per le mignotte, ma per stare con una donna, se ti fai bene i conti t'accorgi che costa di più a livello economico una fidanzata ufficiale che una mignotta. Con le mignotte ci riesco ad andare qualche volta pure ora. Se non devo lavorare ed occuparmi di altro posso gestire meglio una relazione, miglioro proprio nella relazione e divento comunque più tranquillo nel momento in cui possiedo una certa stabilità economica senza altre preoccupazioni.
intanto, in ogni caso, io grazie alle mignotte (una in particolare), ho fatto qualche esperienza e sono stato un po' meglio, in terapia con te a parlare delle relazioni con le donne (che non c'erano e non le avevo viste manco col cannocchiale) che esperienza avrei fatto?
Per me il benessere psichico è indissolubilmente legato a tutto il resto, non si può circoscrivere come volete fare voi... Dipende da molti fattori e non solo da una struttura di personalità e roba del genere.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 22-11-2011 alle ore 01.07.13
lalangue ciao, è chiaro cosa dice il video ma da quando vado dagli psy, non è mai successo che prendessero le mie difese in modo tanto energico quando gli altri facevono degli errori... anzi venivono sempre giustificati...![]()
Le fregature e gli inganni imposti dagli altri però poi continuano con questa "extrema ratio" qua e non si interrompono micaè importante che il paziente paghi (sic): ”Più di quanto possa permettersi e meno di quanto possa guadagnare” (l’ha detta ... anzi, l’ha scritta Giacomo Contri) ... e questo è terapeutico.. E' terapeutico pagare
, come no, per l'analista.
A me è questa mancanza d'onestà di fondo nel dire chiaramente quel che uno desidera per sé, che non mi piace proprio. Si dica che è perché l'analista desidera campare bene che il paziente deve pagare, ma non si affermi che è terapeutico per il paziente, il paziente che c'entra?
Il concetto di benessere imposto dagli altri, ecco questa è la prima e più fondamentale fregatura da cui ci si deve difendere in continuazione.
"Questo lo faccio per te" come no, si fa per l'altro quello che l'altro non desidera, perché così si può fare quel che si desidera con la coscienza bella linda. 'Sto pelato qua c'ha ragione. Tutti a parole vogliono il tuo bene, il genitore, il partner, la chiesa, lo stato, infine lo psicoanalista, tutti...
Ma allora perché bene non stai? Se c'hai intorno tutti 'sti benefattori che s'interessano del tuo bene e dalla tua salute dovresti vivere come un pascià. E' chiaro ed è tutto lineare, se non stai bene, vai curato, però sempre come vogliono e intendono loro.
Qualcosa per me non torna.
Ultima modifica di Char_Lie : 22-11-2011 alle ore 10.54.14
Questa discussione è diventata terreno fertile per regressioni infantili di potenziali pazienti e spirito assistenzialistico di potenziali terapeuti, che come madri provano a spiegare al bambino l'importanza di subire piccole frustrazioni se vuole stare al mondo e diventare un individuo adulto. Io proverei a fargliele sperimentare direttamente senza stare tanto a spiegare (per restare in tema di concretezza).
Non è forse un atteggiamento assistenzialistico che anima, motiva e alimenta professionalità confuse che ancora non sanno identificarsi come terapeuti e credono abbia un senso e una continuità professionale e formativa dedicarsi ad anni di volontariato per strada? La professione dello psicologo è percepita ancora oggi, grazie al nostro modo di presentarci, proporci ed affermarci, come una branca mal definita di assistenzialismo. Tempi di magra, aggiungo non solo economica, qualcuno ha detto bene.
Ecco, mancava proprio Catone il Censore e mo’ l’abbiamo trovato. Ma che stai dicendo, di quali potenziali pazienti stai parlando? E di quale spirito assistenzialistico, quali potenziali psicoterapeuti?
Sei completamente fuori strada, questa è una discussione molto lunga che inizia in altri thread e che non ha alcuna altra finalità se non la discussione stessa e il piacere di farla ... come avresti dovuto notare dal tono ironico di tutte le parti in causa.
Credo che la percezione più deleteria che le persone hanno della psicoterapia non sia quella assistenzialistica di cui parli tu, ma la saccenza di chi crede di sapere e da giudizi senza prima tentare di capire interrogando fatti e persone. E’ esattamente ciò che hai fatto tu leggendo qualche breve scambio interattivo su questo thread, non ti è venuta la curiosità di comprendere, non hai fatto alcuna domanda ... hai solo giudicato.
Non è questo che fa uno psicoterapeuta, uno serio cerca di capire insieme al paziente.
Un saluto
P.S. Quando uno entra da qualche parte saluta e si presenta e saluta anche quando chiude il discorso, si chiama buona educazione.
Allora vado al prossimo convegno di terapeuti da giornalista, intervisto qualcuno e divento subito "potenziale" paziente e lui "potenziale" terapeuta.
Ci vado col tesserino e lo sventolo:"Stampa, stampa, prego!!", mi fanno pure passare avanti!![]()
Un ottimo intervento questo che mostra come la psicoterapia sia sostanzialmente "educazione". Non si cura nulla si vuole semplicemente educare.
E come vorresti provare a farmele sperimentare sentiamo... Lo sapete che sembra 'sta cosa?
Avete mai visto il film di Carlo Verdone... Un sacco bello... Dove vengono chiamati dal padre il prete e il professore per far rinsavire il figlio fricchettone... Ecco l'intervento del professore...
Professoressa Psichedelic
Poi che c'entra la professione dello psicologo? Qua si parla della professione dello psicoterapeuta e le due cose non coincidono. Uno psicologo che lavora in un laboratorio sperimentale non cura nessuno e non ha questa pretesa.Originalmente inviato da Psichedelic
Comunque se non è l'atteggiamento assistenzialistico che vi anima e vi motiva (che a quanto pare per te aiutare un barbone per strada quasi quasi è una colpa, io la penso diversamente), che cosa vi motiva?
Il guadagno?
Se fate quel che fate per guadagnare, non per dare assistenza, allora l'assistenza non è l'obiettivo principale di tutto l'apparato che avete messo su.
Se c'è ed è compatibile col vostro guadagno bene (dell'apparato che deve rigenerarsi in qualche modo), se no può anche non esserci e che l'altro quindi se la sbrighi da solo.
Ma voi allora a cosa servite in questi casi? Lavorate non nell'interesse dell'altro, questo interesse può pure sparire nelle pieghe di quel che fate, fate qualcosa per portare avanti il meccanismo che si autoriproduce, l'altro è solo un mezzo per tutto il meccanismo, è un oggetto di incubazione da usare e sfruttare.
Della salute e del benessere di questo individuo specifico qua, il meccanismo se ne fotte, ed in genere se ne fottono anche le persone che ne fanno parte.
In tutto questo le esigenze dell'altro, di quello di cui voi dite a parole d'occuparvi, che fine fanno?
In ambito psicologico non si riesce più a distinguere nettamente il servizio servito dal pagamento delle sedute e tutta la relazione che intrattieni con lo psicoterapeuta fuori dalle sedute. Se paghi dei soldi (o per assurdo li ricevi), questa cosa influisce sul tuo equilibrio psichico in svariati modi, la tua vita cambia, non è come una malattia localizzata da qualche parte che viene curata dal medico grazie ad una terapia, in cui è possibile distinguere la malattia e le sue cause da una serie di altri eventi. Ricevere soldi potrebbe far bene alla salute psichica come diversi altri tipi di interventi, mentre se hai un dente cariato ricevere soldi non modifica la situazione.
Insomma la domanda di cura di uno psicoterapeuta consiste nel chiedersi
1) "che cosa può far star meglio la persona che s'è rivolta a me?"
oppure
2) "che cosa mi fa star bene?"
Lo psicoterapeuta vuol continuare ad esistere in un certo modo, ora cosa soddisfa quando fornisce questa terapia? La sua volontà di continuare ad esistere in un certo modo, o le esigenze del paziente? Insomma secondo me per curare bene qualcuno bisogna assisterlo. Se lo scopo è davvero questo, l'apparato deve mettere da parte pure l'esigenza di autorigenerarsi in certi modi, deve mettere da parte anche la sua esigenza di rendere le persone "adulte e responsabili". Ditemi voi se questa non è una resistenza dell'apparato contro un possibile miglioramento del paziente, uno star meglio del paziente.
Qua quel che funziona male per me è l'apparato di cura, che pretende d'avere pazienti curabili secondo i suoi schemi per autorigenerarsi.
Se la mia domanda è quella di un "bambino viziato"... Ecco a parlare magari sono proprio queste esigenze qua, del "bambino viziato", trasformarmi in "adulto" significherebbe rendere tutto bello lineare e coerente con l'apparato che avete messo su voi (simile a quello del mulino bianco), significherebbe arrivare a farmi dire che "voi volete il mio bene"... Ecco così non mi si riesce ad educare, se l'altro fa del bene per me, dico ed affermo che fa del bene per me, se l'altro mi fa del male concretamente o non m'aiuta e a parole poi dice di farmi un gran bene e d'aiutarmi, non arriverò a dire con lui che mi fa del bene, me lo può ripetere anche diecimila e centomila volte.
Ognuno cura i suoi interessi in questo gioco, e dirmi che sono un "bambino viziato" e farmi preferire l'"essere adulto" è nel vostro interesse, non nel mio.
Voi vendete cure per far divenire "adulte" e "responsabili" le persone, ed ovviamente siete interessati a mostrarne i vantaggi, a dire che sono un bene prezioso. Io preferirei che per me si facesse altro, che qualcuno mi dia l'assistenza di cui necessito, e non che mi venga dato qualcosa che un commerciante deve vendere a qualcuno per vivere e che a me non serve.
Poi se sto male, devo stare male proprio secondo i vostri standard di salute e malattia?
Le mancanze di cui mi lamento io, non quelle che pensate che io abbia, voi non le colmate così.
Ultima modifica di Char_Lie : 23-11-2011 alle ore 11.05.49