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Discussione: Io sono la tigre

  1. #316
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Re: Io sono la tigre

    Mi sembra che sia tornato il padrone di casa, anche se la casa non è più sua. Sentiva la saudade? Qui, invece, siamo nel regno dell'unheimlichkeit! In ogni caso, lo psicoanalista lacaniano si autorizza da solo (o tramite la passe), quello freudiano ortodosso si fa firmare l'autorizzazione dai genitori (in questo caso basterà il Nome del Padre), quelli interpersonali, relazionali, transizionali e benedettini (quelli di Benedetti) parlino ora, o tacciano per sempre.

    Lo psichiatra non è sano di mente, altrimenti non farebbe quel lavoro. L'informatore farmaceutico è più in buona salute. Il suo datore di lavoro ancor di più.

    La camicia di forza del nuovo millennio (già attiva da qualche tempo) è proprio la pillolina. Difficile immaginare una patologia psichiatrica senza terapia farmacologica, altrettanto difficile immaginare che alcuni, nei momenti di stress, non ne abusino. Il qualunquismo non passa mai di moda, un po' come la frustrazione.

    Argomento frusto, quello delle patologie gravi. Eppure... a me sembra che l'interesse sulla psicosi ora sia decisamente alto, e che le terapie comprendano una gamma di pazienti molto più ampia di quanto non accadesse prima, forse proprio grazie all'introduzione di alcuni psicofarmaci. In cauda venenum, cioè all'ultimo i farmaci.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  2. #317
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Si, sono d'accordo che lo stato di deprivazione può portare a non far sperimentare situazioni importanti per la crescita emotiva e lo sviluppo di funzioni cognitive anche perché la mancanza dei mezzi di sussitenza abbrutisce i rapporti tra le persone. Però forse dovremmo indirizzare le richieste di maggiore benessere ai centri di potere e non agli psicoterapeuti. D'altro canto però non sono convinta che nelle situazioni più gravi una psicoterapia, magari da aggiungere a quella farmacologica, non "smuova" niente, non faccia "vibrare" a pelle niente. Non lo so, forse proprio il rapporto umano, con calore, può far arrivare qualcosa, anche se non è un assegno o un tozzo di pane.
    Carina l'arteterapia come funziona? Come ti trovi?
    Per me l'arteterapia ha rappresentato uno spazio per socializzare, anche se gli psicologi insistono che i fattori terapeutici sono altri: parlano sempre di consapevolezza ecc. ecc. va be' questa è una loro fissazione .
    Insomma a me quello che mi ha aiutato è stato avere la possibilità di interagire con qualcuno in un ambiente tranquillo in cui non si è alle prese con performance complicate. Così ho fatto amicizia con alcune persone ed ho allargato un po' le mie relazioni, allargato per modo di dire, prima non vedevo nessuno oltre alle persone della mia famiglia .
    Io delle volte dico che apprezzo qualche consiglio più pratico al posto di analisi complicate non per caso, perché la mia esperienza è questa.
    Stavo seguendo una psicoterapia alla asl, ma la psicoterapeuta vedeva che comunque sempre da solo me ne stavo, le parlavo delle difficoltà nell'incontrare persone nuove, ma la cosa più di tanto non la riuscivo a sbloccare. Analizzare le cause del passato remoto poi non metteva in moto proprio nulla. Avevo avviato certe attività (un corso alla regione ad esempio...), ma avevo sempre abbandonato dopo un po' e non c'era stato il tempo di instaurare qualche legame, anche perché sono lento in queste cose, avevo provato anche con certe associazioni di volontariato, ma lo stesso poi avevo lasciato perdere.
    Siccome mi vedeva sempre scarabocchiare sui fogli, quando andavo da lei, un giorno mi disse "guarda inizia questo gruppo di arteterapia, non so di preciso di cosa si tratta, prova ad andare là e vedi se l'attività ti interessa e se le persone che frequentano il gruppo ti piacciono, se no lasci perdere, tentare in questo caso non nuoce".
    'sta psicoterapeuta qua è riuscita ad afferrare meglio le mie esigenze, però c'ho dovuto litigare diverse volte per farle capire bene pure a lei che parlare di certe cose, insomma, non è che mi servisse e aiutasse tanto. Parlammo delle stesse cose con cui discuto con voi, lei mi disse “ma qua si viene per parlare di questo e quell’altro”, io invece glielo dissi che ero là semplicemente perché mi sentivo un po’ solo, cercavo contatti sociali ma parlare con lei per un’ora a settimana non è che risolvesse più di tanto il problema, non sapevo più che fare, ero là non per capire chissà cosa, non c’era niente di così complicato da capire per me, ero scontento di certe relazioni che avevo avuto in passato, ma una serie di ostacoli attualmente rimanevano.

    Così questa psicoterapeuta, particolarmente intelligente, ha avuto l’idea del gruppo di arteterapia, quello che mi chiedo però è: e se fosse stata lei da sola a parlare con me, come diavolo m’avrebbe potuto aiutare più agevolmente?

    Se avesse conosciuto alla perfezione le teorie di Freud, Bion, Lacan, cognitivi, esistenziali, comportamentali, relazionali e compagnia bella, e le avesse sapute pure applicare, come m’avrebbe potuto aiutare se non esistevano altre strutture sociali su cui poter contare? Quella dei soldi era una provocazione per mettere in evidenza che servono comunque altre risorse e mezzi oltre al parlare e scambiare idee con qualcuno per far vivere un po’ meglio le persone anche al livello mentale. Il parlare e scambiare idee può essere un mezzo per aiutare una persona a scovarle ‘ste risorse in giro, ma in giro poi se non ci sono queste risorse, e chi le possiede non le dispone in determinati modi, certi problemi restano insoluti.


    Il disagio mentale non si riesce a piazzare solo nella testa di una persona secondo me lasciandolo separato da tutto l'ecosistema, deve cambiare qualcosa nella mia testa di sicuro ad un qualche livello conoscitivo, ma spesso se non cambia qualcosa pure fuori certi disagi non li si può davvero curare.
    Io parlo per esperienza personale, non penso che poi lasciato a me stesso a provare delle frustrazioni, che comunque già provavo come tutti gli altri, sarebbe migliorata la situazione chissà quanto. Quello che ho osservato sulla mia pelle è che invece di migliorare peggioravo, se ero arrabbiato e frustrato a dieci, divenivo arrabbiato e frustrato a venti.

    La psicoterapia e gli psicofarmaci non sono inutili, però possono diventarlo se si fa affidamento solo su questi per curare la salute mentale delle persone. Un qualsiasi operatore in questo settore dovrebbe avere questa forma di consapevolezza, visto che si parla sempre di consapevolezza, che secondo me spesso manca.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 25-11-2011 alle ore 14.47.08

  3. #318
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Che bel post.

    Quant'è vero.

    Forse lo scopo è proprio arrabbiarsi a tremila.

    "Dottore, lei mi fa tanto arrabbiare"

    La sublimazione della serenità è un'arrabbiatura bestiale, una mostruosa arrabbiatura ali limiti dell'infarto, per arrivare alla sublimazione della causa.

    Uauha.

    Non è possibile arrivare alla padronanza in via razionale, ma deve per forza passare attraverso un'esplosione dei sentimenti.


    GHGHGh, io ne so un casino!

  4. #319
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Che dire...Char_Lie hai ragione.
    A volte è difficile mettere da parte le nostre questioni per stare ad ascoltare veramente cosa dice l'altro. Credo che anche i terapeuti non siano esentati da questa difficoltà ed il loro "sapere" forse li penalizza ancora di più.
    Maggiore spazio al silenzio.

  5. #320
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Che bel post.

    Quant'è vero.

    Forse lo scopo è proprio arrabbiarsi a tremila.

    "Dottore, lei mi fa tanto arrabbiare"

    La sublimazione della serenità è un'arrabbiatura bestiale, una mostruosa arrabbiatura ali limiti dell'infarto, per arrivare alla sublimazione della causa.

    Uauha.

    Non è possibile arrivare alla padronanza in via razionale, ma deve per forza passare attraverso un'esplosione dei sentimenti.


    GHGHGh, io ne so un casino!
    Beh, allora è molto terapeutico pure andare in giro in auto .
    Però quando gli automobilisti per strada si prendono certe arrabbiature ai limiti dell'infarto, più che la sublimazione, come effetto si raggiunge più spesso l'omicidio della parte meno attrezzata agli scontri duri alla Mad Max.
    Ultima modifica di Char_Lie : 25-11-2011 alle ore 15.13.35

  6. #321
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    Riferimento: Io sono la tigre

    E' vero

    Io vado a sublimare la rabbia nei confronti dell'analista cantando.

    Faccio la canto-terapia.

    Certo effettivamente affrontare una terapia come un duello, non è da tutti

  7. #322
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Char-Lie prende un mucchio di likes,come si farà

  8. #323
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Io credevo fosse una specie di errore del sistema sotto al messaggio, vi ho "likato" pure io

  9. #324
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Mi sembra che sia tornato il padrone di casa, anche se la casa non è più sua. Sentiva la saudade? Qui, invece, siamo nel regno dell'unheimlichkeit! In ogni caso, lo psicoanalista lacaniano si autorizza da solo (o tramite la passe), quello freudiano ortodosso si fa firmare l'autorizzazione dai genitori (in questo caso basterà il Nome del Padre), quelli interpersonali, relazionali, transizionali e benedettini (quelli di Benedetti) parlino ora, o tacciano per sempre.
    Esercitare nel Nome del padre significa trascrivere la sua Legge sul proprio corpo e imporre questa Legge al paziente. La passe la trovo interessante come concetto (è un ritorno su di sé dell'intero processo della propria analisi, attraverso il racconto ai passeurs), ma come procedimento la trovo superflua, questo colpo d'ala, o secondo sguardo dovrebbe (a mio parere) già essere presente in analisi. L'analisi di un analista analizza fondamentalmente il fantasma principale del candidato, che è quello di diventare analista. Il processo di presentificarsi questo desiderio, di assumerselo, attraversandone il fantasma, è ciò che mi autorizza ad esercitare e, siccome sono relazionale, questo processo si riperpetua ad ogni percorso analitico che intraprendo con ogni paziente. Per quanto riguarda i benedettini, non saprei cosa li autorizza, se posso suggerirei l'ora et labora; io però, più che benedettini, preferirei due cappuccini e una brioches.
    Ciao

  10. #325
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Per me l'arteterapia ha rappresentato uno spazio per socializzare, anche se gli psicologi insistono che i fattori terapeutici sono altri: parlano sempre di consapevolezza ecc. ecc. va be' questa è una loro fissazione .
    Insomma a me quello che mi ha aiutato è stato avere la possibilità di interagire con qualcuno in un ambiente tranquillo in cui non si è alle prese con performance complicate. Così ho fatto amicizia con alcune persone ed ho allargato un po' le mie relazioni, allargato per modo di dire, prima non vedevo nessuno oltre alle persone della mia famiglia .
    Io delle volte dico che apprezzo qualche consiglio più pratico al posto di analisi complicate non per caso, perché la mia esperienza è questa.
    Stavo seguendo una psicoterapia alla asl, ma la psicoterapeuta vedeva che comunque sempre da solo me ne stavo, le parlavo delle difficoltà nell'incontrare persone nuove, ma la cosa più di tanto non la riuscivo a sbloccare. Analizzare le cause del passato remoto poi non metteva in moto proprio nulla. Avevo avviato certe attività (un corso alla regione ad esempio...), ma avevo sempre abbandonato dopo un po' e non c'era stato il tempo di instaurare qualche legame, anche perché sono lento in queste cose, avevo provato anche con certe associazioni di volontariato, ma lo stesso poi avevo lasciato perdere.
    Siccome mi vedeva sempre scarabocchiare sui fogli, quando andavo da lei, un giorno mi disse "guarda inizia questo gruppo di arteterapia, non so di preciso di cosa si tratta, prova ad andare là e vedi se l'attività ti interessa e se le persone che frequentano il gruppo ti piacciono, se no lasci perdere, tentare in questo caso non nuoce".
    'sta psicoterapeuta qua è riuscita ad afferrare meglio le mie esigenze, però c'ho dovuto litigare diverse volte per farle capire bene pure a lei che parlare di certe cose, insomma, non è che mi servisse e aiutasse tanto. Parlammo delle stesse cose con cui discuto con voi, lei mi disse “ma qua si viene per parlare di questo e quell’altro”, io invece glielo dissi che ero là semplicemente perché mi sentivo un po’ solo, cercavo contatti sociali ma parlare con lei per un’ora a settimana non è che risolvesse più di tanto il problema, non sapevo più che fare, ero là non per capire chissà cosa, non c’era niente di così complicato da capire per me, ero scontento di certe relazioni che avevo avuto in passato, ma una serie di ostacoli attualmente rimanevano.

    Così questa psicoterapeuta, particolarmente intelligente, ha avuto l’idea del gruppo di arteterapia, quello che mi chiedo però è: e se fosse stata lei da sola a parlare con me, come diavolo m’avrebbe potuto aiutare più agevolmente?

    Se avesse conosciuto alla perfezione le teorie di Freud, Bion, Lacan, cognitivi, esistenziali, comportamentali, relazionali e compagnia bella, e le avesse sapute pure applicare, come m’avrebbe potuto aiutare se non esistevano altre strutture sociali su cui poter contare? Quella dei soldi era una provocazione per mettere in evidenza che servono comunque altre risorse e mezzi oltre al parlare e scambiare idee con qualcuno per far vivere un po’ meglio le persone anche al livello mentale. Il parlare e scambiare idee può essere un mezzo per aiutare una persona a scovarle ‘ste risorse in giro, ma in giro poi se non ci sono queste risorse, e chi le possiede non le dispone in determinati modi, certi problemi restano insoluti.


    Il disagio mentale non si riesce a piazzare solo nella testa di una persona secondo me lasciandolo separato da tutto l'ecosistema, deve cambiare qualcosa nella mia testa di sicuro ad un qualche livello conoscitivo, ma spesso se non cambia qualcosa pure fuori certi disagi non li si può davvero curare.
    Io parlo per esperienza personale, non penso che poi lasciato a me stesso a provare delle frustrazioni, che comunque già provavo come tutti gli altri, sarebbe migliorata la situazione chissà quanto. Quello che ho osservato sulla mia pelle è che invece di migliorare peggioravo, se ero arrabbiato e frustrato a dieci, divenivo arrabbiato e frustrato a venti.

    La psicoterapia e gli psicofarmaci non sono inutili, però possono diventarlo se si fa affidamento solo su questi per curare la salute mentale delle persone. Un qualsiasi operatore in questo settore dovrebbe avere questa forma di consapevolezza, visto che si parla sempre di consapevolezza, che secondo me spesso manca.

    Saluti
    Char_lie,

    sono contento che esista per te una situazione in cui dici di trovarti bene, è la prima volta che non ti lamenti di qualcosa che ti viene proposto, di questo passo non ti riconosceremo più . Visto che siamo tutti felici per te, sarà il caso di cantare tutti insieme questa canzone


  11. #326
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Char_lie,

    sono contento che esista per te una situazione in cui dici di trovarti bene, è la prima volta che non ti lamenti di qualcosa che ti viene proposto, di questo passo non ti riconosceremo più .
    Guarda Megiston che se non mi vengono proposte delle fregature le accetto volentieri, riguardo alla questione dei soldi ad esempio, io li accetto sempre volentieri nel caso avessi cambiato idea . Se tu insisti su 'sto punto, falso, continuo a provocare.

    La mia idea è abbastanza semplice: l'aiuto vero, quel di cui uno ha bisogno in certi momenti, nessuno lo rifiuta.

    Quando si rifiuta qualcosa ci sono spesso certi motivi per cui si rifiuta. Chi li vuole ignorare 'sti motivi o vuole inventarne altri per nasconderli, non lavora nell'interesse della persona da aiutare.

    Se ad una persona non le sta bene nulla di quel che viene proposto, non è detto che il problema sia insito nella persona, che debba essere educata ad accontentarsi docilmente di quel che passa un cattivo convento.

    Quando non si rifiuta qualcosa poi non è detto che s'è innescato chissà che, che s'è trasformata ed educata la persona ad essere più flessibile, può darsi che la cosa proposta s'è avvicinata abbastanza a quel che andava cercando questa persona. Te l'ho detto se cambi idea e mi dai i soldi Megiston ti dimostrerò subito che non rifiuto tutto, come sostieni tu, rifiuto solo le fregature, quel che non riesce davvero a venire incontro alle mie svariate esigenze, che da quello che ho capito per te dovrebbero sparire nelle pieghe di una soggettività fittizia che s'adatta coerentemente a qualsiasi stato di realtà dovesse presentarsi.

    Oggi ho letto fuori da un negozio (non dico quale per non fare pubblicità) "tutti i portafogli a euro 9.90" scritto a caratteri cubitali bianco su fondo scuro, poi in piccolo, bianco su verde chiaro quasi illeggibile "per chi acquista almeno una borsa" .
    Certi psicoterapeuti così si comportano, ti vogliono vendere il portafogli a 9.90 come se non ci fosse l'altro fastidio da tener presente e di cui poi qualsiasi persona si lamenta giustamente, ma se a me non sta bene comprare pure una borsa e mi si fa pure la predica dicendomi poi che rifiuto tutto, pure le offerte convenientissime (secondo il cartello di chi deve vendere, non secondo le mie esigenze), te lo tiro in testa il portafogli insieme alla borsa!

    Poi ci si chiede perché esistono gli agiti, come dite voi... Alludete con poche parole, ma st'atteggiamento può irritare chi i cartelli che usate li osserva bene.

    St'idea qua da educatori che modificano le persone che non accettano qualcosa ad accettare, continua a girare per la testa, ma una diversa non entra proprio, scrivo e scrivo però qua il mio messaggio proprio non passa.

    Non è il paziente che deve adattarsi alla cura e farsi piacere quel che gli passate voi. Se quel che passate riesce ad accogliere davvero le svariate esigenze della persona bene, se no, non è che ve ne potete uscire dicendo che "non vuol guarire o non vuol star bene perché non accetta il nostro buon aiuto". Che l'aiuto sia davvero buono per la persona lo decide la persona stessa, voi questo non potete giudicarlo.

    Io sarò sempre nemico di questo tipo di terapeuti e psicoterapeuti qua.

    Visto che siamo tutti felici per te, sarà il caso di cantare tutti insieme questa canzone

    'sta parte qua comunque mi piace .
    Ultima modifica di Char_Lie : 26-11-2011 alle ore 00.36.20

  12. #327
    Partecipante Assiduo L'avatar di ludovicamaria
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Ciao Char_Lie complimenti per i post, non so mandare i likes ma te li sei meritati tutti. I tuoi messaggi sono "passati" come dici tu, forti e chiari. Ma in parte o in tutti si possono condividere o no.

  13. #328
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da ludovicamaria
    Ciao Char_Lie complimenti per i post, non so mandare i likes ma te li sei meritati tutti. I tuoi messaggi sono "passati" come dici tu, forti e chiari. Ma in parte o in tutti si possono condividere o no.
    Ciao ludovicamaria, è che leggo poi certi messaggi in cui comunque l'idea condivisibile, che debba essere il professionista della salute al servizio della persona, in ambito psicologico sembra (non si sa per quale motivo) che non valga più, ma non riesco ad essere d'accordo con questo punto di vista qua.
    Ad esempio Megiston ha scritto:


    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    L'analisi di un analista analizza fondamentalmente il fantasma principale del candidato, che è quello di diventare analista. Il processo di presentificarsi questo desiderio, di assumerselo, attraversandone il fantasma, è ciò che mi autorizza ad esercitare e, siccome sono relazionale, questo processo si riperpetua ad ogni percorso analitico che intraprendo con ogni paziente.
    Secondo me si agisce senza essere autorizzati se l'altro non ha dato il suo consenso esplicitamente Megiston. Che a te si presentifichi qualcosa è il tuo punto di vista, una tua lettura opinabile, se a qualcuno dovesse presentificarsi lo spirito del diavolo mentre osserva quel che faccio, questo non lo autorizza di certo a compiere un esorcismo nei miei confronti, se io da "indemoniato" nego di volerlo ricevere e contemporaneamente affermo di volere una forma di cura diversa, da quella alla quale vorrebbe sottopormi un esorcista, non è detto che abbia bisogno di questo per star bene, anche se un prete essendo convinto che io sia indemoniato continuerebbe ad insistere e sostenere che a parlare è lo spirito del diavolo e non "il soggetto", e che il corpo non essendo in grado di intendere cosa accade va "liberato" da questo spirito maligno. Il prete e lo psicoterapeuta in questo si somigliano, spesso vogliono curare dei mali che per una persona non esistono proprio e lavorano solo per far riconoscere a questa persona la loro esistenza.

    Io credo che niente di niente in fondo autorizzi una persona a far qualcosa "contro" o "per" un'altra. Darsi l'autorizzazione da soli, o grazie ad un'istituzione, o perché s'è attraversata "la stessa sofferenza", o per mano divina, o perché l'ha detto papà o papà Freud è sempre discutibile.
    La ricerca dell'autorizzazione a far qualcosa contro il volere di qualcun altro è comunque sempre uno strumento di potere violento, che quel che chiede l'altro non lo vuole ascoltare proprio... Che sia un bambino o un adulto cambia poco. Ti lamenti di qualcosa? Il problema è la tua lamentela infantile che dovrebbe praticamente sparire... Questo è praticamente l'aiuto che non favorisce le regressioni. Ma io cosa me ne faccio?

    Se si è ben consapevoli che non si vuol far del bene a qualcuno è un conto, in questo caso dell'autorizzazione uno se ne può pure fregare, però almeno questa è una violenza che si fa riconoscere per quel che è, anche io sono violento, non agisco solo per far del bene all'altro, non agisco senza entrare mai in contrasto con le sue intenzioni, talvolta agendo per il mio interesse posso pure colpire e far del male, togliere spazio, ferire la volontà altrui, però non dico di certo che la sto curando una persona quando faccio questo, sto curando e difendendo il mio interesse, non quello dell'altro.

    Chi vuol curare qualcun altro solo perché c'ha l'autorizzazione di tutti gli altri, senza preoccuparsi di avere quella che conta davvero, e cioé quella della persona in questione interessata, è sempre violento contro questa persona, anche se vuol farsi riconoscere come un "amico" e un "benefattore".

    Qua bisogna vedere chi è che risulta inconsapevole di quel che fa, chi dice di aiutare donando quel che gli aggrada e gli fa comodo, non aiutando poi effettivamente chi chiede un aiuto diverso, o chi questo tipo di aiuto qua lo rifiuta, essendo consapevole di quel che gli viene offerto e constatando che non risulta risolutivo per certi suoi malanni esistenziali (e certe volte addirittura dannoso).


    Tutte le persone c'hanno miriadi di persone attorno che sono tutte autorizzate a far del bene e che a parole sono tutte benefattrici, ma com'è che certi poi stanno così male?

    Per me qualcosa non torna.
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-11-2011 alle ore 13.46.35

  14. #329
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    Riferimento: Io sono la tigre

    anche Luca Zingaretti voleva fare l'analista, ho letto, si era iscritto a una scuola, poi ha cambiato idea, e ha scoperto che la sua vocazione era di fare l'attore

    E alla scuola, sempre ho letto, hanno dichiarato che era un promettente allievo.

    Dico, ma se avesse fatto l'analista, senza scoprire la sua vera vocazione, sarebbe stato comunque un buon analista?

    Si può esercitare una professione senza attraversare il fantasma?

  15. #330
    Megiston Matema
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Si può esercitare una professione senza attraversare il fantasma?
    L'analisi è soltanto uno dei modi (attualmente quello privilegiato) per fare i conti con noi stessi, con ciò che siamo, non è certo l'unico; ci si prova in molti modi ... uno piacevole (non sempre, perché talvolta può sembrare un film horror) è il rapporto di coppia, ma anche l'arte potrebbe essere una modalità per attraversare il proprio fantasma (in termini lacaniani) o di essere presenti a se stessi. Certamente, non tutti coloro che hanno una relazione con un partner sono presenti a se stessi, non tutti gli artisti, non tutti gli attori (a guardarsi un po' in giro si direbbe anzi il contrario) e, talvolta, neppure un'analisi giunge pienamente al nucleo, al magma incandescente di ciò che sei. Certo è che non è come un diploma l'attraversamento del fantasma, è piuttosto un processo che inizia e dura per l'intero corso della vita. Si può essere attori, poeti, musicisti, ecc. senza aver attuato almeno in parte questo processo? Si, credo di si, guardandomi intorno, leggendo di persone diventate famose ed eminenti nella loro arte, direi che è possibile ... ma di certo non si eccelle, manca il colpo d'ala del genio. Si può essere analisti? Decisamente no, il processo di presenza a se stesso in un analista deve essere fluido, non rigido e farraginoso, se no non arriva da nessuna parte ... al massimo potrà agevolare un "aggiustamento", un sostegno, un'impalcatura del funzionamento già esistente. Ma l'analisi non è soltanto mettere in sicurezza l'esistente con sostegni e impalcature, è rimettere in sesto ciò che si è in modo che tenga in piedi senza impalcatura e sostegno alcuno, tenendo ciò che è solido e ricostruendo invece ciò che è sul punto di crollare, senza alterare lo spirito e lo stile dell'intera costruzione iniziale.
    Ciao

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