
Originalmente inviato da
karmen
Dovremmo prenderci più cura della nostra professione, dici. Ma la stanza del lavoro e la stanza della professione sono così poco frequentate! Mentre quella della formazione è così affollata! Che vorrà dire? Forse che gli psicologi sono in perenne formazione e rimandano continuamente a domani l'ingresso vero, reale, nella professione?
Ecco, mi sembra di sentirlo il coro di critiche e di proteste a questa affermazione...Come se fosse facile lavorare! Ma il mercato della psicologia è saturo...Ma se non finisco la scuola di specializzazione non posso cominciare a lavorare...Ma l'Ordine non fa niente per tutelarci...E così via!
Ma forse gli psicologi dovrebbero cominciare a lavorare un pò di più sul vittimismo che sembra quasi intrinseco alla nostra categoria professionale. Forse non abbiamo ancora superato i complessi di inferiorità nei confronti della SCIENZA, forse ci sentiamo ancora i cuginetti un pò stupidi dei MEDICI, forse abbiamo paura di trovarci di fronte una persona in preda a un delirio psicotico e...aspettiamo di essere pronti...accumulando carta su carta, attestati di partecipazione a seminari, convegni, corsi e pseudo-corsi...aspettando di essere pronti a guardare negli occhi la malattia mentale senza lasciarci sopraffare...aspettando che il lavoro ci venga a cercare.
Ma perchè questo avviene solo in Italia? Nei famigerati Stati Uniti gli psicologi fanno di tutto, intervengono anche sull'astensionismo al voto, hanno il loro posto nelle aule dei tribunali, nelle scuole, investono in ricerca...la professione cresce, si sviluppa...perchè noi continuiamo solo a parlare...parlare...parlare...di quel che ci piacerebbe fare solo se... e intanto ci formiamo, e ben venga la formazione, purchè segua un progetto formativo coerente e non sia un saltellare da un corso all'altro, senza un disegno professionale, purchè non sia una ulteriore area di parcheggio prima del lavoro vero...
Ci sono tante aree innovative, in cui lo psicologo può intervenire, se solo si mette in gioco, se solo restituisce dignità alla propria professione e si propone da professionista e non da "volontario".
Ritroviamo la nostra dignità professionale, se vogliamo davvero che la collettività riconosca un ruolo sociale importante alla nostra professione.