
Originalmente inviato da
crazy'njoy
Sempre per voler fare chiarezza, ed anche per rassicurare chi si mette nelle mani di persone di cui non capisce la qualifica, ci tengo a specificare che la diagnosi fatta dallo psicologo, come quella fatta dallo psicoterapeuta prevede già un'attenzione globale alla persona. Anche a me non piace il medico che riconduce ogni probllema al "suo organo": un endocrinologo ti dice che è un problema di ormoni, un cardiologo di vasodilatazione, un ortopedico ti dice che è un processo reumatico. Il vero clinico non cerca di confermare il suo preconcetto, ma segue delle linee guida ben definite che gli permettono di analizzare ogni aspetto della persona. Si presta attenzione anche all'aspetto fisico e ambientale. Infatti per fare la diagnosi di DSA devo essere certo che non vi siano problemi di vista o di udito, come devo essere certo che non vi siano problematiche emotive e/o relazionali o carenze ambientali, carenze educative, mancata scolarizzazione.
La diagnosi prevede dei criteri di inclusione, per capire se inquadrare quel sintomo all'interno della categoria dsa, e dei criteri di esclusione, ovvero valutare che quel disturbo non sia l'espressione di altro. In questo caso la diagnosi fatta da uno psicologo avrebbe indagato sia aspetti di inclusione, statistici, che aspetti di esclusione, che, appunto escludono la diagnosi DSA.
Ovviamente sarebbero serviti test, interviste, approfondimenti, riabilitazione e nuovi test, e questo andava pagato. Ed è qui che nasce la distorsione di giudizio. Se il cliente ritiene eccessivo il tariffario, e noi gli diamo retta, siamo costretti a fare una diagnosi più sbrigativa, diciamo, e questo è sbagliatissimo, io sono anni che cerco di sensibilizzare i miei colleghi. La qualità si paga, e va dimostrata.
In questo, Complicata, sbagli: dipende proprio da noi psicologi se la gente ritiene eccessivo il costo di una diagnosi. Siamo noi a supportare l'idea che un protocollo diagnostico possa saltare dei passaggi, e se permettiamo delle svendite del nostro lavoro. Poi i clienti si trovano a credere che si possa avere (al mare???) una diagnosi non so, magari con 100 euro. Facendo così siamo costretti a fare una diagnosi sbrigativa, e limitarci a dati superficiali. Probabilmente in fase di anamnesi hanno domandato alla mamma se il bambino avesse problematiche affettive o relazionali e la mamma, non sapendolo, ha risposto di no. Comunque sarebbe venuto fuori durante il trattamento, oppure bisognava approfondire, avendone la possibilità. Si potevano far fare dei disegni, o semplicemente delle interviste, dei colloqui... Ma chi era disposto a pagarli?
In questa storia mi sembra che la multidisciplinarietà abbia comunque permesso un corretto inquadramento: mentre le psicologhe hanno verificato che le difficoltà di scrittura fossero significative, l'analista, conoscendo la situazione familiare, sapeva che non era vero che il bambino non avesse problematiche affettive o relazionali, e sapeva che aveva bisogno di cure: come prevenzione, appunto. Credimi, è stato un bene che sia venuta fuori questa problematica. Le psicologhe hanno potuto fare una cosa che gli compete: prevenzione. Tuo figlio probabilmente ha avuto la possibilità di tirare fuori le sue emozioni ed i suoi bisogni, ed ha trovato qualcuno che lo ascoltava. Questo gli consentirà di vivere più sereno e felice. Sarebbe stato sciocco attendere che il problema divenisse tale da richiedere una psicoterapia.
L'analista da solo non avrebbe preso in considerazione i problemi scolastici nè il lavoro familiare di prevenzione, ma si sarebbe soffermato sul lavoro con te. Le psicologhe avrebbero avuto bisogno di tempo, e soldi, per approfondire. È una fortuna che ognuno si specializzi in qualche campo, altrimenti non esisterebbero esperti. Ma poi ci vuole la collaborazione tra più figure. Non esistono i tuttologi, ma ci vuole la capacità di ricondurre la persona ad una globalità, e non ad un aspetto circoscritto, ti do pienamente ragione. Dopodichè se io psicologo mi accorgo che il bambino non legge bene per problemi di vista lo invio dall'oculista, se non ha potuto frequentare la scuola lo mando da una brava pedagogista, se ha bisogno di una terapia familiare da un terapista, se ha bisogno di una serie di sedute familiari per migliorare l'immagine di sè, il rapporto con i genitori... da uno psicologo che lo fa per lavoro, ed io torno a fare le diagnosi di DSA e quello che so fare.