
Originalmente inviato da
lalangue
Diciamo che l'eclettismo di Bion gli deriva dalle sue radici culturali (è nato in India), dalla sua passione per la storia e la filosofia, dal suo approccio ai gruppi (che poi ha esteso a tutta la sua pratica) che è di forte matrice gestaltista (Kurt Lewin).
Il pensiero di Bion è alla base di alcuni concetti come quello di "sognare l'analisi" (Antonino Ferro) e di "campo bi-personale" (coniugi Baranger), che ricomprendono l'inconscio freudiano, trattandolo tuttavia in un modo completamente diverso. Approfondirò il discorso, magari in un altro thread, anche perché la risposta di RosaDiMaggio mi ha dato le coordinate definitive di questa discussione.
Una "connessione sensoriale" non è necessaria e, anzi, talvolta ostacola l'emergere dello psichico. Il "fatto" che ci siano due (o più) persone in una stanza non deve trarre in inganno: la "bugia" ha bisogno di un pensatore, ma la verità può aleggiare nella stanza in attesa che qualcuno la colga (l'idea di "pensiero senza pensatore"). In questo senso, al modello "archeologico" di freudiana memoria si può affiancare (se non sostituire) un modello euristico, un modo di fare analisi che è simile a quello del fare ricerca: una sonda che allarga il campo che esplora.
Un "fatto", come quello che siano presenti due (o più) persone, può non essere vero, a livello psichico. I "fatti" che sono materiale per l'analisi sono difficili da far emergere e altrettanto difficili da nominare, un po' come l'angoscia: si sa quando è presente, in qualche modo, ma è difficile stabilire di chi sia, che forma o colore abbia, quali attributi presenti. Un fatto psichico appartiene ad un altro campo che non è quello degli eventi fisici, pur facendone parte, per certi versi, a livello fenomenico.