Comprendo le obiezioni di armomarx, visto che quando ero studente ho riflettuto a lungo su questo problema. In realtà, la ragione per cui la quasi totalità dei docenti italiani di neuropsicologia (e degli autori dei manuali più famosi) sono neurologi di formazione è principalmente storica. Con la formazione dei corsi di laurea in psicologia e, progressivamente, le relative facoltà (quella di Padova nasce nel 1992!), i docenti di neuropsicologia erano necessariamente neurologi che, per vari motivi, si erano avvicinati alla neuropsicologia (questo discorso si può fare, però, per ogni altri settore della psicologia... in generale i docenti universitari di psicologia erano laureati in lettere, filosofia, biologia, medicina, fisica, etc che si erano avvicinati ad una delle varie "anime" della psicologia). Pian piano questa situazione sta cambiando, nel senso che avremo l'ingresso di docenti e ricercatori più giovani (questo, chiaramente, si spera… per come è messa l'università italiana oggi è forse più probabile la chiusura delle università che un ricambio generazionale, ma questo è un altro discorso!). Se pensiamo a famosi neuropsicologi all'estero, chiaramente ci sono quelli che hanno alle spalle una formazione medica (penso a Damasio), ma anche quelli che hanno una formazione psicologica (ad esempio, Brenda Milner).
Non faccio il neuropsicologo di professione (mi sono occupato di neuroscienze a livello di ricerca però), ma per quel che ho visto io, medici che fanno la specializzazione in neurologia molto raramente hanno competenze neuropsicologiche (a meno che i loro docenti, ovviamente, non si occupino di neuropsicologia a vario titolo), nel senso che sanno che esiste un manuale come il Pizzamiglio, ma a meno di concorsi particolari, non lo studiano.
Tra l'altro, ho notato un forte interesse da parte dei neurologi in tematiche tipicamente psicologiche, come la testistica (e non solo quella classicamente neuropsicologica, ma anche questionari etc).
Con questo non voglio dire che per i neuropsicologi è tutto rosa e fiori e non avranno problemi di "concorrenza" rispetto ai neurologi (specialmente in strutture pubbliche, etc), però mi interessava sottolineare che è sbagliato pensare "perché io, psicologo, devo studiare neuropsicologia? Tanto ci sono i neurologi che studiano queste cose meglio di me". In primo luogo, secondo gli ordinamenti didattici, è probabile che uno psicologo con indirizzo neuropsicologia/neuroscienze abbia fatto più esami di neuroscienze rispetto a un medico; in secondo luogo, uno psicologo che si occupa di neuropsicologia ha alle spalle altre competenze (che possono essere a livello di funzionamento dei processi cognitivi, di teoria e tecniche dei test, di psicologia dinamica) che il medico/neurologo che lavora nell'ambito della neuropsicologia non ha.







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), neurologi, psichiatri, neuropsichiatri e fisiatri (almeno quelli con cui sono entrato in contatto) di neuropsicologia ne sanno poco o niente. Devo dire però che anche la maggior parte degli psicologi che lavorano in ambito neuropsicologico (almeno la maggior parte di quelli che ho conosciuto, non tutti, è ovvio) sono "improvvisati" nella materia e non hanno sufficienti basi teoriche (ma comunque maggiori rispetto alle altre figure professionali). La differenza è che da diversi anni la formazione degli psicologi, nei corsi di laurea triennale e lauree magistrali (a Roma l'indirizzo di neuropsicologia, almeno quando ero iscritto alla Sapienza, riguardava sia la triennale che la magistrale, quindi 5 anni di studio di psicologia cognitiva e neuropsicologia), è sempre più specifica nell'ambito (almeno per gli indirizzi specifici di neuropsicologia), e contemporaneamente sono sorte scuole di specializzazione pubbliche quinquennali in neuropsicologia (solo per psicologi), mentre, per quanto riguarda le altre figure che ho elencato, continuo a vedere una scarsa preparazione nella materia.