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  1. #61
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
    Data registrazione
    30-06-2005
    Messaggi
    335

    Riferimento: Neuropsicologi c'è possibilità di lavoro??

    Comprendo le obiezioni di armomarx, visto che quando ero studente ho riflettuto a lungo su questo problema. In realtà, la ragione per cui la quasi totalità dei docenti italiani di neuropsicologia (e degli autori dei manuali più famosi) sono neurologi di formazione è principalmente storica. Con la formazione dei corsi di laurea in psicologia e, progressivamente, le relative facoltà (quella di Padova nasce nel 1992!), i docenti di neuropsicologia erano necessariamente neurologi che, per vari motivi, si erano avvicinati alla neuropsicologia (questo discorso si può fare, però, per ogni altri settore della psicologia... in generale i docenti universitari di psicologia erano laureati in lettere, filosofia, biologia, medicina, fisica, etc che si erano avvicinati ad una delle varie "anime" della psicologia). Pian piano questa situazione sta cambiando, nel senso che avremo l'ingresso di docenti e ricercatori più giovani (questo, chiaramente, si spera… per come è messa l'università italiana oggi è forse più probabile la chiusura delle università che un ricambio generazionale, ma questo è un altro discorso!). Se pensiamo a famosi neuropsicologi all'estero, chiaramente ci sono quelli che hanno alle spalle una formazione medica (penso a Damasio), ma anche quelli che hanno una formazione psicologica (ad esempio, Brenda Milner).

    Non faccio il neuropsicologo di professione (mi sono occupato di neuroscienze a livello di ricerca però), ma per quel che ho visto io, medici che fanno la specializzazione in neurologia molto raramente hanno competenze neuropsicologiche (a meno che i loro docenti, ovviamente, non si occupino di neuropsicologia a vario titolo), nel senso che sanno che esiste un manuale come il Pizzamiglio, ma a meno di concorsi particolari, non lo studiano.
    Tra l'altro, ho notato un forte interesse da parte dei neurologi in tematiche tipicamente psicologiche, come la testistica (e non solo quella classicamente neuropsicologica, ma anche questionari etc).

    Con questo non voglio dire che per i neuropsicologi è tutto rosa e fiori e non avranno problemi di "concorrenza" rispetto ai neurologi (specialmente in strutture pubbliche, etc), però mi interessava sottolineare che è sbagliato pensare "perché io, psicologo, devo studiare neuropsicologia? Tanto ci sono i neurologi che studiano queste cose meglio di me". In primo luogo, secondo gli ordinamenti didattici, è probabile che uno psicologo con indirizzo neuropsicologia/neuroscienze abbia fatto più esami di neuroscienze rispetto a un medico; in secondo luogo, uno psicologo che si occupa di neuropsicologia ha alle spalle altre competenze (che possono essere a livello di funzionamento dei processi cognitivi, di teoria e tecniche dei test, di psicologia dinamica) che il medico/neurologo che lavora nell'ambito della neuropsicologia non ha.
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  2. #62

    Riferimento: Neuropsicologi c'è possibilità di lavoro??

    Armomarx, libri come il Denes/Pizzamiglio e il Mazzucchi (e molti altri come il Bear/Connor/Paradiso, il Carlson, il Purves, il Kandel, il Gazzaniga/Ivry/Mangun...) sono programma di esame di molti corsi di neuropsicologia delle facoltà di psicologia, al contrario, per la mia esperienza (non lo considero un dato scientifico ovviamente), infermieri, fisioterapisti, logopediste, neuropsicomotriciste (qui parlo al femminile perché sto ancora aspettando di trovarne del sesso opposto), neurologi, psichiatri, neuropsichiatri e fisiatri (almeno quelli con cui sono entrato in contatto) di neuropsicologia ne sanno poco o niente. Devo dire però che anche la maggior parte degli psicologi che lavorano in ambito neuropsicologico (almeno la maggior parte di quelli che ho conosciuto, non tutti, è ovvio) sono "improvvisati" nella materia e non hanno sufficienti basi teoriche (ma comunque maggiori rispetto alle altre figure professionali). La differenza è che da diversi anni la formazione degli psicologi, nei corsi di laurea triennale e lauree magistrali (a Roma l'indirizzo di neuropsicologia, almeno quando ero iscritto alla Sapienza, riguardava sia la triennale che la magistrale, quindi 5 anni di studio di psicologia cognitiva e neuropsicologia), è sempre più specifica nell'ambito (almeno per gli indirizzi specifici di neuropsicologia), e contemporaneamente sono sorte scuole di specializzazione pubbliche quinquennali in neuropsicologia (solo per psicologi), mentre, per quanto riguarda le altre figure che ho elencato, continuo a vedere una scarsa preparazione nella materia.
    Tanto per fare un esempio, poco tempo fa una mia amica prossima alla laurea in logopedia lamentava il fatto di dover preparare un esame in riabilitazione neuropsicologica senza che nel suo corso fossero state date le minime conoscenze teoriche in neuropsicologia (ed è solo uno dei tanti esempi che potrei fare, riguardanti anche gli altri professionisti citati).
    Per quanto riguarda l'insegnamento da parte di medici (soprattutto neurologi e neuropsichiatri) di materie di stampo neuropsicologico, la mia opinione è che questo sia inevitabile dal momento che in Italia la figura dello psicologo è stata "inventata" nel 1989, prova a immaginare il neuropsicologo... Infatti quello che ho potuto notare è che i professori più anziani tendono a non essere psicologi di formazione (e non parlo solo di medici: ho trovato laureati in lettere, in biologia, in filosofia...) mentre tra i professori/ricercatori più giovani tende ad esserci (sempre di più) una netta prevalenza di psicologi (almeno questo è quello che ho notato basandomi sulla mia esperienza in due diversi atenei, ma anche su ricerche fatte in rete). I professori più anziani solitamente non sono esperti della materia grazie alla loro formazione universitaria ma per gli interessi di ricerca, molto spesso limitata a uno specifico settore della disciplina (ho trovato anche fisici che avendo fatto tanta ricerca nel settore, insegnano materie neuroscientifiche/neuropsicologiche).
    Non concordo neppure sul fatto che vadano eliminati quegli esami delle "zone di confine" con la nostra futura (si spera) professione (farmacologia, neurologia, psichiatria, neuropsichiatria...) perché tornano molto utili per capirsi con i professionisti con cui, quasi inevitabilmente (se si lavora nel campo), si ha a che fare. Se per esempio lavoro con un cerebroleso che prende antiepilettici (molto frequente), sapere che questi possono portare una diminuzione delle capacità attentive può avere una sua importanza dal momento che parliamo di una funzione cognitiva che va a modulare tutte le altre. Questo può metterci nella condizione di consultarci con il suo medico curante per un'eventuale riduzione del dosaggio che ci consenta di fare le varie riabilitazioni cognitive (in caso contrario potremmo ignorare del tutto il problema). Oppure sapere che un paziente con sclerosi multipla può avere problemi visivi non è di scarsa rilevanza dal momento che ci sono molte riabilitazioni e training neuropsicologici che prevedono l'uso di computer (ma questo può essere un problema anche con i test carta e matita).
    Infine condivido il tuo parere sulla necessità di approfondire di più materie che dovrebbero caratterizzare il nostro sapere di psicologi, come la psicometria, per rifarmi al tuo esempio sugli esami di teorie e tecniche dei test.
    Penso inoltre che molti più studenti dovrebbero porsi e porre domande come le tue invece di pensare che una volta ottenuto il titolo di psicologo (o neuropsicologo in questo specifico caso) verranno in automatico riconosciuti come i massimi esperti della materia.

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