• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 2 di 2 PrimoPrimo 12
Visualizzazione risultati 16 fino 29 di 29
  1. #16
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Mi pare chiaro che un paziente che presenti una forte resistenza rispetto ad un'interpretazione manifesti il rifiuto esplicito rispetto alle interpretazioni dell'analista (soprattutto i primi tempi); detto questo, il paziente per Dimostrare che le interpretazioni dell'analista non sono veritiere (resistenza) - perché gli fa male, non perché si diverta a prendere il suo posto - deve procedere a presentargli del materiale che possa apparire più credibile e che non vada a toccare punti nevralgici del suo proprio inconscio... quello che si manifesta è una sorta di lotta all'interpretazione: quelle dell'analista contro quelle del paziente.
    Giocare al ruolo dell'analista di se stessi nella propria analisi, cosa che può essere gioco facile per un candidato, è una forma di resistenza. Perpetuarla significa, come è stato scritto, rendere l'analisi una non-analisi.
    Quanto all'intenzionalità, in analisi solitamente ci si riferisce sempre al livello inconscio.

    Saluti
    gieko

  2. #17
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
    Data registrazione
    27-12-2009
    Messaggi
    549

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Se posso dire la mia, mi è capitato ahimé. Mi è capitato che lui mi dicesse proprio con tono di disapprovazione "sembra che questo sia il suo lavoro, non il mio". Mi dispiacque molto perché chiaramente non era nelle mie intenzioni, io stavo soltanto curiosando come faccio con qualcunque cosa, è una mia disposizione caratteriale; la differenza è che a renderla più dura c'era un motivo di nome Resistenza. Dunque, ad un certo punto, il non accettare le sue interpretazioni e il rimandarle ad altro, da parte mia, non era indice del fatto che io volessi prendere il suo posto, ma espressione di una Resistenza con i fiocchi. Mi pare chiaro che un paziente che presenti una forte resistenza rispetto ad un'interpretazione manifesti il rifiuto esplicito rispetto alle interpretazioni dell'analista (soprattutto i primi tempi); detto questo, il paziente per Dimostrare che le interpretazioni dell'analista non sono veritiere (resistenza) - perché gli fa male, non perché si diverta a prendere il suo posto - deve procedere a presentargli del materiale che possa apparire più credibile e che non vada a toccare punti nevralgici del suo proprio inconscio... quello che si manifesta è una sorta di lotta all'interpretazione: quelle dell'analista contro quelle del paziente. Ora, in virtù di questo mi domando, perché un analista interpreta tale processo, che a me pare - solo aposteriori - di pura Resistenza, come un'intenzione deliberata da parte del paziente di prendere il suo posto; voglio capire che il paziente in quel momento può non esserne cosciente, ma l'analista?

    Dunque secondo me, quella di attribuire una "sottrazione di ruolo" può essere un'ipotesi fatta in piena analisi, quando il processo è già maturo e quando il paziente sa perfettamente quali sono i margini entro cui muoversi; compresi quelli della propria resistenza (con questo intendo dire che proprio grazie alle interpretazioni dell'analista può imparare a Riconoscere la resistenza, e quindi a non Ostinarsi).


    Che cosa ne pensate?
    Personalmente, quel giorno l'avrei dato in pasto ai pescecani. Senza pietà.

    Però da quella volta ho imparato a stare il più possibile al mio posto,
    non a caso da qualche tempo sfogo quì le mie curiosità, e/o bizzarre convinzioni, come forse è giusto.
    In un'esplosione di narcisismo, mi cito:

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    E all'analista spetta un duro lavoro, perciò dovrà stare saldo nel suo "non-posto" e non mettersi a fare il maestro, ma perseverare nell'attività dello psicoanalista (resa presumibilmente più difficile dal candidato che si mette a fare il professore, anche se alla fine si tratta di una posizione come un'altra).
    La difficoltà sta nel mostrare al paziente quello che sta accadendo, e non quello che il paziente stesso dovrebbe fare o non fare. Nel mio primo post non avevo specificato volutamente chi fosse quello che "non sa stare al suo posto", perché volevo vedere un po' come si sarebbero orientati i postatori

    Se è perfettamente comprensibile che il paziente abbia delle difficoltà a starci, ed in particolare il "candidato" ci prova sempre a fare il lavoro di quell'altro, come forma classica di resistenza, è altrettanto vero che un analista accorto dovrebbe smontare ogni volta questa manovra, mettendola sotto i riflettori. Poi, a seconda di come uno sente l'interpretazione che ne segue... il lavoro va avanti!

  3. #18
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
    Data registrazione
    07-07-2009
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    304

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Ma che simpatici che siete, Gieko:

    Quanto all'intenzionalità, in analisi solitamente ci si riferisce sempre al livello inconscio.
    E' esattamente quello che volevo dire: un paziente novizio non ha questa nozione.
    Dunque certamente in analisi vi riferite al livello inconscio ma, in caso non si fosse intuito, lui [il paziente] ancora non lo sa.

    Dunque, si presume che per giocare a fare l'analista si debba quantomeno conoscere la differenza tra conscio e inconscio. Reale e non reale.


    Lalangue:

    Nel mio primo post non avevo specificato volutamente chi fosse quello che "non sa stare al suo posto", perché volevo vedere un po' come si sarebbero orientati i postatori
    Non vorrei smontare la tua esplosione narcisistica: ma me ne sono accorta! Questo è uno dei motivi per cui ho citato gieko. Eh eh.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  4. #19
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    E' esattamente quello che volevo dire: un paziente novizio non ha questa nozione.
    Dunque certamente in analisi vi riferite al livello inconscio ma, in caso non si fosse intuito, lui [il paziente] ancora non lo sa.

    Dunque, si presume che per giocare a fare l'analista si debba quantomeno conoscere la differenza tra conscio e inconscio. Reale e non reale.
    Direi il contrario: presuppone proprio che non si conosca ancora la differenza tra conscio ed inconscio.

    Un saluto
    gieko

  5. #20
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
    Data registrazione
    07-07-2009
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    304

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Direi il contrario: presuppone proprio che non si conosca ancora la differenza tra conscio ed inconscio.

    Un saluto
    Mi stai confondendo le idee, e questo è un modo illecito d'aver ragione.

    Ti rispondo che dipende dal gioco che si vuole fare e dal fatto che non lo si scelga se si è paziente semplice.
    E che si abbia la tendenza a sceglierlo - inconsciamente - se si è didatta.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  6. #21
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Ti rispondo che dipende dal gioco che si vuole fare e dal fatto che non lo si scelga se si è paziente semplice.
    E che si abbia la tendenza a sceglierlo - inconsciamente - se si è didatta.
    Non sono sicuro di capire, quindi correggimi se sbaglio. Per te un paziente "semplice" cos'è che non sceglie? Di giocare a fare l'analista? Ed un paziente "non semplice", cioè un candidato, invece lo sceglierebbe?
    Qui stiamo soltanto affermando che il problema è che non dovrebbe esistere alcuna distinzione tra pazienti semplici e candidati, nè tra analisi terapeutica e didattica. Sono solo questioni di etichetta, rispetto alle quali l'analisi dovrebbe andare ben oltre per essere considerata tale.

    Un saluto
    gieko

  7. #22
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
    Data registrazione
    13-06-2007
    Residenza
    Sicilia
    Messaggi
    1,509

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Direi il contrario: presuppone proprio che non si conosca ancora la differenza tra conscio ed inconscio.

    Un saluto
    Ma come si fa a distinguere se un pensiero, una consapevolezza ma anche un ricordo, scaturiscono dal conscio o dall'inconscio?
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  8. #23
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
    Data registrazione
    07-07-2009
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    304

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Non sono sicuro di capire, quindi correggimi se sbaglio. Per te un paziente "semplice" cos'è che non sceglie? Di giocare a fare l'analista? Ed un paziente "non semplice", cioè un candidato, invece lo sceglierebbe?
    Qui stiamo soltanto affermando che il problema è che non dovrebbe esistere alcuna distinzione tra pazienti semplici e candidati, nè tra analisi terapeutica e didattica. Sono solo questioni di etichetta, rispetto alle quali l'analisi dovrebbe andare ben oltre per essere considerata tale.

    Un saluto
    Significano la stessa cosa Gi, e cioè che non c'è alcuna differenza: era soltanto un bluff.

    Perché, chiaramente, dire che non lo si sceglie se si è paziente semplice e lo si sceglie inconsciamente se si è didatta, significa che comunque vada: non lo si sceglie.

    Menomale che uso le faccine.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  9. #24
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
    Data registrazione
    13-06-2007
    Residenza
    Sicilia
    Messaggi
    1,509

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Una psicologa, che già pratica la professione, in una seduta(individuale), approfittando del fatto che l'analista si era allontanato un attimo dalla stanza del settig, si è seduta nella sedia del medico!...Come lo definite questo comportamento? Sicuramente un'esplosione di narcisismo! Lei lo ha raccontato facendo parte del mio gruppoanalisi, ammettendo che è il suo è un desiderio inconscio di prendere il posto dell'analista e di avere il suo "potere" .
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  10. #25
    darlinda
    Ospite non registrato

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Ho letteralmente beccato questa discussione per caso;dunque,per poter esercitare,voi analisti dovete farvi analizzare, voi stessi, obbligatoriamente,e zitti e mosca,dovete sorbirvi tutto dal socio anziano sennò ci perdete il posto. E in questo caso,missfreedom che ha la resistenza,ha tutta la mia solidarietà,ricordatevela questa bella sensazione di sudditanza coatta a cui dovete sottoporvi,quando poi riprenderete a parlare della resistenza del paziente comune,che esercita il suo diritto di scelta,liberamente, perchè è un cliente pagante,quantomeno,e ha il suo carattere da poter esprimere.
    Ultima modifica di darlinda : 09-01-2010 alle ore 17.00.00

  11. #26
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Non c'è differenza, o meglio, è auspicabile che non ci sia.

    Saluti
    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    E quando c'è, non c'è analisi!
    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    L'analisi didattica si differenzia da quella "a fini terapeutici" quando c'è una persona che non sa stare al suo posto.
    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Appunto, non è analista, è un paziente come tutti gli altri. Se solo perchè si è dei candidati ci si mette a fare gli analisti anzichè i pazienti nella propria analisi, semplicemente non ci sarà analisi. E un didatta dovrebbe lavorare molto attentamente su questi aspetti...

    Saluti
    ecco, adesso ho capito

    un altra domanda: vi risulta che una psicoanalisi o psicoterapia a indirizzo alnalitico sia detraibile dalle tasse? grazie

  12. #27
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    ecco, adesso ho capito

    un altra domanda: vi risulta che una psicoanalisi o psicoterapia a indirizzo alnalitico sia detraibile dalle tasse? grazie

    Certo che è detraibile. Come ogni altra spesa sanitaria può venire detratta in ragione del 19% dell'importo fatturato (fermi restando i limiti di "capienza"; il che significa che, al di sotto di un determinato livello di reddito, può accadere che non tutto il costo della terapia sia detraibile).

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #28
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Una psicologa, che già pratica la professione, in una seduta(individuale), approfittando del fatto che l'analista si era allontanato un attimo dalla stanza del settig, si è seduta nella sedia del medico!...Come lo definite questo comportamento? Sicuramente un'esplosione di narcisismo! Lei lo ha raccontato facendo parte del mio gruppoanalisi, ammettendo che è il suo è un desiderio inconscio di prendere il posto dell'analista e di avere il suo "potere" .

    Beh, se l'ha ammesso tanto inconscio non dev'essere...

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  14. #29

    Riferimento: analisi didattica e terapeutica

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Non c'è differenza, o meglio, è auspicabile che non ci sia.
    Ricordo la prima volta che ho letto questa risposta, ormai un paio di anni fa. Essenziale e quanto mai corretta. Credo di poter oggi dare qualche coordinata storica in più. Abbiamo infatti appena pubblicato la traduzione (a cura di Antonello Sciacchitano) di un articolo di Claus-Dieter Rath che si occupa di questo problema. L'intervento più nitido sembra quello di Ferenczi / Rank:

    Proprio come nell’analisi terapeutica la mera mediazione del sapere scolastico appartiene alla malattia infantile della disciplina, così crediamo che la giusta analisi didattica non si distingua per nulla dalla terapeutica. Come potrebbe mai il futuro analista apprendere altrimenti la tecnica giusta, se non avesse appreso esattamente dall’esperienza come applicarla in seguito. Ne deriva che solo dai risultati dell’analisi dipende che in un caso determinato si tratti un’analisi didattica e non di un’analisi terapeutica, cioè se sussistono l’intenzione e l’adeguamento all’esercizio professionale dell’analisi da parte dell’analista.
    http://www.analisilaica.it/2012/03/1...dfootnote28sym

    La posizione di Freud sulla formazione non è sempre cristallina. Rimane l'uso equivoco che fa della parola Selbstanalyse che ha probabilmente a che vedere con il suo ritenersi "un caso eccezionale". L'espressione più chiara del fatto che un analista debba sottoporsi ad un'analisi (senza altri aggettivi) prima di analizzare la produce nel 1912:

    La famosa richiesta che l’analista mantenga un’“attenzione ugualmente sospesa”, “rivolgendo il proprio inconscio come organo ricevente rispetto all’inconscio producente del malato”. Il suo compito è di “ristabilire, a partire dai derivati dell’inconscio che gli sono stati comunicati, lo stesso inconscio che ha determinato le associazioni del malato”. Questo non va da sé; infatti, “se il medico deve essere in condizione di servirsi in questo modo del proprio inconscio come di uno strumento d’analisi, allora deve egli stesso ampiamente soddisfare una condizione psicologica”. Infatti, in analogia e in aggiunta alle resistenze inconsce dell’analizzante le resistenze inconsce dell’analista introducono “in analisi un nuovo genere di selezione e di deformazione”, precisamente producono “una ‘macchia cieca’ nella sua percezione analitica”.
    http://www.analisilaica.it/2012/03/1...dfootnote32sym


    Anna Freud, nel 1938, ha pronunciato cose molto importanti sull'analisi didattica e sulle sue problematiche, direi anche le sue "aporie". Purtroppo il testo è coperto da copyright e non ci è agevole ritradurlo.
    Ultima modifica di Davide Radice : 17-03-2012 alle ore 15.25.04
    “Quella che conduciamo è una cura d’anime nel senso migliore del termine. Ci siamo prefissati una meta troppo elevata? Almeno la maggior parte dei nostri pazienti vale lo sforzo che questa cura ci richiede? Non sarebbe più economico puntellare il difetto da fuori invece che riformarlo da dentro?” Sigmund Freud (1926)
    www.analisilaica.it

Pagina 2 di 2 PrimoPrimo 12

Privacy Policy