Se posso dire la mia, mi è capitato ahimé. Mi è capitato che lui mi dicesse proprio con tono di disapprovazione "sembra che questo sia il suo lavoro, non il mio". Mi dispiacque molto perché chiaramente non era nelle mie intenzioni, io stavo soltanto curiosando come faccio con qualcunque cosa, è una mia disposizione caratteriale; la differenza è che a renderla più dura c'era un motivo di nome Resistenza. Dunque, ad un certo punto, il non accettare le sue interpretazioni e il rimandarle ad altro, da parte mia, non era indice del fatto che io volessi prendere il suo posto, ma espressione di una Resistenza con i fiocchi. Mi pare chiaro che un paziente che presenti una forte resistenza rispetto ad un'interpretazione manifesti il rifiuto esplicito rispetto alle interpretazioni dell'analista (soprattutto i primi tempi); detto questo, il paziente per Dimostrare che le interpretazioni dell'analista non sono veritiere (resistenza) - perché gli fa male, non perché si diverta a prendere il suo posto - deve procedere a presentargli del materiale che possa apparire più credibile e che non vada a toccare punti nevralgici del suo proprio inconscio... quello che si manifesta è una sorta di lotta all'interpretazione: quelle dell'analista contro quelle del paziente. Ora, in virtù di questo mi domando, perché un analista interpreta tale processo, che a me pare - solo aposteriori - di pura Resistenza, come un'intenzione deliberata da parte del paziente di prendere il suo posto;
voglio capire che il paziente in quel momento può non esserne cosciente, ma l'analista?
Dunque secondo me, quella di attribuire una "sottrazione di ruolo" può essere un'ipotesi fatta in piena analisi, quando il processo è già maturo e quando il paziente sa perfettamente quali sono i margini entro cui muoversi; compresi quelli della propria resistenza (con questo intendo dire che proprio grazie alle interpretazioni dell'analista può imparare a Riconoscere la resistenza, e quindi a non Ostinarsi).
Che cosa ne pensate?
Personalmente, quel giorno l'avrei dato
in pasto ai pescecani. Senza pietà.
Però da quella volta ho imparato a stare il più possibile al mio posto,
non a caso da qualche tempo sfogo quì le mie curiosità, e/o bizzarre convinzioni, come forse è giusto.
