
Originalmente inviato da
Arianna150681
io della legge 56 ho solo questo materiale...penso che basti...
Legge 56/1989: istituzione dell’ordine nazionale degli psicologi. Il primo obiettivo è stato quello di approvare il codice deontologico. Aver scritto la deontologia, certo preesistente al codice, ha consentito l’utilizzo di un efficace strumento di regolazione della condotta professionale e, d’altra parte, ha accresciuto la “sensibilità deontologica”. Alla prima apparizione del codice, si sono presentate molte resistenze prodotte, probabilmente, da una certa diffidenza verso l’istituto ordinistico, visto come “censore” più che come protettore dello psicologo. Tra gli obiettivi di fondo si trova quello della promozione della professione, nell’ottica che solo un accresciuto e dimostrato livello di competenza può condurre all’acquisizione di responsabilità e operatività.
In tutto il mondo la psicologia nasce in università, per trasferirsi solo in un secondo tempo in una forma professionale. Nel 1971, Petter e Metalli hanno attivato uno dei primi corsi di laurea in Psicologia, a Padova. Questo evento, ha significato un salto qualitativo molto importante per la psicologia e per il ruolo che essa svolgeva nella cultura italiana. Alla fine degli anni ’40 gli insegnamenti psicologici erano presenti solo in piccolo numero, negli anni ’50 e ’60 si sono moltiplicati, si sono aperti nuovi istituti, è fiorita un’editoria psicologica e si sono diffuse una sensibilità e curiosità per la psicologia che prima non c’erano. Verso la fine degli anni ’70 è stata promulgata una legge sui piani di studio liberi da cui è emerso un bisogno di preparazione psicologica. Questa situazione ha costituito la premessa per l’apertura dei corsi di laurea, poi diventati anche Facoltà. Negli anni ’80 i quattro anni sono stati portati a cinque, sono stati delineati quattro indirizzi; sono nati l’Ordine e l’Albo e la figura dello psicologo è migliorata sia nel senso della preparazione che dell’immagine.
Storicamente lo psicologo è nato come ricercatore. Solo con il manifesto dei comportamentismi di Watson (1913), viene affermata, pienamente, la possibilità per gli psicologi di agire con fini pratici. In Italia, la psicologia nasce come disciplina filosofica; solo qualche decennio più tardi comincia a preoccuparsi anche delle proprie applicazioni. La nascita pubblica della disciplina, in Italia, è sancita dal 5° congresso internazionale di psicologia tenutosi a Roma nel 1905. L’affermarsi della psicologia ha avuto effetti molteplici, nel nostro Paese. Sul piano della cultura ci si è resi conto che le conoscenze psicologiche sono uno strumento importante per la conoscenza dell’uomo e delle sue attività, sia espressive e culturali sia pratiche. Questa consapevolezza si è diffusa nella società, non solo in ambienti circoscritti: ciò è dimostrato dal sorgere di molti centri di consultazione, dalla diffusione di pubblicazioni, ..la professione dello psicologo è cambiata continuamente, sin dalla nascita della disciplina, ma ha subito un vero salto qualitativo e quantitativo soprattutto a partire dagli anni ’60.
Delle cose che si sono verificate in passato si potrebbe salvare molto: l’esigenza di collegare una preparazione professionale approfondita con un’abitudine di ricerca, all’uso di strumenti adeguati per la progettazione dei propri interventi e per la verifica dei risultati; l’esigenza di coniugare la preparazione scientifica con una preparazione umanistica; l’attenzione alle migliori esperienze che vengono compiute in Italia o all’estero.
Per il futuro, la psicologia potrebbe dare un contributo importante alla soluzione dei vari problemi di fondo che riguardano la convivenza civile: da quello educativo a quello della comunicazione e della comprensione fra le persone di età, condizioni sociali o etnie diverse, a quello di una loro collaborazione solidale in una società più democratica e più giusta. Nei prossimi anni, la psicologia dovrà affrontare alcune sfide per restare al passo con l’evoluzione della società. La psicologia dovrà trasformare la sua immagine: da psicologia dei pazienti a psicologia dei sani! Poi dovrà sviluppare la sua natura umana e soggettiva agevolando una visione soggettiva del benessere, superando l’idea per cui la soggettività è individuale. Superando questo riuscirà a costruire i soggetti collettivi e gli artefatti sociali.
Lo psicologo è una figura piuttosto difficile da descrivere, specie per quanto riguarda gli elementi che lo distinguono da altre figure professionali e operatori che, pur utilizzando strumenti che appartengono alla tradizione psicologica, si qualificano in termini differenti. Ci sono, infatti, molti altri soggetti, oltre allo psicologo, che utilizzano strumenti, concetti e settino o affrontano problemi almeno in parte analoghi a quelli tipici della psicologia.
L’insieme di tali personaggi comprende due categorie professionali: quelli che godono di credibilità sociale, come i sacerdoti e i medici, e quelli maggiormente discussi come figure professionali, come gli astrologi, chiromanti e gli utilizzatori della parapsicologia.
Gli elementi di continuità tra la psicologia ufficiale e l’altra psicologia riguardano l’oggetto di intervento, in genere il disagio soggettivo, le motivazioni del cliente, gli strumenti utilizzati, come l’ascolto. Le differenze riguardano il curriculum formativo.
Il pubblico ha, in genere, e con una certa tendenza a crescere nel tempo, un’immagine sostanzialmente positiva del movimento psicologico. Tale immagine è diffusa soprattutto nella classe medio – alta, in particolare tra coloro che hanno avuto una qualsiasi forma di istruzione a contenuto psicologo. la gente non distingue con molta accuratezza, tra psicologi, psichiatri e altri professionisti della salute mentale: nel tempo, questa distinzione, sembra venir colta in termini più precisi.in generale, gli psicologi sono considerati un po’ meglio degli psichiatri, ma peggio dei medici. La maggioranza ritiene che lo psicologo, in linea di massima, eserciti la psicoterapia e che, principalmente sia un ricercatore, uno studioso del comportamento e dell’opinione pubblica.
Possiamo, dunque, affermare che la psicologia come professione esiste in quanto esiste una clientela che si rivolge agli psicologi Un secolo fa gli psicologi erano solo ricercatori e non avevano clienti, mentre oggi, in tutto il mondo molte persone ricorrono all’intervento di uno psicologo. Perché la professione esista, si deve costituire un linguaggio comune tra professionisti e clienti, per cui entrambi si trovano a condividere uno stesso schema di rapporto, teorico e operativo.