Sai che penso, che se noi dicessimo la verità, gli psicoterapeuti smetterebbero di ascoltarci, io e te magari abbiamo il bisogno di esprimerci, gli psicoterapeuti hanno bisogno di credere che con questo ascolto riusciranno a curare chissà come la nostra esistenza (hanno bisogno di sopravvalutare quel che fanno), infatti se glielo si dice chiaramente che il dialogo fa star meglio, perché uno almeno si lamenta un po' e si esprime, ma che in concreto non aggiusta le cose rotte e spaccate, gli psicoanalisti iniziano a parlare pure qua di resistenze alla guarigione, perché per loro si dovrebbe arrivare ad un punto in cui le cose rotte e spaccate ci stanno tutte bene così come sono.
Tornando al discorso della neutralità io mi chiedo: ma una persona che c'ha in mente che in noi ci sono resistenze contro un'idea di guarigione come l'intende lei, come diavolo fa ad essere davvero neutrale?
Un paziente o un cliente non può essere libero di restare deluso? Di valutare che la psicoanalisi non è qualcosa di così diverso dall'uso della prostituzione, e che perciò rappresenta qualcosa di molto più semplice di quel che si crede?
Con le prostitute ci vanno uomini sposati anche... Ma perché ci vanno? La risposta per me è abbastanza semplice essendo un cliente io stesso: perché sono insoddisfatti di certe relazioni affettive e sessuali che riescono ad avere fuori da quel contesto con l'altro sesso, ed è abbastanza chiaro che se avessero potuto e voluto soddisfare le richieste sociali per poter avere certe relazioni in altri modi l'avrebbero già fatto.
Per me bisogna chiedere all'individuo stesso per lui in cosa consiste una cura, chi riesce davvero a far collimare una cura concreta e funzionante con la cura fantasticata che quella persona ha in mente, può sanare qualcosa veramente il resto sono parole (come canta Noemi

), chi vuole imporre una cura dall'alto come fa la psicoanalisi stessa con queste ingiunzioni qua "sei tu a non voler guarire perché non hai il coraggio di soffrire" non cura nulla, a meno che non sia la persona stessa a credere che il suo male sia questo qua, e cioé il fatto che rispetto a determinate cose non sia abbastanza e sanamente masochista ossia coraggiosa nell'affrontare la sofferenza e mettere la sua mano sul fuoco come Muzio Scevola.
Molto spesso si comportano così gli psicoterapeuti di questa estrazione qua, e non differisce molto questo atteggiamento dai cognitivi-comportamentali. Ma chi ha mai affermato che consideravo una malattia la mia repulsione verso la sofferenza? 
Così il problema si sposta nel cercare di convincermi che questa sia una malattia, e a me tutte queste manovre manipolative non mi stanno proprio bene, non sono cure, sono solo fregature. Questo per me è un atteggiamento simmetricamente opposto ad una qualsiasi forma di neutralità.
In conclusione io penso che visto che relazioni così come le vogliamo nella vita probabilmente non ci sono e non ci saranno mai (almeno fino ad ora non le si è trovate ed in base a quel che si conosce non si scommette molto che esistano da qualche parte, ed è questo il problema), si ricorre ad una cura palliativa, una forma di consolazione che non è una cura vera e propria che metterà le cose a posto, o peggio ancora secondo le visioni deliranti di qualche altro esperto del settore
un intervento che sarà capace di metterci in contatto con delle verità profonde che ci cureranno definitivamente sostituendo una struttura malfunzionante con una struttura sana.
Constatato che non è inutile parlare dei propri guai con qualcuno che ci risulti abbastanza simpatico ed empatico (nel senso che può essere consolatorio poter fare almeno questo e così diminuire parzialmente la frustrazione delle mancanze esistenziali) non si può sostenere che con questi interventi chissà cosa si otterrà, alla fine si ottiene quel che si investe con le stesse leggi economiche dell'ecosistema in cui si era inseriti, l'aggiunta dell'intervento è di piccola entità su certe frustrazioni, e non è certo l'intervento che permette di far qualcosa. Pagare qualcuno per essere persuasi a fare qualcosa piuttosto che qualcos'altro a me personalmente non serve, non sono un alcolista che dice "voglio smettere, ma non ci riesco" ed infatti non uso così lo spazio psicoterapeutico. Le mie richieste sono del tipo "voglio una donna che non rompa eccessivamente le scatole e che si comporti volontariamente con me come una prostituta quando vien pagata, un lavoro non faticoso in cui si guadagni qualcosa..." e così via... Cose del genere.
In pratica penso che un po' sia utile, ma poi nel concreto non è così utile come sostengono quelli che lavorano nel settore.
Saluti