Supponi che esista una terapia per modificare l'apparato sessuale da maschile a femminile che funziona davvero rispetto a questo obiettivo qua, e chiamiamolo z, ora se seguissimo il ragionamento tuo di sopra dovremmo concludere che la terapia è inefficace nel caso in cui la maggior parte delle persone ritenesse che il proprio apparato sessuale maschile va bene così com'è e non va modificato. Ma
inefficace in questo senso qua dà informazioni rispetto alle preferenze del campione. Vuol dire che alla maggioranza delle persone cambiar sesso da maschile a femminile non le fa star meglio ma peggio. Non è difficile però osservare che esistono persone che aspirano a cambiar sesso, e questa terapia a queste persone qua le farebbe star meglio, anche se non farebbe star meglio la maggioranza degli individui esistenti.
In ambito medico non verificano direttamente il benessere che apporta una cura (questa cosa è soggettiva e preferenziale, e relativa al tipo di problema patologico da risolvere, cosa debba intendersi per patologico e indesiderabile o come un qualcosa da modificar rappresenta un qualcosa di arbitrario) ma se la cura, la terapia, trasforma correttamente quel che ci si prefigge di trasformare e mutare lasciando invariato quel che si prefigge di lasciare invariato.
'Sto tipo di interventi per cambiare esteriormente sesso esistono già, anche se non funzionano perfettamente come la terapia che ho ipotizzato io, e continuano ad esistere proprio perché non li hanno sottoposti al tipo di sperimentazione che hai in mente tu. Se fosse stato questo il metodo per scegliere quel che funziona e quel che non funziona, avrebbero raccolto una percentuale bassa di consenso sul campione totale rispetto al benessere prodotto (dato che i transessuali sono una minoranza) e buttati via e bollati come non funzionanti e inefficaci, ma questa cosa qua non c'entra nulla con l'efficacia, perciò secondo me è meglio distinguere queste due cose qua.
Per me questo risulta un modo un po' bizzarro per valutare un trattamento. Si dovrebbe valutare l'efficacia del trattamento nell'andare a modificare qualcosa, se questa modifica rappresenta un bene o un male per il campione non lo si può far rientrare nell'esperimento stesso secondo me, per i motivi di sopra. Va be' che se li hanno informati è difficile che qualcuno si presenti per fare qualcosa di cui non si condividono gli obiettivi

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Ha senso inserire nella sperimentazione stessa la valutazione soggettiva della bontà di qualcosa o la valutazione del suo valore? Per me no. In ambito psicologico cercano di monitorare i cambiamenti avvenuti e non quanto bene il soggetto valuta quel che è cambiato. Spesso due soggetti per certe scale di valutazione sono cambiati in egual modo ma uno dà un valore positivo a questa cosa, l'altro no, ma è il fatto che siano cambiati che si dovrebbe osservare e che dà una misura dell'efficacia non i loro giudizi di valore soggettivi rispetto al cambiamento.
Alla fine un intervento può funzionare bene e correttamente per tutti, ma ognuno poi valuta la modifica diversamente.
Così non si misura l'efficacia di una terapia nel conseguire un obiettivo o degli obiettivi, ma le scale di valori e le preferenze soggettive come sono distribuite in percentuale nella popolazione, ma a me utente cosa importa che la maggioranza delle persone preferisce l'obiettivo s rispetto a z o che i più preferiscono il caffé zuccherato rispetto a quello amaro?
Le domande scientifiche che ci si può porre sono: Ha funzionato? Ha modificato gli assetti che si pretendeva potessero venir modificati? E non: questo obiettivo in assoluto ha più valore di quest'altro? Ha senso porre in essere una gerarchia di valori assoluta facendo finta che sia oggettiva? Per me no...
Le indagini scientifiche sono avaloriali, ci dicono solo come le cose stanno e come produrre certe tecnologie, cosa è meglio o peggio non ce lo possono dire perché la valutazione del peggio e del meglio alla base è arbitraria, non è irrazionale, direi che è situata proprio al di fuori di ogni critica razionale. La ragione può dirci come arrivare in un punto e se è possibile arrivarci e non se arrivare là dove uno strumento ci permette di arrivare è meglio o peggio rispetto a un altro punto, se a monte non lo sappiamo noi tramite delle valutazioni di base, non ce lo può dire nessun esperimento.
La scienza e la tecnica sono soprattutto strumentali, producono strumenti relativi ad obiettivi sia costruttivi che distruttivi, si possono produrre sia armi che ponti o altro ("terapie"), il corretto funzionamento degli strumenti non dipende dal valore che si dà a quel che si costruisce ma dal fatto che funziona bene.
La politica può bloccare certe ricerche perché la maggioranza potrebbe ritenerle di poco valore o non etiche e non perché scientificamente risultano infondate cialtronerie. La buona scienza va ricercata nel buon funzionamento delle tecnologie prodotte, la bomba ad idrogeno funziona e non è stata prodotta da ciarlatani anche se è un mezzo di distruzione di massa, scienza e tecnica per me non sono separate così nettamente come crede qualcuno. Una cosa sono i ciarlatani che producono tecnologie inefficaci (e teorie assurde che non funzionano), altra i tecnologi e gli scienziati pericolosi (secondo qualcuno

) che producono tecnologie funzionanti ma i cui obiettivi non vengono condivisi.
Saluti