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  1. #91
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da keblish
    Pensaci: un tizio vuole VERAMENTE rimanere con l'umore a terra!! Bah, una testata gli do, se lo trovo uno del genere.. Ma cmq non escludo che esistano queste persone. E quindi? Appunto, per la maggior parte delle persone che vanno in terapia è preferibile il passaggio da umore cattivo a umore buono. Attenzione, è preferibile nel senso che lo preferirebbero.

    Per quanto riguarda la storia del cattivo umore, quello che dici è fuorviante in quanto non stai parlando di umore. L'umore è una roba persistente, ovvio che se sei di umore ottimo e ti succede qualcosa di brutto cambi umore, ovvio che nessuna psicoterapia potrebbe farci niente, ovvio che nessuna psicoterapia vorrebbe farci niente, ovvio che nessuno vorrebbe che la psicoterapia volesse e potesse farci niente.. Nessuno pretende questo dalla psicoterapia.
    E' inutile, niente da fare, quando uno sta male c'è sempre un indice emotivo che lo segnala. Se stai bene non hai più quel senso di malessere.

    E poi, se tu vuoi cambiare gli eventi del mondo esterno non ti serve una psicoterapia, a meno che tu non sia un costruttivista di quelli proprio hard col botto a manetta proprio guarda proprio ai limiti della psicosi guarda. Oh, tu magari non sei trattabile con nessuna psicoterapia, eh.. Magari nemmeno io.. Ma questo ovviamente non è un problema per la valutazione dell'efficacia..

    E poi, spesso, il problema non sono gli eventi che lo innescano l'umore negativo (quando si parla di malessere psicologico non dovuto a fattori esterni quali tipo un tizio che ti mena ogni mattina quando vai a scuola o ingiustizie varie) ma il nostro interpretarli in modo negativo. Tu agisci sull'interpretazione e di conseguenza il tono emotivo migliora. E poi riesci a fare più cose fiche, ovviamente, hai più libertà di scelta, non sto sostenendo che l'umore sia l'unica cosa che conti.. Io sto parlando di gente che tende a interpretare in modo negativo un sacco di roba e in maniera ingiustificata.
    Ma se queste forme di benessere sono equivalenti perché questo tipo di psicoterapeuti non arrivano a decidere di non farsi pagare e se lo interpretano loro il fatto che stanno sul lastrico come un qualcosa di positivo. Che ci lascino a noi altri (meritevoli di testate) campare senza costringerci ad interpretare positivamente un tipo che ci mena tutte le mattine .

    Con qualche soldo in più in tasca e gratis il tipo che mi mena lo sopporto davvero meglio, altro che interpretazione, che la usassero pure loro se sono convinti che i problemi esistenziali consistono in questo. Di certo per me i miei problemi sono più radicati di quel che dicono certi psicoterapeuti, credendo di poter estrapolare facilmente la mente dal contesto ecologico.

    Che ci dessero a noi morti di fame il tonno nostrononno e che si sciroppassero loro la realtà che dovremmo vivere noi altri come positiva quando poi a ben guardare non lo è.
    Sarò meritevole di testate, però 'ste cazzate sull'umore non mi hanno mai convinto. Se è questo che si deve modificare, ma perché non se lo modificano questi altri che sono così convinti di questo bene qua, e ci lasciano a noi "incorreggibili" i beni reali e concreti e se ne vadano a vivere loro, tutti questi curatori di anime, sotto a qualche ponte in mezzo al piscio.

    Loro sono convinti che è una scelta razionale, e che la scelgano loro questa cosa qua, io non aspetto altro, che tutte 'ste persone che sbandierano queste forme di razionalità vadano davvero e realmente in questa direzione qua, lasciando a noi altri l'irrazionalità.
    Però dovrebbero crederci davvero a 'sti valori e non far finta di crederci soltanto a tutte 'ste cose che propinano agli altri. In fin dei conti fa comodo così a tutti, che l'interessato coltivi 'sti valori, meno che all'interessato, al morto di fame, al quale gli si dice dandogli una pacca sulla spalla, tu sei un morto di fame e cerca d'essere felice nel vivere così, che è razionale, interpretati positivamente il piscio, il tonno di merda che ti puoi permettere, raccontandoti di sentire in bocca un sapore celestiale e tutto va a posto, in fondo sopravvivi, c'est la vie.


    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-04-2012 alle ore 10.24.11

  2. #92
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Ultima modifica di Keblish : 28-04-2012 alle ore 13.03.40

  3. #93
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Oh ma io ti ho detto che non lo prendevo in considerazione il tizio (anch'egli meritevole di testate) che ci mena tutte le mattine.. Io mi riferivo a gente che attribuisce un significato negativo ad eventi così abbuffo.. Stile che non riesco a trovare i Pan Di Stelle e mi sento giù di brutto.. (fissato con 'ste robe io, proprio). In quel caso il cercare interpretazioni meno catastrofiche agli eventi è un atto molto rispettabile.

    Ah, poi: le condizioni materiali sopra ogni cosa.. Sono d'accordo..
    Ma forse non ti rendi conto che non trovare il Pan Di Stelle è una condizione materiale, e non c'è visione catastrofica, è una valutazione soggettiva del valore negativo della mancanza di qualcosa. C'è chi sta da solo e non avverte alcuna mancanza mentre ad altre persone magari mancano certe relazioni, a viveve si continua a vivere senza il proprio Pan di Stella, ma si vive malaccio.
    Ora non è che gli eventi siano catastrofici in sé, alla fine se vuoi nemmeno le catastrofi stesse lo sono, perché dovrebbero essere considerate come un male da tutti?
    Esploderà la Terra su cui poggi i piedi, morirai, perché cercare un'interpretazione catastrofica della cosa? Ci vogliamo trovare i lati positivi? Non dovrai pagare più le tasse... Così torni ad essere di buon umore... . Secondo me però la cosa funziona di più come una battuta che come un'intervento serio .


    E' una battuta tutta la psicoterapia? "su su non è la fine del mondo" è una delle battute ricorrenti di certi psicoterapeuti, ma che c'entra?
    Lo vedo pure io che non è la fine del mondo, ma che sia una mezza schifezza però continuo a vederlo, ed io di questo mi lamentavo non del fatto che comportasse la fine del mondo non mangiare come davvero mi piace!

    Io non li capisco questi interventi, il parlare di catastrofi e via dicendo, non è una catastrofe, ma lo stesso non mi sta bene, e l'umore non vedo perché dovrebbe essere così buono visto che comunica solo qualcosa che non mi va. Ora o si modificano materialmente certe cose o per me una buona parte di cattivo umore è pure giusto che resti, non è mica un dolore! (questa analogia tra umore e dolore fisico non regge nemmeno tanto).

    Quando dico d'essere depresso per qualcosa, non è una cura dell'umore direttamente che cerco ma una cura della cosa storta stessa.

    L'umore rappresenta un modo per valutare qualcosa soggettivamente e dire "S è cattiva", non significa sostenere che il cambiamento che migliorerà la situazione va costruito nel senso che diamo al termine "cattivo", magari si vuole un'altra S proprio che non soddisfi più lo stesso senso di cattivo attuale. La modifica da effettuare è ben diversa.

    E' come dire, valuti certi eventi A e B V(A) = 5, V(B) = -5, fai la somma e ottieni "5 + -5 = 0" e alla fine invece di trovare il modo di modificare gli eventi stessi per far venir fuori una valutazione positiva tramite lo stesso modo di valutare suggerisci a qualcuno di valutare positivamente il -5 con +5, e così sommi e ottieni 10, ma il fatto che sia presente un -5 nell'equivalenza di prima non lo fai scomparire di certo, se il tuo modo di valutare l'evento B cambia cambia la somma, ma è ovvio che risulta soggettivo e relativo il come si valuta qualcosa (la funzione V).

    Io mi sono accorto che rispetto a certe cose valuto diversamente da certe maggioranze, rispetto ad altre mi trovo d'accordo rispetto a cosa risulta buono e cosa cattivo, ora sono malato per questo e dovrei essere corretto là dove c'è un'incongruenza con molti altri nel modo di valutare?

    E' questo qua quello che sento io come problematico? Io personalmente no, sono altri che interpretano così il mio problema, e impongono una soluzione che a me alla fine non sta bene già a monte, che prove dobbiamo fare? Non è questo pezzo qua che sento problematico, la cura già cura qualcos'altro.

    Se vuoi ti mostro che pure 2 - 2 è diverso da 0 , basta interpretare il segno - come + e troviamo sempre un risultato positivo. Casomai qualcuno dovesse lamentarsi del bilancio di un'impresa abbiamo trovato la soluzione, non è la fine del mondo interpretiamo positivamente tutto pure le perdite economiche e guadagnamo sempre (in buon umore!).

    Questo è un positivo scollato dal senso che si dà a positivo e negativo per me. Alla fine il modo di valutare gli eventi e tutto il resto è soggettivo, e sinceramente non è in questi punti che una persona dovrebbe desiderare apportare dei cambiamenti, è una questione sempre e comunque pure qua di preferenze (è sempre un sistema di valutazione pure qua che deve esserci), ci si arrampica sugli specchi se si cerca di voler fondare razionalmente quel che non ha fondamenti.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-04-2012 alle ore 13.39.46

  4. #94
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Coltivare il proprio giardino, questa è la frase principe, lo scopo primario di una psicoterapia, tutto il resto è superfluo e ininfluente.

    Ipse dixit)))

    Se durante una terapia fioriscono i tulipani in un terreno arido, sarà stata efficace.

    poi ci sarebbe anche il proverbio, e come sapete i proverbi sono le punte massime delle sedute, "dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte", cioè nella vita ci sono dei compromessi da fare, e nella costruzione di qualcosa, la botte, bisogna affrontare le varie evenienze in modo da pareggiare le cose.

    c'è anche la saggezza, sarebbe un bell'obiettivo, eh))

    una cosa secondo me, indicatrice di una terapia efficace, è dare un metodo, fornire strumenti, non soluzioni per affrontare la vita.

    Uno strumento è la ragione, uno strumento può essere la capacità di riflettere, uno strumento può essere cercare di interpretare che sentimenti o emozioni proviamo nelle varie circostanze.

    quindi, rivolto a Keblish, potreste misurare quanti e quali strumenti siete stati in grado di fornire, eh, ihihih

    Ergo, dovreste seguire un paziente dalla nascita alla morte!
    Ultima modifica di complicata : 28-04-2012 alle ore 14.42.19

  5. #95
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma forse non ti rendi conto che non trovare il Pan Di Stelle è una condizione materiale, e non c'è visione catastrofica, è una valutazione soggettiva del valore negativo della mancanza di qualcosa.

    Sì, andare in depressione per assenza di PDS è una roba che ha una valutazione soggettiva dietro, una valutazione idiota, se permetti, degli eventi.. Intervenire su questa valutazione è il Bene.. Il tizio non andrà in depressione per delle cagate, come fa ora..

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    C'è chi sta da solo e non avverte alcuna mancanza mentre ad altre persone magari mancano certe relazioni, a viveve si continua a vivere senza il proprio Pan di Stella, ma si vive malaccio.
    Ora non è che gli eventi siano catastrofici in sé, alla fine se vuoi nemmeno le catastrofi stesse lo sono, perché dovrebbero essere considerate come un male da tutti?
    Esploderà la Terra su cui poggi i piedi, morirai, perché cercare un'interpretazione catastrofica della cosa? Ci vogliamo trovare i lati positivi? Non dovrai pagare più le tasse... Così torni ad essere di buon umore... . Secondo me però la cosa funziona di più come una battuta che come un'intervento serio .
    Ma io non ho mai sostenuto che gli eventi siano catastrofici in sé, mai..

    Mai..

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    E' una battuta tutta la psicoterapia? "su su non è la fine del mondo" è una delle battute ricorrenti di certi psicoterapeuti, ma che c'entra?
    Lo vedo pure io che non è la fine del mondo, ma che sia una mezza schifezza però continuo a vederlo, ed io di questo mi lamentavo non del fatto che comportasse la fine del mondo non mangiare come davvero mi piace!

    Io non li capisco questi interventi, il parlare di catastrofi e via dicendo, non è una catastrofe, ma lo stesso non mi sta bene, e l'umore non vedo perché dovrebbe essere così buono visto che comunica solo qualcosa che non mi va. Ora o si modificano materialmente certe cose o per me una buona parte di cattivo umore è pure giusto che resti, non è mica un dolore! (questa analogia tra umore e dolore fisico non regge nemmeno tanto).
    Uffa però, eh: se i PDS non li fanno più tu devi fartene una ragione.. Se non c'è modo di averli & tu vuoi state bene, devi intervenire sulle tue valutazioni.. Non devi più viverla così male la cosa (io sto parlando di gente che ci sta male serio, non di gente che come me o te si infastidiscono leggermente), non è un dramma (io sto parlando di gente che ne fa un dramma, tu no.. Ma è la gente drammaticona che richiede di solito la psicoterapia, come è ovvio).. L'intervento sull'evento esterno non tange la psicoterapia.. Dovresti trovare il modo per far produrre i PDS

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Quando dico d'essere depresso per qualcosa, non è una cura dell'umore direttamente che cerco ma una cura della cosa storta stessa.
    Vedi sopra

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    L'umore rappresenta un modo per valutare qualcosa soggettivamente e dire "S è cattiva", non significa sostenere che il cambiamento che migliorerà la situazione va costruito nel senso che diamo al termine "cattivo", magari si vuole un'altra S proprio che non soddisfi più lo stesso senso di cattivo attuale. La modifica da effettuare è ben diversa.

    E' come dire, valuti certi eventi A e B V(A) = 5, V(B) = -5, fai la somma e ottieni "5 + -5 = 0" e alla fine invece di trovare il modo di modificare gli eventi stessi per far venir fuori una valutazione positiva tramite lo stesso modo di valutare suggerisci a qualcuno di valutare positivamente il -5 con +5, e così sommi e ottieni 10, ma il fatto che sia presente un -5 nell'equivalenza di prima non lo fai scomparire di certo, se il tuo modo di valutare l'evento B cambia cambia la somma, ma è ovvio che risulta soggettivo e relativo il come si valuta qualcosa (la funzione V).
    Vedi sopra: quando non puoi fare altro, agisci sulle tue preferenze-valutazioni.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io mi sono accorto che rispetto a certe cose valuto diversamente da certe maggioranze, rispetto ad altre mi trovo d'accordo rispetto a cosa risulta buono e cosa cattivo, ora sono malato per questo e dovrei essere corretto là dove c'è un'incongruenza con molti altri nel modo di valutare?
    No.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    E' questo qua quello che sento io come problematico? Io personalmente no, sono altri che interpretano così il mio problema, e impongono una soluzione che a me alla fine non sta bene già a monte, che prove dobbiamo fare? Non è questo pezzo qua che sento problematico, la cura già cura qualcos'altro.
    Allora niente psicoterapia, per te.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se vuoi ti mostro che pure 2 - 2 è diverso da 0 , basta interpretare il segno - come + e troviamo sempre un risultato positivo. Casomai qualcuno dovesse lamentarsi del bilancio di un'impresa abbiamo trovato la soluzione, non è la fine del mondo interpretiamo positivamente tutto pure le perdite economiche e guadagnamo sempre (in buon umore!).

    Questo è un positivo scollato dal senso che si dà a positivo e negativo per me. Alla fine il modo di valutare gli eventi e tutto il resto è soggettivo, e sinceramente non è in questi punti che una persona dovrebbe desiderare apportare dei cambiamenti, è una questione sempre e comunque pure qua di preferenze (è sempre un sistema di valutazione pure qua che deve esserci), ci si arrampica sugli specchi se si cerca di voler fondare razionalmente quel che non ha fondamenti.

    Saluti
    Come sopra.. Se non puoi fare altro, se non puoi cambiare il mondo, cambi tu.. Se non vuoi cambiare, allora niente psicoterapia.
    Ultima modifica di Keblish : 28-04-2012 alle ore 19.22.27

  6. #96
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Ultima modifica di Char_Lie : 29-04-2012 alle ore 13.03.35

  7. #97
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    beh, l'insegnante dell'attimo fuggente non è organico, lascia spazio alla sperimentazione del singolo, va bene purchè gli altri siano consenzienti.


    comunque è eccezionale l'idea, però l'allievo deve essere consapevole!

    Ti si deve dire: ti dò uno spazio per queste cose irrazionali, SAPENDO che è uno spazio per queste cose.

    Il paziente deve sapere che è una prova sperimentale, come Jung che dice a Sabine, guarda, io cambio tipo di approccio

    E allora c'è la piena libertà, una libertà che è stata richiesta e pienamente accettata, come il sesso tra adulti consenzienti.

    E allora il benessere è ANARCHICO, è del singolo, la regola te la fai da te, il rigore è tuo.

    Qualunque tipo di approccio civile che comporti conseguenze deve essere ACCETTATO, alla base c'è il consenso.

    Quei ragazzi non erano volontari erano solo stati travolti daa quella figura così affascinante, stupenda)))
    Ultima modifica di complicata : 29-04-2012 alle ore 13.59.01

  8. #98
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    beh, l'insegnante dell'attimo fuggente non è organico, lascia spazio alla sperimentazione del singolo, va bene purchè gli altri siano consenzienti.


    comunque è eccezionale l'idea, però l'allievo deve essere consapevole!

    Ti si deve dire: ti dò uno spazio per queste cose irrazionali, SAPENDO che è uno spazio per queste cose.

    Il paziente deve sapere che è una prova sperimentale, come Jung che dice a Sabine, guarda, io cambio tipo di approccio

    E allora c'è la piena libertà, una libertà che è stata richiesta e pienamente accettata, come il sesso tra adulti consenzienti.

    E allora il benessere è ANARCHICO, è del singolo, la regola te la fai da te, il rigore è tuo.

    Qualunque tipo di approccio civile che comporti conseguenze deve essere ACCETTATO, alla base c'è il consenso.

    Quei ragazzi non erano volontari erano solo stati travolti daa quella figura così affascinante, stupenda)))
    Qualsiasi cosa può venire considerata sintomo di malattia mentale. Nella comune accezione medica, la parola sintomo indica una disfunzione a livello di una parte o di un sistema dell'organismo. Soloun dizionario definisce il sintomo come «la manifestazione soggettiva diuna malattia o di un disturbo fisico osservato dal paziente».
    I sintomi fisici non sono sempre manifestati, ma sono quasi sempre evidenti (e dolorosi) per le persone che li accusano. Nella pratica psichiatrica, il sintomo è costituito dal comportamento di un individuo e, spesso, il disagio è avvertito meno dalla persona etichettata come malata di mente, che da quanti le sono vicini. Alcuni avvertono un tale disagio, in conseguenza delle proprie azioni, da spingerli a rivolgersi spontaneamente a cliniche psichiatriche o a posti di Pronto Soccorso, ma frequentemente i futuri pazienti sono accompagnati da familiari, da amici o dalla polizia. Costoro non si ritengono malati;
    i loro «sintomi» provocano disturbo agli altri. Lavarsi le mani troppo spesso, rimanere svegli fino a tardi di notte, piangere, sperperare denaro, manifestare idee religiose anticonformiste, volere il divorzio, avere problemi a scuola o nell'ambiente di lavoro, cambiare improvvisamente il proprio stile di vita: tutti questi e molti altri comportamenti sono stati considerati sintomi di malattia mantale.
    Questa ex-paziente chiarisce bene la differenza anche tra i sintomi di certe malattie fisiche, e quelli usati per definire i disturbi mentali. E' un certo tipo di comportamento "l'esser tristi per qualcosa che molti altri giudicano di poco conto" che dovrebbe autorizzare persone come Keblish (o qualche luminare della psichiatria e delle moderne psicoterapie) ad etichettare qualcuno come un idiota da prendere a testate, e guardate che lo hanno fatto davvero questo in passato per convincere delle persone a riconoscere queste "verità" qua.

    Perché non essere tristi per una determinata mancanza dovrebbe risultare meno idiota? La spiegazione di questa idiozia qua quale sarebbe?

    In generale prima di dire cosa dovrebbe risultare preferibile per un altro in base a certe tue idee riguardo a come dovrebbe essere quest'altro (per risultare sano ed accettabile), se ti interessa davvero, direi che è buona norma provare a chiederglielo cosa preferisce, senza pre-giudicare la cosa imponendo cosa dovrebbe preferire "razionalmente" a monte prima che apra bocca.

    Avete mai visto una dimostrazione matematica concludersi con un passaggio del genere: da A segue B, questa cosa non la giustifichiamo, ed in ogni caso, se non ne siete convinti e non lo ammettete e riconoscete pure voi vi prendiamo a testate .

    Se si voleva usare 'sto sistema qua per un singolo passaggio, che bisogno c'era di una dimostrazione , bastava usarlo fin dall'inizio.
    Qua non si mostra e di-mostra nulla, si fa sentire male l'altro se non dice di riconoscere quel che si vuole.

    E' importante verificare che certi strumenti funzionino davvero, ma gli strumenti tornano utili nel caso si abbia voglia di usarli. Se una persona (alla quale è stato diagnosticato qualcosa al livello psichiatrico) non ne ha proprio voglia a monte di usarli per certi motivi legati sia allo scopo da conseguire che ai mezzi utilizzati per conseguirlo, non è di certo più irrazionale o idiota di chi propone certe "cure" del suo disagio assumendo che siano assolutamente utili a questa persona.

    Secondo me comunque non è che bisogna lasciare spazio all'irrazionale, il razionale ci dice solo come funziona qualcosa, non certo cosa preferiamo a monte. Può spiegare e classificare i modi con i quali si può passare da uno stato all'altro e non se il passaggio sia preferibile. Questo la razionalità non ce lo dice, resta muta, cieca, e sorda, siamo noi ad etichettare qualcosa come positivo o negativo, non ce lo può dire di certo la razionalità strumentale cosa sia positivo o negativo in sé se non possediamo noi prima e soggettivamente alcun sistema autonomo per giudicare e scegliere secondo le nostre preferenze che in fin dei conti non si fondano su nulla, rappresentano solo uno dei tanti modi di ordinare un insieme di oggetti.

    C'è un modo di intendere la razionalità così: non riconoscere certi valori condivisi da certi gruppi equivale ad essere irrazionali o idioti. Ma questa non è mica razionalità per me (è un fantoccio, uno spaventapasseri che viene usato da alcune persone per il controllo sociale di altre persone). E' ovvio che se la si pensa così, un sistema del genere non potrà lasciare alcuno spazio alle preferenze personali ed individuali, così come lo farebbe una razionalità che pretendesse di misurare oggettivamente la grandezza, la bellezza, l'utilità o l'estensione di una certa poesia in relazione alle altre.

    Per quale motivo io non dovrei pensare che una poesia di Shakespeare sia una schifezza dopo averla letta e pure compresa? L'educazione dovrebbe dare strumenti per comprendere, non per giudicare cosa è bello o brutto, piacevole o spiacevole, questo se una persona non lo sa a monte da sé nessuno glielo può insegnare.

    Questa gerarchia non è subordinata a nulla di osservabile, è la gerarchia stessa che fissa gli scopi preferibili. E' la razionalità che è uno strumento di questa gerarchia e non è vero il viceversa, che la gerachia base può essere ordinata da una qualche forma di razionalità.

    E' razionale che mi piacciano certi tipi di donne? Per me no, quale ragione invincibile potrebbe mai fissare questa cosa? E' irrazionale che mi piacciano? No, nemmeno.
    Non solo mi piacciono, mi sta pure bene che sia così, ma questa cosa qua, questo sentire, non si fonda su nulla di razionale, non si può dire né che sia corretto, né che sia scorretto, è scorretto rispetto a cosa? All'idea di cosa dovrebbe risultate corretto secondo le idee che ha in mente qualcuno?

    Questi giudizi cadono al di fuori del campo della razionalità strumentale, se li si vuol far ricadere dentro o all'interno di questa, non ne sono sicuro, ma si rischia pure di produrre delle incongruenze e delle aporie.

    Io questa razionalità qua credo che sia proprio razionale combatterla e smantellarla non appena qualcuno si mette in testa una cosa del genere, o almeno mostrare chiaramente che questa pseudorazionalità si trova già al di là e al di fuori dei confini dei giudizi razionali.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 30-04-2012 alle ore 13.45.11

  9. #99
    Partecipante Esperto L'avatar di Keblish
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    Ultima modifica di Keblish : 01-05-2012 alle ore 01.21.00

  10. #100
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    Citazione Originalmente inviato da Keblish
    Aggiungo che non c'è bisogno delle testate, visto che i pazienti vengono proprio di loro iniziativa in terapia.
    E di quelli come complicata che scelgono una psicoterapia che non raggiunge certi obiettivi che tu ritieni preferibili? Cosa ne pensi?
    Se fai qualcosa che ti diverte è probabile che una qualche forma di benessere arriva, ma dipende proprio dal fatto che ti diverte, come diceva complicata all'inizio.

    Secondo me è disonesto solo chi dice che un sistema serve per far qualcosa e poi non funziona rispetto a questo. Se chi mette in mezzo un sistema per non far niente di preciso oltre all'attività stessa, tipo l'arte (ha qualche scopo preciso? Se c'è io non l'ho mai compreso), non imbroglia nessuno, non garantisce proprio nulla oltre a quel che si fa. Se a qualcuno diverte far 'ste cose può darsi che ne trae qualche giovamento, ma in fin dei conti non è niente di trascendentale e così complicato da spiegare e comprendere .

    Le psicoterapie non s'è mai capito bene che tipo di attività sono, nel momento in cui uno psicoterapeuta, che ha inventato uno di questi "giochi", dice che il suo "gioco", la psicoterapia in questione, è uno strumento per far qualcosa (un obiettivo preciso che descrive in qualche modo) e che funziona rispetto a questo obiettivo qua, introduce qualcosa che dovrebbe essere verificato.

    Questo insomma bisogna mostrarlo, dimostrarlo e provarlo, che poi sia un gioco al quale tutti noi desideriamo giocare nemmeno è detto, a qualcuno piace ad altri no, c'è chi preferisce il Risiko rispetto al Monopoli .

    Insomma possiamo giocare tutti al Monopoli, ma non è detto che questo risulti utile per fare certe altre cose specifiche, tipo avere uno stipendio e cose del genere, che poi produca una qualche forma di benessere be', magari la produce proprio a chi piace, si sta insieme e si gioca divertendosi (allo psicoterapeuta). Ovviamente il divertimento è collegato al fatto che si preferisce giocare a questo tipo di giochi qua piuttosto che ad altri.

    Se qualcuno sostenesse che giocare a Monopoli permetterebbe alle persone di diventare capaci di giocare in borsa e divenire miliardarie, ecco questo soltanto poi dovrebbe essere provato. Ma se si sostiene che si gioca a monopoli per divertirsi e coltivare qualche forma di benessere, be', non c'è niente di trascendentale in questa cosa che viene affermata, che produca una qualche forma di benessere in chi gioca per me risulta ovvio, se no non giocherebbe proprio più nessuno , questo non c'è bisogno di provarlo.

    Le persone vengono in psicoterapia soprattutto perché a queste nell'insieme piace venirci. Quando si sostiene poi che la terapia serva e risulti efficace rispetto a qualcosa di specifico, ecco solo questo va dimostrato con qualche esperimento. Spesso i pazienti magari non li condividono nemmeno gli obiettivi esemplificati dallo psicoterapeuta e dalla psicoterapia stessa, ma il gioco formale li attira e gli piace.
    Quando si vedono delle persone giocare a qualcosa (una partita di calcetto ad esempio) non è mica detto che condividano certi obiettivi come migliorare il buon umore o le prestazioni fisiche, magari non sono stati posti proprio questi obiettivi né al livello cosciente né al livello inconscio, ma rappresentano solo qualcosa che potrebbe emergere in certi casi.
    Perché talvolta giochi? Non per migliorare le prestazioni e non per aumentare il buon umore, perché nell'insieme mi piace giocare ad un certo gioco...


    Se si vuol definire una pratica come uno strumento per far qualcosa, bisogna definire operativamente molte cose in modo più preciso. L'obiettivo non può essere di certo questo "l'aumento del benessere", bisognerebbe definirlo in maniera operativa più precisa e vedere se lo strumento funziona rispetto a questo "obiettivo qua ben definito". Chi usa la definizione vaga vuol restare appeso tra l'identificare lo strumento in modo più preciso a cosa dovrebbe servire ed il lasciare essere la pratica umana quel che è, e cioé niente di così diverso da un gioco di società condiviso da certi giocatori.

    Questo atteggiamento qua ambiguo e vago, "la mia terapia serve per coltivare il benessere" non è solo quello degli psicoanalisti, ma di moltissimi orientamenti, che parlano di aumento del benessere in modo vago senza specificare bene l'obiettivo strumentale per paura di differenziarsi ed individuarsi "troppo" e non poter accogliere domande di benessere diverse.

    Bisogna vedere se funzionano davvero certe psicoterapie solo se si assume a monte che certe psicoterapie sono strumenti per far qualcosa, perché se non è così non si pone proprio il problema . Per questo io diversi post fa avevo chiesto una definizione di cos'è una psicoterapia. Nessuno ha provato a rispondere, la risposta "è una pratica che serve per coltivare il benessere" è troppo vaga, ci rientra praticamente tutta la cultura umana.

    Se io devo scegliere tra gli scacchi e la dama ha senso chiedersi se funzionano? Funzionano rispetto a che? L'aumento del benessere? Chi ci gioca, in qualche senso lo dovrà pur aumentare il proprio benessere. Serve una definizione più precisa del funziona e dell'obiettivo. Fissati questi possiamo vedere se lo strumento funziona a dovere rispetto a certi obiettivi specifici o no. Ma comunque anche una volta fissati gli obiettivi non è detto che debbano risultare preferibili per un certo tipo di individui diversi da quelli che dicono di preferirli.

    Che a delle persone continui a piacere giocare a dama pure che in pratica oltre a giocarci non serve a far niente altro di specifico (insomma il gioco è inutile, non permette in generale di modificare i sintomi di tutto un gruppo di persone), ma che importa? Si sceglie di giocarci per altri motivi, e comunque in qualche modo la vita di chi ci gioca con piacere magari la migliora comunque perché l'obiettivo strumentale di altri giochi nemmeno gli interessava a questo tipo di giocatori qua. Tanto vale continuare a giocare a dama (o alla psicoanalisi), a qualcosa di inefficace, finché ci sono persone che ci giocano e accaparrarsi questa "fetta di benessere" qua.

    Se la psicoterapia è simile come pratica umana ai giochi di società, come bisognerebbe rispondere al quesito iniziale? Il problema del funzionamento e dell'efficacia per me è un falso problema. Io direi scegliti il gioco che più ti piace e giocaci con gli altri che condividono questo interesse qua.


    Là dove proprio non dovesse esistere già un gioco di società che ti piaccia, prova ad inventartelo proprio tu, come ha fatto Freud (che ha creato un'archeologia fantastica della mente) o tanti altri prima di lui .

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 01-05-2012 alle ore 21.22.46

  11. #101
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    beh, metti intervenisse uno psicoanalista e questo fosse un dialogo dal vero, una seduta, sai che farebbe?

    Ti farebbe delle interpretazioni sulle tue parole, farebbe il Barbatrucco come diceva Willy e allora ti divertiresti da matti.

    E anche tu ci faresti delle interpretazioni su, e poi chissà...

    E' molto divertente, a volte fa stare male, se proprio non ne esci fuori come ti aspettavi, ma ti vedi peggio, gulp.

    Per me va bene perchè io ero abbastanza abituata al falso e all'ipocrisia,ero molto educata, ma di un'educazione formale, mi serviva poter dire tante cose in un ambiente senza stigmi e convenzioni.

    Questo è uno degli aspetti per me, una delle mie interpretazioni, poi sai..è tutto un dubbio

  12. #102
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    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    beh, metti intervenisse uno psicoanalista e questo fosse un dialogo dal vero, una seduta, sai che farebbe?

    Ti farebbe delle interpretazioni sulle tue parole, farebbe il Barbatrucco come diceva Willy e allora ti divertiresti da matti.

    E anche tu ci faresti delle interpretazioni su, e poi chissà...

    E' molto divertente, a volte fa stare male, se proprio non ne esci fuori come ti aspettavi, ma ti vedi peggio, gulp.

    Per me va bene perchè io ero abbastanza abituata al falso e all'ipocrisia,ero molto educata, ma di un'educazione formale, mi serviva poter dire tante cose in un ambiente senza stigmi e convenzioni.

    Questo è uno degli aspetti per me, una delle mie interpretazioni, poi sai..è tutto un dubbio
    Comunque le psicoterapie restano tutte un po' appese, non si sa se rappresentano degli strumenti tecnologici o se invece rappresentano delle forme d'espressione culturale. Secondo me, visto che si vuol mantenere una sorta di indeterminatezza, è meglio dirlo una volta per tutte che ci troviamo in ambito culturale e non tecnico-scientifico.
    La questione dell'efficacia rispetto a certi obiettivi così rappresenterebbe solo una curiosità.

    Saluti

  13. #103
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    Il discorso è che il terapeuta guarda l'efficacia del suo lavoro dal suo punto di vista e con i suoi parametri professionali, il paziente vede molto più lontano, perchè la vede dentro di sè, sono due valutazioni diverse, che vanno fatte ognuno per conto suo.

    Può capitare che lo scienziato dica che il suo lavoro è stato efficace, per questo e quest'altro motivo, e il paziente invece lo potrebbe smontare, e con ragione, o viceversa, anche.

    E' molto importante il parere del paziente, se sente che gli è utile, bene, altrimenti niente.

    Se vai da uno psicodinamico, ti dirà che è importante cambiare te, le tue posizioni, se vai dal comportamentale dovrai cambiare certi comportamenti, sarà efficace se tu poi in fondo ti trovi d'accordo e bene sull'impostazione, se ti rendi conto che l'impostazione è per te inutile, la terapia è inefficace, se la ritieni corretta e utile, sarà efficace.

    Si tratta secondo me, anche per il paziente, di aderire a una mentalità, il terapeuta andrà per la sua strada, e che voi fa, è così.

  14. #104
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    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Il discorso è che il terapeuta guarda l'efficacia del suo lavoro dal suo punto di vista e con i suoi parametri professionali, il paziente vede molto più lontano, perchè la vede dentro di sè, sono due valutazioni diverse, che vanno fatte ognuno per conto suo.

    Può capitare che lo scienziato dica che il suo lavoro è stato efficace, per questo e quest'altro motivo, e il paziente invece lo potrebbe smontare, e con ragione, o viceversa, anche.

    E' molto importante il parere del paziente, se sente che gli è utile, bene, altrimenti niente.

    Se vai da uno psicodinamico, ti dirà che è importante cambiare te, le tue posizioni, se vai dal comportamentale dovrai cambiare certi comportamenti, sarà efficace se tu poi in fondo ti trovi d'accordo e bene sull'impostazione, se ti rendi conto che l'impostazione è per te inutile, la terapia è inefficace, se la ritieni corretta e utile, sarà efficace.

    Si tratta secondo me, anche per il paziente, di aderire a una mentalità, il terapeuta andrà per la sua strada, e che voi fa, è così.
    E' che io non sarei d'accordo con questo punto di vista qua, perché efficace bisogna spiegare bene che significa, che a te piaccia fare una certa cosa per certi motivi tuoi e ti fa stare meglio in qualche senso, va bene, ma quando si inizia a sostenere che risulta "efficace" bisogna divenire più precisi rispetto all'obiettivo.
    E' efficace in tal senso leggere un libro, cucire, disegnare, andare dall'estetista, farsi fare un massaggio, fare sesso, e così via... Sono pratiche, che, a chi piacciono, lo fanno sentire meglio, rispetto al proprio senso di meglio...
    Secondo me si può provare a verificare l'efficacia di qualcosa, una volta definito bene cos'è lo strumento e quale sarebbe l'obiettivo.
    Il benessere non può essere un obiettivo, è una parola che ha diversi significati che potrebbero essere anche incongruenti, per questo voler misurare queste cose rispetto a una parola per me è insensato. In ambito medico si misura l'efficacia di una terapia rispetto alla cura di una certa patologia ben definita, non si misura direttamente il benessere che produce. Se hai un braccio fratturato si usano i gessi per riportare la situazione al punto di partenza, ma questo sistema tecnico non è detto che produca benessere, fa solo rimarginare la frattura. Portare un gesso per molto tempo non produce solo benessere, ad alcuni pazienti potrebbe produrre una serie di disagi, la valutazione di quanto benessere apporta la cura è soggettiva, dato che il benessere rappresenta qualcosa di relativo, che la cura risulti efficace rispetto all'obiettivo posto invece lo possono osservare tutti. Riguardo al giudizio... Apporta più benessere che malessere? Ognuno sceglie, e la cosa è relativa.
    Rispetto a questo obiettivo specifico la cura risulta efficace, rimarginare la ferita o il "guasto", e riguardo a questo si misura l'efficacia della cura, e solo rispetto a questo può avere qualche senso verificarla, non rispetto al benessere che apporta.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 02-05-2012 alle ore 08.55.22

  15. #105
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    l'unico guasto è ritenere di avere un guasto, che ci sia qualcosa di guasto o ferito da riparare o da ricucire.

    Spesso vado proprio a confermare che non c'è nulla di guasto nel modo in cui sento le cose, casomai c'è una causa che mi fa percepire o sentire guasta o ferita...

    C'è il famoso genitore interiore, il "giudice",io vado ad ascoltare che dice,la mia coscienza, e che gli posso rispondere, magari si trova un modo per rispondergli per le rime, quando dice che funziono male, oppure vado a fare una sana autocritica, perchè questa voce talvolta ci indovina pure, gli posso dare ragione.

    E' chiaro che questa voce è il risultato di tante cose, è il risultato di come sono cresciuta, di quale ambiente ho vissuto, di quali vicende mi hanno turbato, senz'altro, e di come le ho interpretate, secondo la mia sensibilità e la capacità di discernere.

    se mi capita una disgrazia grossa, non è che avrò il benessere, sarebbe una cosa completamente cretina stare bene in quel caso,ovvio, per questo anch'io dico che andare a curarsi per il benessere è una gran cavolata, sono d'accordo.

    Per me l'obiettivo non è neanche eliminare le angosce, ritengo che facciano parte di noi, a questo punto, d'altronde, le scacci da una parte e ritornano nei sogni, le elimini da un lato e rispuntano da quell'altro, non si può lottare coi mulini a vento)

    Per questo trovo che eliminare i sintomi sia sciocco, ce li abbiamo tutti chi più chi meno, sono normali.

    Fu buffo una volta quando l'analista mi chiese: "Ma lei scusi, come vorrebbe essere, come si vedrebbe, cambiata?"

    e io subito: " Come la mi' ognata), che sta sempre al telefono a organizzare feste e divertimenti con gli amici, chiama di qui e chiama di là"
    E lui: "Ah! vorrebbe non pensare!"

    Ihihih) proprio adatta io a non pensare, l'ideale

    Diciamo che il sunto è questo, io vado alla ricerca di quello che sono, non di quello che ero o di quello che non sono. Di quello che sono ora, e con l'analista si vede benissimo quello che sono, traspare nel rapporto con lui, che è libero, non mediato dalle convenzioni sociali.
    A volte è interdetto, io lo vedo interdetto, quando sta in silenzio mi dico: "O pensa, o si meraviglia, o ho detto una cavolata estrema e gli cascano le braccia"
    Ultima modifica di complicata : 02-05-2012 alle ore 12.38.00

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